{"id":39,"date":"2010-09-05T21:22:41","date_gmt":"2010-09-05T21:22:41","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=39"},"modified":"2010-09-05T21:24:51","modified_gmt":"2010-09-05T21:24:51","slug":"bacon-e-redon","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/bacon-e-redon\/","title":{"rendered":"Bacon e Redon"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/IMMAGINE-ARTICOLO-REDON.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40\" title=\"IMMAGINE ARTICOLO REDON\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/IMMAGINE-ARTICOLO-REDON-195x300.jpg\" alt=\"\" width=\"195\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/IMMAGINE-ARTICOLO-REDON-195x300.jpg 195w, http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/09\/IMMAGINE-ARTICOLO-REDON.jpg 533w\" sizes=\"(max-width: 195px) 100vw, 195px\" \/><\/a>Scorrendo i sempre vigili aforismi di Ceronetti nel suo recente <em>Insetti senza frontiere<\/em> (Adelphi 2009), mi sono imbattuto nella sua lettura di due grandi artisti della pittura: Odilon Redon, significativa figura del Decadentismo francese, e Francis Bacon, inquietante interprete del malessere del \u00e2\u20ac\u02dcsecolo breve\u00e2\u20ac\u2122. Fedele all\u00e2\u20ac\u2122appello alla \u00c2\u00ablucidit\u00c3\u00a0\u00c2\u00bb dell\u00e2\u20ac\u2122amico Cioran, <strong>del quale ha condiviso la severa e scomoda analisi del nonsenso quotidiano<\/strong>, Ceronetti incontra due artisti che ci sembra difficile accostare, non solo per la differente collocazione cronologica, ma anche, soprattutto, per il differente giudizio di valore espresso dal Filosofo Ignoto (cos\u00c3\u00ac si definisce Ceronetti). Infatti, se a un pi\u00c3\u00b9 attento esame la distanza cronologica appare pi\u00c3\u00b9 sfumata \u00e2\u20ac\u201c Redon nasce nel 1840 e muore nel 1916, agendo al tramonto di un\u00e2\u20ac\u2122epoca \u00e2\u20ac\u02dcorganica\u00e2\u20ac\u2122 (l\u00e2\u20ac\u2122800), mentre Bacon nasce nel 1909 e muore nel 1992 \u00e2\u20ac\u201c il primo artista esce celebrato negli aforismi, il secondo no. Vediamo cosa scrive Ceronetti su Odilon Redon. La ricerca astrofisica ci presenta un orizzonte di morte dell\u00e2\u20ac\u2122universo; la capsula spaziale Huygens ha esplorato Titano, la piccola Luna di Saturno, lasciandoci una immagine infernale (\u00c2\u00ablugubri fiumi mortiferi di metano liquido in superficie, un saturnino gas di palude stigia\u00c2\u00bb, op. cit., p. 96), che conferma gli incubi della pi\u00c3\u00b9 inquietante letteratura fantascientifica. Eppure, prosegue Ceronetti, \u00c2\u00abda quella morte liquida in movimento ecco emergere in uno slancio d\u00e2\u20ac\u2122idealit\u00c3\u00a0 insopprimibile la pallida, indicibilmente dolce, infinitamente malinconica testa di clown sul suo stelo curvato, del \u00e2\u20ac\u02dcFiore di palude\u00e2\u20ac\u2122 di Redon\u00c2\u00bb (op. cit., p. 97). Redon \u00c3\u00a8 poi ulteriormente celebrato tra gli esponenti di una \u00c2\u00abpittura come pensiero che non cessa di fluire, nei limiti della fragilit\u00c3\u00a0 materiale\u00c2\u00bb, insieme a Velazquez, Giorgione, Bosch, Van Gogh, Sironi, Klee (op. cit., pp. 137-138). Diverso e senza appello il giudizio su Bacon. Pur senza citarlo, <strong>condanna in generale l\u00e2\u20ac\u2122empiet\u00c3\u00a0 nei confronti della figura umana perch\u00c3\u00a9 \u00c2\u00abpromuove, attiva, ufficializza ed estende il male<\/strong>. [&#8230;] Disintegrare una faccia sulla tela \u00c3\u00a8 sempre una piccola e simbolicamente radicale Hiroshima\u00c2\u00bb (op. cit., p. 54). Pi\u00c3\u00b9 avanti, rifacendosi alla categoria dei \u00c2\u00abdiscendenti degli Atlantidi degenerati\u00c2\u00bb, coniata dal veggente americano Edgar Cayce, Ceronetti ne offre un ampio spettro all\u00e2\u20ac\u2122interno del secolo XX, e accanto ai truci Hitler, Stalin, Pol Pot, Bin Laden, colloca a sorpresa anche Francis Bacon, \u00c2\u00abtutti impegnati a distruggere l\u00e2\u20ac\u2122Essenza umana, a sommergerla, come fu giustamente sommersa Atlantide\u00c2\u00bb (op. cit., p. 66). Quanto di pi\u00c3\u00b9 lontano, dunque, dall\u00e2\u20ac\u2122idealit\u00c3\u00a0 di Redon. C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 per\u00c3\u00b2 un punto di contatto che vorrei proporre come ipotesi di lavoro, offerto dal confronto tra \u00c2\u00abE ogni specie di bestie spaventose sorgono\u00c2\u00bb, illustrazione di Redon per la prima serie de La tentation de Saint-Antoine di Flaubert (1888) e i Tre studi per figure ai piedi di una Crocifissione di Bacon (1944). <strong>Il punto di contatto \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122orrore<\/strong>, fuori dallo spazio e dal tempo esterni alle immagini, fuori di ogni riferimento logico, fuori di ogni contestualizzazione: l\u00e2\u20ac\u2122orrore come pura sensazione che irrompe dalle regioni ctonie dell\u00e2\u20ac\u2122essere, o, come scrive Ceronetti, \u00c2\u00abgli abissi tenebrosi dell\u00e2\u20ac\u2122essere\u00c2\u00bb (Il fascino discreto dell\u00e2\u20ac\u2122orrore, 1999). Entrambi cercano di cogliere \u00c2\u00abla tendenza metamorfica del reale, il momento in cui umano, animale e vegetale sfumano tra loro\u00c2\u00bb (Ceronetti, op. cit., p. 218). L\u00e2\u20ac\u2122alieno cangiante immortalato in una storica pellicola come Predator di John McTiernan (1987) ne potrebbe costituire un superbo esempio. Diverso, certo, l\u00e2\u20ac\u2122iter esistenziale e artistico dei due pittori. Redon, dopo il decennio dei Noirs (il nero \u00c3\u00a8 il colore assoluto dei suoi carboncini che pullulano di un universo di animaluncoli, di infusori \u00e2\u20ac\u201c con terminologia probabilmente ripresa da biologi e microscopisti del \u00e2\u20ac\u2122600, quali Leuwenhoek, Hooke e Malpighi, celebrati in filosofia dal cartesiano Malebranche \u00e2\u20ac\u201c e di larve, un orrore confinato nell\u00e2\u20ac\u2122\u00c2\u00abinfinitamente piccolo\u00c2\u00bb, come scriveva l\u00e2\u20ac\u2122amico Huysmans), approda positivamente alla luce, al colore, all\u00e2\u20ac\u2122uscita dalle tenebre. Bacon, amatissimo da Gilles Deleuze, no. La luce e il colore sempre vivissimo accompagnano senza requie \u00c2\u00abl\u00e2\u20ac\u2122infinita miseria del corpo umano, la sua ingiustificabile umiliazione di ogni momento, la sua dipendenza schiacciante dalle oscillazioni delle forze della morte\u00c2\u00bb (Ceronetti, op. cit., p. 144).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Guido Galliano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Scorrendo i sempre vigili aforismi di Ceronetti nel suo recente Insetti senza frontiere (Adelphi 2009), mi sono imbattuto nella sua lettura di due grandi artisti della pittura: Odilon Redon, significativa figura del Decadentismo francese, e Francis Bacon, inquietante interprete del malessere del \u00e2\u20ac\u02dcsecolo breve\u00e2\u20ac\u2122. 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