Pubblicato da Andrea Sisti il 20 Aprile 2011 in Spettacolo
Questione di carattere
Potrei iniziare così, con un’innocente provocazione.
Il signor Rathbone, nato a Johannesburg nel 1892, emigrato in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, due matrimoni, morto a New York nell’estate 1967, baronetto di Sua Maestà britannica per meriti artistici e autore di una gustosa autobiografia, è il più popolare attore di sempre.
È l’attore il cui volto è stato visto da tutti, almeno una volta nella vita. Tanto conosciuto da prestare il proprio nome a un famoso topo dei cartoni animati, il quale, naturalmente, gli somiglia (Basil l’investigatopo, Disney, 1986).
Un’autorità , insomma.
Davvero inconfondibile, credetemi…
Adesso, leggete la vera storia.
Nel 1939, durante un party, Darryl Zanuc, dirigente della 20th Century Fox, scorse nella folla il profilo di Basil Rathbone, già affermatosi come caratterista in numerosi film di successo. Lo fissò per un attimo ed ebbe un’idea folgorante, che avrebbe proiettato per sempre l’ottimo attore nel pantheon delle immagini-simbolo, quelle indimenticabili, vincolandolo a una popolarità tentacolare e totalizzante: perché non affidare proprio a lui il ruolo di Sherlock Holmes nel film The Hound of Baskerville, che il regista Sidney Lanfield era in procinto di girare? Iniziò dunque così, quasi per caso, la vita di un’icona capace di dar forma, nell’immaginario collettivo, all’indimenticabile personaggio creato dallo scrittore Arthur Conan Doyle. Fra il 1939 e il 1946, anno di Dressed to kill, verranno prodotti quattordici lungometraggi, giunti in Italia tardivamente, con la televisione e, ora, per la nostra gioia, rintracciabili in dvd. Non si tratta certo di capolavori, diciamolo a scanso di equivoci. Costruiti più sul personaggio di Holmes che sul racconto, gli agili filmetti, girati con mestiere da Alfred L. Werker e soprattutto da Roy William Neel, mettono a frutto (proprio) una sostanziale infedeltà all’opera letteraria per creare storie vagamente spionistiche, intense e ricche d’azione, venate di fantastico e di mistero, spesso svuotate delle atmosfere vittoriane che rappresentano l’elemento unificante (a tratti, qualificante) dei testi originali. Il mastino citato, posto a inaugurazione della serie, è forse l’eccezione che conferma la regola e furono probabilmente l’irresistibile fascino della figura di Holmes e le buone intenzioni dei produttori a garantirne la cospicua copertura finanziaria (93.000 dollari di allora solo per la nebbia finta della brughiera finta). Più che su altri attori di carattere – come Cushing, ad esempio – il “segno di Holmes†si appose, indelebile, inconfondibile, su Basil Rathbone. Non va comunque dimenticato che Rathbone fu più volte scritturato per dare volto e anima a numerosi altri personaggi di derivazione letteraria, in film di ben altra caratura: dal David Copperfield di Cukor, in cui è mr. Murdstone, all’Anna Karenina di Brown, accanto a Greta Garbo. I risultati, ancor oggi pienamente apprezzabili, sono quelli che solo un grande caratterista (e straordinario interprete shakespeariano) riesce a conseguire.
Andrea Sisti
andrea.sisti@cittadelsilenzio.it
