{"id":49,"date":"2010-12-17T12:21:32","date_gmt":"2010-12-17T12:21:32","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=49"},"modified":"2011-01-10T22:13:06","modified_gmt":"2011-01-10T22:13:06","slug":"l%e2%80%99arte-della-stampa-e-la-%e2%80%9crivoluzione-iconografica%e2%80%9d-i-libri-di-scienza-medica-nella-collezione-di-demetrio-canevari-1559-1625-e-nel-rinascimento","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/l%e2%80%99arte-della-stampa-e-la-%e2%80%9crivoluzione-iconografica%e2%80%9d-i-libri-di-scienza-medica-nella-collezione-di-demetrio-canevari-1559-1625-e-nel-rinascimento\/","title":{"rendered":"L\u00e2\u20ac\u2122arte della stampa e la \u00e2\u20ac\u0153rivoluzione iconografica\u00e2\u20ac\u009d: i libri di scienza medica nella collezione di Demetrio Canevari (1559-1625) e nel Rinascimento"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Durante il XVI secolo, il libro moderno fu perfezionato e, per quanto concerne il libro di medicina, grazie al progresso di questa disciplina, fu un momento di grandissima importanza. In questo periodo, il libro stampato, presentato in una nuova veste tipografica, tipica del Rinascimento, diventa il principale mezzo di trasmissione dell&#8217;informazione ed \u00c3\u00a8 alla base di quella che \u00c3\u00a8 definita \u00e2\u20ac\u0153 rivoluzione scientifica\u00e2\u20ac\u009d. A tutto ci\u00c3\u00b2\u00c2\u00a0 si aggiunse un fattore nuovo: le nuove tecniche di naturalismo sistematico nelle arti visive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna per\u00c3\u00b2 tenere in conto che, comunque, il Cinquecento non\u00c2\u00a0 segn\u00c3\u00b2 un cambiamento totale nell&#8217;arte del libro. La maggior parte degli incunaboli era stata stampata in caratteri gotici, senza frontespizio e con iniziali rubricate in rosso e in blu. I libri dei primi anni del Cinquecento non erano poi cos\u00c3\u00ac diversi da quelli stampati nel secolo precedente e, per parecchio tempo, anche gli editori pi\u00c3\u00b9 importanti avrebbero continuato a usare i caratteri gotici e a restare fedeli alle iniziali ornate ed a tutto quel materiale che costituiva il tipico corredo tipografico. I libri pi\u00c3\u00b9 diffusi, come quelli delle ore e di piet\u00c3\u00a0, avrebbero conservato ancora per molti anni l&#8217;aspetto del manoscritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto l&#8217;impulso dei nuovi stampatori, impregnati dello spirito rinascimentale, il libro inizia a trasformarsi. Aldo Manuzio (1449-1515) fond\u00c3\u00b2 a Venezia una sua tipografia, dove utilizz\u00c3\u00b2, per le sue edizioni degli autori classici, un carattere romano e, nel 1501, invent\u00c3\u00b2 il corsivo. Dal 1535 il carattere romano era utilizzato ovunque, a parte in Germania, e il gotico divent\u00c3\u00b2 un&#8217;eccezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stampatori si stavano accorgendo che i caratteri pi\u00c3\u00b9 arrotondati si accordavano male con la rigidit\u00c3\u00a0 dell&#8217;illustrazione di tipo gotico e quindi era opportuno un rinnovamento in questo ambito. A questo punto, la xilografia declin\u00c3\u00b2 e, sotto l&#8217;influenza delle innovazioni introdotte da Aldo Manuzio, si ridussero i formati: l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-ottavo<\/em>, pi\u00c3\u00b9 maneggevole e meno costoso, aveva sostituito gli abituali<em> in-folio<\/em> e<em> in-quarto<\/em>. Se ne ritrova un riflesso anche nella biblioteca di Canevari. I capisaldi dell&#8217;edizione medica dell&#8217;epoca erano ovviamente le opere di Galeno e di Ippocrate, come il caso del medico genovese illustra da vicino, in particolar modo da quando si potevano leggere le versioni originali e complete in greco o in latino, curate da famosi medici e studiosi contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo questi padri della medicina venivano altri autori, in particolare Oribase, Dioscoride, Paolo Eginete e gli arabi, anch&#8217;essi nelle nuove edizioni riviste e corrette. Vicino ai grandi maestri dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0, avevano sempre maggiore successo i contemporanei: Berengario da Carpi, Estienne, Dubois, Vesalio, Eustachi, Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente, Falloppia, Colombo e Serveto per quanto riguarda l\u00e2\u20ac\u2122anatomia; Fernel, Baillou e Joubert per la patologia; nuovamente Berengario da Carpi e Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente, Par\u00c3\u00a9, Falloppia e in particolar modo Tagliacozzo per la chirurgia; Rousset e ancora Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente per l\u00e2\u20ac\u2122ostetricia; Mattioli, Aldrovandi, Ruel per la farmacopea basata su una conoscenza pi\u00c3\u00b9 accurata di botanica e di zoologia. Canevari lesse gran parte dei loro libri, come ci dice la sua <em>libraria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tittavia, oltre gli studiosi, l&#8217;interesse per la cura del corpo umano coinvolgeva parti sempre pi\u00c3\u00b9 ampie di popolazione, per cui l&#8217;editoria, in continua espansione, forn\u00c3\u00ac a questo tipo di lettori non specialisti una vasta gamma di libri: le raccolte di<em> recepte<\/em> e <em>secreti naturali<\/em> erano il genere pi\u00c3\u00b9 appetibile per gli editori e pi\u00c3\u00b9 apprezzato dal pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei ricettari, in cui erano contenuti vari segreti medicinali utili per risanare il corpo umano, \u00c3\u00a8 dedicato un ampio spazio a quella che si pu\u00c3\u00b2 definire<em> ars vivendi<\/em>: la scienza del vivere bene. Quest&#8217;arte si basava sulle attivit\u00c3\u00a0 quotidiane che\u00c2\u00a0 possono essere regolate dalla volont\u00c3\u00a0 umana: aria e ambiente, sonno e veglia, movimento e riposo, cibo e bevande, nutrimento e deiezione, moti dell&#8217;animo ed emozioni. Uno dei compiti pi\u00c3\u00b9 importanti del medico era quello di stabilire un regime di salute adatto ad ogni individuo, che tenesse conto delle attivit\u00c3\u00a0 quotidiane e dei rapporti tra le caratteristiche ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esistevano ancora stampatori specializzati nelle edizioni di medicina, tuttavia alcuni editori mostrarono un particolare interesse per la produzione di questo tipo di testi. A partire dalla seconda met\u00c3\u00a0 del Cinquecento, mentre le scoperte mediche si intensificavano, le edizioni di medicina uscivano dalle case tipografiche pi\u00c3\u00b9 diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dal XV secolo, la patria delle edizioni mediche era Venezia, a cui faceva concorrenza Basilea. Venezia, capitale della tipografia gi\u00c3\u00a0 da un secolo e principale produttrice di libri per tutto il Cinquecento ed oltre, divent\u00c3\u00b2, dopo la caduta dell&#8217;impero Romano d&#8217;Oriente e l&#8217;arrivo di molti eruditi rifugiati, una vera e propria citt\u00c3\u00a0 ellenistica. Anche se non era sede di un&#8217;universit\u00c3\u00a0, vendeva con successo la sua produzione di libri di medicina, sia grazie agli studenti e ai professori della vicina Padova, sia per l&#8217;immensa rete commerciale che la rendeva presente su tutti i mercati d&#8217;Europa. Aldo Manuzio aveva pubblicato proprio a Venezia, nel 1525, la prima edizione completa dell\u00e2\u20ac\u2122opera di Galeno in greco, che precedeva di un anno la prima edizione greca di Ippocrate. Dal 1540, il ramo veneziano dei Giunta, famiglia di tipografi e librai di Firenze, fece stampare eccellenti edizioni latine di Galeno; inoltre, sempre a Venezia, vennero editi i trattati di Berengario da Carpi, Falloppia e Andrea della Croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a Basilea stampatori molto famosi produssero alcune tra le pi\u00c3\u00b9 belle edizioni dei medici dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0 oltre alla maggior parte di quelle del tanto discusso Paracelso. La fama di Basilea come citt\u00c3\u00a0 editoriale era tale che Vesalio affid\u00c3\u00b2 allo stampatore Oporinus la sua <em>Fabrica<\/em>, mentre il botanico tedesco Leonhart Fuchs (1501-1566) confid\u00c3\u00b2 nella professionalit\u00c3\u00a0 dell&#8217;editore Isengrin per la stampa del suo erbario, l\u00e2\u20ac\u2122<em>Historia stirpium<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia, i due grandi centri di produzione del libro, di quello di medicina in particolar modo, erano Parigi e Lione, anche se erano lontane da una possibile competizione con Venezia o Basilea. Ma, tra le due citt\u00c3\u00a0 francesi, fu Lione la pi\u00c3\u00b9 importante per quanto riguarda la stampa di libri di medicina e in breve tempo riusc\u00c3\u00ac a competere con Venezia sul piano della produzione e della capacit\u00c3\u00a0 di creare una solida rete di diffusione. La florida attivit\u00c3\u00a0 editoriale di Lione richiamava i pi\u00c3\u00b9 famosi studiosi del periodo, facendo della citt\u00c3\u00a0 una vera e propria sede culturale. Della stessa famiglia fiorentina d&#8217;origine della branca veneziana, Jacques Giunta ed i suoi discendenti pubblicarono trentacinque titoli di argomento medico, mentre altri editori francesi stamparono importanti testi di autori classici e contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri centri italiani di produzione del libro di medicina furono Bologna, Padova e Roma, dove risiedeva Canevari. Bologna \u00c3\u00a8 importante per una produzione editoriale dotta, destinata soprattutto ai frequentatori dello Studio, come Padova, nonostante la vicinanza di Venezia. Roma, dopo Venezia, \u00c3\u00a8 la citt\u00c3\u00a0 in cui vengono stampati pi\u00c3\u00b9 libri, soprattutto edizioni mediche, a causa degli studi dei medici e degli archiatri presenti alla corte del papa, tra i quali Canevari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino al 1525 circa, il libro di medicina utilizzava come formato l\u00e2\u20ac\u2122<em> in-folio<\/em> e l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-quarto<\/em>, come durante il Quattrocento, anche se l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-ottavo<\/em> era gi\u00c3\u00a0 molto usato. Dopo il 1525, l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-ottavo<\/em> si afferm\u00c3\u00b2 sempre pi\u00c3\u00b9 e si diffusero parecchio anche l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-dodicesimo<\/em> e l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-sedicesimo<\/em>, formati molto apprezzati dagli studenti per la loro maggiore praticit\u00c3\u00a0. Canevari ebbe in biblioteca libri rispondenti a tutti questi formati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le edizioni dei grandi classici greci, in particolar modo Galeno e Ippocrate, l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-folio<\/em> rest\u00c3\u00b2 il formato per eccellenza e presto anche gli anatomisti, come Vesalio, si resero conto che l&#8217;illustrazione, cos\u00c3\u00ac importante per la loro disciplina, aveva un aspetto migliore su tavole di grande formato: per queste opere, quindi, alla fine del Cinquecento, si ritorna all\u00e2\u20ac\u2122<em>in-folio<\/em> o, al massimo, all\u00e2\u20ac\u2122<em>in-quarto<\/em>. Inoltre, per quanto riguarda i caratteri, a parte qualche raro caso di uso del gotico, il romano \u00c3\u00a8 l&#8217;unico utilizzato. Le edizioni rinascimentali, per via di frontespizi sontuosi e di abbondanza di incisioni di grande pregio artistico, si possono considerare fra i libri pi\u00c3\u00b9 belli del secolo. Le illustrazioni non erano soltanto piacevoli a vedersi, ma avevano anche precisione documentaria ed erano ricercate da una clientela sempre pi\u00c3\u00b9 ampia: non si trattava pi\u00c3\u00b9 solo di medici, ma anche di liberi professionisti, prelati e ricchi borghesi che, per ampliare la propria cultura, oltre alle tradizionali basi dei grandi dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0, iniziavano ad interessarsi ai primi risultati del metodo sperimentale, basato sull&#8217;osservazione diretta. A questo proposito, la biblioteca di Canevari costituisce un felice esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122edizione pi\u00c3\u00b9 antica delle opere complete di Ippocrate \u00c3\u00a8 dovuta a Marco Fabio Calvo, un medico italiano che fece parte, insieme a Raffaello, della Commissione per le Antichit\u00c3\u00a0 di Roma. In questa edizione del 1525, il titolo,<em> Hippocratis [\u00e2\u20ac\u00a6] octoginta volumina<\/em>, \u00c3\u00a8 inserito all&#8217;interno di una cornice formata da due colonne corinzie su cui si intrecciano ghirlande di vite, mentre nella parte inferiore alcuni putti giocano tra di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1588, Mercuriale, professore a Bologna, pubblic\u00c3\u00b2 presso la casa editrice Giunta di Venezia, un&#8217;edizione bilingue greco-latina, corredata di commenti ed annotazioni che aprirono una nuova fase per la critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;edizione era decorata con uno splendido frontespizio calcografico, formato da dodici riquadri rettangolari nella cornice e uno centrale, sotto al titolo, tutti riguardanti la vita di Ippocrate e di altri insigni medici dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0 e della civilt\u00c3\u00a0 araba e bizantina. In basso, Galeno, Ippocrate, Avicenna ed Ezio sostengono la marca con il fiore di giglio dell&#8217;editore Luca Antonio Giunta; al centro Ippocrate allontana la peste dalla sua isola natale Cos, facendo accendere fuochi; nella parte superiore, Ippocrate consegna all&#8217;uomo la sua dottrina, la <em>Dietetica<\/em>, che insegna a vivere armonicamente con la natura; in secondo piano, abbiamo una scena di caccia e alcune donne che ne cucinano i prodotti; a destra, alcuni atleti si esercitano nella lotta e con la palla; a sinistra, un personaggio importante \u00c3\u00a8 circondato da tre medici, che sembrano consigliarlo sulla dieta. Quando, sebbene le precauzioni prese per vivere in modo sano, si manifesta la malattia, bisogna ricorrere alla medicina: questo insegnamento \u00c3\u00a8 ripreso in una serie di vignette su entrambi i lati, che evocano, pi\u00c3\u00b9 a sinistra, la terapeutica diretta (la chirurgia), a destra quella indiretta (la farmacia); dal lato della prima vignetta in alto, Podalirio, figlio di Esculapio, procede ad una trapanazione; al centro, in presenza di un collega e di un amico, Galeno opera il ginocchio di un ragazzo addormentato a causa di un velo imbevuto di narcotico e messo sul suo viso; nel riquadro sottostante, un personaggio non identificato procede alla riduzione di una frattura; in basso, vengono applicate delle sanguisughe per un salasso a un malato; pi\u00c3\u00b9 sotto, Erofilo d\u00e2\u20ac\u2122Alessandria \u00c3\u00a8 seduto di fronte ad una tavola piena di strumenti chirurgici; in basso il motto d\u00e2\u20ac\u2122Asclepiade:<em> Tuto, cito, iucunde<\/em> (\u00e2\u20ac\u0153Agire presto, vigorosamente, serenamente\u00e2\u20ac\u009d). A destra, la rappresentazione allegorica della farmacia, con Avicenna, Mesue ed Ezio, che, riuniti attorno ad un tavolo, pesano varie sostanze; Ippocrate e Galeno sono al capezzale di una malata, mentre Rhazes mostra la formula di una medicina; Teofrasto e Dioscoride passeggiano in un giardino di piante officinali; pi\u00c3\u00b9 sotto ancora, davanti al banco di uno speziale, vi sono il re del Ponto, Mitridate VI, che ha dato suo nome al procedimento di assuefazione progressiva alle sostanze tossiche, ed il medico Andromaco, che mise a punto la famosa <em>teriaca<\/em>, una pozione composta da circa sessanta ingredienti, tra cui carne di vipera, sangue di anatra, ma soprattutto oppio, considerata per secoli un vero e proprio <em>elisir<\/em> di lunga vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la raccolta di scritti che forma il cosiddetto<em> Corpus Hippocraticum<\/em>, l&#8217;altra collezione di testi che stanno alla base della letteratura medica antica \u00c3\u00a8, si sa, quella di Galeno. Le opere di Galeno erano state pubblicate a Venezia, in latino, fin dal 1490 e gli eredi di Aldo Manuzio curarono la prima edizione greca del 1525. A partire dal 1540, sempre a Venezia, i Giunta iniziarono a pubblicare la serie delle loro dieci importanti edizioni latine di Galeno, tutte decorate con un bel frontespizio raffigurante episodi della vita del medico greco. Nelle vignette, Galeno porta, anacronisticamente, abiti rinascimentali, mentre gli altri personaggi sono vestiti all&#8217;antica. Il fregio situato nella parte superiore \u00c3\u00a8 un inno alla bravura di Galeno, per quanto riguarda almeno la diagnosi della malattia epatica: l&#8217;imperatore Marco Aurelio, sdraiato in un letto, \u00c3\u00a8 affetto da una malattia senza febbre, che gli altri medici non sono stati in grado di diagnosticare. Sulla sinistra, in maniera reverenziale, Galeno si presenta al capezzale dell&#8217;imperatore, per dargli soccorso con la sua arte. Dopo che il dolore \u00c3\u00a8 stato calmato con una preparazione a base di vino pepato, Marco Aurelio dir\u00c3\u00a0 al precettore di suo figlio che Galeno \u00c3\u00a8 l&#8217;unico uomo onesto della corte. Con tutta probabilit\u00c3\u00a0, Canevari volle essere per il suo papa quel che Galeno fu per l\u00e2\u20ac\u2122imperatore romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella vignetta in basso viene effettuata la vivisezione di una scrofa: sulla destra, una persona porta l&#8217;animale legato; nel centro, la scrofa \u00c3\u00a8 sezionata su un cavalletto di legno, alla presenza di quattro medici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assieme ad Ippocrate e a Galeno, Paolo Eginete, di cui alcuni manoscritti erano arrivati in Italia, Germania e Francia dopo la caduta di Costantinopoli, fu tra i primi autori ad essere commentato e pubblicato. Bench\u00c3\u00a9 sconosciuti durante tutto il XV secolo, i sedici libri del medico greco Ezio (V-VI secolo), furono riscoperti durante il Cinquecento grazie all\u00e2\u20ac\u2122attivit\u00c3\u00a0 tipografica e filologica degli umanisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutto il XVI secolo, continuarono ad essere pubblicate le edizioni dei grandi medici arabi, che, con Ippocrate, Galeno, Platone, Aristotele, Diogene e Teofrasto, stavano ancora alla base della formazione del medico dell&#8217;et\u00c3\u00a0 moderna. Mesue, Avicenna, Averro\u00c3\u00a9 e Rhazes, assieme ai classici greci, sono riuniti nei piccoli riquadri dei due lati verticali della cornice di un frontespizio figurato utilizzato dalla casa editrice Giunta di Venezia per varie edizioni di carattere medico della prima met\u00c3\u00a0 del Cinquecento. Nella parte in basso, tra due cerchi che raffigurano la raccolta delle piante utili per la farmacopea, \u00c3\u00a8 rappresentata una lezione di anatomia, in cui il professore \u00c3\u00a8 seduto in cattedra, mentre un chirurgo eseguiva la dissezione, come avveniva prima della rivoluzione vesaliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro frontespizio usato dai Giunta in diverse edizioni, \u00c3\u00a8 quello delle opere del medico dell&#8217;Ateneo di Padova, Alessandro Benedetti, autore di un trattato di anatomia, l\u00e2\u20ac\u2122<em>Anatomiae sive Historiae corporis humani libri quinque<\/em>. Questo frontespizio \u00c3\u00a8 adornato con scene della vita leggendaria di Esculapio: dalla nascita sino alla morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia i testi degli antichi greci, sia quelli dei medici arabi, erano sottoposti ad una particolareggiata revisione filologica. Quest&#8217;impegno da parte della comunit\u00c3\u00a0 degli studiosi umanisti nella ricostruzione delle versioni originali delle opere del passato \u00c3\u00a8 raffigurato sul frontespizio dell&#8217;edizione latina dell&#8217;opera di Abulcasis: sei dotti, riuniti attorno ad un codice, sono impegnati nella lettura e nel commento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si stavano riscoprendo le lettere antiche, l&#8217;anatomia si andava precisando e la chirurgia si perfezionava, grazie agli artisti che riproducevano il meraviglioso meccanismo del corpo umano e grazie ai medici, che cercavano di dimostrare con quale arte si potesse apportare rimedio e sollievo. Nel corso del Cinquecento, le rappresentazioni dell&#8217;uomo statiche e rigide, caratteristiche del Quattrocento, iniziavano ad animarsi, le illustrazioni povere degli incunaboli erano sostituite da altre pi\u00c3\u00b9 ricche, in cui i passi in avanti compiuti dalla scienza anatomica e dalla chirurgia mostravano sempre pi\u00c3\u00b9 la loro utilit\u00c3\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trattati di anatomia iniziavano ad essere completati da varie tavole che, oltre ad offrire un&#8217;importante utilit\u00c3\u00a0 didattica, erano, senza dubbio, documenti dal grande valore artistico. Il XVI secolo, oltre ad essere stato un periodo importante per la crescita dell&#8217;anatomia, fu anche il secolo dell&#8217;illustrazione anatomica. Fino ad allora le rare illustrazioni erano state semplici raffigurazioni schematiche, eseguite sulla base di descrizioni e non di osservazioni dirette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima met\u00c3\u00a0 del Cinquecento, l&#8217;anatomia, ancora ai primi passi, cercava faticosamente di esprimersi. Ancora troppo attaccata alle concezioni tradizionali, refrattaria a servirsi abbondantemente della pratica della dissezione, si accontentava spesso di disegni anatomici mediocri. Ma, con il passare degli anni e l&#8217;affermarsi dell&#8217;osservazione diretta, la anatomia inizi\u00c3\u00b2 ad esplicare i propri risultati in disegni che, sebbene ancora elementari, mostravano dei progressi. Canevari visse sulla sua pelle questa fase cruciale di passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La<em> Fabrica<\/em> (1543) di Andrea Vesalio inaugur\u00c3\u00b2 un nuovo metodo di studio del corpo umano, oltre ad un nuovo modo di rappresentare graficamente i risultati ottenuti: per la prima volta gli organi, i muscoli e le ossa venivano riprodotti con la loro vera forma. L&#8217;evoluzione dell&#8217;illustrazione risulta impressionante se si confrontano le schematiche rappresentazioni dei primi anni del secolo con la maestria delle tavole realizzate da Jan van Calcar per la <em>Fabrica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo libro in cui si nota l&#8217;elevata qualit\u00c3\u00a0 artistica \u00c3\u00a8 la prima edizione italiana del<em> Fasciculus de Medicina<\/em>, una raccolta di testi del tardo medioevo di carattere medico-chirurgico, attribuita a Johannes de Ketham ed edita a Venezia nel 1493-1494 per Giovanni e Antonio de\u00e2\u20ac\u2122 Gregori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<em> Fasciculus de Medicina<\/em> riassumeva in otto trattati tutte le informazioni che un medico non poteva ignorare ed era una sintesi dell&#8217;insegnamento e della pratica medica all&#8217;inizio dell&#8217;era moderna. I trattati riguardano l\u00e2\u20ac\u2122uroscopia, le pi\u00c3\u00b9 importanti patologie di interesse medico-chirurgico, l&#8217;astrologia medica, la flebotomia, nozioni di ostetricia e ginecologia, il<em> Consiglio sulla peste<\/em> di Pietro da Tossignano, le propriet\u00c3\u00a0 dei farmaci di origine vegetale\u00c2\u00a0 e l\u00e2\u20ac\u2122<em>Anathomia<\/em> di Mondino de\u00e2\u20ac\u2122 Liuzzi. Le dieci xilografie si possono dividere in due gruppi: il primo \u00c3\u00a8 composto da tavole descrittive, che servivano per l&#8217;apprendimento e per la memorizzazione delle nozioni fondamentali. Tra queste, \u00c3\u00a8 presente l&#8217;uomo dello Zodiaco, con i dodici segni preposti alle diverse parti del corpo. Il secondo gruppo \u00c3\u00a8 formato da quattro immagini molto diverse dalle altre. Tali immagini, prive di testo, forniscono un resoconto di quattro momenti della vita di tutti i giorni di medici e pazienti. Nella prima di queste, un medico \u00c3\u00a8 intento a trascrivere da un libro aperto sopra un leggio. Nella parte sottostante dell&#8217;immagine, un bambino, un uomo e una donna anziana (rappresentanti le tre fasi dell&#8217;itinerario umano), aspettano di essere visitati dal medico e hanno tutti un cestello di vimini, che serviva per il trasporto della<em> matula<\/em>, il contenitore vitreo che serviva per l&#8217;esame delle urine. La<em> matula<\/em> \u00c3\u00a8 raffigurata anche nella seconda immagine. In questa, un medico accompagnato \u00c3\u00a8 da quattro studenti e sta facendo la sua diagnosi dopo aver analizzato le urine che gli sono state portate da due pazienti. La terza immagine \u00c3\u00a8 dedicata alla visita al malato: si tratta di un appestato. Davanti a tre donne al capezzale della persona malata, il medico tasta il polso del paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il<em> Fasciculus de Medicina<\/em> si sofferma sulla dissezione anatomica, fornendo, nella quarta ed ultima illustrazione un&#8217;autopsia pre-vesaliana: di fronte ad una piccola cerchia di colleghi e di studenti, il medico, dall&#8217;alto della sua cattedra, spiega la lezione, mentre l&#8217;incisore tiene un coltello in mano e agisce in conformit\u00c3\u00a0 con quanto dice il professore. Un momento che Canevari dovette aver vissuto al tempo in cui era studente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo volume anatomico illustrato modernamente \u00c3\u00a8 l&#8217;opera di Jacopo Berengario da Carpi, uno dei primi e pi\u00c3\u00b9 coraggiosi innovatori, considerato il pi\u00c3\u00b9 grande anatomista tra il suo maestro, dopo Mondino de\u00e2\u20ac\u2122 Liuzzi, e prima di Andrea Vesalio. Egli, figlio di un chirurgo, apprese l&#8217;arte del padre ancora prima di diventare medico, acquisendo la capacit\u00c3\u00a0 di apprezzare l&#8217;importanza di una diretta conoscenza del corpo umano, assieme all&#8217;attitudine per l&#8217;osservazione, pi\u00c3\u00b9 incline ad accettare i risultati ottenuti tramite l&#8217;esperienza personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berengario praticava la chirurgia a Bologna, dove si dedicava allo studio dell&#8217;anatomia dissezionando cadaveri. Approfond\u00c3\u00ac l&#8217;opera di Mondino nei <em>Commentaria cum amplissimis additionibus super Anatomia Mundini una cum textu eiusdem in pristinum et verum nitorem redacto <\/em>(Bologna, 1521), in cui il testo del maestro, stampato in caratteri larghi, con i commenti di Berengario in caratteri pi\u00c3\u00b9 piccoli, \u00c3\u00a8 adornato da ventuno illustrazioni dallo stile piuttosto rozzo, ma che si avvicinano alle tavole di Vesalio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;orafo e scultore Benvenuto Cellini, che fu suo paziente, Berengario era un eccellente conoscitore del disegno e dotato di una discreta capacit\u00c3\u00a0. Gli piaceva ambientare le sue anatomie sullo sfondo di un paesaggio, impegnandosi soprattutto nella rappresentazione delle ossa e dei muscoli piuttosto che in quella delle viscere. Sebbene la rappresentazione avvenisse per osservazione diretta, alcuni disegni sono ancora piuttosto schematici e improntati alle immagini tradizionali, anche se nessuno, prima di lui, aveva dato tanta importanza all&#8217;immagine. Sul frontespizio, con il titolo in rosso, racchiuso in una cornice sormontata dallo stemma di Papa Leone X, \u00c3\u00a8 rappresentata in basso una scena con la dissezione di un cadavere durante una lezione di anatomia. Aprono il libro sei uomini scorticati in pose patetiche. Berengario fu il primo ad usare per la rappresentazione del corpo umano pose assai drammatiche e patetiche. Seguono tre donne, che mostrano i loro organi genitali interni, gli unici ad essere raffigurati all&#8217;interno di quest&#8217;opera. Le tavole XIV-XVIII collocate dopo il testo, mostrano cinque rappresentazioni dei muscoli superficiali del corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da abile chirurgo quale era, Berengario mostra, attraverso le sue raffigurazioni, come incidere per riuscire a togliere un tumore senza danneggiare i muscoli; inoltre, alcune didascalie descrivono che cosa bisogna guardare, dando cos\u00c3\u00ac alle immagini una certa autonomia di lettura. Davanti ad uno sfondo paesaggistico, un uomo \u00c3\u00a8 seduto con il braccio sinistro piegato e il destro disteso; un altro, con una corda in mano, sembra essere sceso dal patibolo per consegnarsi all&#8217;anatomista; un altro ancora \u00c3\u00a8 crocifisso; un quarto, di profilo, tiene una tavoletta appoggiata sul ginocchio, mentre l&#8217;ultimo, di spalle, ha un&#8217;ascia nella mano sinistra. Dopo i muscoli, Berengario si era interessato alle ossa: all&#8217;interno di un paesaggio sono rappresentati due scheletri; il primo, di fronte, ha tredici costole ed una falsa fessura nell&#8217;osso frontale; il secondo, di schiena, \u00c3\u00a8 vicino alla sua tomba aperta, con un cranio in entrambe le mani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c3\u02c6 importante tenere conto del fatto che, nonostante la novit\u00c3\u00a0, queste illustrazioni svolgevano una funzione limitata e solo integrativa in rapporto al testo: l&#8217;immagine non si deve considerare come una vera e propria dimostrazione. Berengario non si accontent\u00c3\u00b2 di commentare Mondino e, nel 1522, pubblic\u00c3\u00b2 sempre a Bologna un compendio di anatomia: le<em> Isagogae breves perlucidae ac uberrimae in Anatomiam humani corporis<\/em>, dove \u00c3\u00a8 ripresa pi\u00c3\u00b9 della met\u00c3\u00a0 delle illustrazioni dei<em> Commentaria<\/em> e a cui sono aggiunte nuove xilografie, contornate da una cornice ornamentale, ma piuttosto schematiche, in cui l&#8217;autore ha cercato di raffigurare gli organi interni, che mancavano nell&#8217;edizione di Mondino: cinque disegni mostrano il cuore, due il cervello e una tavola aggiuntiva \u00c3\u00a8 dedicata alla colonna vertebrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compendio di Berengario ebbe un grande successo, dal momento che ne vennero pubblicate varie ristampe, tutte con le stesse illustrazioni. Nel 1535 egli fece stampare a Venezia il<em> Tractatus perutilis et completus de fractura cranei<\/em>: un testo importantissimo per quanto riguarda l&#8217;anatomia e la chirurgia del cranio. Sul frontespizio, un uomo mostra il cranio trafitto da oggetti diversi, mentre all&#8217;interno sono rappresentati vari strumenti chirurgici, soprattutto quelli che Berengario invent\u00c3\u00b2 per la trapanazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Berengario, Jean Eichmann, detto Dryander, fu uno dei primi anatomisti ad illustrare i suoi libri sulla base delle dissezioni effettuate da lui personalmente. Egli pubblic\u00c3\u00b2 per la prima volta i disegni dell&#8217;anatomia cranica, in un volume dal titolo <em>Anatomia capitis humani<\/em>, con formato<em> in-quarto<\/em>, stampato nel 1536 a Marburgo. Le undici tavole furono pubblicate di nuovo nel 1537 nell\u00e2\u20ac\u2122<em>Anatomiae corporis humani dissectionis pars prior<\/em>, insieme a nuove illustrazioni. Si pu\u00c3\u00b2 cos\u00c3\u00ac definire il Cinquecento come il secolo dei grandi trattati e delle stupende tavole illustrate: splendidi frontespizi, sontuose xilografie superbi ritratti degli autori. I libri posseduti da Canevari non fanno altro che confermarcelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<em> De dissectione partium corporis humani libri tres<\/em> di Charles Estienne, pubblicato a Parigi due anni dopo la<em> Fabrica<\/em>, appartiene ancora all&#8217;epoca pre-vesaliana: le tavole sono poco scientifiche, se paragonate a quelle di Vesalio. Estienne, appartenente ad una famiglia di tipografi e di librai, esplic\u00c3\u00b2 un\u00e2\u20ac\u2122attivit\u00c3\u00a0 multiforme: infatti egli studi\u00c3\u00b2 lettere, medicina e scienze, pur non trascurando la familiare arte tipografica. Le sessantadue xilografie del suo trattato sono originali e rappresentano un aspetto nuovo nell&#8217;illustrazione anatomica. La maggior parte di queste rester\u00c3\u00a0 una serie unica, in quanto gli anatomisti successivi preferiranno, per le loro opere, le tavole della<em> Fabrica<\/em>. Le tavole dell&#8217;opera di Estienne si possono dividere in tre gruppi, grosso modo corrispondenti ai tre libri che la compongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tavole del primo libro raffigurano quattro scheletri. Tutti i disegni presentano un complicato sistema di <em>legendae<\/em>. Il secondo ed il terzo libro offrono un gruppo di incisioni totalmente differenti: la serie di corpi umani \u00c3\u00a8 caratterizzata da un&#8217;eleganza tutta particolare. Comunque, l&#8217;opera di Estienne, a causa della scarsa importanza rivestita dalle parti anatomiche, non pu\u00c3\u00b2 essere considerata un vero e proprio manuale di dissezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1543, a Basilea, fu pubblicato dall&#8217;editore Johannes Oporinus per la prima volta il trattato di Andrea Vesalio, il<em> De humani corporis fabrica<\/em>. Vesalio si era gi\u00c3\u00a0 segnalato nel 1538 per la pubblicazione delle<em> Tabulae anatomicae sex<\/em>: sei tavole anatomiche su fogli sciolti, stampate a Venezia. Le prime tre tavole, raffiguranti il sistema venoso ed arterioso, erano state effettuate dallo stesso Vesalio, mentre le altre tre, rappresentanti scheletri, provenivano dalla mano di un allievo di Tiziano: Jan Steven Van Calcar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, il capolavoro di Vesalio rest\u00c3\u00b2 il<em> De humani corporis fabrica<\/em>, pubblicato nello stesso anno della sua epitome,<em> <\/em>la <em>Suorum<\/em><em> librorum de corporis humani fabrica epitome<\/em>, anch&#8217;essa stampata dall&#8217;editore Johannes Oporinus. Amico di Vesalio, tipografo e professore di greco, Johannes Oporinus aveva anche qualche conoscenza di medicina che, molto probabilmente, per l&#8217;autore era una garanzia di qualit\u00c3\u00a0. Johannes Oporinus infatti cur\u00c3\u00b2 ogni dettaglio della <em>Fabrica<\/em>: stampata in formato<em> in-folio<\/em> ed ornata di xilografie in cui scheletri e scorticati erano rappresentati per la prima volta con una straordinaria precisione anatomica; la posa armoniosa e lo sfondo paesaggistico fecero di queste illustrazioni un armonioso accordo tra qualit\u00c3\u00a0 artistica e rigore scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il frontespizio, oltre ad essere un capolavoro della xilografia rinascimentale, era anche una rappresentazione molto complessa e articolata, a cui Vesalio ha dato diversi significati e di cui ha controllato di persona l&#8217;esecuzione. A sormontare il complesso della composizione, un cartiglio enfatizza il nome dell&#8217;autore; sopra di questo, lo stemma della famiglia: tre donnole. Un secondo cartiglio, situato nella parte inferiore del disegno, informa che l&#8217;opera ha ottenuto il privilegio imperiale e quello del Senato veneziano contro le contraffazioni. La particolare importanza data al nome dell&#8217;autore ed allo stemma di famiglia da una parte e alla dignit\u00c3\u00a0 imperiale dall&#8217;altra ha un suo significato: la<em> Fabrica<\/em> era, sia sotto l&#8217;aspetto intellettuale, sia sotto quello economico, un&#8217;edizione di raro prestigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vesalio, mettendo in discussione la tradizione galenica, era consapevole che il suo trattato non avrebbe potuto avere una diffusione universitaria classica. Inoltre, uno degli obiettivi di Vesalio era quello di ottenere il sostegno dell&#8217;imperatore Carlo V, a cui aveva dedicato la prima edizione della<em> Fabrica<\/em>. Lo scopo fu raggiunto nel 1555, dopo la seconda edizione, ragione per cui abbandon\u00c3\u00b2 la ricerca per una professione molto pi\u00c3\u00b9 remunerativa: quella di medico imperiale. Un bisogno di mecenatismo, peraltro, in linea con i tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frontespizio, gli spettatori della lezione di anatomia sono in piedi; al centro \u00c3\u00a8 collocata una pedana, su cui \u00c3\u00a8 posizionato il tavolo anatomico, con sopra il cadavere. La scena si svolge durante l&#8217;inverno, la stagione riservata alle dissezioni, perch\u00c3\u00a9 garantiva una migliore conservazione dei corpi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00c3\u00a8 detto a lungo che la<em> Fabrica<\/em> fosse un vero e proprio manifesto contro l&#8217;anatomia di Galeno; in realt\u00c3\u00a0, quest&#8217;opera, la prima a correggere e a superare nettamente uno dei maestri dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0, anche se sta alla base dell&#8217;anatomia moderna, non rifiuta del tutto la tradizione antica. Anche per questa ragione Canevari l\u00e2\u20ac\u2122apprezz\u00c3\u00b2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vesalio, al contrario di Galeno, che si era limitato agli animali, sezionava, quasi esclusivamente, corpi umani. Ai lati del frontespizio in primo piano, infatti, una scimmia e un cane sono respinti da due spettatori: la scena sottolinea questo fondamentale progresso. Inoltre, Vesalio abbandona il cerimoniale della tradizionale lezione anatomica, in cui il professore dall&#8217;alto della sua cattedra comandava al sezionatore di incidere la parte che il dimostratore avrebbe indicato con la bacchetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente dai suoi predecessori, Vesalio si fa raffigurare mentre, aiutato solo da due assistenti, che gli affilano gli strumenti, seziona il cadavere. Sopra il tavolo, vicino a lui, oltre ai tradizionali oggetti utili per questa pratica (scalpello, rasoio, spugna\u00e2\u20ac\u00a6), sono presenti un foglio di carta ed un calamaio, utili per annotare le osservazioni durante il corso dell&#8217;operazione: la conoscenza deriva dall&#8217;esperienza diretta. All&#8217;estremo lato destro, un uomo chiude il libro e indica la dissezione, unica fonte del sapere anatomico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista tecnico, Vesalio ha cominciato a dissezionare il cadavere partendo dal basso ventre, dove sono collocati gli organi che si conservano con pi\u00c3\u00b9 difficolt\u00c3\u00a0: con ci\u00c3\u00b2 non fa niente di diverso dai suoi predecessori; tuttavia questi, invece, relazionavano la velocit\u00c3\u00a0 di corruzione delle parti interne con la loro supposta nobilt\u00c3\u00a0. Inoltre si interessavano poco alle membra e allo scheletro. Con Vesalio questa gerarchia scomparve totalmente: egli sezionava il corpo nella sua totalit\u00c3\u00a0, come fosse un cantiere, privilegiando lo studio di ossa, muscoli e nervi. Il cadavere, vero e proprio protagonista del frontespizio, \u00c3\u00a8 quello di una donna, di cui Vesalio narra la storia nel sesto libro: si trattava di una prostituta di Padova che, assieme ad altre due donne, si era macchiata di un orrendo delitto ai danni di un bambino, a cui aveva sottratto il cuore e l&#8217;osso del pollice, al fine di ricavarne rimedi magici. Questa donna era stata giudicata colpevole dalla corte criminale di Padova che aveva emesso la sentenza di morte e decretato che poi potesse essere sezionata durante una lezione universitaria di anatomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pubblico \u00c3\u00a8 numeroso e interessato e, nonostante l&#8217;identificazione dei personaggi rappresentati sul frontespizio sia piuttosto difficile, molto probabilmente si tratta di alcuni contemporanei e amici dell&#8217;autore. Infine, sono presenti alla lezione di anatomia due ecclesiastici, rappresentanti di una Chiesa molto interessata a seguire gli sviluppi dell&#8217;indagine sull&#8217;uomo, creatura di Dio (una situazione che troviamo poi riprodotta nella Roma di Canevari). Significativa \u00c3\u00a8 la posizione di Vesalio che punta un dito verso il cadavere e l&#8217;altro verso il cielo: probabilmente questa posizione sta a significare che la conoscenza dell&#8217;anatomia permetteva di ammirare l&#8217;operato di Dio. Vesalio incoraggiava gli studenti a guardare ed a toccare direttamente, facendo affidamento sulle proprie percezioni; questa rivendicazione di una pratica personale dell&#8217;anatomia, libera dai dogmi imposti dall&#8217;universit\u00c3\u00a0, \u00c3\u00a8 stata messa a confronto con le parole di Lutero, che invitavano a leggere la Bibbia in maniera individuale, senza che la  Chiesa cattolica facesse da intermediaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la dedica a Carlo V e la lettera all&#8217;editore Oporinus, si trova un ritratto di Vesalio, rappresentato in piedi, con la mano sinistra che regge l&#8217;avambraccio appena sezionato di un cadavere. Sopra al tavolo, come nel frontespizio, si trovano il calamaio ed un foglio di carta: l&#8217;intenzione \u00c3\u00a8 sempre quella di ribadire che il sapere anatomico deriva dall&#8217;osservazione diretta, le parole derivano dall&#8217;atto. Una pura ed esemplare attestazione di metodo empirico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le seguenti illustrazioni constano di venticinque tavole fuori testo e di una grande quantit\u00c3\u00a0 di xilografie, dalle pi\u00c3\u00b9 varie dimensioni. Le prime tre illustrazioni rappresentano altrettanti scheletri; successivamente, arrivano gli scorticati, che mostrano la muscolatura in pose tragiche e drammatiche. Subito dopo vi sono fantasmi fatti di vene e capillari; queste insolite figure sono all&#8217;interno di paesaggi ricchi di architetture. Con queste strane immagini, si nota quanto l&#8217;uomo sia partecipe del paesaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutti i bei libri cinquecenteschi, anche la\u00c2\u00a0 <em>Fabrica<\/em> \u00c3\u00a8 impreziosita da iniziali figurate: esse si presentano al lettore come scorci in miniatura delle pratiche anatomiche. Nelle quattro grandi lettere maiuscole all&#8217;inizio dei diversi libri e nelle diciotto pi\u00c3\u00b9 piccole ad inizio di ogni capitolo, putti, anatomisti e chirurghi sono intenti a salassare, ad esaminare scheletri, sezionare, trapanare, sondare e ridurre fratture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;illustrazione anatomica presenta l&#8217;esperienza di un diretto testimone oculare: l&#8217;artista fornisce immagini precise, rendendo la dissezione maggiormente comprensibile. Questi disegni sono spesso accompagnati da testi scritti che evidenziano i procedimenti. Nella<em> Fabrica<\/em>, Vesalio ha provato tutti tipi di illustrazione a disposizione degli anatomisti del Cinquecento: le diverse tecniche sono appropriate al testo, le annotazioni, invece, creano un particolare dialogo diretto con il lettore. Un elemento basilare della cosiddetta \u00e2\u20ac\u0153rivoluzione vesaliana\u00e2\u20ac\u009d \u00c3\u00a8 anche l&#8217;ottima qualit\u00c3\u00a0 tipografica delle settecento pagine di cui si compone<em> Fabrica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00c3\u00b9 celebre imitatore di Vesalio fu l&#8217;anatomista spagnolo Juan Valverde, che diffuse in Spagna l&#8217;opera del maestro fiammingo, di cui tradusse il testo. L&#8217;opera di Valverde fu pubblicata nel 1556  a Roma, con il titolo di\u00c2\u00a0 <em>Historia de la composici\u00c3\u00b2n del cuerpo humano<\/em>. Le quarantadue tavole disegnate dall&#8217;artista Gaspard Becerra, molto probabilmente, furono incise su rame. Alcune tavole sono per\u00c3\u00b2 invertite, altre modificate e due, addirittura, inedite. Una di queste rappresenta uno scorticato, che sembra essersi ridotto in tale maniera da solo con il coltello, che regge in una mano, mentre con l&#8217;altra tiene la sua pelle. Altre interessanti tavole raffigurano tronchi umani ancora provvisti degli organi interni, a cui sono state aggiunte teste, braccia o accessori, che li fanno assomigliare ad antichi romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante avesse riutilizzato le immagini della<em> Fabrica<\/em>, Valverde, nel rielaborarle, mostra una grande originalit\u00c3\u00a0 e inventiva: la realizzazione, tramite incisioni calcografiche, gli permise di sfruttare una maggiore finezza di dettagli, consentita dalla lastra di metallo. L&#8217;uso del rame caus\u00c3\u00b2, per\u00c3\u00b2, certe difficolt\u00c3\u00a0 nell&#8217;organizzazione e nella stampa, dal momento che le figure non potevano essere stampate insieme al testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122influenza della rivoluzione vesaliana non si limit\u00c3\u00b2 solo ai grandi trattati che avevano riprodotto fedelmente le tavole della<em> Fabrica<\/em>: l\u00e2\u20ac\u2122ammirazione per la qualit\u00c3\u00a0 artistica delle sue illustrazioni era stata a tal punto apprezzata che ogni autore si serviva, almeno in parte, di alcune delle sue tavole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo fra tutti fu il chirurgo militare Ambroise Par\u00c3\u00a9, che, quasi dopo vent&#8217;anni dalla pubblicazione della<em> Fabrica<\/em>, illustr\u00c3\u00b2 la sua<em> Anatomie universelle du corps humain<\/em> con le figure vesaliane. Se fosse stata pubblicata prima che l&#8217;autore morisse, l&#8217;opera dell\u00e2\u20ac\u2122anatomista romano Bartolomeo Eustachio sarebbe stata in grado di rivaleggiare con la<em> Fabrica<\/em>. Volendo creare un trattato analogo a quello dell&#8217;anatomista fiammingo, Eustachio aveva realizzato quarantasei tavole anatomiche, che si sarebbero dovute inserire all&#8217;interno della sua opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incise su rame nel 1552 a Roma, le si devono considerare tra i primi esempi di calcografia nella storia dell\u00e2\u20ac\u2122illustrazione medica. Purtroppo, nei suoi<em> Opuscola anatomica<\/em> del 1564, erano presenti soltanto otto delle quarantasei tavole previste. Le rimanenti rimasero inedite per 162 anni, sebbene alcune raffigurassero con maggior dettaglio certe parti anatomiche che Vesalio aveva trattato con un po&#8217; di superficialit\u00c3\u00a0. Lo stile delle illustrazioni \u00c3\u00a8 schematico, ossia esse presentano le forme in una maniera chiara e semplice. In una di queste, una figura a met\u00c3\u00a0 tra uno scorticato e un\u00e2\u20ac\u2122erma, mette in luce i dettagli della sua muscolatura dorsale. Eustachio, inoltre, diversamente da Vesalio, lasci\u00c3\u00b2 le sue figure prive di contrassegni, facendo riferimento alle specifiche parti del corpo umano tramite un sistema di coordinate. Questo sistema, per\u00c3\u00b2, un po\u00e2\u20ac\u2122 artificioso e macchinoso, non divenne popolare e molti lettori hanno aggiunto da s\u00c3\u00a9 le tradizionali didascalie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partito nel 1543 per la Spagna, Vesalio nomin\u00c3\u00b2 come suo successore sulla cattedra di Padova Realdo Colombo, uno dei pi\u00c3\u00b9 celebri anatomisti dell&#8217;epoca. Il suo<em> De re anatomica libri XV<\/em>, pubblicato a Venezia nel 1559, presenta uno splendido frontespizio, il cui disegno \u00c3\u00a8 stato attribuito a Tiziano in persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meritano di essere ricordati anche i trattati anatomici di Giulio Casserio e di Girolamo Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente, pubblicati tra Cinque e Seicento. Casserio si occup\u00c3\u00b2 in particolar modo dello studio delle parti anatomiche preposte ai cinque sensi, in una continua comparazione tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale. La anatomia comparata fu adottata anche da Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente nel suo <em>De formato foetu<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trattati di chirurgia cinquecenteschi non ebbero, tranne alcuni casi, la sontuosit\u00c3\u00a0 di quelli di anatomia. I chirurghi, di formazione pi\u00c3\u00b9 pratica che intellettuale, si accontentavano molto spesso di modeste edizioni. \u00c2\u00a0Solitamente si tratta di volumi<em> in-ottavo<\/em>, poco costosi e pratici da maneggiare. Le illustrazioni, semplici e schematiche, raffiguravano strumenti e tecniche d&#8217;operazione. Cos\u00c3\u00ac, si pu\u00c3\u00b2 dire che la chirurgia non ebbe la sua<em> Fabrica<\/em>. Una conferma viene anche dal riesame dei testi presenti nella <em>libraria<\/em> canevariana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome pi\u00c3\u00b9 noto ad inizio secolo \u00c3\u00a8 quello del chirurgo di papa Giulio II, Jean de Vigo, il cui trattato,<em> Practica in arte chirurgica<\/em>, ebbe fama anche grazie al fatto che affrontava due argomenti molto ricorrenti: il vaiolo e le ferite d&#8217;arma da fuoco. Come Vesalio, anche de Vigo fu assai legato alla corte del pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni in cui Jean de Vigo pubblicava la sua<em> Practica in arte chirurgica<\/em>, usciva a Venezia il<em> Tractatus perutilis et completus de fractura cranei<\/em> di Jacopo Berengario da Carpi, il pi\u00c3\u00b9 importante contributo del secolo dal punto di vista dell&#8217;anatomia e della chirurgia cranica. Bisogner\u00c3\u00a0 aspettare per\u00c3\u00b2 la met\u00c3\u00a0 del Cinquecento per vedere pubblicate, in Francia, due opere importanti che testimoniano la rinascita degli studi di chirurgia e hanno come autori Jean Tagault e Guido Guidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera del primo, <em>De chirurgia institutione libri quinque<\/em>, pubblicata a Parigi nel 1543, \u00c3\u00a8 un piccolo<em> in-folio<\/em>, ornato solo da cinque xilografie e da qualche rappresentazione di strumento chirurgico. Le illustrazioni non erano neanche tutte inedite: la rappresentazione di un uomo colpito da proiettili e la scena di estrazione di una freccia ambientata in un campo di battaglia sono tratte dal libro del chirurgo Hieronymus Brunschwig, il<em> Feldtbuch des Wundartzney<\/em>, uno dei primi testi validi di chirurgia scritti in volgare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1544, il medico di Francesco I, Guido Guidi pubblic\u00c3\u00b2 a Parigi uno dei libri di pi\u00c3\u00b9 alta levatura artistica del periodo: la<em> Chirurgia<\/em><em> e graeco in latinum conversa<\/em>, in formato<em> in-folio<\/em>. Sotto questo titolo, il Guidi aveva riunito testi di Ippocrate, Galeno ed Oribase, da lui tradotti dal greco al latino, con qualche commento e stupende illustrazioni. Cos\u00c3\u00ac facendo, Guidi fece pubblicare il primo libro di chirurgia illustrato, con figure di una bellezza eccezionale. Guidi \u00c3\u00a8 anche l\u00e2\u20ac\u2122autore \u00c3\u00a8 di un\u00e2\u20ac\u2122opera anatomica, i<em> De anatome corporis humani libri VII<\/em>, la cui edizione Giunta del 1610 \u00c3\u00a8 preziosa soprattutto per il suo frontespizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il Guidi lavorava in un ambiente di corte, il giovane chirurgo Ambroise Par\u00c3\u00a9 completava la sua formazione sui campi di battaglia, diventando cos\u00c3\u00ac un esperto del trattamento delle piaghe causate dai colpi di arma da fuoco. Sempre in viaggio per seguire l&#8217;esercito francese, Par\u00c3\u00a9 fu anche un&#8217;importante trattatista, non soltanto di chirurgia, ma anche di anatomia. Inoltre, i suoi trattati erano scritti sempre in francese, dal momento che egli si rivolgeva in particolar modo agli studenti di chirurgia che, come lui, non sapevano il latino. Pratico di genio, fu forse il Leonardo della medicina del Rinascimento. Nel 1571 fu stampata a Parigi la raccolta completa delle sue opere,<em> Les Oeuvres de M. Ambroise Par\u00c3\u00a8 avec les figure set les portraits tant de l\u00e2\u20ac\u2122Anatomie que des instruments de Chirurgie et de plusieurs Monstres<\/em>, un<em> in-folio<\/em> dedicato ad Enrico III e decorato con un ritratto dell&#8217;autore e da 295 xilografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le xilografie, quelle riguardanti i trattati di anatomia sono state prese da Vesalio; invece, quelle che illustrano le opere di chirurgia raffigurano strumenti e figure di gambe e braccia artificiali. Le figure dedicate alle riduzioni delle fratture sono soprattutto ispirate al trattato di Guidi. Xilografie pittoresche si trovano tra le pagine del<em> Libro dei mostri e dei prodigi<\/em>, in cui animali fantastici sono rappresentati all&#8217;interno di una decorazione che deve di sicuro pi\u00c3\u00b9 all&#8217;invenzione del disegnatore che alla verosimiglianza. Il successo dell&#8217;opera di Par\u00c3\u00a9 fu tale che, nel 1579, fu pubblicata una nuova edizione, interessante, per lo pi\u00c3\u00b9, per la disposizione delle illustrazioni, arrivate al numero di 361.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122opera di Par\u00c3\u00a9 raggiunse la pi\u00c3\u00b9 alta celebrit\u00c3\u00a0 nel 1582, quando il suo allievo Jacques Guillemeau la tradusse in latino, dando al trattato il carattere di testo dotto ed universale:<em> Opera Ambrosii Parei [\u00e2\u20ac\u00a6] a docto viro plerisque locis recognita et latini tate donata Jacobi Guillemeau [\u00e2\u20ac\u00a6] labore et diligentia<\/em>. Anch&#8217;essa \u00c3\u00a8 ornata con il ritratto di Par\u00c3\u00a8 e da 362 xilografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fine secolo, il chirurgo veneziano Giovanni Andrea della Croce fece stampare un&#8217;opera degna di attenzione per la qualit\u00c3\u00a0 delle illustrazioni, i<em> Chirurgiae [\u00e2\u20ac\u00a6] libri septem<\/em> (1573). Vicino a figure di strumenti chirurgici, tre tavole xilografiche mostrano una scena di trapanazione all&#8217;interno di un ambiente rinascimentale: in una di queste, un chirurgo, assistito da un aiutante, trafora con il trapano la testa di un malato; accanto al letto un domestico fa scaldare delle garze davanti ad un braciere per disinfettarle, mentre due donne aspettano ansiose, parlando vicino alla porta; in primo piano un cane domestico dorme e, sullo sfondo, una donna prega dinanzi a un crocifisso. Ancora una volta medicina e religione, anatomia e fede vanno a braccetto, e non solo nella raffigurazione artistica di particolari scientifici: quel binomio fu avvertito come fortissimo, nella sensibilit\u00c3\u00a0 di Canevari e di tutta l\u00e2\u20ac\u2122epoca sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda poi la chirurgia plastica, spicca un nome tra tutti, quello del bolognese Gaspare Tagliacozzo. Allievo di Ulisse Aldrovandi e di Giulio Cesare Aranzio, stimolato dai risultati degli abili chirurghi meridionali, che gi\u00c3\u00a0 da un secolo tentavano di porre rimedio alle mutilazioni del viso attraverso l&#8217;auto-plastica (ricostruzione del naso, delle labbra o delle orecchie, attraverso brani di pelle del viso o del braccio del mutilato stesso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tagliacozzo decise di fare della rinoplastica una vera e propria scienza. All&#8217;epoca, infatti, duelli e battaglie spesso sfiguravano il volto a molti gentiluomini, che erano condannati a convivere per sempre con un&#8217;orrenda cicatrice o mutilazione. Dopo anni di studio, nel 1597, apparve, con formato<em> in-folio<\/em>, il<em> De Curtorum chirurgia per insitionem libri duo<\/em>. Le ventidue xilografie sono tutte collocate alla fine del primo volume, dove Tagliacozzo espone la teoria del suo metodo, e del secondo, dove spiega la pratica. Esse, oltre agli utensili, riproducono le varie fasi dell&#8217;operazione. Quest&#8217;opera cos\u00c3\u00ac nuova, in quanto aveva per oggetto una materia fino ad allora poco accennata, riscosse subito un grande successo e, appena fu pubblicata, fu subito copiata. Tuttavia, con la morte di Tagliacozzo, la chirurgia plastica scomparve per quasi due secoli, ravvivata solo ne secondo \u00e2\u20ac\u02dc700 lorenese dal medico e naturalista roveretano Felice Fontana, favorito a sua volta da importati contatti inglesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ultima analisi, bisogna ricordare che anche gli studi di scienze naturali ebbero, nel corso del Cinquecento, una vera e propria rinascita. Da una conoscenza botanica quasi esclusivamente rivolta ad individuare le virt\u00c3\u00b9 mediche delle piante, come quella dell&#8217;et\u00c3\u00a0 antica e medievale, si pass\u00c3\u00b2 ad una scienza interessata alla descrizione e alla catalogazione dei vegetali, favorita dai sempre pi\u00c3\u00b9 frequenti viaggi esplorativi e di scoperta. Come conseguenza di questo nuovo approccio scientifico, si ha una produzione di illustrazioni del tutto nuova. Grazie alla stampa ed alle tecniche incisorie pi\u00c3\u00b9 raffinate, il libro naturalistico diventa una nuova moda del periodo. Canevari ne possedette in biblioteca pi\u00c3\u00b9 d\u00e2\u20ac\u2122uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erbari e trattati zoologici vengono arricchiti da un&#8217;importante apparato iconografico, che integra cos\u00c3\u00ac il testo scritto. Questa rinascita si deve in particolar modo alla riscoperta della<em> Materia medica<\/em> di Dioscoride che, nel corso del secolo, fu oggetto di innumerevoli ristampe. Inoltre Dioscoride, come del resto Teofrasto e Plinio, ispir\u00c3\u00b2 molti commentatori, tra cui il pi\u00c3\u00b9 famoso \u00c3\u00a8 il medico senese Pietro Andrea Mattioli, i cui<em> Commentarii<\/em> erano ornati da moltissime tavole xilografie, rappresentanti piante ed animali, realizzati con estrema precisione e finezza dall&#8217;incisore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1530 ed il 1536, il botanico tedesco Otto Brunfels diede alle stampe i tre tomi delle sue<em> Herbarum vivae eicones<\/em>, che si pu\u00c3\u00b2 considerare la pi\u00c3\u00b9 antica opera botanica di impianto scientifico: un cospicuo numero di vegetali caratteristici del centro Europa \u00c3\u00a8 descritto in maniera dettagliata; inoltre, l&#8217;iconografia offre al lettore l&#8217;immagine delle piante ritratte rigorosamente dal vivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro valido botanico fu Leonhart Fuchs, che pubblic\u00c3\u00b2 nel 1542 a Basilea il<em> De historia stirpium<\/em>, una delle opere illustrate pi\u00c3\u00b9 belle del secolo. Inaugura il Seicento l\u00e2\u20ac\u2122<em>Herbario nuovo<\/em> di Castore Durante, stampato nel 1602 a Venezia: ogni pianta, di cui viene annotato il nome, la forma, il luogo, le qualit\u00c3\u00a0 e le virt\u00c3\u00b9, \u00c3\u00a8 riprodotta in xilografie integrate nel testo. A met\u00c3\u00a0 del XVI secolo vengono pubblicate, inoltre, imponenti enciclopedie zoologiche e mineralogiche, che hanno come obiettivo quello di riassumere tutte le conoscenze dai tempi antichi fino all&#8217;era moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122<em>Aquatilium animalium historiae<\/em> di Ippolito Salviani, pubblicato a Roma nel 1554, \u00c3\u00a8 il primo trattato di soggetto naturalistico in cui \u00c3\u00a8 usata l&#8217;illustrazione calcografica su matrici di rame, che, rispetto alle xilografie, consentiva una maggiore esattezza. Le ottantaquattro tavole ittiologiche, quasi irrealistiche, riproducono novantanove tra pesci ed esseri mostruosi, che Salviani si faceva inviare da tutta Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, l\u00e2\u20ac\u2122opera pi\u00c3\u00b9 importante dell\u00e2\u20ac\u2122enciclopedismo naturalistico del Cinquecento rimane l\u00e2\u20ac\u2122<em>Historia Naturalis<\/em> del bolognese Ulisse Aldrovandi. I tomi dedicati ad insetti e uccelli sono introdotti da splendidi frontespizi calcografici. L\u00e2\u20ac\u2122autore stesso era convinto che l\u00e2\u20ac\u2122immagine avesse una funzione fondamentale per la comprensione della natura. Aldrovandi, come si \u00c3\u00a8 gi\u00c3\u00a0 visto, fu una delle letture di Canevari a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, si pu\u00c3\u00b2 affermare \u00e2\u20ac\u201c e la <em>libraria<\/em> del medico genovese lo dimostra ancora una volta \u00e2\u20ac\u201c che durante il XVI secolo il libro di medicina ebbe una grande diffusione e commercializzazione, conservando forme che univano, nelle illustrazioni, precisione scientifica e fantasia d\u00e2\u20ac\u2122ispirazione artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Seicento, invece, con l\u00e2\u20ac\u2122affermarsi della tecnica calcografica, il libro di medicina assume contorni, sia nel testo, sia nelle illustrazioni, sempre pi\u00c3\u00b9 accademici. Si tratta di un grado di sviluppo che si pu\u00c3\u00b2 cogliere appieno nella raccolta di Canevari. L\u00e2\u20ac\u2122anatomista ligure e i colleghi della sua generazione amarono l\u00e2\u20ac\u2122oggetto-libro e per il suo valore tipografico e per i contenuti medico-scientifici in esso racchiusi. Sovente, in loro affiora lo sguardo affascinato verso rarit\u00c3\u00a0 zoologiche, mostri e <em>mirabilia<\/em>. Un segno dei tempi, che non vedono pertanto coltivata solo la scienza cos\u00c3\u00ac detta \u00e2\u20ac\u02dcnormale\u00e2\u20ac\u2122.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della biblioteca di Canevari, l\u00e2\u20ac\u2122analisi dell\u00e2\u20ac\u2122inventario dell\u00e2\u20ac\u2122imponente raccolta di libri da lui messa insieme nella Roma del papa re ci dicono pertanto non poco circa le modalit\u00c3\u00a0 di costruzione non solo della <em>libraria<\/em> in s\u00c3\u00a9, ma altres\u00c3\u00ac del nuovo sapere allora in fase di crescita e di affermazione (anche istituzionale). Tra Cinque e Seicento, la stampa contribu\u00c3\u00ac cos\u00c3\u00ac ad innescare i meccanismi di una \u00e2\u20ac\u02dcrivoluzione\u00e2\u20ac\u2122 scientifico-tipografica che ebbe in Canevari non solo un semplice spettatore. Tramite lui e i suoi libri si pu\u00c3\u00b2 gettare uno sguardo su tutta o quasi la medicina di epoca rinascimentale, la sua evoluzione e le sue contraddizioni. Queste \u00e2\u20ac\u201c lo si \u00c3\u00a8 gi\u00c3\u00a0 richiamato in precedenza \u00e2\u20ac\u201c si manifestano nella personalit\u00c3\u00a0 stessa dell\u00e2\u20ac\u2122anatomista di origine genovese, galenista in pubblico, ma anche attento alle pi\u00c3\u00b9 recenti e innovative acquisizioni della scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare evidente, a questo punto, che la dicotomia antico-moderno \u00e2\u20ac\u201c o, se si preferisce, continuit\u00c3\u00a0-frattura \u00e2\u20ac\u201c non pu\u00c3\u00b2 funzionare in termini troppo rigidi in sede storiografica: Canevari (come molti dei suoi contemporanei) fu <em>insieme<\/em> antico e moderno; nei suoi libri convivono continuit\u00c3\u00a0 e frattura rispetto al passato, amore per la tradizione ed esigenza di rinnovamento (in lui espressa tramite il <em>medium<\/em> del collezionismo librario). Un dato che \u00e2\u20ac\u201c troppo spesso \u00e2\u20ac\u201c non viene tenuto nell\u00e2\u20ac\u2122adeguata considerazione. Canevari fu una figura fluttuante ed in apparenza controversa (se vista con gli occhi di oggi), un uomo della sua epoca (in tutto e per tutto) se collocato \u00e2\u20ac\u201c come sempre si dovrebbe fare \u00e2\u20ac\u201c nel suo reale contesto di appartenenza. Tramite lui e i suoi libri, il Rinascimento scientifico parla ancora a lettori e studiosi desiderosi di staccarsi da sterili schematismi e facili contrapposizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Stefania Iarlori<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> <\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il XVI secolo, il libro moderno fu perfezionato e, per quanto concerne il libro di medicina, grazie al progresso di questa disciplina, fu un momento di grandissima importanza. In questo periodo, il libro stampato, presentato in una nuova veste tipografica, tipica del Rinascimento, diventa il principale mezzo di trasmissione dell&#8217;informazione ed \u00c3\u00a8 alla base di quella che \u00c3\u00a8 definita \u00e2\u20ac\u0153 rivoluzione scientifica\u00e2\u20ac\u009d. A tutto ci\u00c3\u00b2\u00c2\u00a0 si aggiunse un fattore nuovo: le nuove tecniche di naturalismo sistematico nelle arti visive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogna per\u00c3\u00b2 tenere in conto che, comunque, il Cinquecento non\u00c2\u00a0 segn\u00c3\u00b2 un cambiamento totale nell&#8217;arte del libro. La maggior parte degli incunaboli era stata stampata in caratteri gotici, senza frontespizio e con iniziali rubricate in rosso e in blu. I libri dei primi anni del Cinquecento non erano poi cos\u00c3\u00ac diversi da quelli stampati nel secolo precedente e, per parecchio tempo, anche gli editori pi\u00c3\u00b9 importanti avrebbero continuato a usare i caratteri gotici e a restare fedeli alle iniziali ornate ed a tutto quel materiale che costituiva il tipico corredo tipografico. I libri pi\u00c3\u00b9 diffusi, come quelli delle ore e di piet\u00c3\u00a0, avrebbero conservato ancora per molti anni l&#8217;aspetto del manoscritto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sotto l&#8217;impulso dei nuovi stampatori, impregnati dello spirito rinascimentale, il libro inizia a trasformarsi. Aldo Manuzio (1449-1515) fond\u00c3\u00b2 a Venezia una sua tipografia, dove utilizz\u00c3\u00b2, per le sue edizioni degli autori classici, un carattere romano e, nel 1501, invent\u00c3\u00b2 il corsivo. Dal 1535 il carattere romano era utilizzato ovunque, a parte in Germania, e il gotico divent\u00c3\u00b2 un&#8217;eccezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli stampatori si stavano accorgendo che i caratteri pi\u00c3\u00b9 arrotondati si accordavano male con la rigidit\u00c3\u00a0 dell&#8217;illustrazione di tipo gotico e quindi era opportuno un rinnovamento in questo ambito. A questo punto, la xilografia declin\u00c3\u00b2 e, sotto l&#8217;influenza delle innovazioni introdotte da Aldo Manuzio, si ridussero i formati: l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-ottavo<\/em>, pi\u00c3\u00b9 maneggevole e meno costoso, aveva sostituito gli abituali<em> in-folio<\/em> e<em> in-quarto<\/em>. Se ne ritrova un riflesso anche nella biblioteca di Canevari. I capisaldi dell&#8217;edizione medica dell&#8217;epoca erano ovviamente le opere di Galeno e di Ippocrate, come il caso del medico genovese illustra da vicino, in particolar modo da quando si potevano leggere le versioni originali e complete in greco o in latino, curate da famosi medici e studiosi contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Subito dopo questi padri della medicina venivano altri autori, in particolare Oribase, Dioscoride, Paolo Eginete e gli arabi, anch&#8217;essi nelle nuove edizioni riviste e corrette. Vicino ai grandi maestri dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0, avevano sempre maggiore successo i contemporanei: Berengario da Carpi, Estienne, Dubois, Vesalio, Eustachi, Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente, Falloppia, Colombo e Serveto per quanto riguarda l\u00e2\u20ac\u2122anatomia; Fernel, Baillou e Joubert per la patologia; nuovamente Berengario da Carpi e Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente, Par\u00c3\u00a9, Falloppia e in particolar modo Tagliacozzo per la chirurgia; Rousset e ancora Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente per l\u00e2\u20ac\u2122ostetricia; Mattioli, Aldrovandi, Ruel per la farmacopea basata su una conoscenza pi\u00c3\u00b9 accurata di botanica e di zoologia. Canevari lesse gran parte dei loro libri, come ci dice la sua <em>libraria<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tittavia, oltre gli studiosi, l&#8217;interesse per la cura del corpo umano coinvolgeva parti sempre pi\u00c3\u00b9 ampie di popolazione, per cui l&#8217;editoria, in continua espansione, forn\u00c3\u00ac a questo tipo di lettori non specialisti una vasta gamma di libri: le raccolte di<em> recepte<\/em> e <em>secreti naturali<\/em> erano il genere pi\u00c3\u00b9 appetibile per gli editori e pi\u00c3\u00b9 apprezzato dal pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei ricettari, in cui erano contenuti vari segreti medicinali utili per risanare il corpo umano, \u00c3\u00a8 dedicato un ampio spazio a quella che si pu\u00c3\u00b2 definire<em> ars vivendi<\/em>: la scienza del vivere bene. Quest&#8217;arte si basava sulle attivit\u00c3\u00a0 quotidiane che\u00c2\u00a0 possono essere regolate dalla volont\u00c3\u00a0 umana: aria e ambiente, sonno e veglia, movimento e riposo, cibo e bevande, nutrimento e deiezione, moti dell&#8217;animo ed emozioni. Uno dei compiti pi\u00c3\u00b9 importanti del medico era quello di stabilire un regime di salute adatto ad ogni individuo, che tenesse conto delle attivit\u00c3\u00a0 quotidiane e dei rapporti tra le caratteristiche ambientali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non esistevano ancora stampatori specializzati nelle edizioni di medicina, tuttavia alcuni editori mostrarono un particolare interesse per la produzione di questo tipo di testi. A partire dalla seconda met\u00c3\u00a0 del Cinquecento, mentre le scoperte mediche si intensificavano, le edizioni di medicina uscivano dalle case tipografiche pi\u00c3\u00b9 diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fin dal XV secolo, la patria delle edizioni mediche era Venezia, a cui faceva concorrenza Basilea. Venezia, capitale della tipografia gi\u00c3\u00a0 da un secolo e principale produttrice di libri per tutto il Cinquecento ed oltre, divent\u00c3\u00b2, dopo la caduta dell&#8217;impero Romano d&#8217;Oriente e l&#8217;arrivo di molti eruditi rifugiati, una vera e propria citt\u00c3\u00a0 ellenistica. Anche se non era sede di un&#8217;universit\u00c3\u00a0, vendeva con successo la sua produzione di libri di medicina, sia grazie agli studenti e ai professori della vicina Padova, sia per l&#8217;immensa rete commerciale che la rendeva presente su tutti i mercati d&#8217;Europa. Aldo Manuzio aveva pubblicato proprio a Venezia, nel 1525, la prima edizione completa dell\u00e2\u20ac\u2122opera di Galeno in greco, che precedeva di un anno la prima edizione greca di Ippocrate. Dal 1540, il ramo veneziano dei Giunta, famiglia di tipografi e librai di Firenze, fece stampare eccellenti edizioni latine di Galeno; inoltre, sempre a Venezia, vennero editi i trattati di Berengario da Carpi, Falloppia e Andrea della Croce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche a Basilea stampatori molto famosi produssero alcune tra le pi\u00c3\u00b9 belle edizioni dei medici dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0 oltre alla maggior parte di quelle del tanto discusso Paracelso. La fama di Basilea come citt\u00c3\u00a0 editoriale era tale che Vesalio affid\u00c3\u00b2 allo stampatore Oporinus la sua <em>Fabrica<\/em>, mentre il botanico tedesco Leonhart Fuchs (1501-1566) confid\u00c3\u00b2 nella professionalit\u00c3\u00a0 dell&#8217;editore Isengrin per la stampa del suo erbario, l\u00e2\u20ac\u2122<em>Historia stirpium<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In Francia, i due grandi centri di produzione del libro, di quello di medicina in particolar modo, erano Parigi e Lione, anche se erano lontane da una possibile competizione con Venezia o Basilea. Ma, tra le due citt\u00c3\u00a0 francesi, fu Lione la pi\u00c3\u00b9 importante per quanto riguarda la stampa di libri di medicina e in breve tempo riusc\u00c3\u00ac a competere con Venezia sul piano della produzione e della capacit\u00c3\u00a0 di creare una solida rete di diffusione. La florida attivit\u00c3\u00a0 editoriale di Lione richiamava i pi\u00c3\u00b9 famosi studiosi del periodo, facendo della citt\u00c3\u00a0 una vera e propria sede culturale. Della stessa famiglia fiorentina d&#8217;origine della branca veneziana, Jacques Giunta ed i suoi discendenti pubblicarono trentacinque titoli di argomento medico, mentre altri editori francesi stamparono importanti testi di autori classici e contemporanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri centri italiani di produzione del libro di medicina furono Bologna, Padova e Roma, dove risiedeva Canevari. Bologna \u00c3\u00a8 importante per una produzione editoriale dotta, destinata soprattutto ai frequentatori dello Studio, come Padova, nonostante la vicinanza di Venezia. Roma, dopo Venezia, \u00c3\u00a8 la citt\u00c3\u00a0 in cui vengono stampati pi\u00c3\u00b9 libri, soprattutto edizioni mediche, a causa degli studi dei medici e degli archiatri presenti alla corte del papa, tra i quali Canevari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fino al 1525 circa, il libro di medicina utilizzava come formato l\u00e2\u20ac\u2122<em> in-folio<\/em> e l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-quarto<\/em>, come durante il Quattrocento, anche se l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-ottavo<\/em> era gi\u00c3\u00a0 molto usato. Dopo il 1525, l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-ottavo<\/em> si afferm\u00c3\u00b2 sempre pi\u00c3\u00b9 e si diffusero parecchio anche l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-dodicesimo<\/em> e l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-sedicesimo<\/em>, formati molto apprezzati dagli studenti per la loro maggiore praticit\u00c3\u00a0. Canevari ebbe in biblioteca libri rispondenti a tutti questi formati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per le edizioni dei grandi classici greci, in particolar modo Galeno e Ippocrate, l\u00e2\u20ac\u2122<em>in-folio<\/em> rest\u00c3\u00b2 il formato per eccellenza e presto anche gli anatomisti, come Vesalio, si resero conto che l&#8217;illustrazione, cos\u00c3\u00ac importante per la loro disciplina, aveva un aspetto migliore su tavole di grande formato: per queste opere, quindi, alla fine del Cinquecento, si ritorna all\u00e2\u20ac\u2122<em>in-folio<\/em> o, al massimo, all\u00e2\u20ac\u2122<em>in-quarto<\/em>. Inoltre, per quanto riguarda i caratteri, a parte qualche raro caso di uso del gotico, il romano \u00c3\u00a8 l&#8217;unico utilizzato. Le edizioni rinascimentali, per via di frontespizi sontuosi e di abbondanza di incisioni di grande pregio artistico, si possono considerare fra i libri pi\u00c3\u00b9 belli del secolo. Le illustrazioni non erano soltanto piacevoli a vedersi, ma avevano anche precisione documentaria ed erano ricercate da una clientela sempre pi\u00c3\u00b9 ampia: non si trattava pi\u00c3\u00b9 solo di medici, ma anche di liberi professionisti, prelati e ricchi borghesi che, per ampliare la propria cultura, oltre alle tradizionali basi dei grandi dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0, iniziavano ad interessarsi ai primi risultati del metodo sperimentale, basato sull&#8217;osservazione diretta. A questo proposito, la biblioteca di Canevari costituisce un felice esempio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122edizione pi\u00c3\u00b9 antica delle opere complete di Ippocrate \u00c3\u00a8 dovuta a Marco Fabio Calvo, un medico italiano che fece parte, insieme a Raffaello, della Commissione per le Antichit\u00c3\u00a0 di Roma. In questa edizione del 1525, il titolo,<em> Hippocratis [\u00e2\u20ac\u00a6] octoginta volumina<\/em>, \u00c3\u00a8 inserito all&#8217;interno di una cornice formata da due colonne corinzie su cui si intrecciano ghirlande di vite, mentre nella parte inferiore alcuni putti giocano tra di loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1588, Mercuriale, professore a Bologna, pubblic\u00c3\u00b2 presso la casa editrice Giunta di Venezia, un&#8217;edizione bilingue greco-latina, corredata di commenti ed annotazioni che aprirono una nuova fase per la critica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;edizione era decorata con uno splendido frontespizio calcografico, formato da dodici riquadri rettangolari nella cornice e uno centrale, sotto al titolo, tutti riguardanti la vita di Ippocrate e di altri insigni medici dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0 e della civilt\u00c3\u00a0 araba e bizantina. In basso, Galeno, Ippocrate, Avicenna ed Ezio sostengono la marca con il fiore di giglio dell&#8217;editore Luca Antonio Giunta; al centro Ippocrate allontana la peste dalla sua isola natale Cos, facendo accendere fuochi; nella parte superiore, Ippocrate consegna all&#8217;uomo la sua dottrina, la <em>Dietetica<\/em>, che insegna a vivere armonicamente con la natura; in secondo piano, abbiamo una scena di caccia e alcune donne che ne cucinano i prodotti; a destra, alcuni atleti si esercitano nella lotta e con la palla; a sinistra, un personaggio importante \u00c3\u00a8 circondato da tre medici, che sembrano consigliarlo sulla dieta. Quando, sebbene le precauzioni prese per vivere in modo sano, si manifesta la malattia, bisogna ricorrere alla medicina: questo insegnamento \u00c3\u00a8 ripreso in una serie di vignette su entrambi i lati, che evocano, pi\u00c3\u00b9 a sinistra, la terapeutica diretta (la chirurgia), a destra quella indiretta (la farmacia); dal lato della prima vignetta in alto, Podalirio, figlio di Esculapio, procede ad una trapanazione; al centro, in presenza di un collega e di un amico, Galeno opera il ginocchio di un ragazzo addormentato a causa di un velo imbevuto di narcotico e messo sul suo viso; nel riquadro sottostante, un personaggio non identificato procede alla riduzione di una frattura; in basso, vengono applicate delle sanguisughe per un salasso a un malato; pi\u00c3\u00b9 sotto, Erofilo d\u00e2\u20ac\u2122Alessandria \u00c3\u00a8 seduto di fronte ad una tavola piena di strumenti chirurgici; in basso il motto d\u00e2\u20ac\u2122Asclepiade:<em> Tuto, cito, iucunde<\/em> (\u00e2\u20ac\u0153Agire presto, vigorosamente, serenamente\u00e2\u20ac\u009d). A destra, la rappresentazione allegorica della farmacia, con Avicenna, Mesue ed Ezio, che, riuniti attorno ad un tavolo, pesano varie sostanze; Ippocrate e Galeno sono al capezzale di una malata, mentre Rhazes mostra la formula di una medicina; Teofrasto e Dioscoride passeggiano in un giardino di piante officinali; pi\u00c3\u00b9 sotto ancora, davanti al banco di uno speziale, vi sono il re del Ponto, Mitridate VI, che ha dato suo nome al procedimento di assuefazione progressiva alle sostanze tossiche, ed il medico Andromaco, che mise a punto la famosa <em>teriaca<\/em>, una pozione composta da circa sessanta ingredienti, tra cui carne di vipera, sangue di anatra, ma soprattutto oppio, considerata per secoli un vero e proprio <em>elisir<\/em> di lunga vita.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la raccolta di scritti che forma il cosiddetto<em> Corpus Hippocraticum<\/em>, l&#8217;altra collezione di testi che stanno alla base della letteratura medica antica \u00c3\u00a8, si sa, quella di Galeno. Le opere di Galeno erano state pubblicate a Venezia, in latino, fin dal 1490 e gli eredi di Aldo Manuzio curarono la prima edizione greca del 1525. A partire dal 1540, sempre a Venezia, i Giunta iniziarono a pubblicare la serie delle loro dieci importanti edizioni latine di Galeno, tutte decorate con un bel frontespizio raffigurante episodi della vita del medico greco. Nelle vignette, Galeno porta, anacronisticamente, abiti rinascimentali, mentre gli altri personaggi sono vestiti all&#8217;antica. Il fregio situato nella parte superiore \u00c3\u00a8 un inno alla bravura di Galeno, per quanto riguarda almeno la diagnosi della malattia epatica: l&#8217;imperatore Marco Aurelio, sdraiato in un letto, \u00c3\u00a8 affetto da una malattia senza febbre, che gli altri medici non sono stati in grado di diagnosticare. Sulla sinistra, in maniera reverenziale, Galeno si presenta al capezzale dell&#8217;imperatore, per dargli soccorso con la sua arte. Dopo che il dolore \u00c3\u00a8 stato calmato con una preparazione a base di vino pepato, Marco Aurelio dir\u00c3\u00a0 al precettore di suo figlio che Galeno \u00c3\u00a8 l&#8217;unico uomo onesto della corte. Con tutta probabilit\u00c3\u00a0, Canevari volle essere per il suo papa quel che Galeno fu per l\u00e2\u20ac\u2122imperatore romano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella vignetta in basso viene effettuata la vivisezione di una scrofa: sulla destra, una persona porta l&#8217;animale legato; nel centro, la scrofa \u00c3\u00a8 sezionata su un cavalletto di legno, alla presenza di quattro medici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assieme ad Ippocrate e a Galeno, Paolo Eginete, di cui alcuni manoscritti erano arrivati in Italia, Germania e Francia dopo la caduta di Costantinopoli, fu tra i primi autori ad essere commentato e pubblicato. Bench\u00c3\u00a9 sconosciuti durante tutto il XV secolo, i sedici libri del medico greco Ezio (V-VI secolo), furono riscoperti durante il Cinquecento grazie all\u00e2\u20ac\u2122attivit\u00c3\u00a0 tipografica e filologica degli umanisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutto il XVI secolo, continuarono ad essere pubblicate le edizioni dei grandi medici arabi, che, con Ippocrate, Galeno, Platone, Aristotele, Diogene e Teofrasto, stavano ancora alla base della formazione del medico dell&#8217;et\u00c3\u00a0 moderna. Mesue, Avicenna, Averro\u00c3\u00a9 e Rhazes, assieme ai classici greci, sono riuniti nei piccoli riquadri dei due lati verticali della cornice di un frontespizio figurato utilizzato dalla casa editrice Giunta di Venezia per varie edizioni di carattere medico della prima met\u00c3\u00a0 del Cinquecento. Nella parte in basso, tra due cerchi che raffigurano la raccolta delle piante utili per la farmacopea, \u00c3\u00a8 rappresentata una lezione di anatomia, in cui il professore \u00c3\u00a8 seduto in cattedra, mentre un chirurgo eseguiva la dissezione, come avveniva prima della rivoluzione vesaliana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro frontespizio usato dai Giunta in diverse edizioni, \u00c3\u00a8 quello delle opere del medico dell&#8217;Ateneo di Padova, Alessandro Benedetti, autore di un trattato di anatomia, l\u00e2\u20ac\u2122<em>Anatomiae sive Historiae corporis humani libri quinque<\/em>. Questo frontespizio \u00c3\u00a8 adornato con scene della vita leggendaria di Esculapio: dalla nascita sino alla morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sia i testi degli antichi greci, sia quelli dei medici arabi, erano sottoposti ad una particolareggiata revisione filologica. Quest&#8217;impegno da parte della comunit\u00c3\u00a0 degli studiosi umanisti nella ricostruzione delle versioni originali delle opere del passato \u00c3\u00a8 raffigurato sul frontespizio dell&#8217;edizione latina dell&#8217;opera di Abulcasis: sei dotti, riuniti attorno ad un codice, sono impegnati nella lettura e nel commento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre si stavano riscoprendo le lettere antiche, l&#8217;anatomia si andava precisando e la chirurgia si perfezionava, grazie agli artisti che riproducevano il meraviglioso meccanismo del corpo umano e grazie ai medici, che cercavano di dimostrare con quale arte si potesse apportare rimedio e sollievo. Nel corso del Cinquecento, le rappresentazioni dell&#8217;uomo statiche e rigide, caratteristiche del Quattrocento, iniziavano ad animarsi, le illustrazioni povere degli incunaboli erano sostituite da altre pi\u00c3\u00b9 ricche, in cui i passi in avanti compiuti dalla scienza anatomica e dalla chirurgia mostravano sempre pi\u00c3\u00b9 la loro utilit\u00c3\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trattati di anatomia iniziavano ad essere completati da varie tavole che, oltre ad offrire un&#8217;importante utilit\u00c3\u00a0 didattica, erano, senza dubbio, documenti dal grande valore artistico. Il XVI secolo, oltre ad essere stato un periodo importante per la crescita dell&#8217;anatomia, fu anche il secolo dell&#8217;illustrazione anatomica. Fino ad allora le rare illustrazioni erano state semplici raffigurazioni schematiche, eseguite sulla base di descrizioni e non di osservazioni dirette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella prima met\u00c3\u00a0 del Cinquecento, l&#8217;anatomia, ancora ai primi passi, cercava faticosamente di esprimersi. Ancora troppo attaccata alle concezioni tradizionali, refrattaria a servirsi abbondantemente della pratica della dissezione, si accontentava spesso di disegni anatomici mediocri. Ma, con il passare degli anni e l&#8217;affermarsi dell&#8217;osservazione diretta, la anatomia inizi\u00c3\u00b2 ad esplicare i propri risultati in disegni che, sebbene ancora elementari, mostravano dei progressi. Canevari visse sulla sua pelle questa fase cruciale di passaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La<em> Fabrica<\/em> (1543) di Andrea Vesalio inaugur\u00c3\u00b2 un nuovo metodo di studio del corpo umano, oltre ad un nuovo modo di rappresentare graficamente i risultati ottenuti: per la prima volta gli organi, i muscoli e le ossa venivano riprodotti con la loro vera forma. L&#8217;evoluzione dell&#8217;illustrazione risulta impressionante se si confrontano le schematiche rappresentazioni dei primi anni del secolo con la maestria delle tavole realizzate da Jan van Calcar per la <em>Fabrica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo libro in cui si nota l&#8217;elevata qualit\u00c3\u00a0 artistica \u00c3\u00a8 la prima edizione italiana del<em> Fasciculus de Medicina<\/em>, una raccolta di testi del tardo medioevo di carattere medico-chirurgico, attribuita a Johannes de Ketham ed edita a Venezia nel 1493-1494 per Giovanni e Antonio de\u00e2\u20ac\u2122 Gregori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<em> Fasciculus de Medicina<\/em> riassumeva in otto trattati tutte le informazioni che un medico non poteva ignorare ed era una sintesi dell&#8217;insegnamento e della pratica medica all&#8217;inizio dell&#8217;era moderna. I trattati riguardano l\u00e2\u20ac\u2122uroscopia, le pi\u00c3\u00b9 importanti patologie di interesse medico-chirurgico, l&#8217;astrologia medica, la flebotomia, nozioni di ostetricia e ginecologia, il<em> Consiglio sulla peste<\/em> di Pietro da Tossignano, le propriet\u00c3\u00a0 dei farmaci di origine vegetale\u00c2\u00a0 e l\u00e2\u20ac\u2122<em>Anathomia<\/em> di Mondino de\u00e2\u20ac\u2122 Liuzzi. Le dieci xilografie si possono dividere in due gruppi: il primo \u00c3\u00a8 composto da tavole descrittive, che servivano per l&#8217;apprendimento e per la memorizzazione delle nozioni fondamentali. Tra queste, \u00c3\u00a8 presente l&#8217;uomo dello Zodiaco, con i dodici segni preposti alle diverse parti del corpo. Il secondo gruppo \u00c3\u00a8 formato da quattro immagini molto diverse dalle altre. Tali immagini, prive di testo, forniscono un resoconto di quattro momenti della vita di tutti i giorni di medici e pazienti. Nella prima di queste, un medico \u00c3\u00a8 intento a trascrivere da un libro aperto sopra un leggio. Nella parte sottostante dell&#8217;immagine, un bambino, un uomo e una donna anziana (rappresentanti le tre fasi dell&#8217;itinerario umano), aspettano di essere visitati dal medico e hanno tutti un cestello di vimini, che serviva per il trasporto della<em> matula<\/em>, il contenitore vitreo che serviva per l&#8217;esame delle urine. La<em> matula<\/em> \u00c3\u00a8 raffigurata anche nella seconda immagine. In questa, un medico accompagnato \u00c3\u00a8 da quattro studenti e sta facendo la sua diagnosi dopo aver analizzato le urine che gli sono state portate da due pazienti. La terza immagine \u00c3\u00a8 dedicata alla visita al malato: si tratta di un appestato. Davanti a tre donne al capezzale della persona malata, il medico tasta il polso del paziente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, il<em> Fasciculus de Medicina<\/em> si sofferma sulla dissezione anatomica, fornendo, nella quarta ed ultima illustrazione un&#8217;autopsia pre-vesaliana: di fronte ad una piccola cerchia di colleghi e di studenti, il medico, dall&#8217;alto della sua cattedra, spiega la lezione, mentre l&#8217;incisore tiene un coltello in mano e agisce in conformit\u00c3\u00a0 con quanto dice il professore. Un momento che Canevari dovette aver vissuto al tempo in cui era studente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo volume anatomico illustrato modernamente \u00c3\u00a8 l&#8217;opera di Jacopo Berengario da Carpi, uno dei primi e pi\u00c3\u00b9 coraggiosi innovatori, considerato il pi\u00c3\u00b9 grande anatomista tra il suo maestro, dopo Mondino de\u00e2\u20ac\u2122 Liuzzi, e prima di Andrea Vesalio. Egli, figlio di un chirurgo, apprese l&#8217;arte del padre ancora prima di diventare medico, acquisendo la capacit\u00c3\u00a0 di apprezzare l&#8217;importanza di una diretta conoscenza del corpo umano, assieme all&#8217;attitudine per l&#8217;osservazione, pi\u00c3\u00b9 incline ad accettare i risultati ottenuti tramite l&#8217;esperienza personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Berengario praticava la chirurgia a Bologna, dove si dedicava allo studio dell&#8217;anatomia dissezionando cadaveri. Approfond\u00c3\u00ac l&#8217;opera di Mondino nei <em>Commentaria cum amplissimis additionibus super Anatomia Mundini una cum textu eiusdem in pristinum et verum nitorem redacto <\/em>(Bologna, 1521), in cui il testo del maestro, stampato in caratteri larghi, con i commenti di Berengario in caratteri pi\u00c3\u00b9 piccoli, \u00c3\u00a8 adornato da ventuno illustrazioni dallo stile piuttosto rozzo, ma che si avvicinano alle tavole di Vesalio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l&#8217;orafo e scultore Benvenuto Cellini, che fu suo paziente, Berengario era un eccellente conoscitore del disegno e dotato di una discreta capacit\u00c3\u00a0. Gli piaceva ambientare le sue anatomie sullo sfondo di un paesaggio, impegnandosi soprattutto nella rappresentazione delle ossa e dei muscoli piuttosto che in quella delle viscere. Sebbene la rappresentazione avvenisse per osservazione diretta, alcuni disegni sono ancora piuttosto schematici e improntati alle immagini tradizionali, anche se nessuno, prima di lui, aveva dato tanta importanza all&#8217;immagine. Sul frontespizio, con il titolo in rosso, racchiuso in una cornice sormontata dallo stemma di Papa Leone X, \u00c3\u00a8 rappresentata in basso una scena con la dissezione di un cadavere durante una lezione di anatomia. Aprono il libro sei uomini scorticati in pose patetiche. Berengario fu il primo ad usare per la rappresentazione del corpo umano pose assai drammatiche e patetiche. Seguono tre donne, che mostrano i loro organi genitali interni, gli unici ad essere raffigurati all&#8217;interno di quest&#8217;opera. Le tavole XIV-XVIII collocate dopo il testo, mostrano cinque rappresentazioni dei muscoli superficiali del corpo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da abile chirurgo quale era, Berengario mostra, attraverso le sue raffigurazioni, come incidere per riuscire a togliere un tumore senza danneggiare i muscoli; inoltre, alcune didascalie descrivono che cosa bisogna guardare, dando cos\u00c3\u00ac alle immagini una certa autonomia di lettura. Davanti ad uno sfondo paesaggistico, un uomo \u00c3\u00a8 seduto con il braccio sinistro piegato e il destro disteso; un altro, con una corda in mano, sembra essere sceso dal patibolo per consegnarsi all&#8217;anatomista; un altro ancora \u00c3\u00a8 crocifisso; un quarto, di profilo, tiene una tavoletta appoggiata sul ginocchio, mentre l&#8217;ultimo, di spalle, ha un&#8217;ascia nella mano sinistra. Dopo i muscoli, Berengario si era interessato alle ossa: all&#8217;interno di un paesaggio sono rappresentati due scheletri; il primo, di fronte, ha tredici costole ed una falsa fessura nell&#8217;osso frontale; il secondo, di schiena, \u00c3\u00a8 vicino alla sua tomba aperta, con un cranio in entrambe le mani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c3\u02c6 importante tenere conto del fatto che, nonostante la novit\u00c3\u00a0, queste illustrazioni svolgevano una funzione limitata e solo integrativa in rapporto al testo: l&#8217;immagine non si deve considerare come una vera e propria dimostrazione. Berengario non si accontent\u00c3\u00b2 di commentare Mondino e, nel 1522, pubblic\u00c3\u00b2 sempre a Bologna un compendio di anatomia: le<em> Isagogae breves perlucidae ac uberrimae in Anatomiam humani corporis<\/em>, dove \u00c3\u00a8 ripresa pi\u00c3\u00b9 della met\u00c3\u00a0 delle illustrazioni dei<em> Commentaria<\/em> e a cui sono aggiunte nuove xilografie, contornate da una cornice ornamentale, ma piuttosto schematiche, in cui l&#8217;autore ha cercato di raffigurare gli organi interni, che mancavano nell&#8217;edizione di Mondino: cinque disegni mostrano il cuore, due il cervello e una tavola aggiuntiva \u00c3\u00a8 dedicata alla colonna vertebrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compendio di Berengario ebbe un grande successo, dal momento che ne vennero pubblicate varie ristampe, tutte con le stesse illustrazioni. Nel 1535 egli fece stampare a Venezia il<em> Tractatus perutilis et completus de fractura cranei<\/em>: un testo importantissimo per quanto riguarda l&#8217;anatomia e la chirurgia del cranio. Sul frontespizio, un uomo mostra il cranio trafitto da oggetti diversi, mentre all&#8217;interno sono rappresentati vari strumenti chirurgici, soprattutto quelli che Berengario invent\u00c3\u00b2 per la trapanazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo Berengario, Jean Eichmann, detto Dryander, fu uno dei primi anatomisti ad illustrare i suoi libri sulla base delle dissezioni effettuate da lui personalmente. Egli pubblic\u00c3\u00b2 per la prima volta i disegni dell&#8217;anatomia cranica, in un volume dal titolo <em>Anatomia capitis humani<\/em>, con formato<em> in-quarto<\/em>, stampato nel 1536 a Marburgo. Le undici tavole furono pubblicate di nuovo nel 1537 nell\u00e2\u20ac\u2122<em>Anatomiae corporis humani dissectionis pars prior<\/em>, insieme a nuove illustrazioni. Si pu\u00c3\u00b2 cos\u00c3\u00ac definire il Cinquecento come il secolo dei grandi trattati e delle stupende tavole illustrate: splendidi frontespizi, sontuose xilografie superbi ritratti degli autori. I libri posseduti da Canevari non fanno altro che confermarcelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il<em> De dissectione partium corporis humani libri tres<\/em> di Charles Estienne, pubblicato a Parigi due anni dopo la<em> Fabrica<\/em>, appartiene ancora all&#8217;epoca pre-vesaliana: le tavole sono poco scientifiche, se paragonate a quelle di Vesalio. Estienne, appartenente ad una famiglia di tipografi e di librai, esplic\u00c3\u00b2 un\u00e2\u20ac\u2122attivit\u00c3\u00a0 multiforme: infatti egli studi\u00c3\u00b2 lettere, medicina e scienze, pur non trascurando la familiare arte tipografica. Le sessantadue xilografie del suo trattato sono originali e rappresentano un aspetto nuovo nell&#8217;illustrazione anatomica. La maggior parte di queste rester\u00c3\u00a0 una serie unica, in quanto gli anatomisti successivi preferiranno, per le loro opere, le tavole della<em> Fabrica<\/em>. Le tavole dell&#8217;opera di Estienne si possono dividere in tre gruppi, grosso modo corrispondenti ai tre libri che la compongono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le tavole del primo libro raffigurano quattro scheletri. Tutti i disegni presentano un complicato sistema di <em>legendae<\/em>. Il secondo ed il terzo libro offrono un gruppo di incisioni totalmente differenti: la serie di corpi umani \u00c3\u00a8 caratterizzata da un&#8217;eleganza tutta particolare. Comunque, l&#8217;opera di Estienne, a causa della scarsa importanza rivestita dalle parti anatomiche, non pu\u00c3\u00b2 essere considerata un vero e proprio manuale di dissezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1543, a Basilea, fu pubblicato dall&#8217;editore Johannes Oporinus per la prima volta il trattato di Andrea Vesalio, il<em> De humani corporis fabrica<\/em>. Vesalio si era gi\u00c3\u00a0 segnalato nel 1538 per la pubblicazione delle<em> Tabulae anatomicae sex<\/em>: sei tavole anatomiche su fogli sciolti, stampate a Venezia. Le prime tre tavole, raffiguranti il sistema venoso ed arterioso, erano state effettuate dallo stesso Vesalio, mentre le altre tre, rappresentanti scheletri, provenivano dalla mano di un allievo di Tiziano: Jan Steven Van Calcar.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, il capolavoro di Vesalio rest\u00c3\u00b2 il<em> De humani corporis fabrica<\/em>, pubblicato nello stesso anno della sua epitome,<em> <\/em>la <em>Suorum<\/em><em> librorum de corporis humani fabrica epitome<\/em>, anch&#8217;essa stampata dall&#8217;editore Johannes Oporinus. Amico di Vesalio, tipografo e professore di greco, Johannes Oporinus aveva anche qualche conoscenza di medicina che, molto probabilmente, per l&#8217;autore era una garanzia di qualit\u00c3\u00a0. Johannes Oporinus infatti cur\u00c3\u00b2 ogni dettaglio della <em>Fabrica<\/em>: stampata in formato<em> in-folio<\/em> ed ornata di xilografie in cui scheletri e scorticati erano rappresentati per la prima volta con una straordinaria precisione anatomica; la posa armoniosa e lo sfondo paesaggistico fecero di queste illustrazioni un armonioso accordo tra qualit\u00c3\u00a0 artistica e rigore scientifico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il frontespizio, oltre ad essere un capolavoro della xilografia rinascimentale, era anche una rappresentazione molto complessa e articolata, a cui Vesalio ha dato diversi significati e di cui ha controllato di persona l&#8217;esecuzione. A sormontare il complesso della composizione, un cartiglio enfatizza il nome dell&#8217;autore; sopra di questo, lo stemma della famiglia: tre donnole. Un secondo cartiglio, situato nella parte inferiore del disegno, informa che l&#8217;opera ha ottenuto il privilegio imperiale e quello del Senato veneziano contro le contraffazioni. La particolare importanza data al nome dell&#8217;autore ed allo stemma di famiglia da una parte e alla dignit\u00c3\u00a0 imperiale dall&#8217;altra ha un suo significato: la<em> Fabrica<\/em> era, sia sotto l&#8217;aspetto intellettuale, sia sotto quello economico, un&#8217;edizione di raro prestigio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vesalio, mettendo in discussione la tradizione galenica, era consapevole che il suo trattato non avrebbe potuto avere una diffusione universitaria classica. Inoltre, uno degli obiettivi di Vesalio era quello di ottenere il sostegno dell&#8217;imperatore Carlo V, a cui aveva dedicato la prima edizione della<em> Fabrica<\/em>. Lo scopo fu raggiunto nel 1555, dopo la seconda edizione, ragione per cui abbandon\u00c3\u00b2 la ricerca per una professione molto pi\u00c3\u00b9 remunerativa: quella di medico imperiale. Un bisogno di mecenatismo, peraltro, in linea con i tempi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frontespizio, gli spettatori della lezione di anatomia sono in piedi; al centro \u00c3\u00a8 collocata una pedana, su cui \u00c3\u00a8 posizionato il tavolo anatomico, con sopra il cadavere. La scena si svolge durante l&#8217;inverno, la stagione riservata alle dissezioni, perch\u00c3\u00a9 garantiva una migliore conservazione dei corpi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si \u00c3\u00a8 detto a lungo che la<em> Fabrica<\/em> fosse un vero e proprio manifesto contro l&#8217;anatomia di Galeno; in realt\u00c3\u00a0, quest&#8217;opera, la prima a correggere e a superare nettamente uno dei maestri dell&#8217;antichit\u00c3\u00a0, anche se sta alla base dell&#8217;anatomia moderna, non rifiuta del tutto la tradizione antica. Anche per questa ragione Canevari l\u00e2\u20ac\u2122apprezz\u00c3\u00b2.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Vesalio, al contrario di Galeno, che si era limitato agli animali, sezionava, quasi esclusivamente, corpi umani. Ai lati del frontespizio in primo piano, infatti, una scimmia e un cane sono respinti da due spettatori: la scena sottolinea questo fondamentale progresso. Inoltre, Vesalio abbandona il cerimoniale della tradizionale lezione anatomica, in cui il professore dall&#8217;alto della sua cattedra comandava al sezionatore di incidere la parte che il dimostratore avrebbe indicato con la bacchetta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Diversamente dai suoi predecessori, Vesalio si fa raffigurare mentre, aiutato solo da due assistenti, che gli affilano gli strumenti, seziona il cadavere. Sopra il tavolo, vicino a lui, oltre ai tradizionali oggetti utili per questa pratica (scalpello, rasoio, spugna\u00e2\u20ac\u00a6), sono presenti un foglio di carta ed un calamaio, utili per annotare le osservazioni durante il corso dell&#8217;operazione: la conoscenza deriva dall&#8217;esperienza diretta. All&#8217;estremo lato destro, un uomo chiude il libro e indica la dissezione, unica fonte del sapere anatomico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista tecnico, Vesalio ha cominciato a dissezionare il cadavere partendo dal basso ventre, dove sono collocati gli organi che si conservano con pi\u00c3\u00b9 difficolt\u00c3\u00a0: con ci\u00c3\u00b2 non fa niente di diverso dai suoi predecessori; tuttavia questi, invece, relazionavano la velocit\u00c3\u00a0 di corruzione delle parti interne con la loro supposta nobilt\u00c3\u00a0. Inoltre si interessavano poco alle membra e allo scheletro. Con Vesalio questa gerarchia scomparve totalmente: egli sezionava il corpo nella sua totalit\u00c3\u00a0, come fosse un cantiere, privilegiando lo studio di ossa, muscoli e nervi. Il cadavere, vero e proprio protagonista del frontespizio, \u00c3\u00a8 quello di una donna, di cui Vesalio narra la storia nel sesto libro: si trattava di una prostituta di Padova che, assieme ad altre due donne, si era macchiata di un orrendo delitto ai danni di un bambino, a cui aveva sottratto il cuore e l&#8217;osso del pollice, al fine di ricavarne rimedi magici. Questa donna era stata giudicata colpevole dalla corte criminale di Padova che aveva emesso la sentenza di morte e decretato che poi potesse essere sezionata durante una lezione universitaria di anatomia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pubblico \u00c3\u00a8 numeroso e interessato e, nonostante l&#8217;identificazione dei personaggi rappresentati sul frontespizio sia piuttosto difficile, molto probabilmente si tratta di alcuni contemporanei e amici dell&#8217;autore. Infine, sono presenti alla lezione di anatomia due ecclesiastici, rappresentanti di una Chiesa molto interessata a seguire gli sviluppi dell&#8217;indagine sull&#8217;uomo, creatura di Dio (una situazione che troviamo poi riprodotta nella Roma di Canevari). Significativa \u00c3\u00a8 la posizione di Vesalio che punta un dito verso il cadavere e l&#8217;altro verso il cielo: probabilmente questa posizione sta a significare che la conoscenza dell&#8217;anatomia permetteva di ammirare l&#8217;operato di Dio. Vesalio incoraggiava gli studenti a guardare ed a toccare direttamente, facendo affidamento sulle proprie percezioni; questa rivendicazione di una pratica personale dell&#8217;anatomia, libera dai dogmi imposti dall&#8217;universit\u00c3\u00a0, \u00c3\u00a8 stata messa a confronto con le parole di Lutero, che invitavano a leggere la Bibbia in maniera individuale, senza che la  Chiesa cattolica facesse da intermediaria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo la dedica a Carlo V e la lettera all&#8217;editore Oporinus, si trova un ritratto di Vesalio, rappresentato in piedi, con la mano sinistra che regge l&#8217;avambraccio appena sezionato di un cadavere. Sopra al tavolo, come nel frontespizio, si trovano il calamaio ed un foglio di carta: l&#8217;intenzione \u00c3\u00a8 sempre quella di ribadire che il sapere anatomico deriva dall&#8217;osservazione diretta, le parole derivano dall&#8217;atto. Una pura ed esemplare attestazione di metodo empirico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le seguenti illustrazioni constano di venticinque tavole fuori testo e di una grande quantit\u00c3\u00a0 di xilografie, dalle pi\u00c3\u00b9 varie dimensioni. Le prime tre illustrazioni rappresentano altrettanti scheletri; successivamente, arrivano gli scorticati, che mostrano la muscolatura in pose tragiche e drammatiche. Subito dopo vi sono fantasmi fatti di vene e capillari; queste insolite figure sono all&#8217;interno di paesaggi ricchi di architetture. Con queste strane immagini, si nota quanto l&#8217;uomo sia partecipe del paesaggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come tutti i bei libri cinquecenteschi, anche la\u00c2\u00a0 <em>Fabrica<\/em> \u00c3\u00a8 impreziosita da iniziali figurate: esse si presentano al lettore come scorci in miniatura delle pratiche anatomiche. Nelle quattro grandi lettere maiuscole all&#8217;inizio dei diversi libri e nelle diciotto pi\u00c3\u00b9 piccole ad inizio di ogni capitolo, putti, anatomisti e chirurghi sono intenti a salassare, ad esaminare scheletri, sezionare, trapanare, sondare e ridurre fratture.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;illustrazione anatomica presenta l&#8217;esperienza di un diretto testimone oculare: l&#8217;artista fornisce immagini precise, rendendo la dissezione maggiormente comprensibile. Questi disegni sono spesso accompagnati da testi scritti che evidenziano i procedimenti. Nella<em> Fabrica<\/em>, Vesalio ha provato tutti tipi di illustrazione a disposizione degli anatomisti del Cinquecento: le diverse tecniche sono appropriate al testo, le annotazioni, invece, creano un particolare dialogo diretto con il lettore. Un elemento basilare della cosiddetta \u00e2\u20ac\u0153rivoluzione vesaliana\u00e2\u20ac\u009d \u00c3\u00a8 anche l&#8217;ottima qualit\u00c3\u00a0 tipografica delle settecento pagine di cui si compone<em> Fabrica<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00c3\u00b9 celebre imitatore di Vesalio fu l&#8217;anatomista spagnolo Juan Valverde, che diffuse in Spagna l&#8217;opera del maestro fiammingo, di cui tradusse il testo. L&#8217;opera di Valverde fu pubblicata nel 1556  a Roma, con il titolo di\u00c2\u00a0 <em>Historia de la composici\u00c3\u00b2n del cuerpo humano<\/em>. Le quarantadue tavole disegnate dall&#8217;artista Gaspard Becerra, molto probabilmente, furono incise su rame. Alcune tavole sono per\u00c3\u00b2 invertite, altre modificate e due, addirittura, inedite. Una di queste rappresenta uno scorticato, che sembra essersi ridotto in tale maniera da solo con il coltello, che regge in una mano, mentre con l&#8217;altra tiene la sua pelle. Altre interessanti tavole raffigurano tronchi umani ancora provvisti degli organi interni, a cui sono state aggiunte teste, braccia o accessori, che li fanno assomigliare ad antichi romani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante avesse riutilizzato le immagini della<em> Fabrica<\/em>, Valverde, nel rielaborarle, mostra una grande originalit\u00c3\u00a0 e inventiva: la realizzazione, tramite incisioni calcografiche, gli permise di sfruttare una maggiore finezza di dettagli, consentita dalla lastra di metallo. L&#8217;uso del rame caus\u00c3\u00b2, per\u00c3\u00b2, certe difficolt\u00c3\u00a0 nell&#8217;organizzazione e nella stampa, dal momento che le figure non potevano essere stampate insieme al testo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122influenza della rivoluzione vesaliana non si limit\u00c3\u00b2 solo ai grandi trattati che avevano riprodotto fedelmente le tavole della<em> Fabrica<\/em>: l\u00e2\u20ac\u2122ammirazione per la qualit\u00c3\u00a0 artistica delle sue illustrazioni era stata a tal punto apprezzata che ogni autore si serviva, almeno in parte, di alcune delle sue tavole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo fra tutti fu il chirurgo militare Ambroise Par\u00c3\u00a9, che, quasi dopo vent&#8217;anni dalla pubblicazione della<em> Fabrica<\/em>, illustr\u00c3\u00b2 la sua<em> Anatomie universelle du corps humain<\/em> con le figure vesaliane. Se fosse stata pubblicata prima che l&#8217;autore morisse, l&#8217;opera dell\u00e2\u20ac\u2122anatomista romano Bartolomeo Eustachio sarebbe stata in grado di rivaleggiare con la<em> Fabrica<\/em>. Volendo creare un trattato analogo a quello dell&#8217;anatomista fiammingo, Eustachio aveva realizzato quarantasei tavole anatomiche, che si sarebbero dovute inserire all&#8217;interno della sua opera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incise su rame nel 1552 a Roma, le si devono considerare tra i primi esempi di calcografia nella storia dell\u00e2\u20ac\u2122illustrazione medica. Purtroppo, nei suoi<em> Opuscola anatomica<\/em> del 1564, erano presenti soltanto otto delle quarantasei tavole previste. Le rimanenti rimasero inedite per 162 anni, sebbene alcune raffigurassero con maggior dettaglio certe parti anatomiche che Vesalio aveva trattato con un po&#8217; di superficialit\u00c3\u00a0. Lo stile delle illustrazioni \u00c3\u00a8 schematico, ossia esse presentano le forme in una maniera chiara e semplice. In una di queste, una figura a met\u00c3\u00a0 tra uno scorticato e un\u00e2\u20ac\u2122erma, mette in luce i dettagli della sua muscolatura dorsale. Eustachio, inoltre, diversamente da Vesalio, lasci\u00c3\u00b2 le sue figure prive di contrassegni, facendo riferimento alle specifiche parti del corpo umano tramite un sistema di coordinate. Questo sistema, per\u00c3\u00b2, un po\u00e2\u20ac\u2122 artificioso e macchinoso, non divenne popolare e molti lettori hanno aggiunto da s\u00c3\u00a9 le tradizionali didascalie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partito nel 1543 per la Spagna, Vesalio nomin\u00c3\u00b2 come suo successore sulla cattedra di Padova Realdo Colombo, uno dei pi\u00c3\u00b9 celebri anatomisti dell&#8217;epoca. Il suo<em> De re anatomica libri XV<\/em>, pubblicato a Venezia nel 1559, presenta uno splendido frontespizio, il cui disegno \u00c3\u00a8 stato attribuito a Tiziano in persona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Meritano di essere ricordati anche i trattati anatomici di Giulio Casserio e di Girolamo Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente, pubblicati tra Cinque e Seicento. Casserio si occup\u00c3\u00b2 in particolar modo dello studio delle parti anatomiche preposte ai cinque sensi, in una continua comparazione tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale. La anatomia comparata fu adottata anche da Fabrizi d\u00e2\u20ac\u2122Acquapendente nel suo <em>De formato foetu<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I trattati di chirurgia cinquecenteschi non ebbero, tranne alcuni casi, la sontuosit\u00c3\u00a0 di quelli di anatomia. I chirurghi, di formazione pi\u00c3\u00b9 pratica che intellettuale, si accontentavano molto spesso di modeste edizioni. \u00c2\u00a0Solitamente si tratta di volumi<em> in-ottavo<\/em>, poco costosi e pratici da maneggiare. Le illustrazioni, semplici e schematiche, raffiguravano strumenti e tecniche d&#8217;operazione. Cos\u00c3\u00ac, si pu\u00c3\u00b2 dire che la chirurgia non ebbe la sua<em> Fabrica<\/em>. Una conferma viene anche dal riesame dei testi presenti nella <em>libraria<\/em> canevariana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il nome pi\u00c3\u00b9 noto ad inizio secolo \u00c3\u00a8 quello del chirurgo di papa Giulio II, Jean de Vigo, il cui trattato,<em> Practica in arte chirurgica<\/em>, ebbe fama anche grazie al fatto che affrontava due argomenti molto ricorrenti: il vaiolo e le ferite d&#8217;arma da fuoco. Come Vesalio, anche de Vigo fu assai legato alla corte del pontefice.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli anni in cui Jean de Vigo pubblicava la sua<em> Practica in arte chirurgica<\/em>, usciva a Venezia il<em> Tractatus perutilis et completus de fractura cranei<\/em> di Jacopo Berengario da Carpi, il pi\u00c3\u00b9 importante contributo del secolo dal punto di vista dell&#8217;anatomia e della chirurgia cranica. Bisogner\u00c3\u00a0 aspettare per\u00c3\u00b2 la met\u00c3\u00a0 del Cinquecento per vedere pubblicate, in Francia, due opere importanti che testimoniano la rinascita degli studi di chirurgia e hanno come autori Jean Tagault e Guido Guidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;opera del primo, <em>De chirurgia institutione libri quinque<\/em>, pubblicata a Parigi nel 1543, \u00c3\u00a8 un piccolo<em> in-folio<\/em>, ornato solo da cinque xilografie e da qualche rappresentazione di strumento chirurgico. Le illustrazioni non erano neanche tutte inedite: la rappresentazione di un uomo colpito da proiettili e la scena di estrazione di una freccia ambientata in un campo di battaglia sono tratte dal libro del chirurgo Hieronymus Brunschwig, il<em> Feldtbuch des Wundartzney<\/em>, uno dei primi testi validi di chirurgia scritti in volgare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1544, il medico di Francesco I, Guido Guidi pubblic\u00c3\u00b2 a Parigi uno dei libri di pi\u00c3\u00b9 alta levatura artistica del periodo: la<em> Chirurgia<\/em><em> e graeco in latinum conversa<\/em>, in formato<em> in-folio<\/em>. Sotto questo titolo, il Guidi aveva riunito testi di Ippocrate, Galeno ed Oribase, da lui tradotti dal greco al latino, con qualche commento e stupende illustrazioni. Cos\u00c3\u00ac facendo, Guidi fece pubblicare il primo libro di chirurgia illustrato, con figure di una bellezza eccezionale. Guidi \u00c3\u00a8 anche l\u00e2\u20ac\u2122autore \u00c3\u00a8 di un\u00e2\u20ac\u2122opera anatomica, i<em> De anatome corporis humani libri VII<\/em>, la cui edizione Giunta del 1610 \u00c3\u00a8 preziosa soprattutto per il suo frontespizio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre il Guidi lavorava in un ambiente di corte, il giovane chirurgo Ambroise Par\u00c3\u00a9 completava la sua formazione sui campi di battaglia, diventando cos\u00c3\u00ac un esperto del trattamento delle piaghe causate dai colpi di arma da fuoco. Sempre in viaggio per seguire l&#8217;esercito francese, Par\u00c3\u00a9 fu anche un&#8217;importante trattatista, non soltanto di chirurgia, ma anche di anatomia. Inoltre, i suoi trattati erano scritti sempre in francese, dal momento che egli si rivolgeva in particolar modo agli studenti di chirurgia che, come lui, non sapevano il latino. Pratico di genio, fu forse il Leonardo della medicina del Rinascimento. Nel 1571 fu stampata a Parigi la raccolta completa delle sue opere,<em> Les Oeuvres de M. Ambroise Par\u00c3\u00a8 avec les figure set les portraits tant de l\u00e2\u20ac\u2122Anatomie que des instruments de Chirurgie et de plusieurs Monstres<\/em>, un<em> in-folio<\/em> dedicato ad Enrico III e decorato con un ritratto dell&#8217;autore e da 295 xilografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le xilografie, quelle riguardanti i trattati di anatomia sono state prese da Vesalio; invece, quelle che illustrano le opere di chirurgia raffigurano strumenti e figure di gambe e braccia artificiali. Le figure dedicate alle riduzioni delle fratture sono soprattutto ispirate al trattato di Guidi. Xilografie pittoresche si trovano tra le pagine del<em> Libro dei mostri e dei prodigi<\/em>, in cui animali fantastici sono rappresentati all&#8217;interno di una decorazione che deve di sicuro pi\u00c3\u00b9 all&#8217;invenzione del disegnatore che alla verosimiglianza. Il successo dell&#8217;opera di Par\u00c3\u00a9 fu tale che, nel 1579, fu pubblicata una nuova edizione, interessante, per lo pi\u00c3\u00b9, per la disposizione delle illustrazioni, arrivate al numero di 361.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122opera di Par\u00c3\u00a9 raggiunse la pi\u00c3\u00b9 alta celebrit\u00c3\u00a0 nel 1582, quando il suo allievo Jacques Guillemeau la tradusse in latino, dando al trattato il carattere di testo dotto ed universale:<em> Opera Ambrosii Parei [\u00e2\u20ac\u00a6] a docto viro plerisque locis recognita et latini tate donata Jacobi Guillemeau [\u00e2\u20ac\u00a6] labore et diligentia<\/em>. Anch&#8217;essa \u00c3\u00a8 ornata con il ritratto di Par\u00c3\u00a8 e da 362 xilografie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A fine secolo, il chirurgo veneziano Giovanni Andrea della Croce fece stampare un&#8217;opera degna di attenzione per la qualit\u00c3\u00a0 delle illustrazioni, i<em> Chirurgiae [\u00e2\u20ac\u00a6] libri septem<\/em> (1573). Vicino a figure di strumenti chirurgici, tre tavole xilografiche mostrano una scena di trapanazione all&#8217;interno di un ambiente rinascimentale: in una di queste, un chirurgo, assistito da un aiutante, trafora con il trapano la testa di un malato; accanto al letto un domestico fa scaldare delle garze davanti ad un braciere per disinfettarle, mentre due donne aspettano ansiose, parlando vicino alla porta; in primo piano un cane domestico dorme e, sullo sfondo, una donna prega dinanzi a un crocifisso. Ancora una volta medicina e religione, anatomia e fede vanno a braccetto, e non solo nella raffigurazione artistica di particolari scientifici: quel binomio fu avvertito come fortissimo, nella sensibilit\u00c3\u00a0 di Canevari e di tutta l\u00e2\u20ac\u2122epoca sua.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto riguarda poi la chirurgia plastica, spicca un nome tra tutti, quello del bolognese Gaspare Tagliacozzo. Allievo di Ulisse Aldrovandi e di Giulio Cesare Aranzio, stimolato dai risultati degli abili chirurghi meridionali, che gi\u00c3\u00a0 da un secolo tentavano di porre rimedio alle mutilazioni del viso attraverso l&#8217;auto-plastica (ricostruzione del naso, delle labbra o delle orecchie, attraverso brani di pelle del viso o del braccio del mutilato stesso).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tagliacozzo decise di fare della rinoplastica una vera e propria scienza. All&#8217;epoca, infatti, duelli e battaglie spesso sfiguravano il volto a molti gentiluomini, che erano condannati a convivere per sempre con un&#8217;orrenda cicatrice o mutilazione. Dopo anni di studio, nel 1597, apparve, con formato<em> in-folio<\/em>, il<em> De Curtorum chirurgia per insitionem libri duo<\/em>. Le ventidue xilografie sono tutte collocate alla fine del primo volume, dove Tagliacozzo espone la teoria del suo metodo, e del secondo, dove spiega la pratica. Esse, oltre agli utensili, riproducono le varie fasi dell&#8217;operazione. Quest&#8217;opera cos\u00c3\u00ac nuova, in quanto aveva per oggetto una materia fino ad allora poco accennata, riscosse subito un grande successo e, appena fu pubblicata, fu subito copiata. Tuttavia, con la morte di Tagliacozzo, la chirurgia plastica scomparve per quasi due secoli, ravvivata solo ne secondo \u00e2\u20ac\u02dc700 lorenese dal medico e naturalista roveretano Felice Fontana, favorito a sua volta da importati contatti inglesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In ultima analisi, bisogna ricordare che anche gli studi di scienze naturali ebbero, nel corso del Cinquecento, una vera e propria rinascita. Da una conoscenza botanica quasi esclusivamente rivolta ad individuare le virt\u00c3\u00b9 mediche delle piante, come quella dell&#8217;et\u00c3\u00a0 antica e medievale, si pass\u00c3\u00b2 ad una scienza interessata alla descrizione e alla catalogazione dei vegetali, favorita dai sempre pi\u00c3\u00b9 frequenti viaggi esplorativi e di scoperta. Come conseguenza di questo nuovo approccio scientifico, si ha una produzione di illustrazioni del tutto nuova. Grazie alla stampa ed alle tecniche incisorie pi\u00c3\u00b9 raffinate, il libro naturalistico diventa una nuova moda del periodo. Canevari ne possedette in biblioteca pi\u00c3\u00b9 d\u00e2\u20ac\u2122uno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Erbari e trattati zoologici vengono arricchiti da un&#8217;importante apparato iconografico, che integra cos\u00c3\u00ac il testo scritto. Questa rinascita si deve in particolar modo alla riscoperta della<em> Materia medica<\/em> di Dioscoride che, nel corso del secolo, fu oggetto di innumerevoli ristampe. Inoltre Dioscoride, come del resto Teofrasto e Plinio, ispir\u00c3\u00b2 molti commentatori, tra cui il pi\u00c3\u00b9 famoso \u00c3\u00a8 il medico senese Pietro Andrea Mattioli, i cui<em> Commentarii<\/em> erano ornati da moltissime tavole xilografie, rappresentanti piante ed animali, realizzati con estrema precisione e finezza dall&#8217;incisore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra il 1530 ed il 1536, il botanico tedesco Otto Brunfels diede alle stampe i tre tomi delle sue<em> Herbarum vivae eicones<\/em>, che si pu\u00c3\u00b2 considerare la pi\u00c3\u00b9 antica opera botanica di impianto scientifico: un cospicuo numero di vegetali caratteristici del centro Europa \u00c3\u00a8 descritto in maniera dettagliata; inoltre, l&#8217;iconografia offre al lettore l&#8217;immagine delle piante ritratte rigorosamente dal vivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro valido botanico fu Leonhart Fuchs, che pubblic\u00c3\u00b2 nel 1542 a Basilea il<em> De historia stirpium<\/em>, una delle opere illustrate pi\u00c3\u00b9 belle del secolo. Inaugura il Seicento l\u00e2\u20ac\u2122<em>Herbario nuovo<\/em> di Castore Durante, stampato nel 1602 a Venezia: ogni pianta, di cui viene annotato il nome, la forma, il luogo, le qualit\u00c3\u00a0 e le virt\u00c3\u00b9, \u00c3\u00a8 riprodotta in xilografie integrate nel testo. A met\u00c3\u00a0 del XVI secolo vengono pubblicate, inoltre, imponenti enciclopedie zoologiche e mineralogiche, che hanno come obiettivo quello di riassumere tutte le conoscenze dai tempi antichi fino all&#8217;era moderna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u00e2\u20ac\u2122<em>Aquatilium animalium historiae<\/em> di Ippolito Salviani, pubblicato a Roma nel 1554, \u00c3\u00a8 il primo trattato di soggetto naturalistico in cui \u00c3\u00a8 usata l&#8217;illustrazione calcografica su matrici di rame, che, rispetto alle xilografie, consentiva una maggiore esattezza. Le ottantaquattro tavole ittiologiche, quasi irrealistiche, riproducono novantanove tra pesci ed esseri mostruosi, che Salviani si faceva inviare da tutta Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ad ogni modo, l\u00e2\u20ac\u2122opera pi\u00c3\u00b9 importante dell\u00e2\u20ac\u2122enciclopedismo naturalistico del Cinquecento rimane l\u00e2\u20ac\u2122<em>Historia Naturalis<\/em> del bolognese Ulisse Aldrovandi. I tomi dedicati ad insetti e uccelli sono introdotti da splendidi frontespizi calcografici. L\u00e2\u20ac\u2122autore stesso era convinto che l\u00e2\u20ac\u2122immagine avesse una funzione fondamentale per la comprensione della natura. Aldrovandi, come si \u00c3\u00a8 gi\u00c3\u00a0 visto, fu una delle letture di Canevari a Roma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In conclusione, si pu\u00c3\u00b2 affermare \u00e2\u20ac\u201c e la <em>libraria<\/em> del medico genovese lo dimostra ancora una volta \u00e2\u20ac\u201c che durante il XVI secolo il libro di medicina ebbe una grande diffusione e commercializzazione, conservando forme che univano, nelle illustrazioni, precisione scientifica e fantasia d\u00e2\u20ac\u2122ispirazione artistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel Seicento, invece, con l\u00e2\u20ac\u2122affermarsi della tecnica calcografica, il libro di medicina assume contorni, sia nel testo, sia nelle illustrazioni, sempre pi\u00c3\u00b9 accademici. Si tratta di un grado di sviluppo che si pu\u00c3\u00b2 cogliere appieno nella raccolta di Canevari. L\u00e2\u20ac\u2122anatomista ligure e i colleghi della sua generazione amarono l\u00e2\u20ac\u2122oggetto-libro e per il suo valore tipografico e per i contenuti medico-scientifici in esso racchiusi. Sovente, in loro affiora lo sguardo affascinato verso rarit\u00c3\u00a0 zoologiche, mostri e <em>mirabilia<\/em>. Un segno dei tempi, che non vedono pertanto coltivata solo la scienza cos\u00c3\u00ac detta \u00e2\u20ac\u02dcnormale\u00e2\u20ac\u2122.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo studio della biblioteca di Canevari, l\u00e2\u20ac\u2122analisi dell\u00e2\u20ac\u2122inventario dell\u00e2\u20ac\u2122imponente raccolta di libri da lui messa insieme nella Roma del papa re ci dicono pertanto non poco circa le modalit\u00c3\u00a0 di costruzione non solo della <em>libraria<\/em> in s\u00c3\u00a9, ma altres\u00c3\u00ac del nuovo sapere allora in fase di crescita e di affermazione (anche istituzionale). Tra Cinque e Seicento, la stampa contribu\u00c3\u00ac cos\u00c3\u00ac ad innescare i meccanismi di una \u00e2\u20ac\u02dcrivoluzione\u00e2\u20ac\u2122 scientifico-tipografica che ebbe in Canevari non solo un semplice spettatore. Tramite lui e i suoi libri si pu\u00c3\u00b2 gettare uno sguardo su tutta o quasi la medicina di epoca rinascimentale, la sua evoluzione e le sue contraddizioni. Queste \u00e2\u20ac\u201c lo si \u00c3\u00a8 gi\u00c3\u00a0 richiamato in precedenza \u00e2\u20ac\u201c si manifestano nella personalit\u00c3\u00a0 stessa dell\u00e2\u20ac\u2122anatomista di origine genovese, galenista in pubblico, ma anche attento alle pi\u00c3\u00b9 recenti e innovative acquisizioni della scienza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appare evidente, a questo punto, che la dicotomia antico-moderno \u00e2\u20ac\u201c o, se si preferisce, continuit\u00c3\u00a0-frattura \u00e2\u20ac\u201c non pu\u00c3\u00b2 funzionare in termini troppo rigidi in sede storiografica: Canevari (come molti dei suoi contemporanei) fu <em>insieme<\/em> antico e moderno; nei suoi libri convivono continuit\u00c3\u00a0 e frattura rispetto al passato, amore per la tradizione ed esigenza di rinnovamento (in lui espressa tramite il <em>medium<\/em> del collezionismo librario). Un dato che \u00e2\u20ac\u201c troppo spesso \u00e2\u20ac\u201c non viene tenuto nell\u00e2\u20ac\u2122adeguata considerazione. Canevari fu una figura fluttuante ed in apparenza controversa (se vista con gli occhi di oggi), un uomo della sua epoca (in tutto e per tutto) se collocato \u00e2\u20ac\u201c come sempre si dovrebbe fare \u00e2\u20ac\u201c nel suo reale contesto di appartenenza. Tramite lui e i suoi libri, il Rinascimento scientifico parla ancora a lettori e studiosi desiderosi di staccarsi da sterili schematismi e facili contrapposizioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Stefania Iarlori<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante il XVI secolo, il libro moderno fu perfezionato e, per quanto concerne il libro di medicina, grazie al progresso di questa disciplina, fu un momento di grandissima importanza. 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