Pubblicato da Andrea Sisti il 1 Giugno 2011 in Musica
Tra musica e filosofia: le sperimentazioni post-moderne di Sabrina Napoleone
A volte la musica è stata ed è donna e, spessissimo, con risultati eccellenti. La conferma ci viene da Genova, dove è attiva Sabrina Napoleone. Laureatasi in Filosofia sotto la guida di Flavio Baroncelli con una Tesi sulla tolleranza nel pensiero di Marcuse e Habermas, molto colta ed eclettica, Sabrina è artista decisamente post-moderna. Gioca a destrutturare, attraverso le dissonanze, la tradizione dei cantautori italiani (Vecchioni, De André, Guccini e Battiato soprattutto) e stranieri (Patti Smith – da lei amatissima – e Bjork). Ha già realizzato un cd, Anacronismi, nel 2001, con la collaborazione alla chitarra dell’ottimo musicista e caro amico Emiliano Deferrari. Nel lavoro spiccano titoli ‘filosofici’ come Ludwig (dedicata a Wittgenstein) e brani dalla poetica suggestiva, come Novecento, Futura, Lilith, Intervallo, Meteoriti, Elegia e Strade: tutti frammenti preziosi di un rock sperimentale che sa attingere al passato (il progressive storico di Genesis, Yes e Pink Floyd; la new wave italiana della prima Gianna Nannini) per trasfigurare tali riferimenti musicali in una tavolozza nella quale rumore e suono duellano superbamente. Quello di Sabrina è un canzoniere decostruito, attraverso emozioni e scelte timbriche coraggiosamente all’avanguardia. Sta ora lavorando ad una nuova serie di pezzi, che dovrebbero essere arrangiati ed incisi entro fine estate. Per lei – che abbiamo avuto il piacere di conoscere – la musica è come una piattaforma, un luogo che ospita quanto può essere, nello stesso tempo, alieno ed intimo, concreto e immateriale. È qualcosa a cui si crede, anche se non la si vede. Attraverso il suo tipo di approccio musicale, particolare ed affascinante, Sabrina mira a proteggere, rafforzare, vestire o abbellire la parola attraverso la materia sonora. Ne emerge – parole sue – una sorta di biosfera, che giunge a farsi indipendente rispetto a chi l’ha creata. The art of noise, un’arte in cui il post-moderno è rimasto – piacevolmente – imprigionato. In cui una novella Nico trasforma e rimodella materiali talora di derivazione folk sino a renderli quasi o del tutto irriconoscibili. Questa, almeno, è l’impressione fatta a chi scrive. Per saperne di più: www.myspace.com/sabrinanapoleone; amazzonebandita@gmail.com.
Davide Arecco
