Pubblicato da Mathias Balbi il 15 Agosto 2010 in Spettacolo

Minima Americana/1 Lo scienziato, il regista e la scimmia: Il magnifico scherzo (Monkey Business, 1952)

L’aurea età della commedia hollywoodiana contava fra i suoi creatori anche un coriaceo cineasta di piloti automobilistici, di gangsters e di avventurieri, un duro nella professione e nella vita (avventurosa non meno di quelle che costruiva nei set) che rispondeva al nome di Howard W. Hawks; gli anni ’30 dei McCarey, Sternberg, Capra suggellavano la felice unione della sophisticated comedy con gli altri già consolidati “generi” del cinema americano classico e ne stabilivano la contiguità con il filone della screwball, di cui Susanna (Bringing Up Baby, 1938), proprio di Hawks, è uno degli esempi più smaglianti e teorici.
Guido Fink, nel capitolo che dedica, all’interno della recente Storia del cinema mondiale di Einaudi, alla commedia hollywoodiana, ricorda che «la grande stagione della ‘screwball’, la commedia cinematografica americana felicemente nonsensical fiorita soprattutto negli anni trenta, si lega per molti aspetti […] all’eredità del cinema comico muto ivi compresi capitomboli e torte in faccia. E si basa appunto in gran parte sul piacere – forse non proprio sadico, ma non sempre partecipe e solidale – che lo spettatore prova di fronte alle disavventure e alle continue umiliazioni del personaggio»1.
Per quanto riguarda Hawks, il vertice espressivo di Susanna restò ineguagliato, un archetipo di genere non più superato nemmeno da lui stesso; la commedia rimase, in ogni caso, un “modus” privilegiato dal regista per tutti gli anni a venire, che iniettava nei suoi drammi d’azione come nei capolavori western.
Il magnifico scherzo (1952), il cui titolo originale riecheggia, forse omaggiandola, l’epoca comica dei fratelli Marx, scaturisce intanto da una diversa atmosfera storica e sociale, tassello non di certo irrilevante nella genesi di un’opera: se il già citato G. Fink ricorda come la screwball sia «una risposta mistificata alla crisi economica, in quanto ci propone una ricomposizione di tutto ciò che la crisi aveva frantumato e diviso»2, il Monkey Business hawksiano, nel suo mostrarsi più divertissement di quel che è, nel suo svolazzare d’oggetto curioso nella filmografia del regista, restituisce il senso del felice ottimismo americano post-bellico, della sua prosperità industriale, facendo galleggiare nella naiveté anni ’50 paure chimiche da guerra fredda.
La fisionomia screwball del cast è definita tanto dalla svagatezza pasticciona dello scienziato Barnaby Fulton/Cary Grant (che praticamente rifà il paleontologo occhialuto di Susanna), quanto dalla buffa compartecipazione della moglie Edwina/Ginger Rogers e dalla segretaria lolitesca di Marilyn Monroe; e la vicenda è un meccanismo umoristico perfetto, vigilato da numi della scuola americana della sceneggiatura quali erano Ben Hecht, I.A.L. Diamond e Charles Lederer: ma il gioco hawksiano s’impreziosisce nel surplus di una significanza particolare.
La scimmia-primate di Hawks, oltre ad assolvere a una funzione comica basilare di partner-spalla del protagonista, pianifica il discorso burlesco, satirico – e, soprattutto, esorcistico – della formula chimica prodigiosa e misteriosa, antidoto epicureo a fobie sommerse verso alchimie di tipo nucleare ripartendo dal senso dello scimpanzé keatoniano de Il cameraman (The cameraman, 1928): il primate nel cinema, in definitiva, nello scompaginare la realtà ordinata (?) dell’uomo (dello scienziato e del regista) realizza il lavoro prometeico di operatore del destino e così il suo senso di figura/anello mancante nel farsi del Cinema. Cos’è poi il catalizzatore di questa commedia classica? Un liquido dalla consistenza segreta (in fondo, come il Cinema e le sue emulsioni), incolore, insapore e con la trasparenza e la rarefazione della classicità hawksiana.

1. Guido Fink, “Gaio e tragico! Breve e interminabile!” Le frontiere della commedia, in Storia del cinema mondiale. 2. Gli Stati Uniti. Torino, Einaudi, 2000, p. 1019.

2. Ibidem, p. 1020.

Scheda filmografica
Regia: Howard Hawks; sceneggiatura: Ben Hecht, I.A.L. Diamond, Charles Lederer, da un soggetto di Harry Segall; fotografia: Milton Krasner; musica: Leigh Harline; scenografia: Lyle Wheeler, George Patrick; montaggio: William B. Murphy; interpreti: Cary Grant (prof. Barnaby Fulton), Ginger Rogers (Edwina Fulton), Charle Coburn (Oliver Oxly), Marilyn Monroe (Lois Laurel), Hugh Marlowe (Hank Entwhistle), Henry Letondal (dott. Siegfried Kitzel); produzione: Sol. C. Siegel per 20Century-Fox; durata: 97 min.; distribuzione: 20Century-Fox; anno: 1952.