{"id":72,"date":"2011-04-20T14:07:34","date_gmt":"2011-04-20T14:07:34","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=72"},"modified":"2011-04-20T14:07:34","modified_gmt":"2011-04-20T14:07:34","slug":"poesie-di-isa-morando","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/poesie-di-isa-morando\/","title":{"rendered":"Poesie di Isa Morando"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/7morando.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-73\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2011\/04\/7morando-100x150.jpg\" alt=\"\" width=\"100\" height=\"150\" \/><\/a>Luigi Cavagnaro, prefatore del volumetto di poesie di Isa Morando<em> Duemiladieci e dintorni <\/em>(Citt\u00c3\u00a0 del silenzio edizioni), in una pagine eloquente cos\u00c3\u00ac scrive: \u00e2\u20ac\u0153<em>Fra la montagna della Realt\u00c3\u00a0 brulla, sassosa, ma punteggiata qua e l\u00c3\u00a0 di verdi brillanti e sorprendenti e quella che si staglia in lontananza, la montagna del Sogno dalle pendici dolci e selvagge, si apre una terra di mezzo che unisce le due cime poste ai confini estremi del territorio poetico di Isa Morando; un paesaggio immerso in una luce settembrina poco prima del crepuscolo, nitida come la realt\u00c3\u00a0 surreale come il sogno. Una terra di mezzo popolata di tanti esseri umani che la abitano e che prendono forma nei \u00e2\u20ac\u0153tu\u00e2\u20ac\u009d a cui montalianamente si rivolge la Morando, istituendo con loro un dialogo continuo, volto a ricordare, tessere, condividere, riflettere, tenere in vita. \u00c3\u2030 il territorio degli affetti teneri e forti, discreti e tenaci, all\u00e2\u20ac\u2122interno del quale si muove e si riconosce la poetessa. Gli interlocutori privilegiati sono distinguibili in due gruppi: quello che fa riferimento agli affetti familiari e quello degli amici. Il primo traccia una linea di continuit\u00c3\u00a0 fra passato a presente, fra la figura del padre, patriarca antico e saggio e quella dei nipoti, il folletto e il cibernauta. Il protagonista della bellissima<\/em> Mio padre<em>, ricordato sia pure\u00c2\u00a0 indirettamente in <\/em>Solo un passo\u00e2\u20ac\u00a6<em>, incarna il principio di realt\u00c3\u00a0, \u00c3\u00a8 il \u00e2\u20ac\u0153grande vecchio\u00e2\u20ac\u009d che ha insegnato l\u00e2\u20ac\u2122arte del comunicare, dello stringere legami di amicizia, del vivere e del morire; i due fanciulli, invece, abitano lo spazio del sogno e del sentimento, capaci di bei motti sconcertanti o di silenzi interrogativi che aprono improvvisi sguardi sull\u00e2\u20ac\u2122altrove o sul profondo\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se leggiamo le date apposte in calce ad ogni composizione scopriamo che il lasso di tempo che possiamo definire <em>dei dintorni<\/em> \u00c3\u00a8 cos\u00c3\u00ac breve da consentirci di affermare che la Morando s\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 rivelata all\u00e2\u20ac\u2122improvviso poeta forse perch\u00c3\u00a9, riflettendo sul suo presente, ha scoperto che nei frammenti di passato che tornano prepotentemente alla memoria la molla determinante \u00c3\u00a8 il suo amore per la poesia. Poesia che, curata negli anni di insegnamento, ha piantato cos\u00c3\u00ac profonde radici nella sua anima da destare in lei una vocazione tenuta celata dal pudore di una vita tutta dedicata alla famiglia, alla scuola e agli amici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La metafora che qui ci convoca \u00c3\u00a8 quella di un salotto con caminetto intorno al quale raccogliere un gruppo di persone (familiari, allievi e amici) da riscaldare al fuoco di un ciocco tenuto sotto cenere per anni e che, a un certo punto, si fa fiamma che illumina e trasmette calore, quel magico calore che \u00c3\u00a8 il senso della beatitudine serena di chi ha bene vissuto, la gioia intima di chi ha avuto dalla vita il compenso per le proprie fatiche e la soddisfazione di vedere i propri sogni realizzati nella misura in cui la vita concede (<em>si parva licet) <\/em>a ognuno la sua parte<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Grata per quanto le \u00c3\u00a8 stato donato dalla vita, la Morando pu\u00c3\u00b2, davanti a quel caminetto ideale attorno al quale ha radunato le persone a lei pi\u00c3\u00b9 care, confrontarsi, nel tempo di poco pi\u00c3\u00b9 di un anno, confrontarsi, non con il passato \u00e2\u20ac\u201c che pure si riassume nella rievocazione \u00e2\u20ac\u201c ma con persone e fatti che costituiscono alcuni dei paradigmi esistenziali (i ricordi del proprio lavoro di insegnante, l\u00e2\u20ac\u2122amore per i classici greci e latini, i sentimenti di moglie, madre, nonna e amica di colleghi, allievi, artisti) di quanti, insomma, possano averle dato, anche per un solo momento, la gioia di una presa di coscienza, di una riflessione, di una lacrima, di un sorriso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La poesia diventa cos\u00c3\u00ac la vita, e la vita \u00c3\u00a8 in quella poesia assaporata giorno dopo giorno, vivendo. Poesia che, coltivata con estrema pudicizia, \u00c3\u00a8 esplosa improvvisamente come un atto di follia che vuole essere compreso e, in qualche modo, perdonato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00c3\u02c6 una follia, negli anni declinanti,\/ rinnovare le ansie del passato,\/ il tumulto del cuore e della mente\/ che ha scandito i percorsi della scuola.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E subito balza agli occhi il termine <em>declinanti<\/em> (Angelo Marchese lo chiamarebbe<em> determinante)<\/em> del primo verso per la pregnanza semantica che in s\u00c3\u00a9 racchiude. Sono anni che, mentre scorrono uno dietro l\u00e2\u20ac\u2122altro, una rassegna li declina, ossia li interpreta giustamente per tutto ci\u00c3\u00b2 che in s\u00c3\u00a9 racchiudono e che la poeta Morando chiama in causa, elencandone il senso: le ansie del passato, il tumulto del cuore e della mente, i percorsi della scuola, l\u00e2\u20ac\u2122attesa del giudizio scolastico, i rovelli di fosche previsioni, con tutto ci\u00c3\u00b2 che l\u00e2\u20ac\u2122insieme di questi simboli pu\u00c3\u00b2 richiamare alla memoria di chi ha vissuto e vuole confrontarsi con il montaliano \u00e2\u20ac\u0153inganno delle cose\u00e2\u20ac\u009d. Con il \u00e2\u20ac\u0153ci\u00c3\u00b2 che non siamo, ci\u00c3\u00b2 che non vogliamo\u00e2\u20ac\u009d richiamandosi al Kair\u00c3\u00b2s-l\u00e2\u20ac\u2122occasione inaspettata- che riassume e conclude una vicenda di fatiche, ma anche di traguardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E di emozioni:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Tutto \u00c3\u00a8 nato cos\u00c3\u00ac: si inaugurava\/ la mia fase di vita alternativa,\/ un accorto equilibrio delle forze, \/doveri quotidiani ed evasione.\/ Aspettavo conferme dai maestri\/ della mia giovinezza e con stupore\/ avvertivo autorevoli presenze\/ che mi offrivano il dono dell\u00e2\u20ac\u2122assenso,\/ e il sostegno di frasi illuminanti. \/Venivano da s\u00c3\u00a9, non le cercavo.\/ Ed io le interpretavo come un segno.\/ Era l\u00e2\u20ac\u2122Amor che spira o, pi\u00c3\u00b9 modesto,\/ il desiderio forte di spiegarmi,\/ agli altri ed a me stessa, per un nuovo\/ rapporto di amicizia, o comprensione? <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Amicizia e comprensione: due termini che riassumono un mondo di idee e che ritornano continuamente come due elementi su cui la sua esistenza si fonda: un dono (l\u00e2\u20ac\u2122amicizia) e un dovere (lo sforzo di comprendere se stessa e gli altri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo la confessione la Morando cataloga in quattro sezioni il rapporto poetico delle sue meditazioni: <em>Arte<\/em>-Amicizia-<em>Riflessioni<\/em>-Lettere familiari-<em>In cauda<\/em> un inventario espresso in <em> Solo un passo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La prima scoperta artistica antecedente al 2010 \u00e2\u20ac\u201c ossia in uno dei dintorni temporali \u00e2\u20ac\u201c giunge all\u00e2\u20ac\u2122animo col ritmo geometrico della <em>finestra di fronte<\/em> (tale \u00c3\u00a8 il titolo della lirica) da cui la poeta coglie un <em>semicerchio<\/em> di vetro &#8211; subito identificato come finestra &#8211; che da semicerchio si trasforma in rettangolo di luce, poi in vetrina:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Geometrie che s\u00e2\u20ac\u2122incontrano\/ danzano rapide, fra fitti aghi di pioggia\/ folgorati dai lampioni.\/ Dall\u00e2\u20ac\u2122alto, l\u00e2\u20ac\u2122occhio le segue, divertito<\/em>. (p.21)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Lo spettacolo, espressionistico di primo achito, assume poi le caratteristiche tipiche del realismo lirico nei versi che seguono:<em> Due figure gentili\/ percorrono lo spazio luminoso,\/ tra sagome eleganti\/ di colori e di blu\u00e2\u20ac\u00a6<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Due figure gentili (le ceramiste conosciute nel loro atelier durante la visita che avviene a passi lenti (<em>Ci muoviamo piano\/ fra stanze, case, piazze\u00e2\u20ac\u00a6<\/em>con quel che segue). E da qui la fantasia pu\u00c3\u00b2 proseguire\u00c2\u00a0 per la tangente fino a <em>orizzonti lontani<\/em> non senza domandarsi il perch\u00c3\u00a9 di quel verso<em>\u00e2\u20ac\u00a6di colori e di blu..<\/em> come se il blu non fosse un colore, e rispondendosi che in quella figura rettorica forse \u00c3\u00a8 racchiuso il cielo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il richiamo dell\u00e2\u20ac\u2122arte \u00c3\u00a8 ancora presente in <em>Pietre<\/em> per un debito riconoscimento a un oscuro scultore che con la pazienza tipica dei bambini che costruiscono castelli di sabbia sulle spiagge, ha saputo, ritoccandole a tratti, animare una scogliere con ipotetiche figure, quelle fantastiche figure di pietra che hanno acceso la fantasia di una signora garbata, falso accento torinese (\u00e2\u20ac\u00a6<em>usa ancora il \u00e2\u20ac\u0153pardon\u00e2\u20ac\u009d di tradizione\/ che si scusa per il rituale antico\/ del pediluvio rigeneratore\/ nella pozzetta <\/em>azzurra<em> negli scogli.).<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il ricordo di quel passaggio a Borgio Verezzi nel luglio 2010 si amplia e prosegue\u00c2\u00a0 fino a notte:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00c3\u02c6 la notte dei fuochi, della festa.\/Scoppiettare di voci e di colori.\/ Le sagome di pietra illuminate\/ ricordano le guglie delle chiese, \/ il gotico proteso verso il cielo,\/ la materia che evapora in preghiera <\/em>(dove si avverte il senso divino della Creazione) e si chiude con un ulteriore richiamo alla pozzetta che<em> l\u00e2\u20ac\u2122attende, azzurra, tra gli scogli noti.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il trittico si chiude con il ricordo della casa del \u00e2\u20ac\u02dc700 di Murazzano, nell\u00e2\u20ac\u2122Alta Langa, vicino a Dogliani: una casa frequentata da artisti, piena di oggetti, che rivive in un\u00e2\u20ac\u2122atmosfera idilliaca tra il richiamo di un\u00e2\u20ac\u2122estate in declino e\u00c2\u00a0 memorie sommesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E tale atmosfera si popola di voci di stagioni diverse con gli oggetti come simboli del tempo che passa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>S\u00e2\u20ac\u2122apre la porta della casa antica.\/Voce di flauto tenera avvolgente\/ ci guida tra inattese meraviglie:\/ storie piccole e grandi di un passato\/ che si racconta negli oggetti amati,\/ scandisce spazi, evoca presenze\/ che sfumano in incontri senza tempo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In tale sintesi della storia del palazzo \u00c3\u00a8 molto efficace l\u00e2\u20ac\u2122estensione all\u00e2\u20ac\u2122infinito delle memorie senza data. Ma l\u00e2\u20ac\u2122Autrice, subito dopo, dice:<em> Il nostro tempo corre via veloce\u00e2\u20ac\u00a6 <\/em>\u00c3\u02c6 il <em>panta rei<\/em> che rievoca una memoria d\u00e2\u20ac\u2122infinito, memoria lasciataci da un grande poeta il cui richiamo \u00c3\u00a8 chiaro nell\u00e2\u20ac\u2122ultimo verso:<em> Anche per noi \u00c3\u00a8 dolce naufragare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Seguono le sette liriche della sezione <em>Amicizia <\/em>che costituiscono una sorta di plurima convocazione ad una ideale<em> agape<\/em> che si apre con il richiamo di un amico caro a molti di noi, Angelo Marchese, la cui intelligenza della letteratura si accompagnava ad una bont\u00c3\u00a0 d\u00e2\u20ac\u2122animo degna d\u00e2\u20ac\u2122un poeta. Ed Angelo poteva definirsi poeta, non solo perch\u00c3\u00a9 scriveva poesie, ma principalmente per la sua capacit\u00c3\u00a0, del tutto singolare, di accostarsi ai versi altrui con quel rispetto e quella competenza che sono caratteristiche dei veri grandi interpreti dell\u00e2\u20ac\u2122arte con l\u00e2\u20ac\u2122A maiuscola. E con quella sua<em> ironia discreta e sorridente<\/em> ben sottolineata dalla Morando in <em>Convegno di Maggio<\/em> dove si legge, fra l\u00e2\u20ac\u2122altro:<em> Vieusseux. Palazzo Strozzi. La Cultura.\/La sede \u00c3\u00a8 certo degna dei pi\u00c3\u00b9 grandi.\/ Ma tu sei\u00c2\u00a0 tra i ragazzi che hai lasciato\u00e2\u20ac\u00a6<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E pi\u00c3\u00b9 avanti:<em> \u00c3\u02c6 di te che si parla. I relatori\/ seri, compunti, come si conviene.\/ Ma la scena \u00c3\u00a8 diversa, ed altro vuole.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E, in chiusa:<em> \u00e2\u20ac\u0153A domani, ragazzi, devo andare\u00e2\u20ac\u009d.\/ \u00e2\u20ac\u0153Arrivederci, prof., noi l\u00e2\u20ac\u2122aspettiamo\u00e2\u20ac\u009d.\/ Nel congedo\/ un soffio lieve di malinconia.<\/em> La lievit\u00c3\u00a0 della chiusa \u00c3\u00a8 avvertibile in <em>soffio<\/em> che \u00c3\u00a8 <em>lieve<\/em> ed \u00c3\u00a8 della <em>malinconia<\/em>, sentimento per natura gi\u00c3\u00a0 lieve. L\u00e2\u20ac\u2122insieme per esprimere il massimo grado del sentimento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Segue <em>Voce nell\u00e2\u20ac\u2122ombra<\/em> dedicata a Mario Cordova, ex-alunno di Angelo e della Morando, oggi uno dei migliori doppiatori a livello nazionale, il quale, con la sua\u00c2\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153voce nell\u00e2\u20ac\u2122ombra\u00e2\u20ac\u009d calda, profonda, intensa, ha reso vivo e commovente a Firenze il ricordo del maestro. Ma la Morando, oltre alla sua voce, ne elogia l\u00e2\u20ac\u2122estrema modestia e la dedizione all\u00e2\u20ac\u2122insegnamento, come a volergli dare atto di aver raccolto il <em>testimone <\/em>affidatogli<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Una pausa. Il tono che risale.\/ Dici che affronti, ora, un nuovo impegno:\/ la tua arte, insegnarla, ti appassiona.\/ Per chi ti ebbe alunno \u00c3\u00a8 una carezza.\/ La memoria ritorna e rifiorisce\/ nello sfumare, dolce, del tramonto.\/ Il testimone \u00c3\u00a8 stato concegnato.\/ Altri lo porteranno, ad altre mete.\/\/<\/em> E in un minuendo, come di musica, la Morando conclude:<em> Formule di congedo, tenerezza.\/ La voce che si perde, lunga eco.\/ \u00e2\u20ac\u0153Voce nell\u00e2\u20ac\u2122ombra\u00e2\u20ac\u009d. Questa. Solo tua.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">All\u00e2\u20ac\u2122agape \u00c3\u00a8 convocato anche Guido Ferravoux, l\u00e2\u20ac\u2122insegnante di matematica, che coniugava i numeri e le formule algebriche con le note musicali del gruppo corale-musicale che dirigeva, il quale non ha accudito a\u00c2\u00a0 mantenere la promessa fatta alla nostra autrice, di una collaborazione musicale su un testo da cui ricavare un\u00e2\u20ac\u2122operetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il forte richiamo \u00c3\u00a8 racchiuso nei versi:\u00e2\u20ac\u009d<em>Guido, ti aspetto, non dimenticare.\/ Il progetto va avanti, non \u00c3\u00a8 un sogno\u00e2\u20ac\u00a6\/Ma senza te, lo sai, siamo perduti\u00e2\u20ac\u009d\/ Mi fai cenno di s\u00c3\u00ac, tenti un sorriso.<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bella la lievit\u00c3\u00a0 di questi versi nei quali il lettore pu\u00c3\u00b2 tranquillamente avvertire una promessa in vita come un dialogo <em>post discessum<\/em> perch\u00c3\u00a9 poi i versi attingono a una temperie onirica, se non addirittura surreale: <em>Il mesto lungo applauso del congedo.\/ Chiudo gli occhi: rivedo le tue braccia\/ protese verso l\u00e2\u20ac\u2122alto, il gesto noto.\/ \u00e2\u20ac\u0153Il concerto \u00c3\u00a8 finito\u00e2\u20ac\u009d.\/ Ti volti, sorridente, a ringraziare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ed \u00c3\u00a8 sorprendente il verso conclusivo, che non allontana Guido dalla scena: <em>Ma il tuo concerto, Guido, \u00c3\u00a8 senza fine. <\/em>Anche perch\u00c3\u00a9 la lirica che segue, <em>Luci della ribalta,<\/em> proietta il nostro personaggio sulla scena di un\u00e2\u20ac\u2122attualit\u00c3\u00a0 senza fine, appunto: <em>L\u00e2\u20ac\u2122avevamo sognato, tutti e due,\/ e scherzavamo per esorcizzare\/ la paura che il tempo ci tradisse.\/ La maschera che ride si \u00c3\u00a8 mutata\/ nel suo contrario, il volto del dolore.\/ Ma continuo a sognare, a nome tuo,\/ le chiamate al proscenio:\/ \u00e2\u20ac\u0153Ecco\u00c2\u00a0 gli autori,\/ del testo e della musica\u00e2\u20ac\u009d.\/ Ci presentiamo insieme alla ribalta\u00e2\u20ac\u00a6<\/em>Con la chiusa:<em> La mia speranza \u00c3\u00a8 certo pi\u00c3\u00b9 ambiziosa:\/ continuare a sognare, per me vale\/ saperti ancora vivo, tra di noi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con <em>Festa di compleanno<\/em> ci si avvia verso le atmosfere familiari. L\u00e2\u20ac\u2122occasione induce ad un\u00e2\u20ac\u2122ampia riflessione sull\u00e2\u20ac\u2122esistenza. Sullo sfondo la piazzetta di Borgio Verezzi, la musica dei cantautori della gloriosa scuola genovese (Paoli, De Andr\u00c3\u00a9, Lauzi) e la <em>cre\u00c3\u00bbza<\/em> che riporta a casa, a festa conclusa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u00e2\u20ac\u2122occasione: l\u00e2\u20ac\u2122anziano festeggiato\/\u00e2\u20ac\u00a6..\/ lui\u00c2\u00a0 \u00c3\u00a8, da sempre, l\u00e2\u20ac\u2122affabulatore.\/\u00e2\u20ac\u00a6.\/<\/em>Si parva licet<em>, penso ad uno stralcio\/ di antica cortesia:\/ il re della serata detta i temi,\/ ne stabilisce il ritmo e la durata.\/\u00e2\u20ac\u00a6.\/<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>La vecchia <\/em>cre\u00c3\u00bbsa<em> che ci porta a casa\/ (guardinghi, sull\u00e2\u20ac\u2122impervio acciottolato)\/ s\u00e2\u20ac\u2122apre improvvisa: in alto, la collina\/ fiorita delle luci dell\u00e2\u20ac\u2122estare.\/ \u00e2\u20ac\u0153A thing of beauty is a joy forever\u00e2\u20ac\u009d:\/ se \u00c3\u00a8 vero, la conferma in questa notte\/ retorica e scontata, ma perfetta\u00e2\u20ac\u00a6<\/em> mentre la mente rievoca il passato e si pone inquietanti interrogativi sul senso attribuito all\u00e2\u20ac\u2122esistenza nel dubbio di essersi affaticati invano per raggiungere mete impossibili. Ma la coscienza risponde serena.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Si riannoda la diaspora degli anni,\/ il cammino finisce e ci rivela (<\/em>magia di quella passeggiata)\/ <em>che nulla era per caso.\/ La verit\u00c3\u00a0, paziente, ci ha aspettato.\/ Un dono riconoscerla:\/ \u00c3\u00a8 il pulsare improvviso di un bagliore\/ che ci illumina il cielo, non pi\u00c3\u00b9 buio.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quel bagliore, donde proviene? Sicuramente dal profondo dell\u00e2\u20ac\u2122anima, paga di quanto ha avuto dalla vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con <em>Feria d\u00e2\u20ac\u2122Agosto<\/em> il richiamo \u00c3\u00a8 duplice: all\u00e2\u20ac\u2122amica Carla, nell\u00e2\u20ac\u2122atmosfera di un agosto infuocato a Torino, e l\u00e2\u20ac\u2122emergente figura, in ombra, di Cesare Pavese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Incombe, su tutto, una cappa di solitudine che \u00c3\u00a8 anche il male responsabile-forse- della morte dello scrittore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>E la parola inutile si perde\/ nella preghiera estrema di una voce\/ che irrida la ragione e trovi il varco,\/ lo strappo nella rete (<\/em>chiaro il richiamo montaliano)<em>\/ che sconvolge il sistema e lo travolge\/ nell\u00e2\u20ac\u2122onda dei perch\u00c3\u00a9, del vizio assurdo\/ di continuare a vivere\u00e2\u20ac\u201de aspettare.\/ Forse\u00e2\u20ac\u201dancora\u00e2\u20ac\u201dsperare.\/\/ Lontana estate del sessantadue (<\/em>il tempo codifica il richiamo nei simboli del ricordo): <em>la terrazza sul mare, il vento caldo\/\u00c2\u00a0 che affatica il respiro\u00e2\u20ac\u00a6.\/Sto leggendo. \u00e2\u20ac\u0153Pavese, vero? Anch\u00e2\u20ac\u2122io\/ lo amo tanto, \u00c3\u00a8 delle mie colline\u00e2\u20ac\u009d.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La fantasia si scatena nel momento in cui la Morando alza gli occhi e ritorna col pensiero all\u00e2\u20ac\u2122enigma di un innominato. La figura amica di Carla si staglia sullo scenario del tempo illuminata dalla scintilla delle affinit\u00c3\u00a0 elettive. Poi la rievocazione di un rito consumato insieme (il viaggio a Santo Stefano Balbo), il vecchio Nuto, e la rievocazione malinconica di quell\u00e2\u20ac\u2122altro tragico rito dettato dalla solitudine, il 28 agosto 1950: la morte dello scrittore, le congetture su quel gesto ( un amore deluso, la stanchezza esistenziale?)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ci congediamo con malinconia.\/ Riprendiamo la strada verso casa\/ nell\u00e2\u20ac\u2122abbraccio struggente delle Langhe.\/ Non parliamo: le voci del silenzio\/ ci raccontano il mito di una vita\/ che sempre muore e sempre poi rinasce\/ dal grembo della terra\u00e2\u20ac\u00a6\/\/ Ci aspetta, a casa, il rito familiare,\/ la pacata atmosfera della cena,\/ la tenerezza di parole antiche,\/ il fitto conversare a bassa voce,\/ prima del sonno. Prima di\u00c2\u00a0 domani.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nitida la distinzioine tra il <em>mito<\/em> di cui spesso ci alimentiamo e il <em>rito<\/em> quotidiano a cui siamo soggetti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In <em>Agli amici fiorentini<\/em> il discorso si fa pi\u00c3\u00b9 allusivo, a partire dal richiamo catulliano ai <em>dolci convegni amicali<\/em> con un saluto che qui vale un addio all\u00e2\u20ac\u2122amico Angelo, per rendere omaggio al quale, nel decennale della sua scomparsa, gli amici si sono\u00c2\u00a0 dati un doppio appuntamento, a Genova e a Firenze, dove il grande studioso della Letteratura Italiana, e di Montale in particolare, ha esercitato il suo magistero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Fu giusto un anno fa: raccoglievamo\/ testimonianze sul comune amico,\/ tardivo omaggio di riconoscenza\/ dalla citt\u00c3\u00a0 che gli era stata avara.\/ E scopriva il dolore di un\u00e2\u20ac\u2122assenza\/ durata alungo e ormai senza ritorno\u00e2\u20ac\u00a6<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non senza difficolt\u00c3\u00a0 il doppio appuntamento ha avuto luogo e anche se \u00e2\u20ac\u201c come dice la Morando \u00e2\u20ac\u201c <em>Il tempo corre e le diverse strade\/ ci riportano all\u00e2\u20ac\u2122ordine di sempre,\/ ai ruoli che la vita ci ha assegnato\u00e2\u20ac\u00a6<\/em> afferma anche: <em>Ma qualcosa \u00c3\u00a8 accaduto ed \u00c3\u00a8 per sempre\u00e2\u20ac\u00a6<\/em>per concludere con l\u00e2\u20ac\u2122estrema semmplicit\u00c3\u00a0 dei suoi versi (<em>metafore estenuate)<\/em> riaffermando il patto di amicizia stretto insieme.<em> E il nostro impegno a non dimenticare.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La sezione intitolata <em>Riflessioni<\/em> si apre con un ricordo degli <em>Anni Settanta<\/em> prendendo spunto dalla rubrica <em>Buongiorno<\/em> di Massimo Gramellini su \u00e2\u20ac\u0153La Stampa\u00e2\u20ac\u009d del 15\/8\/2010. La Morando rievoca la figura di una allieva, Valeria, che la riporta al senso degli eventi originati dalla proteste dei giovani che chiedevano un mutamento della realt\u00c3\u00a0 politico-sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>C\u00e2\u20ac\u2122eri anche tu fra loro, come loro?\/ Mi addolora il pensiero che qualcuno\/ se ne sia andato con la noistalgia\/ di risposte mancate o frettolose,\/ il desiderio di comunicare\/ soffocato nel ritmo quotidiano\/ di doveri e scadenze programmate&#8230;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sullo scenario della memoria <em>gli scioperi, i cortei, le frasi urlate contro i padroni, e i servi dei padroni,\/ Contro il sistema, contro l\u00e2\u20ac\u2122oppressione,\/ le ingiustizie sociali, i falsi miti\/ di un\u00e2\u20ac\u2122ipocrita sete di potere.\/ Le ricordo, le rivendicazioni\/ di libert\u00c3\u00a0 totale nell\u00e2\u20ac\u2122amore\u00e2\u20ac\u00a6.<\/em>con quel che segue in cui la poetessa traccia un inventario di ci\u00c3\u00b2 che era nelle intenzioni di chi voleva un mondo migliore (i giovani specialmente) e di ci\u00c3\u00b2 che abbiamo avuto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La lirica si conclude con un accorato augurio che suona, in qualche modo come insoddisfazione dei risultati:<em> Non so dirti parole di saggezza.\/ Ma dalle tue macerie, forse, un giorno,\/ ti giunger\u00c3\u00a0 il messaggio inaspettato,\/ a sciogliere il\u00c2\u00a0 groviglio dei rimorsi.\/ E la memoria si far\u00c3\u00a0 indulgente.\/Le tue \u00e2\u20ac\u0153barbare estati\u00e2\u20ac\u009d torneranno,\/ ma la ferita non far\u00c3\u00a0 pi\u00c3\u00b9 male.\/ \u00c3\u02c6 il mio augurio, Valeria, il mio saluto:\/ addio, mia cara alunna sconosciuta.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In <em>\u00e2\u20ac\u0153Buoni e cattivi\u00e2\u20ac\u009d: Simonide di Ceo<\/em> la Morando riporta alla nostra memoria il nome di un poeta, vissuto nell\u00e2\u20ac\u2122isola di Ceo tra il 556 e il 468 a.C., appartenente all\u00e2\u20ac\u2122orbita jonica, illuminato dalla storia. La sua vita fu un continuo movimento: ad Atene, alla corte del tiranno Ipparco, poi a quella degli Scopadi\u00c2\u00a0 e degli Alevadi nelle citt\u00c3\u00a0 tessaliche di Crannone e di Larissa, guadagnandosi da vivere con lodi ai principi. Nel 489 era in Sicilia, ad Agrigento, a Siracusa presso il tiranno Jerone, e di l\u00c3\u00ac nella Magna Grecia (Reggio e Crotone) poi ancora ad Atene,\u00c2\u00a0 Sparta, Corinto e, nel 476, ancora in Sicilia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Conosceva Anacreonte, Eschilo e il suo rivale Pindaro. Non bello, ma simpatico, conquist\u00c3\u00b2 ovunque un grande pubblico con i suoi inni, poemi, ditirambi, encomi, epinici. Visse una bella vita grazie ai suoi canti, dal <em> viso argentato<\/em> secondo Pindaro, ma di certo graffianti. Per Platone era un connubio ideale di poeta e pensatore; Senofonte e Aristofane lo citavano ripetutamente e Orazio lo tradusse e lo imit\u00c3\u00b2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di un suo <em>thr\u00c3\u00a9nos <\/em>abbiamo questo frammento:<em> Poich\u00c3\u00a9 sei uomo, non dir mai ci\u00c3\u00b2 che accadr\u00c3\u00a0 domani\/ n\u00c3\u00a9, vedendo uno felice, quanto a lungo\/ egli sar\u00c3\u00a0 tale perch\u00c3\u00a9 pi\u00c3\u00b9 veloce\/ che il batter d\u00e2\u20ac\u2122ali d\u00e2\u20ac\u2122una mosca\/ \u00c3\u00a8 il mutamento delle umane\u00c2\u00a0 cose.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In un altro frammento, senza slanci idealistici di domanda:<em> Senza il piacere\/ qual vita, qual signoria\/ \u00c3\u00a8 desiderabile?\/ Senza di esso, neppure l\u00e2\u20ac\u2122eterna esistenza degli dei\/ \u00c3\u00a8 degna di invidia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La Morando bene lo descrive, cogliendone i tratti salienti della personalit\u00c3\u00a0:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>\u00e2\u20ac\u0153L\u00e2\u20ac\u2122uomo non pu\u00c3\u00b2 non essere cattivo\u00e2\u20ac\u009d.\/ Simonide di Ceo: nel sesto secolo\/ prima di Cristo.\/ \u00c3\u02c6 facile esser buoni se gli eventi\/ ti cullano in un mare senza vento.\/ Sei felice, appagato: quindi buono.\/ Onde improvvise squassano la nave,\/ si leva la tempesta che sovverte\/ la tua vita e la getta nell\u00e2\u20ac\u2122abisso\/ della pena di esistere. Sconfitta\/ senza rimedio.\/ E tu non puoi non essere cattivo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Di <em>In margine a due convegn i<\/em>fanno parte due liriche: <em>L\u00e2\u20ac\u2122Accademia e la vita<\/em> e<em> Il Pittore e l\u00e2\u20ac\u2122Amica.<\/em> Nella prima la Morando rievoca un incontro in pompa magna ma vuoto di contenuti, e un altro incontro semplice, ma interessante:<em> Concomitanza certo singolare.\/ Si potrebbe pensare a una partita:\/ letteratura e Arte dei Tarocchi.\/ L\u00e2\u20ac\u2122impegno della prima si segnala\/ nell\u00e2\u20ac\u2122Aula Magna, greve di barocco,\/ soffocata di folla e di calura.\/ le relazioni grondano sapienza,\/ costringono la mente ad un impervio\/ percorso di attenzione e comprensione.\/ Mi coglie il gusto amaro del mio limite,\/ il senso forte di inadeguatezza.\/ Ci riprovo, caparbia, il giorno dopo.\/ L\u00e2\u20ac\u2122aula \u00c3\u00a8 piccola, spoglia, connotata\/ da giovani poresenze, e dall\u00e2\u20ac\u2122impegno\/ di far parte del gioco con decoro.\/ Qui ritrovo il conforto di capire,\/ di non sentirmi esclusa, emarginata.\/ L\u00e2\u20ac\u2122interesse si muta in emozione:\/ la relatrice chiude il suo intervento\/ nel ricordo di un giovane studioso,\/ che non ha retto il peso del futuro.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella lirica <em>Il Pittore e l\u00e2\u20ac\u2122Amica<\/em> la memoria corre ad un altro convegno svoltosi al Museo del Mare, un convegno a livello internazionale molto interessante di cui ricordo qualcosa anch\u00e2\u20ac\u2122io. Alla fine spunta una figura cara alla Morando che scrive:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>L\u00e2\u20ac\u2122Alunna-Amica attende. In lei rivivo\/ l\u00e2\u20ac\u2122antologia degli anni giovanili,\/ le pulsioni, l\u00e2\u20ac\u2122impegno, la caparbia\/ volont\u00c3\u00a0 di torvare \u00e2\u20ac\u0153il giusto mezzo\u00e2\u20ac\u009d\/ fra passioni e doveri.\/ Solitaria, difficile all\u00e2\u20ac\u2122approccio,\/ chiusa nei suoi pensieri, ma capace\/ di improvvise aperture e tenerezze.\/ Un albatros, pensavo, <\/em>rara avis,\/<em> che si muove a fatica sulla terra.\/ La ritrovo, l\u00e2\u20ac\u2122incedere di sempre,\/ l\u00e2\u20ac\u2122approccio, il gesto, il timbro della voce\/ resi negli anni appena pi\u00c3\u00b9 sicuri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mi avvio a concludere entrando, con estrema delicatezza, nell\u00e2\u20ac\u2122ultima sezione della plaquette<em> Lettere familiari<\/em> perch\u00c3\u00a9 in essa avanza e si delinea un insieme di figure che suscitano simpatia e discrezione nel tratteggiarle. Intanto perch\u00c3\u00a9 c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 la Morando nonna con la sua tenerezza e le parole semplici e calde, che proietta su uno schermo fantastico la figura del nipote Andrea che fa fiorire con i suoi passi caldi mosaici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Leggiamo la lirica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>F<\/em><em>iorivano mosaici\/ sulle scale di pietra\/ misurate dai tuoi piedini.\/ Si accendevano pareti grigie,\/ finestre dimenticate\/ si aprivano al tuo passaggio.\/\/ Sfociavano in una grande sala\/ percorsa da bagliori di luce.\/ \u00e2\u20ac\u0153Ecco la mia scuola\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c ti dicevo.\/ \u00e2\u20ac\u0153Ah\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c rispondevi indifferente.\/ Ma mi stringevi pi\u00c3\u00b9 forte la mano.\/ In silenzio\/ mi offrivi il tuo dono.\/ Il mio sogno.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso Andrea, \u00e2\u20ac\u0153cucciolo\u00c2\u00a0 tenero e selvaggio\u00e2\u20ac\u009d, la nonna cos\u00c3\u00ac si rivolge: <em>\u00e2\u20ac\u0153Lo sai perch\u00c3\u00a9, tesono,\/ son venuta a trovarti, a star con te?\u00e2\u20ac\u009d\/ \u00e2\u20ac\u0153S\u00c3\u00ac che lo so\u00e2\u20ac\u009d, rispondi, e guardi basso.\/ Poi, d\u00e2\u20ac\u2122improvviso, alzi gli occhi e sorridi:\/ \u00e2\u20ac\u0153Cos\u00c3\u00ac non muori pi\u00c3\u00b9\u00e2\u20ac\u009d.\/ Neppure il tempo\/ di stringerti pi\u00c3\u00b9 forte\u00e2\u20ac\u00a6\/ Sei gi\u00c3\u00a0 volato via verso i tuoi giochi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Allo stesso nipote, novello <em>Peter Pan<\/em> la nonna dedica la favola della vita da interpretare nel senso di una notte, e forse di un sogno:<em> Affrontare la notte \u00c3\u00a8 una battaglia\/ che combatti da solo contro il buio.\/ Ti spaventa quel mondo misterioso\/ popolato di immagini e presenze\/ che non sai se, per te, saranno miti.\/ Mi chiedi a bruciapelo se da grandi\/ si diventa anche buoni.\/ Sei pronto per la notte, un\u00e2\u20ac\u2122altra sfida.\/ E allora vorrei dirti che \u00c3\u00a8 cos\u00c3\u00ac,\/ che l\u00e2\u20ac\u2122equazione \u00c3\u00a8 giusta, che la vita\/ \u00c3\u00a8 un dono grande, bello, progressivo..\/\u00e2\u20ac\u00a6.\/ Che il sogno di stanotte ti sia lieve.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Giorgio, l\u00e2\u20ac\u2122altro nipote, pi\u00c3\u00b9 adulto, che forse soffre di gelosia per il fratello pi\u00c3\u00b9 piccolo, diventa per la Morando, come dice il titolo della poesia, <em>Il mio pi\u00c3\u00b9 grande amico: \u00e2\u20ac\u00a6\/\u00e2\u20ac\u009dPerch\u00c3\u00a9 parli di Andrea e non di me?\u00e2\u20ac\u009d\/ \u00c3\u02c6 forse questo che volevi dire?\/ Devo pensarci: \u00c3\u00a8 facile sbagliare\/ con le risposte troppo frettolose.\/ E ripercorro gli anni, le emozioni\/ della tua infanzia nata in promavera:\/ l\u00e2\u20ac\u2122albero che rinnova le sue gemme\/ nel prodigio infinito della vita. \/ La tenerezza, la trepidazione\/ di imparare di nuovo a camminare,\/ riscoprire energie\u00c2\u00a0 dimenticate\/ per dedicarle a te, contraccambiare,\/ giorno per giorno, come sapevamo,\/ il dono grande della tua presenza\/ fragile e forte, dolce e turbatrice.\/\u00e2\u20ac\u00a6.\/ \u00e2\u20ac\u0153Il mio pi\u00c3\u00b9 grande amico\u00e2\u20ac\u009d, ti dicevo.\/ E il suono della frase ti piaceva.\/ Cominciasti a ripeterla, pi\u00c3\u00b9 tardi:\/ un motivo di vanto, una conquista\/ riservata a te solo\u00e2\u20ac\u00a6<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Poi si staglia sulla scena familiare la figura paterna e i versi iniziali (<em>Padre: parola troppo impegnativa\/ per ricordarti, dopo tanti anni) <\/em>rimandano la memoria a un altro poeta che scriveva: <em>Padre, se anche tu non fossi il mio\u00e2\u20ac\u00a6<\/em>per cui, immediatamente, balza agli occhi del lettore la differenza e il ritratto che fa la Morando del genitore. Subito col suo carisma lentamente si delinea un ritratto affettuoso del \u00e2\u20ac\u0153grande vecchio\u00e2\u20ac\u009d che stemperava le tensioni col sorriso. Il ricordo si fa struggente quando la Morando ne ricorda la dipartita:<em> Capisti che per te era giunta l\u00e2\u20ac\u2122ora\/ di dichiararti vinto. All\u00e2\u20ac\u2122Avversario,\/ serenamente, offristi la tua resa.\/ A noi offristi l\u00e2\u20ac\u2122ultimo regalo\/ deui tuoi ricordi, raccontati piano,\/ le immagini di un tempo tanto amato,\/ dei luoghi cari, ricchi di memoria.\/\u00e2\u20ac\u00a6.\/\u00e2\u20ac\u00a6.\/<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Ci salutammo un giorno di Novembre,\/ inondato di luce: lo credemmo\/ un privilegio, un segno, per te solo.\/E ci torn\u00c3\u00b2 alla mente un sogno antico,\/ che ridendo, ci avevi raccontato.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per chiudere questa mia semplice lettura uno sguardo alla dichiarazione finale della Morando che medita su Thanatos, nell\u00e2\u20ac\u2122ombra, quell\u00e2\u20ac\u2122ombra che tutti dobbiamo attraversare per raggiungere la luce, ombra che non spaventa il poeta che ha fede nel Dopo. Cos\u00c3\u00ac si esprime quasi alla fine di<em> Solo un passo:\u00e2\u20ac\u00a6La morte: Che ne sa\u00c2\u00a0 del mio presente, \/ della mia vita, lei, per tutti uguale.\/ O forse ancora non capisco io:\/ oltre la soglia, forse, prende forma\/ lo \u00e2\u20ac\u0153smeriglio di vetro calpestato\u00e2\u20ac\u009d, e i frammenti di luce si compongono\/ nella policromia dell\u00e2\u20ac\u2122infinito.\/ un sogno. Una domanda, quella sola:\/ se la morte davvero non ci toglie\/ quello che abbiamo colto dalla vita,\/ il frutto vero mai riconosciuto,\/ il bagliore improvviso di un tramonto,\/ allora nulla ci corromper\u00c3\u00a0?\/ Sar\u00c3\u00a0 per sempre, meta senza tempo?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con questo interrogativo siamo invitati tutti a meditare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p><em>Bruno Rombi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Luigi Cavagnaro, prefatore del volumetto di poesie di Isa Morando Duemiladieci e dintorni (Citt\u00c3\u00a0 del silenzio edizioni), in una pagine eloquente cos\u00c3\u00ac scrive: \u00e2\u20ac\u0153Fra la montagna della Realt\u00c3\u00a0 brulla, sassosa, ma punteggiata qua e l\u00c3\u00a0 di verdi brillanti e sorprendenti e quella che si staglia in lontananza, la montagna del Sogno dalle pendici dolci e [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72"}],"collection":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=72"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/72\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=72"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=72"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=72"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}