Pubblicato da Redazione Lettere e Arti il 5 Settembre 2009 in Letteratura

Biblioteche impossibili

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, oltre a testi più affidabili e meglio diffusi, si ebbe a partire dal XV secolo un’autentica esplosione di modernità: la cultura europea divenne adulta e si registrò una crescente quanto migliore circolazione del sapere, in ogni sua sfaccettatura. Tra i segni della nuova età vi fu la comparsa di libri che erano vere opere d’arte, autentici capolavori dell’arte tipografica, oggi sovente quotatissimi. Vediamone alcuni esempi scelti. Iniziamo la nostra rassegna con un incunabolo di geografia, il De situ orbis di Dionysius Periegetes (Venezia 1498), terza edizione, nella traduzione latina dell’umanista Antonio Beccaria, di uno dei più noti trattati di geografia del Rinascimento. All’opera – una sintetica rappresentazione in versi poetici delle terre allora conosciute – con la descrizione di fiumi, laghi, montagne, isole, arrise fama quasi immediata, vera e propria testimonianza del rinato interesse degli ambienti umanistici per l’era delle scoperte marittime. Sono del 1575, impressi a Basilea dal Guarini, gli Hieroglyphica sive de sacris Aegyptiorum literis commentarii. In folio di pergamena con un ritratto dell’autore, Bolzanius, a piena pagina su disegno di Tobias Stimmer, ornato da cinquecento incisioni (molte delle quali di grande formato), si tratta di un esemplare assai bello, una sorta di vera e propria pietra miliare dell’iconografia rinascimentale, pubblicata per la prima volta nel 1566. La Hieroglyphica è una vasta enciclopedia delle conoscenze cinquecentesche sull’Egitto. Divenuta rapidamente popolare, dopo la prima edizione, fu ristampata ben undici volte in diciassette anni, con gli aggiornamenti a cura di Celio Augustino Curio. Un’altra cinquecentina di pregio è il Commentarius in Sphaeram Iohannis de Sacrobosco (Roma 1570) di Cristoforo Clavio, gesuita di Bamberga. Con una grande sfera armillare sul frontespizio e magnifiche xilografie – nonché incisioni, diagrammi e figure – esso costituisce l’editio princeps di uno dei testi scientifico-astrologici più conosciuti dal Medioevo al XVI secolo. L’autore fu uno dei più grandi matematici e astronomi di fede tolemaica. Il Libro di arithmetica et geometria speculativa e praticale del veronese Francesco Feliciano, uscito a Venezia dai torchi di Bindoni e Pasini nel 1545, ricco di tabelle e illustrazioni, è una delle opere in assoluto più celebri della matematica rinascimentale. Si tratta della terza edizione, ristampa del tutto inalterata di quella del 1536, ma più rara. Molto più completo dell’abaco di Treviso, più moderno di Borghi, più conciso e maneggevole di Pacioli: pochi libri hanno avuto un’influenza così grande sul successivo insegnamento delle matematiche elementari.
Tra Umanesimo e Illuminismo, si sa, luoghi primari per la promozione del sapere, tanto letterario quanto scientifico, furono le accademie. Alcune delle pubblicazioni legate al fenomeno culturale e sociale dell’accademismo europeo sono divenute, col tempo, rarità bibliografiche, ricercatissime dai collezionisti. È il caso de Lo insigne universale Istituto Albriziano di scienze ed arti liberali, foglio dalle grandi dimensioni (impresso sulle due facciate) pubblicato in Roma dalle pubbliche stanze del suo archivio in piazza Campo Marzio nel 1751. Dettagliata e sontuosa descrizione, l’opera è un raro esempio di ‘patente’ celebrativa dell’ammissione di un nuovo socio (la famiglia Curti di Roma) al celeberrimo consesso accademico, fondato nel 1724 in Venezia da Almoro Albrizzi, eclettica figura di letterato, stampatore ed editore. Molto preziosi anche gli Atti di un quinquennio dell’Accademia provinciale delle belle arti di Ravenna (Seminario Arcivescovile, 1849), che contengono gli elenchi delle opere esposte, dalle pitture agli oggetti d’artigianato, con i nomi degli inventori e i luoghi della loro provenienza (non solo Ravenna, ma anche Rimini e Faenza). Segnaliamo, infine, Il sacrificio Comedia degli Intronati. Celebrato ne’ giuochi di uno Carnevale in Siena (Venezia, Cavalcalupo, 1585). Gli Intronati, accademia creata nel 1525 da intellettuali appartenenti alla aristocrazia colta ed ai ‘cittadini di reggimento’, ebbe dapprima intenti soprattutto letterari e mondani, ma presto iniziò a partecipare attivamente alla vita teatrale cittadina. Autori-attori dilettanti, gli Intronati si distanziano dall’attualità politica – salva la consueta componente satirica anti-spagnola – nonché, con eleganza, da ogni ambizione di successo personale, per cui le loro produzioni rimasero spesso anonime, segno di una straordinaria concordia di propositi e raffinata comunanza di valori. Il sacrificio si riferisce a una festa allegorica, nella quale gli accademici senesi avevano bruciato i ricordi delle proprie dame per liberarsi dalla soggezione di Amore. Si tratta di una favola piuttosto realistica, ambientata nella Modena del tempo. La trama fonde armoniosamente, come in un repertorio drammatizzato, tutte o quasi le situazioni canoniche del teatro comico classico e rinascimentale. Il lavoro però è originale e non mancano colpi di scena ammirevoli. Tra romanzo e novellistica cinquecentesca, l’azione appare fluida e interessante. Notevole il fatto che il testo venne composto in pochissimo tempo e non da un drammaturgo professionista, ma collettivamente da un gruppo di letterati dilettanti.
Proseguiamo nella nostra carrellata con un libro raro e terribile, l’Index librorum prohibitorum che Ludovico Sanchez stampò in Madrid nel 1612, catalogo di tutte le opere sino a quel momento poste all’Indice dalla chiesa cattolica romana. Inoltriamoci ora nel Settecento, secolo che lottò e non poco per liberare l’uomo dai fantasmi sempre ricorrenti di fanatismo e superstizione. Appartiene al XVIII secolo, ad esempio, il Trattato di miniatura e fortificazioni, con l’esposizione delle tecniche tintorie ad uso degli uomini d’arme. Il volume uscì a Milano nel 1777 per Giuseppe Galeazzi, grande libraio e tipografo dell’Illuminismo lombardo. Al radicalismo dei Lumi ci riporta L’Antipapisme révelé ou les Reves de l’Antipapisme (Ginevra, Lepret, 1767), prima rara edizione condannata alla distruzione dalla curia papale. L’Autore, Henri du Laurens, nato a Douai nel 1719, entrò sedicenne a fare parte della Congregazione della Santa Trinità. Abbandonò l’ordine dopo un conflitto coi gesuiti. Pubblicò un pamphlet con Grouber de Groubental contro gli Ignaziani, intitolato Jesuitiques (1761). Grouber fu mandato alla Bastiglia e du Laurens fuggì in Olanda vagabondando poi per l’Europa. Nel 1767 fu condannato in contumacia al carcere perpetuo dal tribunale ecclesiastico di Mayence. Per il vivace e sarcastico spirito dei suoi scritti, immorali ed antireligiosi, questi vennero attribuiti a Voltaire. Altra stampa settecentesca: la Costituzione dell’Inghilterra del signor De Lolme, tradotta dal francese ed apprezzatissima dallo stesso Voltaire (Siena, Rossi, 1778).
Prezioso pure il Trattato de’ tributi, delle monete e del governo politico della sanità, pubblicato dal Palombo a Napoli nel 1743. «Opera di Stato, di commercio, polizia e finanza molto alla felicità de’ popoli, alla robustezza degli Stati e alla gloria e possanza dei ‘principi conferente e necessaria», fu stesa da Carlo Antonio Broggia, mercante napoletano di grande esperienza e dottrina, che sacrificò la sua fortuna al piacere d’istruire i suoi concittadini. La presente dissertazione è un eccellente libro, che a ragione riscosse gli elogi di Muratori e si diffuse in tutta Europa. Capolavoro consacrato alla economia politica, ha come meta costante la ricchezza statale: le vie che vi conducono sono a parere di Broggia l’agricoltura, l’industria (allora nascente) e i commerci. Argomenti simili nel classico di Adam Smith sulla ricchezza delle nazioni, che segnaliamo nella versione Del pane e della economia e coltura de’ grani del signor Tissot in confutazione d’un opuscolo del signor Languet (Venezia, Bassaglia, 1782). Al secondo Settecento-primo Ottocento rimandano due costosi trattati di tecnica bellica. Il primo è il Cannoniere pratico (Modena, Società tipografica, 1795) di Paolo Calori, nato a Modena il 3 di gennaio 1769 dai marchesi Giovanni Filippo e Marianna Marliani. Nel 1787 si avviò alla carriera militare, entrando al servizio del duca Ercole III d’Este. Nel 1792 gli venne concesso il titolo di ingegnere militare col grado di tenente colonnello. Stimatissimo, il giovane ufficiale si vide conferire il grado di maggiore d’artiglieria, quindi quello di ispettore generale dell’armeria e delle truppe ducali. Napoleone lo volle, nel 1796, capo-battaglione della legione cispadana. Il Bonaparte stesso lo chiamò presso di sé a Ancona l’anno dopo per affidargli importanti lavori di fortificazione e installazione di artiglierie nella fortezza, onde premunirsi da eventuali attacchi inglesi. Calori, nel medesimo tempo, ricevette analoghi incarichi anche per Cesena. Un libro simile al suo è quello di P.G. Lana, dal titolo Istruzione per le guardie-fuoco in cui si descrivono le trombe idrauliche e loro attrezzi, le scale e macchine relative (Torino, Stamperia sociale degli artisti tipografi, 1842). Il Lana fu ingegnere e capitano comandante degli operai di Torino e «ispettore generale de’ pesi e misure»; splendide le nove grandi tavole con la tromba aspirante per spegnere incendi. Uomo di mestiere, né dotto né accademico: eppure un valente trattatista legato al mondo del ‘saper fare’.
Terminiamo con un volume caratteristico del tardo Settecento, le lettere sul pallone aerostatico di Francesco Bianchini (solo omonimo del newtoniano di inizio secolo), pubblicate in Bologna, nella stamperia di San Tommaso d’Aquino, in data 1784. Vi sono descritti i particolari della costruzione dell’aerostato del cavaliere milanese Paolo Andreani, di cui l’Autore fu segretario e confidente, con particolari «aggradevoli di piccole sferiche macchine volanti».

Davide Arecco