Pubblicato da Andrea Sisti il 10 Maggio 2011 in Arte
Libertinismo tra arte, storia e cultura: cronache da un convegno genovese
Si è svolto a Genova tra il 5 e il 7 maggio 2011 il Convegno Libertinismo erudito e pensiero anticonformista. Genova nell’Europa del Seicento, organizzato dal “Centro di Studi sulle arti, l’architettura e la letteratura del Manierismo e del Barocco†del Dipartimento di Italianistica, Romanistica, Arti e Spettacolo dell’Università di Genova, convegno voluto e organizzato da Alberto Beniscelli, Lauro Magnani, Simona Morando e Laura Stagno, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze della Comunicazione Linguistica e Culturale, con l’Accademia Ligure di Scienze e Lettere e con l’Università dell’Insubria. Un convegno estremamente ben riuscito ed organizzato, accolto da un’importante risposta di pubblico, che ha proposto numerosi spunti e continui stimoli di discussione tra studiosi di formazione differente, i quali si sono confrontati su un tema condiviso, analizzandolo a trecentosessanta gradi.
Si è parlato di una cultura alternativa, che si distacca dal consenso della tradizione, in una definizione di “libertinismo†che, nel caso della scena italiana, crea alcune difficoltà nel suo accostamento al libertinage d’oltralpe, proprio per la sua costituzione più sfaccettata ed eterogenea. Una cultura sovversiva dell’ordine stabilito che attraversa arte, letteratura e scienza e che tenta di sopravvivere in un epoca in cui la libertà di espressione è sovente un’utopia e la difficoltà per questi personaggi di perseguire le proprie idee (spesso accompagnate da uno stile di vita tutt’altro che irreprensibile), si scontra con il forte controllo censorio dell’autorità ecclesiastica e del tribunale dell’Inquisizione, che talora si limita a censurare o correggere le opere sconvenienti (ma è anche frequente, come notato da Marco Cavarzere, una sorta di autocensura coatta, imposta all’autore) e talvolta si risolve in definitive condanne a morte. Si sono analizzati alcuni protagonisti, a volte (come nel caso di Rochester, ricordato da Davide Arecco) veri e propri outsider, eroi del dissenso, orgogliosamente consapevoli della loro diversità ; più spesso personaggi ambigui, che velano i loro interessi libertini con una vita pubblica tendenzialmente ortodossa.È l’esempio del Mascardi (esaminato da Marco Corradini), esponente del rigoroso circolo barberiniano, propenso a moralizzare la letteratura, ma in realtà a stretto contatto anche con uno dei più grandi bersagli di tale gruppo, ovvero Giambattista Marino; o il caso di Cesare Corte (studiato da Laura Stagno), il cui grande successo artistico – testimoniato dal suo invito alla corte della Regina Elisabetta – si conclude in una condanna per il suo coinvolgimento in una cultura proibita, prima come semplice e curioso lettore, poi come autore lui stesso di testi contrari alla morale tradizionale.
Un ruolo centrale è stato giustamente attribuito a Ferrante Pallavicino, una delle figure più rappresentative di questa cultura, di cui si sono occupati, in interventi anche complementari, Emanuela Bufacchi, Mario Infelise e Roberto de Pol, quest’ultimo per ciò che concerne la sua fortuna letteraria in area germanica.
Interessante l’approccio alla cultura libertina deuteroseicentesca in ambito genovese, con una panoramica, in particolare, su letterati come Aprosio, Frugoni e Gian Paolo Marana, dei quali hanno rispettivamente parlato Franco Vazzoler, Quinto Marini e Filippo D’Angelo; con una lettura anche su episodi di dissidenza religiosa nel capoluogo ligure, testimoniati dall’intervento di Don Paolo Fontana.
Si è analizzata la figura del Grechetto (del quale si è occupato Lauro Magnani), un artista definito “filosofo volgareâ€, la cui intera attività può essere letta come una sorta di libro aperto, che produce opere dall’alto contenuto filosofico, aderenti alla controcultura libertina, e l’eccezionale caso dell’ enigmatico “pittore del dissenso†Alessandro Magnasco, il polemico seguace della più bassa cultura popolare o, invece, portavoce di una committenza aristocratica e sprezzante, che si pasce di se stessa senza ricorrere ad orpelli e status symbol? Ciò ha aperto un dibattito di eccezionale interesse tra Fausta Franchini, Lauro Magnani e Andrea Spiriti, che hanno offerto differenti interpretazioni delle opere di una figura di artista tra le più affascinanti, che solleva numerosi interrogativi tuttora irrisolti. Ci si è chiesti quale committenza richiedono poi opere assolutamente controcorrente come quelle di Magnasco e, in generale, chi sta dietro alla produzione di opere artistiche e letterarie in così netto contrasto con l’ortodossia religiosa e culturale. L’attività di ricerca si è svolta, quindi, anche in questa direzione, cercando di analizzare il gusto dei committenti e dei collezionisti coevi, con un’attenzione particolare per l’area lombarda (negli interventi di Vittoria Orlandi Balzari, Laura Facchin ed Andrea Spiriti) ed estendendo necessariamente la riflessione anche ai testi, che dovevano tenere conto dell’apprezzamento del pubblico e del benestare di un editore, disposto ad azzardare la pubblicazione di libri molto pericolosi – fossero essi di contenuto letterario o scientifico – con un notevole rischio di messa all’Indice. Di grande interesse, inoltre, la relazione fuori programma di Maria Clelia Galassi sul pittore anversano Jan Massys, aderente alle idee libertine ed in contatto con le nobili famiglie genovesi dei Balbi, Pallavicino e Di Negro; così gli interventi di Maria Rosa Montiani che si è occupata della cultura ebraica a Genova e delle sue influenze nell’arte seicentesca e di Piera Ciliberto che ha sviluppato un discorso prettamente iconografico sul tema della melancolia nell’arte del Grechetto.
Valentina Borniotto
