Pubblicato da Andrea Sisti il 23 Gennaio 2011 in Arte
A Genova in mostra l’anime di una generazione
Quelli della mia generazione, quelli nati all’inizio dei Settanta, sono stati gli ultimi a rapportarsi con una tv generalista concretamente ed evidentemente “pubblicaâ€, i cui palinsesti venivano compilati senza prescindere dalla qualità del messaggio e dalla necessità che lo stesso esercitasse, con reale efficacia, la propria funzione formativa. Almeno da questo punto di vista, possiamo dunque ritenerci fortunati, perché, oltre ad aver coltivato la sana abitudine del leggere e ad aver imparato il corretto esprimersi attraverso la scrittura, siamo anche cresciuti con una “buona†tv, con una tv rispettosa, della quale i nostri genitori potevano fidarsi. E – badate – mi riferisco non solo al servizio pubblico, ma anche al giovane e ambizioso concorrente privato, che, allora, non si era ancora imposto come maÈ‹tre du bon goÈ—t e come ipnotico opinion leader. Insomma, saranno pure carini e disoccupati, precari e scoraggiati, senza ambizioni e con meno diritti, ma quelli come me, quelli nati all’inizio dei Settanta, hanno avuto il privilegio di godersi – soli, in santa pace, stravaccati sul pelosissimo tappeto di lana tinta, davanti al Mivar in bianco e nero – le interminabili avventure di Lupin III, dell’Ape Maya, di Capitan Harlock, di Jeeg, di Mazinga e di tanti altri personaggi ai quali lo sforzo produttivo delle grandi case giapponesi e il lavoro di autori leggendari (da Tadao Nagahama a Osamu Dezaki, da Go Nagai al notissimo Hayao Miyazaki, pluripremiata firma de La città incantata) davano quotidianamente vita nelle loro case. Il mondo dell’anime è ora oggetto di una mostra imperdibile, organizzata dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Genova nelle prestigiose sale dell’Accademia Ligustica: Animeide. Il viaggio per la creazione dell’anime. Rassegna di tavole originali (rodovetri) e materiali sul mondo del cartoon nipponico, Genova, Accademia Ligustica di Belle Arti, largo Pertini 4, fino al 27 gennaio, ingresso libero, catalogo Microart’s Recco. Negli ultimi trent’anni, l’industria del cartone animato giapponese ha avuto diversi meriti: ha prestato il proprio originale linguaggio all’estetica del cinema d’animazione; ha lanciato validi disegnatori, scrittori e musicisti; ha avvicinato masse di giovani occidentali ad alcuni aspetti del costume nipponico; ha investito su sceneggiature che rafforzavano non poco la conoscenza della storia e della letteratura europee in Giappone; ha creato le condizioni (di mercato, soprattutto) affinchè si concretizzassero pionieristiche collaborazioni internazionali, come nel caso della fortunata coproduzione TMS/RAI, su idea del nostro Studio Pagot, del bellissimo cartone Meitantei Holmes (Il fiuto di Sherloock Holmes, 1984), diretto da Hayao Miyazaki e Kyosuke Mikuriya. Oltre all’emozione di ritrovare i volti familiari che hanno accompagnato la mia generazione nei suoi anni migliori, alimentandone l’immaginario e, talvolta, assecondandone le vocazioni (chi non si precipitava a trotterellare, eccitatissimo, in cortile, dopo aver visto le prodezze degli acrobatici Holly e Benji?), Animeide offre un’opportunità davvero rara: quella di osservare – fase dopo fase – l’intero processo di realizzazione del cartoon classico giapponese, lavoro più complesso e artigianale di quanto possa immaginare l’ipertecnologico spettatore di oggi. La rassegna dei magnifici rodovetri, relativi a tutti i personaggi comparsi sugli schermi italiani a partire dalla fine degli anni Settanta, è articolata in sei categorie (avventura, fantascienza, fantasy, poliziesco, story, lavori da Osamu Tezuka, lavori dello Studio Ghibli) ed è utilmente affiancata da un’esposizione di libri, oggetti e giocattoli ispirati alle storie realizzate. Mentre esamino con sguardo rapito i coloratissimi lucidi alle pareti e ricompongo, piano piano, volti, storie, voci, frammenti di felicità sepolti, un bambino mi fissa incuriosito, forse incredulo. Eh sì: il fortunato, almeno per questa volta, sono io…
Andrea Sisti

