{"id":142,"date":"2012-06-16T13:47:22","date_gmt":"2012-06-16T13:47:22","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=142"},"modified":"2012-06-16T13:59:28","modified_gmt":"2012-06-16T13:59:28","slug":"cesare-pavese-e-bianca-garufi-una-bellissima-coppia-discorde","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/cesare-pavese-e-bianca-garufi-una-bellissima-coppia-discorde\/","title":{"rendered":"Cesare Pavese e Bianca Garufi: una bellissima coppia discorde"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">Un recente, prezioso contributo agli studi pavesiani, ci viene offerto da Mariarosa Masoero, curatrice del volume\u00c2\u00a0 <em>Una bellissima coppia discorde: il carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi (1945-1950)<\/em>, Firenze, Leo S.Olschki, 2011, XVI-166 pp. con 12 tavv.f.t. La Masoero prosegue in tal modo lo studio dell\u00e2\u20ac\u2122uomo Pavese e della sua opera letteraria, studio concretato in pi\u00c3\u00b9 tappe, con la nuova edizione (estate 2003) del romanzo <em>Fuoco grande<\/em>, scritto a quattro mani con Bianca Garufi nel 1946, strutturato a capitoli alterni \u00e2\u20ac\u201c dispari quelli scritti da Cesare, pari quelli di Bianca \u00e2\u20ac\u201c rimasto incompiuto e uscito postumo nel 1959, nonch\u00c3\u00a9 con ulteriori contributi quali: <em>C.Pavese, Le poesie<\/em>, (a cura di), Torino, Einaudi, 1998; <em>C.Pavese, Il quaderno del confino<\/em>, Alessandria, Ed. dell\u00e2\u20ac\u2122Orso, 2010; <em>Pavese e l\u00e2\u20ac\u2122astronomia,<\/em> Torino, in corso di stampa; <em>C.Pavese, Il serpente e la colomba: Scritti e soggetti cinematografici<\/em>, Torino, Einaudi, 2009; Giornate pavesiane (a cura di), Firenze, Olschki, 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi ha instaurato un rapporto non superficiale con l\u00e2\u20ac\u2122opera pavesiana, non ignora il nome di Bianca Garufi, coautrice di quel singolare esperimento letterario che \u00c3\u00a8 stato\u00c2\u00a0 il romanzo <em>Fuoco grande<\/em> (ma il titolo originario doveva essere <em>Viaggio nel sangue<\/em>, \u00e2\u20ac\u0153Pi\u00c3\u00b9 consono al contenuto, ma apparentemente poco pavesiano e, nel 1959 come oggi, editorialmente meno conveniente e gradevole di quello adottato \u00e2\u20ac\u201c al contrario fin troppo pavesiano, da far subito subodorare la forzatura di un\u00e2\u20ac\u2122operazione editoriale\u00e2\u20ac\u009d\u00c2\u00a0 (<em>G.Peruzzo, La belva, la carne, l\u00e2\u20ac\u2122abbraccio,<\/em> p.16), o <em>Dialoghi di Silvia e Giovanni<\/em>), scritto, come gi\u00c3\u00a0 detto, a quattro mani, ma interrotto all\u00e2\u20ac\u2122XI capitolo e relegato in un cassetto sino alla pubblicazione nel 1959. Di fatto, il romanzo sar\u00c3\u00a0 proseguito, sempre con le due voci narranti, da Bianca Garufi e pubblicato nel 1962 col titolo <em>Il fossile<\/em>. Il nome di Bianca \u00c3\u00a8 richiamato ulteriormente nel <em>journal intime<\/em> del <em>Mestiere di vivere<\/em>, implicito nelle dolorose riflessioni del consuntivo esistenziale, lucidamente disperato, del novembre 1945, che suona eternamente \u00e2\u20ac\u201c ma non \u00c3\u00a8 per la suggestione \u00e2\u20ac\u0153del periodo tutto mitopoietico e di riflessione sul mito\u00e2\u20ac\u009d (R:Gigliucci, <em>C.Pavese<\/em>, p.122), sotto l\u00e2\u20ac\u2122influenza dell\u00e2\u20ac\u2122eterno ritorno nicciano? \u00e2\u20ac\u201c come ricaduta nella sconfitta dell\u00e2\u20ac\u2122uomo Pavese, visto il \u00e2\u20ac\u0153ripetersi costante dello stesso schema di vita nella vita di un uomo e la impossibilit\u00c3\u00a0 di comunione tra uomini e donne\u00e2\u20ac\u009d (ibid.), come scrive in data 7 dicembre 1945: \u00e2\u20ac\u0153C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 qui un riflesso del ritorno mitico. Quel che \u00c3\u00a8 stato, sar\u00c3\u00a0. Non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 pi\u00c3\u00b9 remissione [\u00e2\u20ac\u00a6.] <em>Tu cerchi<\/em> [corsivo di Pavese] la sconfitta\u00e2\u20ac\u009d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nome di Bianca \u00c3\u00a8 alluso anche in quei \u00e2\u20ac\u0153dialoghetti\u00e2\u20ac\u009d ispirati dalle sue sembianze mitiche\u00c2\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153Bianca, Circe, Leuc\u00c3\u00b2\u00e2\u20ac\u009d e raccolti sotto il \u00e2\u20ac\u0153titolo collettivo\u00e2\u20ac\u009d di <em>Dialoghi con Leuc\u00c3\u00b2<\/em>, \u00e2\u20ac\u0153un libro che nessuno legge e, naturalmente, \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122unico che valga qualcosa\u00e2\u20ac\u009d (Lettere, II, p.568). Scrive, in proposito, Pavese in una lettera a Bianca: \u00e2\u20ac\u0153il fatto che ormai si chiamano <em>Dialoghi con Leuc\u00c3\u00b2<\/em> mi schiarisce le idee; che ne diresti di dedicarli \u00e2\u20ac\u201c a Leuc\u00c3\u00b2?\u00e2\u20ac\u009d (2 aprile 1946). Bianca \u00c3\u00a8 ancora richiamata nella magnifica \u00e2\u20ac\u0153alba\u00e2\u20ac\u009d del 27 novembre 1945, come la definisce Guglielminetti; \u00e2\u20ac\u0153Bianca stessa \u00c3\u00a8 <em>l\u00e2\u20ac\u2122alba<\/em>, Leuc\u00c3\u00b2 [leuk\u00c3\u00b4s \u00c3\u00a8 bianco, in greco], la candida, colore epifanico ma anche agghiacciante\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.123).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ulteriore richiamo, che quantifica il rilievo assunto dalla donna durante la comune esperienza romana presso l\u00e2\u20ac\u2122editore Giulio Einaudi nella seconda met\u00c3\u00a0 del 1945 \u00e2\u20ac\u201c \u00e2\u20ac\u0153nella capitale Pavese aveva il compito di potenziare la sede romana dell\u00e2\u20ac\u2122Einaudi perch\u00c3\u00a9 si era diffusa la convinzione che nella capitale la casa editrice potesse sviluppare una maggiore influenza e allargare pi\u00c3\u00b9 rapidamente il suo raggio d\u00e2\u20ac\u2122azione e la conquista di nuovi lettori\u00e2\u20ac\u009d (D.Lajolo,<em> Il vizio assurdo<\/em>, p.311), Bianca svolgeva lavoro di segreteria \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 rappresentato da quelle nove poesie intitolate <em>La terra e la morte<\/em>, scritte a Roma tra il 27 ottobre e il 3 dicembre 1945 e pubblicate nella rivista <em>Le tre Venezie<\/em>, a Padova, nel 1947, poi, postume nel volume <em>Verr\u00c3\u00a0 la morte e avr\u00c3\u00a0 i tuoi occhi<\/em>, Torino, Einaudi, 1951. Scrive, in proposito, Pavese, in data 17 dicembre 1949: \u00e2\u20ac\u0153Quel poemetto fu l\u00e2\u20ac\u2122esplosione di energie creative bloccate da anni\u00e2\u20ac\u009d, punto d\u00e2\u20ac\u2122incontro di tre componenti: la persona di Bianca, la esperienza romana \u00e2\u20ac\u201c fu sempre affettuosamente legato alla citt\u00c3\u00a0: \u00e2\u20ac\u0153la Roma della seconda parte de<em> Il compagno<\/em> \u00c3\u00a8 una citt\u00c3\u00a0 limpida, calda, aperta, dolce; persino in una lettera da Regina Coeli (8 luglio 1935) si legge: &#8220;a Roma, in complesso, si sta meglio che a Torino&#8221; (Gigliucci, p.50) \u00e2\u20ac\u201c e il \u00e2\u20ac\u0153turgore Leuc\u00c3\u00b2\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi era Bianca Garufi, quale posto ha occupato nella parabola esistenziale di Cesare, parabola tendenziale, da sempre, nella direzione della discesa silenziosa nel gorgo? Non dimentichiamo il ruolo importante riconosciutole nella triade T. (Tina Pizzardo, la donna dalla voce rauca), F. (Fernanda Pivano, la studentessa di Lettere), B. (Bianca Garufi), citate insieme nel <em>Mestiere di vivere<\/em> in data 7 dicembre 1945: \u00e2\u20ac\u0153E\u00e2\u20ac\u2122 gi\u00c3\u00a0 due volte in questi giorni che metti accanto T,F,B. C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 qui un riflesso del ritorno mitico. Quel che \u00c3\u00a8 stato, sar\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d. Tre donne che hanno inciso, quasi in senso chirurgico, nella vita di Cesare, segnandogli l\u00e2\u20ac\u2122anima con tre ferite indelebili dove si riassumono tre sconfitte parallele sul piano di una impossibilit\u00c3\u00a0 di matrimonio, di creazione di una famiglia, di paternit\u00c3\u00a0, di soddisfazione sessuale del partner; tre donne che portano con s\u00c3\u00a9 tre date di fallimento: 13 agosto 1937 (pomeriggio), 25 settembre 1940 (sera), 26 novembre 1945 (notte). L\u00e2\u20ac\u2122ulteriore, significativa, sconfitta si consuma nelle gelide nevi di Cervinia con Constance Dowling (Connie), l\u00e2\u20ac\u2122attrice americana per la quale ha scritto molti soggetti cinematografici, che lo lascer\u00c3\u00a0 per un altro uomo, come gi\u00c3\u00a0 avvenuto con la donna dalla voce rauca, la prima della triade T,F,B, segnando \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122eterno ritorno del dolore, della contorsione, della delusione, della fine della speranza\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.189).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bianca Garufi (1918-2006) e Cesare Pavese si incontrano sul terreno della comune esperienza di lavoro presso la sede romana della casa editrice Einaudi. Nasce un sentimento, \u00e2\u20ac\u0153qualcosa di pi\u00c3\u00b9 che la passione\u00e2\u20ac\u009d, che induce a sperare che la loro \u00e2\u20ac\u0153storia\u00e2\u20ac\u009d non \u00e2\u20ac\u0153somigli alle altre che [Cesare] ha bruciato\u00e2\u20ac\u009d (<em>Introduzione <\/em>al carteggio, p.VI). La corrispondenza tra i due inizia nell\u00e2\u20ac\u2122agosto 1945 \u00e2\u20ac\u201c lei \u00c3\u00a8 in vacanza in Sicilia nella grande casa materna del Settecento a Latojanni, a nord di Taormina \u00e2\u20ac\u201c e prosegue nell\u00e2\u20ac\u2122autunno, anche se Cesare e Bianca lavorano fianco a fianco e si vedono tutti i giorni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il fatto, di per s\u00c3\u00a9 singolare, trova una spiegazione se approfondiamo il tema della comunicazione umana: la lettera non \u00c3\u00a8 solo un mezzo per colmare le distanze createsi tra due persone, \u00c3\u00a8 anche la via per tentare una comunicazione pi\u00c3\u00b9 profonda, pi\u00c3\u00b9 intima, che risolva i problemi \u00e2\u20ac\u0153del non detto o del difficile a dirsi\u00e2\u20ac\u009d (ibid.), realt\u00c3\u00a0 che sottintende la difficolt\u00c3\u00a0 relazionale motivata dalla chiusura di uno dei due termini o dall\u00e2\u20ac\u2122entropia semantica delle parole.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00c3\u00b9 volte e da pi\u00c3\u00b9 critici il nome di Pavese ha richiamato quello di d\u00e2\u20ac\u2122Annunzio (cfr., per es., l\u00e2\u20ac\u2122intervento di Simona Costa, <em>Pavese e d\u00e2\u20ac\u2122Annunzio<\/em>, in: <em>Cesare Pavese oggi<\/em>, Atti del convegno internazionale, San Salvatore Monferrato, 1987): ebbene, non dimentichiamo l\u00e2\u20ac\u2122abitudine senile del Vate, autoesiliato nel mausoleo del Vittoriale, di comunicare attraverso lettere, bigliettini, con l\u00e2\u20ac\u2122universo femminile che gli ruotava intorno negli anni della decadenza fisica; il Vate, padrone assoluto della \u00e2\u20ac\u0153parola\u00c2\u00a0 poetica\u00e2\u20ac\u009d (cfr. Gorgia dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Encomio di Elena<\/em>), \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122atomo aereo\u00e2\u20ac\u009d persuasivo per eccellenza, ora inaridito nel corpo e nella vena poetica, si affida alla parola scritta per attingere la comunicazione sotterranea che gli sfugge sul piano della oralit\u00c3\u00a0, che ora lo tradisce (quando i bigliettini non siano stati puramente informativi, alla stregua degli SMS intrecciati dagli adolescenti, sinonimo anch\u00e2\u20ac\u2122essi di vuoto comunicativo). Dunque, certe cose non si possono \u00e2\u20ac\u201c o meglio \u00e2\u20ac\u201c non si riescono a comunicare sul piano della oralit\u00c3\u00a0, ma solo sul piano della scrittura, dove il sintagma pu\u00c3\u00b2 scavare pi\u00c3\u00b9 in profondit\u00c3\u00a0 per portare alla luce l\u00e2\u20ac\u2122elemento di significazione; Cesare ha particolare attitudine in tale direzione, come \u00c3\u00a8 attestato quando \u00e2\u20ac\u0153ci parla dei ricordi in senso geologico, archeologico, come di stratificazioni sovrapposte, commiste di materiali di scavo, e celanti il tesoro al livello pi\u00c3\u00b9 profondo. Parla di &#8220;scavo&#8221;, di &#8220;giacimenti&#8221;, di &#8220;filoni&#8221; da ritrovare\u00e2\u20ac\u009d (M.Verdenelli, in <em>C.Pavese oggi<\/em>, cit.,p.120).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non dimentichiamo, poi, che la difficolt\u00c3\u00a0 di comunicazione tra uomo e donna \u00c3\u00a8, per usare un suo americanismo, <em>all pervading<\/em>, oscillando tra piano linguistico e piano sessuale, tra parola e coito, a proposito del quale scrive, in data 15 gennaio 1938, ricostruendo l\u00e2\u20ac\u2122aspetto grottesco dell\u00e2\u20ac\u2122atto sessuale, non diversamente da Leonardo o Lawrence, \u00e2\u20ac\u0153lui fa tutto al di fuori, alla luce del sole; ma nella donna bisogna penetrare, frugare, e tutto accade nelle viscere, nelle radici della carne\u00e2\u20ac\u009d (ritorna, nuovamente, il tema della ricerca ctonia). La conclusione, tragica e ineludibile, \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122impossibilit\u00c3\u00a0 di comunione tra uomo e donna (vedi le riflessioni conseguenti al rifiuto di G\u00c3\u00b4gnin \u00e2\u20ac\u201c termine affettuoso per Fernanda Pivano \u00e2\u20ac\u201c di sposarlo, 4 novembre 1938, ma vedi anche \u00e2\u20ac\u0153tipologia delle donne: quelle che sfruttano e quelle che si lasciano sfruttare\u00e2\u20ac\u00a6.tutti e due i tipi confermano la impossibilit\u00c3\u00a0 di comunione umana\u00e2\u20ac\u009d (15 ottobre 1940)).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il\u00c2\u00a0 rapporto tra i due \u00c3\u00a8 destinato \u00e2\u20ac\u201c Cesare insiste sempre sul fatto che\u00c2\u00a0 ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 stato, sar\u00c3\u00a0, in una eterna ripetizione dell\u00e2\u20ac\u2122uguale \u00e2\u20ac\u201c a corrompersi: troppo diversi, appunto \u00e2\u20ac\u0153una bellissima coppia discorde\u00e2\u20ac\u009d, su cui pesa il fallimento intimo, che impedisce la possibilit\u00c3\u00a0\u00c2\u00a0 del matrimonio, come appare dalla confidenza di Bianca al suo diario in data 13 agosto 1946: \u00e2\u20ac\u0153Stasera abbiamo riso amaro su questa faccenda e deplorato ampiamente il fatto che non possiamo sposarci causa quel piccolo particolare dell\u00e2\u20ac\u2122amore sessuale\u00e2\u20ac\u009d. La strazio dell\u00e2\u20ac\u2122estate 1950, quando l\u00e2\u20ac\u2122ultimo amore per Pierina (Romilda Bollati, sorella di Giulio Bollati) a Bocca di Magra, \u00e2\u20ac\u0153ultima fiamma della candela, l\u00e2\u20ac\u2122estremo passo verso il gorgo\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.24), si rivela impossibile, lo vedr\u00c3\u00a0 scrivere: \u00e2\u20ac\u0153Posso dirti, amore, che non mi sono mai svegliato con una donna mia al fianco?\u00e2\u20ac\u009d; \u00e2\u20ac\u0153Questa icona dell\u00e2\u20ac\u2122alba che scopre insieme gli amanti (o gli sposi) \u00c3\u00a8 rovinosa per Cesare, una icona riassuntiva di ci\u00c3\u00b2 che gli \u00c3\u00a8 negato\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.25). Per Cesare, per il quale \u00e2\u20ac\u0153in amore conta soltanto aver la donna in letto e in casa: tutto il resto sono balle, luride balle\u00e2\u20ac\u009d (28 novembre 1937), l\u00e2\u20ac\u2122alba del 27 novembre 1945 suona tragica conferma del ricorrente \u00e2\u20ac\u201c ha la fissit\u00c3\u00a0 del mito \u00e2\u20ac\u201c fallimento umano. Scriveva nel 1934 i versi confluiti, poi, in <em>Lavorare stanca<\/em>: \u00e2\u20ac\u0153Fa freddo, nell\u00e2\u20ac\u2122alba, \/ e la stretta di un corpo sarebbe la vita\u00e2\u20ac\u009d, versi che celavano un progetto di vita agli occhi di un poeta ventiseienne, sensibile quanto indifeso, anche da se stesso, non dimentichiamo. L\u00e2\u20ac\u2122alba del 27 novembre 1945 non lo trova nel letto accanto a Bianca, ma solitario a respirare l\u00e2\u20ac\u2122alba nascente nel cielo di Roma \u00e2\u20ac\u0153dalle sue finestre della parete accanto\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 la separazione fisica \u00e2\u20ac\u201c mentre \u00e2\u20ac\u0153dorme Astante-Afrodite-M\u00c3\u00a8lita\u00e2\u20ac\u009d che \u00e2\u20ac\u0153si sveglier\u00c3\u00a0 scontrosa\u00e2\u20ac\u009d, causa \u00e2\u20ac\u0153la scheggia nelle carni\u00e2\u20ac\u009d (avrebbe scritto Kierkegaard) che lo ha tradito. Cesare annota tragicamente: \u00e2\u20ac\u0153E\u00e2\u20ac\u2122 venuto la terza volta, quel giorno\u00e2\u20ac\u009d, conscio che Bianca si sveglier\u00c3\u00a0 delusa, se non umiliata, perch\u00c3\u00a9 gi\u00c3\u00a0 nel 1937, dopo il fallimento con Tina, aveva scritto che le donne \u00e2\u20ac\u0153per la smania, legittima, di quel piacere sono pronte a commettere qualunque iniquit\u00c3\u00a0. Sono <em>costrette<\/em> a commetterla\u00e2\u20ac\u009d (27 settembre 1937).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Scrive Gigliucci nel suo dizionario pavesiano, sotto la voce alba: \u00e2\u20ac\u0153L\u00e2\u20ac\u2122alba \u00c3\u00a8 in Pavese per lo pi\u00c3\u00b9 il momento dell\u00e2\u20ac\u2122angoscia, mostra il chiarore lattescente della morte, il livore della solitudine\u00e2\u20ac\u009d (p.41), e l\u00e2\u20ac\u2122alba del 27 novembre 1945 mantiene fedelmente le prerogative negative del colore bianco. Prosegue Gigliucci: \u00e2\u20ac\u0153La triade Astante-Afrodite-M\u00c3\u00a8lita rimanda allora a diverse manifestazioni di un\u00e2\u20ac\u2122unica dea, dolce (M\u00c3\u00a8lita, di miele) e terribile, bianca e agghiacciante come la luna\u00e2\u20ac\u00a6.Bianco \u00c3\u00a8 un colore di maest\u00c3\u00a0, spiritualit\u00c3\u00a0, ma anche un colore che spaventa, che incute terrore: si veda i capitolo 42 di <em>Moby Dick<\/em> sulla bianchezza della balena. Bianco \u00c3\u00a8 pure il colore &#8220;infame&#8221; della pelle che i nudisti del <em>Diavolo sulle colline<\/em> vogliono eliminare dal loro corpo\u00e2\u20ac\u00a6.Bianco \u00c3\u00a8 allora il\u00c2\u00a0 colore della donna, della debolezza e del femminile malsano e minaccioso\u00e2\u20ac\u009d (p.61).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bianca, la Leuc\u00c3\u00b2 dei \u00e2\u20ac\u0153dialoghetti\u00e2\u20ac\u009d, \u00c3\u00a8 tutto questo, incarnazione progressiva e ricorrente nella vita di Cesare, epifania di quell\u00e2\u20ac\u2122archetipo della \u00e2\u20ac\u0153Dea Bianca\u00e2\u20ac\u009d (il poeta ha letto <em>The White Goddess<\/em> di Robert Graves) che trover\u00c3\u00a0 l\u00e2\u20ac\u2122ultima incarnazione in Connie, l\u00e2\u20ac\u2122attrice americana, che \u00c3\u00a8 alba, bianca e luminosa, ma sempre anche terra, \u00e2\u20ac\u0153la terra che aspetta\u00e2\u20ac\u009d, come Bianca che dorme sola, lontana dal corpo di Cesare, e che si sveglier\u00c3\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153scontrosa\u00e2\u20ac\u009d dopo una notte di impossibile congiunzione. Franco Mollia, nella monografia su Cesare Pavese, scrive della \u00e2\u20ac\u0153trasparenza assonnata di un\u00e2\u20ac\u2122alba\u00e2\u20ac\u00a6.per terminare nella nota lugubre di un addio scontato fin dal primo risveglio\u00e2\u20ac\u009d (p.21), confermando \u00e2\u20ac\u0153un parallelo tra le poesie di <em>La terra e la morte<\/em> e la nota di diario del 27 novembre\u00e2\u20ac\u009d (ibid.). Bianca, protagonista del ciclo di nove poesie, \u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u0153terra e mare, e porta con s\u00c3\u00a9 la morte, come impenetrabile silenzio\u00e2\u20ac\u00a6.e come buio di solitudini in cui non sorge luce di parole\u00e2\u20ac\u009d (ibid.). La \u00e2\u20ac\u0153parola pensata\u00e2\u20ac\u009d non serve a rompere il muro d\u00e2\u20ac\u2122ombra che sta tra lui e la donna:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come la roccia e l\u00e2\u20ac\u2122erba,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">come terra, sei chiusa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La parola non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Che ti pu\u00c3\u00b2 possedere<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">O fermare<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6\u00e2\u20ac\u00a6<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E non dici parole<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E nessuno ti parla.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(<em>Poesie<\/em>, 15 novembre 1945, p.126).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bianca \u00c3\u00a8 come una terra muta e impenetrabile:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">E\u00e2\u20ac\u2122 una terra che attende<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E non dice parola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(30-31 ottobre 1945).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Il parallelo sopracitato tra i versi de <em>La terra e la morte<\/em> e la nota di diario del 27 novembre 1945 trova ulteriore conferma nel verso del 5 novembre \u00e2\u20ac\u0153per te l\u00e2\u20ac\u2122alba \u00c3\u00a8 silenzio\u00e2\u20ac\u009d. Il silenzio, come assenza di comunicazione, intride l\u00e2\u20ac\u2122alba lattiginosa che avvolge Roma quel giorno di fine novembre. Pavese lo vediamo muto alla finestra nella stanza accanto a quella dove dorme Bianca, immersa nel sonno da cui si sveglier\u00c3\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153scontrosa\u00e2\u20ac\u009d perch\u00c3\u00a9 inappagata: potrebbe essere un quadro di Hopper, coi protagonisti congelati in una muta sospensione (il riferimento a Hopper \u00c3\u00a8 confermato anche da Gigliucci nel commento alla \u00e2\u20ac\u0153metafisica &#8220;<em>Piscina feriale<\/em>&#8220;, dove \u00c3\u00a8 una piscina estiva in citt\u00c3\u00a0 a farsi teatro di un\u00e2\u20ac\u2122attesa irreale di qualche evento che non si verifica, in una atmosfera di immobilit\u00c3\u00a0, vuoto, solitudine e stasi inquieta fra De Chirico e Hopper, fra timor panico e tedio ansioso\u00e2\u20ac\u009d (p.88).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo cos\u00c3\u00ac ritornati al nostro punto di partenza, e cio\u00c3\u00a8 la ricerca di motivazioni che spieghino il singolare ricorso alla comunicazione epistolare tra\u00c2\u00a0 due persone che lavorano fianco a fianco sul posto di lavoro. Cesare incontrer\u00c3\u00a0 per tutta la vita difficolt\u00c3\u00a0 relazionali tali da impedirgli un rapporto normale, costruttivo, con l\u00e2\u20ac\u2122universo femminile \u00e2\u20ac\u201c se le donne si innamorano di lui, le rifiuta bruscamente, \u00e2\u20ac\u0153non lo lusinga sentirsi amato; lo irrita profondamente, gli suscita la peggiore misoginia\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.159) -; l\u00e2\u20ac\u2122ultimo schiaffo \u00c3\u00a8 nella telefonata del 26 agosto 1950 dall\u00e2\u20ac\u2122albergo Roma di Torino \u00e2\u20ac\u201c lo troveranno morto la sera seguente \u00e2\u20ac\u201c quando la ragazza incontrata nella sala da ballo Gai rifiuta di incontrarlo: \u00e2\u20ac\u0153Non vengo perch\u00c3\u00a9 sei un musone e mi annoi\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma anche Bianca \u00c3\u00a8 persona difficile nel rapporto umano, che \u00e2\u20ac\u0153non nasconde le proprie debolezze e fragilit\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d (Masoero, p.VIII), preoccupata di continuo dalle difficolt\u00c3\u00a0 finanziarie, pur provenendo da famiglia agiata della aristocrazia siciliana, assillata di continuo da malattie in parte psicosomatiche (sinuvite che la immobilizza nel soggiorno a Uscio, orticaria di origine nervosa, sinusite, depressione ricorrente), incostante nell\u00e2\u20ac\u2122impegno professionale (nel gennaio 1946 lascia la casa editrice Einaudi, idem nel maggio 1948, sempre per \u00e2\u20ac\u0153concorrenza femminile\u00e2\u20ac\u009d, nell\u00e2\u20ac\u2122inverno 1948 interrompe la collaborazione con Ernst Bernhard, colui che introdusse la psicoanalisi junghiana in Italia) e per questo pi\u00c3\u00b9 volte rimproverata da Cesare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La\u00c2\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153bellissima coppia discorde\u00e2\u20ac\u009d si separa: il 1 gennaio 1946 Bianca \u00c3\u00a8 dimissionaria dall\u00e2\u20ac\u2122Einaudi, lascia Cesare a Roma mentre la corrispondenza si intensifica. Nel febbraio 1946 Bianca \u00c3\u00a8 a Uscio, ospite della Colonia Arnaldi per cure mediche, Cesare a Roma. Nel giugno 1946 Bianca \u00c3\u00a8 a Roma, mentre Cesare \u00c3\u00a8 rientrato nella sede torinese dell\u00e2\u20ac\u2122Einaudi. Dal 1947 al 1950, Cesare sar\u00c3\u00a0 a Torino, Bianca a Roma. In questi anni di lontananza, poche le occasioni di incontro tra i due \u00e2\u20ac\u201c si dipana una corrispondenza affettuosa e aggressiva insieme, in piena coerenza col significato di p\u00c3\u00b2lemos che Cesare attribuiva al rapporto uomo-donna. L\u00e2\u20ac\u2122infittirsi della corrispondenza risponde anche al bisogno di portare a termine il singolare progetto del romanzo scritto a quattro mani, i cui protagonisti, Giovanni e Silvia, appaiono come gli alter ego di Cesare e Bianca. Scrive in proposito Gigliucci: \u00e2\u20ac\u0153Pavese affrontava un\u00e2\u20ac\u2122ambientazione meridionale (la Garufi \u00c3\u00a8 di origine siciliana), a Maratea, in una campagna asperrima e sanguigna [\u00e2\u20ac\u00a6.] e duro e misterioso \u00c3\u00a8 il sangue nelle vene di Silvia, un &#8220;sangue contadino e tenebroso&#8221;. La donna, che si sarebbe suicidata nel prosieguo del romanzo, risulta davvero un mistero seducente e terribile nelle pagine scritte da Cesare [\u00e2\u20ac\u00a6.] Silvia \u00c3\u00a8 subito dea selvatica, marina [\u00e2\u20ac\u00a6.] Una dura Afrodite aurorale e petrosa, ma anche terribilmente umana e carnale [\u00e2\u20ac\u00a6.] una dea meridionale piena di sangue, di sangue spesso, indurito, cieco, caldo\u00e2\u20ac\u009d (p. 94).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si vede, sono presenti le costanti strutturali del pensiero mitico pavesiano: in primis, il sangue, uno dei \u00e2\u20ac\u0153tre momenti dionisiaci della vita umana\u00e2\u20ac\u009d (2 luglio 1945); poi la terra, \u00e2\u20ac\u0153sei la terra e la morte\u00e2\u20ac\u009d (3 dicembre 1945), \u00e2\u20ac\u0153terra rossa, terra nera\u00e2\u20ac\u009d (27 ottobre 1945), \u00e2\u20ac\u0153tu sei come una terra \/ che nessuno ha mai detto\u00e2\u20ac\u009d (29 ottobre 1945), \u00e2\u20ac\u0153sei la terra e la vigna\u00e2\u20ac\u009d (30-31 ottobre 1945), \u00e2\u20ac\u0153come terra sei chiusa\u00e2\u20ac\u009d (15novembre 1945); poi l\u00e2\u20ac\u2122elemento aurorale, l\u00e2\u20ac\u2122alba, l\u00e2\u20ac\u2122ora \u00e2\u20ac\u0153della disperazione e del suicidio\u00e2\u20ac\u009d, secondo Emile Durkheim, (albus \u00c3\u00a8 bianco in latino, e Bianca \u00c3\u00a8 sincronica del risveglio, momento di tormento per Cesare che aspira al risveglio confortato da una presenza femminile nel letto), che \u00c3\u00a8 s\u00c3\u00ac, anche nel linguaggio psicoanalitico, simbolo della purezza, ma \u00c3\u00a8 anche, in quanto metafora della donna, in specie nelle liriche per Connie, \u00e2\u20ac\u0153vita\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153risveglio\u00e2\u20ac\u009d, oltre che alba divina, \u00e2\u20ac\u0153alba in cui si manifesta Afrodite, ma proprio per questo \u00c3\u00a8 un\u00e2\u20ac\u2122alba terribile\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.32), Afrodite, nata dalla schiuma (\u00c3\u00a0fros) simbolo di castrazione (l\u00e2\u20ac\u2122indiretto voyeurismo presente nei testi pavesiani come <em>Il compagno<\/em> e <em>La spiaggia<\/em>, rivelerebbe un complesso di castrazione nell\u00e2\u20ac\u2122autore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00c3\u00a8, soprattutto, l\u00e2\u20ac\u2122elemento di conflittualit\u00c3\u00a0 che oppone l\u00e2\u20ac\u2122uomo alla donna che il testo di <em>Fuoco grande<\/em> rimanda all\u00e2\u20ac\u2122esperienza legame, tra il 1945 e il 1950, delle vite di Cesare Pavese e Bianca Garufi: \u00e2\u20ac\u0153Sempre tra noi s\u00e2\u20ac\u2122era creata quella <em>discordia<\/em> (corsivo mio) scottante e selvaggia, quella rabbiosa tenerezza, che \u00c3\u00a8 il rigurgito della campagna divenuta citt\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d (p.50). Come non riportare la parola \u00e2\u20ac\u0153discordia\u00e2\u20ac\u009d alla lettera chiave del 17 aprile 1946, quella che intitola la ricostruzione del carteggio tra Cesare e Bianca, \u00e2\u20ac\u0153una bellissima coppia discorde\u00e2\u20ac\u009d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 23 marzo 1946, pur soffrendo atrocemente per una infiammazione delle sinovie pararticolari, Bianca lascia la Colonia Arnaldi di Uscio per Milano (Cesare l\u00e2\u20ac\u2122aveva raggiunta a Uscio domenica 10 marzo e si era fermato qualche giorno), con la previsione di fermarsi due o tre mesi: un salto nel buio nella ricerca di un lavoro, anche se \u00e2\u20ac\u0153lavoro non ne ho ancora trovato. Ho visto mezza Milano per questa ragione\u00e2\u20ac\u009d (14 aprile 1946). Il 17 aprile 1946, citando i vv. 26-27 della poesia <em>Sempre vieni dal mare<\/em> (la settima del suo breve e intenso canzoniere d\u00e2\u20ac\u2122amore per Bianca), \u00e2\u20ac\u0153Combatteremo ancora \/ combatteremo sempre\u00e2\u20ac\u009d, Cesare le scrive: \u00e2\u20ac\u0153Io trovo molto bello questo maltrattarci insaziabile; \u00c3\u00a8 sincero dopotutto e producente. Ciascuno ha i suoi sistemi \u00e2\u20ac\u201c noi siamo una bellissima coppia discorde, e il sesso \u00e2\u20ac\u201c che dopotutto esiste \u00e2\u20ac\u201c si sfoga come pu\u00c3\u00b2\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo di analizzare questo stralcio della lettera, significativo perch\u00c3\u00a9 ha offerto il titolo alla paziente ricerca della Masoero sulle lettere, inedite, della Garufi. I versi introduttivi \u00e2\u20ac\u0153Combatteremo ancora \/ combatteremo sempre\u00e2\u20ac\u009d vanno al cuore del problema: l\u00e2\u20ac\u2122autentico senso del rapporto instaurato dall\u00e2\u20ac\u2122uomo Pavese con la donna, rapporto che non pu\u00c3\u00b2 essere se non di conflittualit\u00c3\u00a0. E\u00e2\u20ac\u2122 pur vero, scrive Cesare Segre nell\u00e2\u20ac\u2122introduzione al<em> Mestiere di vivere<\/em>, che \u00e2\u20ac\u0153sembra che Pavese si rivolga sempre a donne che, in modo diverso, sono le meno adatte a realizzare il tipo di unione che lui vagheggia\u00e2\u20ac\u009d, per cui \u00e2\u20ac\u0153si potrebbe parlare di atteggiamento masochistico di Pavese; e simmetricamente sembra che le donne abbiano sviluppato nei confronti di Pavese il loro sadismo\u00e2\u20ac\u009d (p. XV) \u00e2\u20ac\u201c lascio alla psicoanalisi l\u00e2\u20ac\u2122approfondimento di questa disposizione. La conflittualit\u00c3\u00a0 sarebbe allora legata alla terribilit\u00c3\u00a0 dell\u00e2\u20ac\u2122archetipo di donna di cui Bianca \u00c3\u00a8 soltanto un epifenomeno, quella \u00e2\u20ac\u0153terra dura e mare\u00e2\u20ac\u009d che si compendiano in una medesima realt\u00c3\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153dolcissima ma sanguinosa e durissima\u00e2\u20ac\u009d, con la conseguente sconfitta del pi\u00c3\u00b9 debole, cio\u00c3\u00a8 Cesare, pronto a definirsi \u00e2\u20ac\u0153inetto\u00e2\u20ac\u009d; ma \u00c3\u00a8 anche vero che il suo intellettualismo sentenzioso dilata e universalizza la portata del conflitto Cesare \u00e2\u20ac\u201c donna amata, in questo caso Bianca, in virt\u00c3\u00b9 di quella ciclicit\u00c3\u00a0 (\u00e2\u20ac\u0153ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 sempre stato, sar\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d) che ha la fissit\u00c3\u00a0 della realt\u00c3\u00a0 mitica. Cos\u00c3\u00ac, l\u00e2\u20ac\u2122analisi strutturale della negativit\u00c3\u00a0 femminile, al di l\u00c3\u00a0 della facile accusa di misoginia, gli fa scoprire delle costanti comportamentali castranti per l\u00e2\u20ac\u2122uomo Cesare come per qualunque altro uomo, portandolo alle apocalittiche, disperate, conclusioni del 9 settembre 1946: \u00e2\u20ac\u0153Sono un popolo nemico le donne, come il popolo tedesco\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nella specifica conflittualit\u00c3\u00a0 con Bianca, sempre nella lirica sopracitata, sei mesi prima, aveva definito il senso del loro rapporto \u00e2\u20ac\u0153come buoni nemici \/ che non si odiano pi\u00c3\u00b9\u00e2\u20ac\u009d. Il 18 luglio 1944 aveva scritto: \u00e2\u20ac\u0153L\u00e2\u20ac\u2122amore \u00c3\u00a8 una crisi che lascia avversione\u00e2\u20ac\u009d, e il 18 novembre 1945 \u00e2\u20ac\u0153Sono tuo amante quindi (perci\u00c3\u00b2) tuo nemico\u00e2\u20ac\u009d. In questi anni si sta dunque maturando un t\u00c3\u00b2pos pavesiano determinato quanto feroce, che lo accompagner\u00c3\u00a0 sino alla morte nel 1950: la sotterranea misoginia di sempre si \u00c3\u00a8 ora consolidata in lucida teoria del p\u00c3\u00b2lemos che informa il rapporto tra due amanti, poich\u00c3\u00a9 l\u00e2\u20ac\u2122amore sottintende la sessualit\u00c3\u00a0, e nel sesso c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u0153la vita e la morte\u00e2\u20ac\u009d (cfr. <em>I ciechi<\/em> in <em>Dialoghi con Leuc\u00c3\u00b2<\/em>), il sesso \u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u0153roccia\u00e2\u20ac\u009d, realt\u00c3\u00a0 durissima e impenetrabile (ibid.), e gi\u00c3\u00a0 nel 1937 scriveva \u00e2\u20ac\u0153che la vita sia una lotta per la vita si vede bene nei rapporti sessuali di uomini e donne\u00e2\u20ac\u009d (15 dicembre 1937).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La\u00e2\u20ac\u009dbellissima coppia discorde\u00e2\u20ac\u009d del 17 aprile 1946 trovava una anticipazione nella lettera di Cesare a Bianca, in cura nella Colonia Arnaldi: \u00e2\u20ac\u0153io credo che sar\u00c3\u00a0 pi\u00c3\u00b9 proficuo tra noi il rapporto amanti-in-lotta, odi-et-amo\u00e2\u20ac\u009d (7 marzo 1946) e trover\u00c3\u00a0 conferma nella lettera milanese di Bianca a Cesare, tendente a escludere l\u00e2\u20ac\u2122amore quale condizione di un sereno rapporto tra uomo e donna: \u00e2\u20ac\u0153Decisamente l\u00e2\u20ac\u2122amore non c\u00e2\u20ac\u2122entra per niente altrimenti non potrebbe esserci questo senso di straordinaria gioia, spontaneit\u00c3\u00a0 e freschezza nei nostri rapporti\u00e2\u20ac\u009d (23 agosto 1946).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma non \u00c3\u00a8 solo la sessualit\u00c3\u00a0 l\u00e2\u20ac\u2122elemento perturbante, pur restando l\u00e2\u20ac\u2122elemento precipuo che ferisce Cesare la notte del 26 novembre 1945, l\u00e2\u20ac\u2122ennesimo colpo basso \u00e2\u20ac\u0153il colpo basso che ti ha dato Tina lo porti sempre nel sangue [\u00e2\u20ac\u00a6.] Lo sai che ti lascia per questo?\u00e2\u20ac\u009d (7 dicembre 1945); la coppia \u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u0153discorde\u00e2\u20ac\u009d anche per motivi pi\u00c3\u00b9 contingenti, caratteriali, di personalit\u00c3\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ferma restando la dicotomia uomo contemplativo-donna pragmatica, sottolineata da Pisolini quale elemento discriminante tra Cesare e il suo universo femminile, dicotomia gi\u00c3\u00a0 teorizzata da Cesare quando scriveva \u00e2\u20ac\u0153Le donne hanno una profonda fondamentale indifferenza per la poesia. Somigliano in questo agli<em> uomini di azione<\/em> \u00e2\u20ac\u201c le donne sono tutti uomini d\u00e2\u20ac\u2122azione\u00e2\u20ac\u009d (14 ottobre 1940), se \u00c3\u00a8 vero che Cesare resta fermamente, nella\u00c2\u00a0 sua vita e nei suoi personaggi, \u00e2\u20ac\u0153contemplativo\u00e2\u20ac\u009d, massimamente coerente nella sua disposizione, \u00c3\u00a8 altrettanto vero che Bianca, dal punto di vista della sua organizzazione della vita pratica, risulta discontinua se non velleitaria, attirandosi, per questo, come gi\u00c3\u00a0 detto, i continui rimproveri di Cesare. Se Bianca nella sua irrequietezza \u00c3\u00a8 eraclitea, Cesare nella sua \u00e2\u20ac\u0153monotonia\u00e2\u20ac\u009d (\u00e2\u20ac\u0153sto anzi teorizzando la monotonia come condizione di ogni validit\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d: ultima lettera a Bianca, del 3 febbraio 1950) \u00c3\u00a8 parmenideo. La irrequietezza di Bianca \u00c3\u00a8 testimoniata dalla sua incapacit\u00c3\u00a0 di mantenere un posto di lavoro, oltre che dagli spostamenti per le citt\u00c3\u00a0 italiane, laddove Cesare resta fedele a due soli modelli: Torino \u00e2\u20ac\u0153il pi\u00c3\u00b9 bello di tutti i paesi\u00e2\u20ac\u009d (cfr. <em>Estate di San Martino<\/em>, dicembre 1932) e Roma, luminosa e fiorita, anche per l\u00e2\u20ac\u2122incedere di Connie (cfr:<em> Passer\u00c3\u00b2 per Piazza di Spagna<\/em>, 28 marzo 1950).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ulteriore elemento di rimprovero da parte di Cesare \u00c3\u00a8 la dispersivit\u00c3\u00a0 rivelata da Bianca nell\u00e2\u20ac\u2122impegno letterario, che la vede autrice di un romanzo, la prosecuzione sempre a due voci, entrambe sue, di <em>Fuoco grande<\/em>, nonch\u00c3\u00a8 di racconti, poesie, un abbozzo di testo teatrale e un diario, e traduttrice dal francese. Come scrive la Masoero nella sua introduzione: \u00e2\u20ac\u0153Pavese pretende ci\u00c3\u00b2 che egli per primo \u00c3\u00a8 disposto a dare, ovvero una dedizione pressoch\u00c3\u00a9 assoluta alla letteratura; in Bianca egli nota e lamenta &#8220;l\u00e2\u20ac\u2122andazzo di sfiorare un\u00e2\u20ac\u2122occupazione e poi mollarla, more solito&#8221;, il voler &#8220;fare troppe cose in una volta&#8221;, il &#8220;servire tanti padroni&#8221;, l\u00e2\u20ac\u2122essere insomma &#8220;un pietra che rotola&#8221; e non raccoglie muschio. Bianca passa da momenti in cui \u00c3\u00a8 &#8220;assetata di scrittura&#8221; [\u00e2\u20ac\u00a6.] ad altri caratterizzati da una vera e propria &#8220;nausea fisica&#8221; per la stessa (le mancate traduzioni di romanzi francesi [in primis: <em>La naus\u00c3\u00a9e<\/em> di J.P.Sartre], chiesti e ripetutamente sollecitati, ne sono una prova lampante)\u00e2\u20ac\u009d (p.VII).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo rigore di Cesare \u00e2\u20ac\u201c riflesso nell\u00e2\u20ac\u2122impegno letterario di un pi\u00c3\u00b9 ampio rigore verso se stesso \u00e2\u20ac\u201c motiva i ricorrenti rimproveri mossi per lettera a Bianca, come: \u00e2\u20ac\u0153E\u00e2\u20ac\u2122 quasi un anno ch\u00e2\u20ac\u2122io sono convinto che tu non porterai <em>mai<\/em> niente a termine\u00e2\u20ac\u009d (29 aprile 1947), o \u00e2\u20ac\u0153Fai una cosa sola, fai una cosa sola, Bianca, e falla bene\u00e2\u20ac\u009d (10 gennaio 1948), o ancora, riferendosi all\u00e2\u20ac\u2122ennesimo cambiamento di lavoro, \u00e2\u20ac\u0153si capisce che sono aggressivo: Tanto per cambiare cambi di nuovo. Sai bene che io esigo fedelt\u00c3\u00a0 e monotonia\u00e2\u20ac\u009d (23 agosto 1948).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Bianca non ci sta ad essere rimproverata, e a sua volta gli muove rimproveri: \u00e2\u20ac\u0153Una volta finalmente non sono pietra che rotola. Peccato per\u00c3\u00b2 che tu abbia detto una volta questa frase\u00e2\u20ac\u009d (12 gennaio 1949) o comunque lo accusa per il tono misogino delle lettere inviate, o per l\u00e2\u20ac\u2122atteggiamento assunto nei suoi confronti, come si evince dalla prima lettera del carteggio, inviata a Cesare \u00e2\u20ac\u201c che lavora da luglio presso la sede romana dell\u00e2\u20ac\u2122Einaudi \u00e2\u20ac\u201c durante la vacanza estiva presso la madre, in Sicilia: \u00e2\u20ac\u0153Vorrei sapere qualcosa di te, se stai bene, se si ancora cos\u00c3\u00ac crudele\u00e2\u20ac\u009d (30 agosto 1945).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La risposta di Cesare del 3 settembre \u00c3\u00a8 sottile e tagliente come \u00c3\u00a8 nel suo stile di approccio con le donne, inconsciamente teso ad allontanare la persona cara pur di soddisfare il masochistico bisogno di autopunizione (Massimo Mila lo invitava il 25 luglio 1945 \u00e2\u20ac\u0153a non fare l\u00e2\u20ac\u2122eautontimoroumenos, che \u00c3\u00a8 la specie pi\u00c3\u00b9 stupida di mattana\u00e2\u20ac\u009d); le scrive, infatti, \u00e2\u20ac\u0153Crudele lo sono ancora certamente, se crudelt\u00c3\u00a0 si pu\u00c3\u00b2 chiamare il normale contegno di chi rispetta le donne al punto di non volerne sapere di loro\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cesare \u00c3\u00a8 rimasto bambino, come lui stesso ammette: \u00e2\u20ac\u0153Ci\u00c3\u00b2 che distingue l\u00e2\u20ac\u2122uomo dal bambino \u00c3\u00a8 il saper dominare una donna [\u00e2\u20ac\u00a6.] E poi: Bambini o Adulti si nasce, non si diventa\u00e2\u20ac\u009d (20 ottobre 1940), e gi\u00c3\u00a0 tre anni prima annotava: \u00e2\u20ac\u0153C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 qualcosa di pi\u00c3\u00b9 triste che invecchiare, ed \u00c3\u00a8 rimanere bambini\u00e2\u20ac\u009d (25 dicembre 1937), e come un bambino prova un feroce piacere nel distruggere il giocattolo a lui pi\u00c3\u00b9 caro, cos\u00c3\u00ac Cesare ferisce la persona a lui pi\u00c3\u00b9 cara, nel presente Bianca, con la \u00e2\u20ac\u0153solita lettera cinica arcigna desesperada e angolosa\u00e2\u20ac\u009d (Bianca a Cesare, 22 aprile 1947), obbedendo alla \u00e2\u20ac\u0153libidinale pulsione al sadismo che ogni autolesionista, come lo stesso autore, non pu\u00c3\u00b2 non provare\u00e2\u20ac\u009d (Gigliucci, p.157). Plurimi, allora, i rimproveri di Bianca: \u00e2\u20ac\u0153Caro Pavese, la tua lettera era brusca brusca e cattiva\u00e2\u20ac\u009d (22 febbraio 1946); \u00e2\u20ac\u0153la tua ultima lettera, cos\u00c3\u00ac dura e diffidente, mi ha fatto molto male e mi ha rivoltato contro di te [\u00e2\u20ac\u00a6.] mi dispiace della tua solitudine. Se fosse una cosa cos\u00c3\u00ac salutare, cos\u00c3\u00ac come dici sia per te, non avresti quel tono velenoso parlandone [\u00e2\u20ac\u00a6.] Mi hai molto offesa\u00e2\u20ac\u009d (8 aprile 1946). Poco prima, Cesare le aveva scritto: \u00e2\u20ac\u0153Cara Bianca, lo sai benissimo che quand\u00e2\u20ac\u2122io scrivo lettere, maltratto\u00e2\u20ac\u009d (26 febbraio 1946).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esisteva una via di uscita a questi reciproci affondi, sottili e crudeli, che cadenzano l\u00e2\u20ac\u2122intero carteggio? La via di uscita \u00c3\u00a8 lucidamente individuata da Cesare nella ultima lettera sopracitata, quella che ci porta alla comprensione dello splendido ossimoro \u00e2\u20ac\u0153una bellissima coppia discorde\u00e2\u20ac\u009d, che ha intitolato il carteggio: \u00e2\u20ac\u0153Bruciata la carnale convivenza, con tutto quello che importava di doppia catena, non resta che questo tenerci a rispetto, questo servirci l\u00e2\u20ac\u2122uno dell\u00e2\u20ac\u2122altro senza infingimenti n\u00c3\u00a9 doveri assoluti. Se nella dedizione assoluta si apre una crepa, sia pure volgare, sia pure fisiologica, tutta la confidenza diventa problematica e non pu\u00c3\u00b2 sostenersi che a prezzo di un\u00c2\u00a0 <em>equilibrio sottile, concorde e discorde<\/em> [corsivo mio] tollerabile soltanto se spontaneo ogni volta. La dedizione assoluta \u00c3\u00a8 un\u00e2\u20ac\u2122altra cosa \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 il partito preso feroce di essere uno con l\u00e2\u20ac\u2122altro, dove non esiste pi\u00c3\u00b9 un problema di vita individuale e si diventa centauri\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Analizziamola nelle componenti strutturali, costanti che regolano invariabilmente il rapporto uomo-donna. Tutte le posizioni assunte da Cesare a livello teorico, come testimoniato dal <em>Mestiere di vivere<\/em>, e testardamente difese nella pratica quotidiana con stoica coerenza, appaiono segnate da una dialettica interna negativa che richiama, di riflesso, quella letteratura esistenzialista che Cesare dimostra di conoscere in modo serio, pur nella diversit\u00c3\u00a0 di tono in quanto orientata in senso spiritualistico-religioso (cfr. per\u00c2\u00a0 tali letture: Guglielminetti, <em>Attraverso il Mestiere di vivere<\/em>, p.LI). Dialettica della contraddizione irrisolta, priva di una sintesi risolutrice, nell\u00e2\u20ac\u2122ottica del reale inteso come p\u00c3\u00b2lemos in tutte le interne dicotomie: bambino-adulto, adolescenza-maturit\u00c3\u00a0, uomo-donna, attivo-contemplativo, claustrofilia-bisogno di comunicazione, pratico-sognatore dell\u00e2\u20ac\u2122azione, amore per la vita-volont\u00c3\u00a0 di suicidio, bisogno di sessualit\u00c3\u00a0 costruttiva-impossibilit\u00c3\u00a0 di essa, Ceresa-Cesare (cfr. <em>La giacchetta di cuoio<\/em> nei <em>Racconti<\/em>), ginofilia-misoginia, paternit\u00c3\u00a0 moralistica e virtuale (con Fernanda) \u00e2\u20ac\u201cpaternit\u00c3\u00a0 reale, solitudine-famiglia, campagna-citt\u00c3\u00a0, risveglio nel letto vuoto-risveglio\u00c2\u00a0 con una donna accanto, e, non ultima, per tornare al testo del 26 febbraio 1946 oggetto della analisi, equilibrio concorde-discorde \u00e2\u20ac\u201c dedizione assoluta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u00e2\u20ac\u2122 questa, infatti, la dicotomia di fondo del testo in esame, espressa attraverso una tesi e una antitesi: \u00e2\u20ac\u0153Bruciata la carnale convivenza [\u00e2\u20ac\u00a6.] doppia catena [\u00e2\u20ac\u00a6.] la dedizione assoluta \u00c3\u00a8 il partito preso feroce di essere uno con l\u00e2\u20ac\u2122altro, dove non esiste pi\u00c3\u00b9 un problema di vita individuale e si diventa centauri\u00e2\u20ac\u009d (tesi), \u00e2\u20ac\u0153non resta che tenerci a rispetto, questo servirci l\u00e2\u20ac\u2122uno dell\u00e2\u20ac\u2122altro senza infingimenti n\u00c3\u00a9 doveri assoluti [\u00e2\u20ac\u00a6.] un equilibrio sottile, concorde e discorde, tollerabile soltanto se spontaneo ogni volta\u00e2\u20ac\u009d (antitesi). L\u00e2\u20ac\u2122ablativo assoluto iniziale ci riporta al <em>world of sex<\/em> \u00e2\u20ac\u201c espressione milleriana \u00e2\u20ac\u201c al centro della problematica pavesiana, da intendere non in modo riduttivo e immediato come ossessione monomaniaca, ma per il ruolo primario assunto all\u00e2\u20ac\u2122interno dell\u00e2\u20ac\u2122esperienza umana, dove \u00e2\u20ac\u0153non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 dio sopra il sesso\u00e2\u20ac\u009d (cfr. <em>I ciechi<\/em>, cit.), \u00e2\u20ac\u0153sempre equivoco\u00e2\u20ac\u009d (ibid.) e per ci\u00c3\u00b2 stesso sotterraneo rimando ad una pluralit\u00c3\u00a0 di simboli. Il participio \u00e2\u20ac\u0153bruciata\u00e2\u20ac\u009d \u00c3\u00a8 immagine poi di una contrazione temporale, quella \u00e2\u20ac\u0153fretta\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153rapidit\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c la \u00e2\u20ac\u0153vecchia storia\u00e2\u20ac\u009d, il suo personale \u00e2\u20ac\u0153cancro segreto\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c tradotta nel consumo subitaneo dell\u00e2\u20ac\u2122esperienza intima insoddisfacente per il partner. La \u00e2\u20ac\u0153convivenza carnale\u00e2\u20ac\u009d (pare di udire una eco biblica) risulta condannata ad un consumo entropico, autorizzando Cesare ad un atteggiamento ambivalente di fronte al sesso, ricercato come momento di comunione con la donna e rifiutato allo stesso tempo come momento di disturbo che rende impossibile la comunione (cfr. 15 ottobre 1940). Il sesso va allora espunto, quale condizione di equilibrio tra l\u00e2\u20ac\u2122uomo e la donna; il sesso \u00c3\u00a8 male, di cui \u00c3\u00a8 radice (quanto pesa la tradizione cattolica di Cesare?), come incomunicabilit\u00c3\u00a0 e noia (cfr: Mollia, p.25): \u00e2\u20ac\u0153perch\u00c3\u00a9 a ciascuno la propria sorella appare un angelo, un giglio, ecc.? Perch\u00c3\u00a9 non gli capita di entrare con lei in rapporti sessuali\u00e2\u20ac\u009d (5 febbraio 1938); se il sesso \u00c3\u00a8 incomunicabilit\u00c3\u00a0, \u00c3\u00a8 negata la comunione delle anime: \u00e2\u20ac\u0153Se tu sei tu, io sono io \u00e2\u20ac\u201c il che vuol dire che non so che farmene\u00e2\u20ac\u009d (8 aprile 1946).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La matrice sessuale che regola il rapporto uomo-donna finisce per inquinarlo, inquadrandolo nei termini ferrei di \u00e2\u20ac\u0153una doppia catena\u00e2\u20ac\u009d, preludio di quella \u00e2\u20ac\u0153dedizione assoluta\u00e2\u20ac\u009d che \u00c3\u00a8, di fatto, una esperienza patologica di vampirismo reciproco. Sospesa la libert\u00c3\u00a0 individuale, sospesa la vita individuale in una indistinta unit\u00c3\u00a0 dei due \u00e2\u20ac\u201c in realt\u00c3\u00a0 monadi senza finestre \u00e2\u20ac\u201c resta un fondo \u00e2\u20ac\u0153feroce\u00e2\u20ac\u009d a definire la vita di coppia, fondo feroce che rende \u00e2\u20ac\u0153centauri\u00e2\u20ac\u009d (termine che richiama il realismo pessimistico di Machiavelli). La \u00e2\u20ac\u0153dedizione assoluta\u00e2\u20ac\u009d comporta \u00e2\u20ac\u0153doveri assoluti\u00e2\u20ac\u009d che Cesare vorrebbe rifiutare, contrapponendole \u00e2\u20ac\u201c questo il momento dell\u00e2\u20ac\u2122antitesi \u00e2\u20ac\u201c la situazione di un \u00e2\u20ac\u0153equilibrio sottile, concorde e discorde\u00e2\u20ac\u009d, garantito da disinteresse (d\u00e2\u20ac\u2122obbligo lasciare fuori il sesso) e spontaneit\u00c3\u00a0 (d\u00e2\u20ac\u2122obbligo lasciare fuori il sesso, se ricordiamo la riflessione cattiva ma per lui consolatoria: \u00e2\u20ac\u0153neanche l\u00e2\u20ac\u2122ammogliato ha risolto la sua vita sessuale [\u00e2\u20ac\u00a6.] dopo un po\u00e2\u20ac\u2122 viene il disgusto della donna [\u00e2\u20ac\u00a6.] ci si accorge allora che con la donna si sta male ad ogni modo\u00e2\u20ac\u009d (8 agosto 1944). Se poi all\u00e2\u20ac\u2122iterazione sessuale del rapporto coniugale si somma la preoccupazione di \u00e2\u20ac\u0153ogni volta un figlio\u00e2\u20ac\u009d, ecco allora la perdita di ogni spontaneit\u00c3\u00a0, che deve invece presiedere alla condizione di equilibrio concorde-discorde.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cesare ha vissuto soffrendo la tensione delle sue plurime contraddizioni: condanna la \u00e2\u20ac\u0153dedizione assoluta\u00e2\u20ac\u009d in nome dell\u00e2\u20ac\u2122\u00e2\u20ac\u009dequilibrio concorde-discorde\u00e2\u20ac\u009d, ma intimamente aspirava ad essa, alla comunione totalizzante sia della carne che dello spirito, che gli era negata per \u00e2\u20ac\u0153una crepa, sia pure volgare, sia pure fisiologica\u00e2\u20ac\u009d all\u00e2\u20ac\u2122interno della comunione carnale. Forse che la \u00e2\u20ac\u0153dedizione assoluta\u00e2\u20ac\u009d risulti rifiutata in quanto \u00e2\u20ac\u0153nondum matura est\u00e2\u20ac\u009d? Chiusa la porta di fronte ad essa, resta solo la possibilit\u00c3\u00a0 di una \u00e2\u20ac\u0153bellissima coppia discorde\u00e2\u20ac\u009d, trasportata nel romanzo a quattro mani <em>Fuoco grande<\/em>, quando Giovanni (Cesare) annota a proposito di Silvia (Bianca): \u00e2\u20ac\u0153Sempre tra noi s\u00e2\u20ac\u2122era creata quella <em>discordia<\/em> scottante e selvaggia, quella<em> rabbiosa tenerezza<\/em> [corsivo mio] ch\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 il rigurgito della campagna divenuta citt\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d (p. 50 ).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma resta \u00e2\u20ac\u201c possiamo ora chiederci \u00e2\u20ac\u201c un margine, uno spazio per il momento \u00e2\u20ac\u0153concorde\u00e2\u20ac\u009d? La risposta \u00c3\u00a8 affermativa sul comune terreno del mito. Scrive in proposito la Masoero: \u00e2\u20ac\u0153 Fin dalla prima lettera Bianca Garufi usa, come le far\u00c3\u00a0 osservare lo stesso Pavese il 3 settembre 1945, un linguaggio &#8220;mitologico&#8221;, primitivo, &#8220;rituale&#8221; (p.5). La mitologia \u00c3\u00a8 &#8220;fatto familiare&#8221; legato alla sua infanzia e alla Sicilia, sua terra di origine, con i suoi elementi geografici come &#8220;per esempio il vulcano, il terremoto, l\u00e2\u20ac\u2122isola, il continente, il mare, il maremoto, le correnti dello stretto, l\u00e2\u20ac\u2122Africa, in fondo, oltre l\u00e2\u20ac\u2122orizzonte&#8221;\u00e2\u20ac\u009d (ibid., cfr. <em>Diario<\/em>, 21 aprile 1947). La stessa Bianca, in una sua del 14 aprile 1946 da Milano, sottolineava la comunanza di miti: \u00e2\u20ac\u0153Miti tuoi o miei fa lo stesso. Pregoti notare l\u00e2\u20ac\u2122importanza della frase. Possibile che io senta in comune i miei miti e i tuoi?\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se per Bianca \u00c3\u00a8 la Sicilia la terra di elezione mitica, per Cesare \u00c3\u00a8 la Calabria, dove \u00c3\u00a8 confinato dall\u00e2\u20ac\u2122agosto 1935 al marzo 1936 per ragioni politiche dal regime fascista. Scrive in proposito Gigliucci alla voce \u00e2\u20ac\u0153Confino\u00e2\u20ac\u009d: \u00e2\u20ac\u0153Comunque la terra calabrese \u00c3\u00a8 sentita come terra mitologica, luogo di manifestazioni divine\u00e2\u20ac\u009d (p.57), riportando una riflessione del 10 ottobre 1935: \u00e2\u20ac\u0153Questa sera, sotto le rocce rosse lunari, pensavo come sarebbe di una grande poesia mostrare il dio incarnato in questo luogo\u00e2\u20ac\u009d ( qualche eco di questo pensiero si pu\u00c3\u00b2 cogliere in <em>Mito<\/em>, una delle poesie composte a Brancaleone nel mese di ottobre; inoltre, nelle<em> Lettere<\/em> (I, p.490) Pavese confermer\u00c3\u00a0 la natura mitica del paesaggio di Brancaleone: \u00e2\u20ac\u0153I colori della campagna sono Greci\u00e2\u20ac\u009d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00e2\u20ac\u2122altro lega, in positivo, Cesare e Bianca? Lo stimolo, reciproco, e la influenza sulle scelte letterarie. L\u00e2\u20ac\u2122esperienza umana ed intellettuale che ha legato le due anime (il legame dei corpi \u00c3\u00a8 irrealizzabile) ha inciso in modo significativo sulla produzione letteraria di Bianca: oltre al romanzo <em>Fuoco grande<\/em>, ricordiamo i <em>Diari<\/em> \u00e2\u20ac\u0153nati sulla scorta del <em>Mestiere di vivere<\/em> \u00e2\u20ac\u0153(cfr. Masoero, p.IX) e le \u00e2\u20ac\u0153reminiscenze pavesiane presenti nelle poesie\u00e2\u20ac\u009d (ibid.); ancora pi\u00c3\u00b9 in profondit\u00c3\u00a0 ha inciso sulla produzione pavesiana, come sottolinea la curatrice nell\u00e2\u20ac\u2122introduzione al carteggio: \u00e2\u20ac\u0153Se l\u00e2\u20ac\u2122influenza di Pavese sulle scelte letterarie della Garufi \u00c3\u00a8 fuor di dubbio [\u00e2\u20ac\u00a6.] altrettanto evidente \u00c3\u00a8 che\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 questo incontro si riveler\u00c3\u00a0 per Pavese il pi\u00c3\u00b9 importante e proficuo per la sua scrittura; infatti, egli non solo compone per lei le nove poesie di <em>La terra e la morte<\/em> [\u00e2\u20ac\u00a6.] ma scopre, grazie a lei dalle sembianze mitiche (&#8220;Astante-Afrodite-M\u00c3\u00a8lita&#8221;, &#8220;Bianca-Circe-Leuc\u00c3\u00b2&#8221;), quei &#8220;dialoghetti&#8221; raccolti poi sotto il titolo di <em>Dialoghi con Leuc\u00c3\u00b2<\/em>\u00e2\u20ac\u009d (ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8, poi, un ulteriore elemento che emerge dal carteggio, elemento di sintonia tra due anime travagliate, ed \u00c3\u00a8 il riferimento alla \u00e2\u20ac\u0153massima sventura\u00e2\u20ac\u009d, come Cesare la definisce nel <em>Mestiere di vivere<\/em> (15 maggio 1939): la solitudine. Il 25 ottobre 1945, entrambi a Roma, Cesare scrive a Bianca un messaggio di una sola riga in cui spicca un laconico \u00e2\u20ac\u0153Sono solo, Bianca\u00e2\u20ac\u009d (p.13). Il 21 febbraio 1946 Bianca \u00c3\u00a8 a Uscio, alla Colonia Arnaldi, e Cesare, da Roma, le scrive: \u00e2\u20ac\u0153Qui sono solo e felice\u00e2\u20ac\u009d (cfr. Gigliucci: \u00e2\u20ac\u0153spesso Pavese desidera la solitudine come un mito eroico\u00e2\u20ac\u009d, p.169). Il 23 febbraio 1946 scrive a Bianca, ancora a Uscio, : \u00e2\u20ac\u0153sprofondo nella solitudine di chi \u00c3\u00a8 ormai un grande spirito del secolo e c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 arrivato perch\u00c3\u00a9 era solo\u00e2\u20ac\u009d (p.38). Il 27 marzo 1946 Bianca \u00c3\u00a8 a Milano, dove vive \u00e2\u20ac\u0153un\u00e2\u20ac\u2122avventura coi fiocchi\u00e2\u20ac\u009d anche se \u00e2\u20ac\u0153crepa dai dolori\u00e2\u20ac\u009d, e Cesare le scrive: \u00e2\u20ac\u0153Io qui vivo solo e tragicamente [\u00e2\u20ac\u00a6.] non puoi capire che cosa significhi essere solo<em> tutte<\/em> le sere\u00e2\u20ac\u009d (p.56).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il carteggio, dunque, ribadisce in parallelo le tragiche, spesso compiaciute, conclusioni che accompagnano tutto l\u00e2\u20ac\u2122arco temporale del <em>Mestiere di vivere<\/em>. Plurime anche le confessioni di solitudine di Bianca: \u00e2\u20ac\u0153Sto sempre sola\u00e2\u20ac\u009d (14 aprile 1946); \u00e2\u20ac\u0153E sono molto felice di essere cos\u00c3\u00ac sola e sistemata\u00e2\u20ac\u009d (termine che allude all\u00e2\u20ac\u2122impiego di segretaria della Casa della Cultura di Milano) in data 21 aprile 1946; \u00e2\u20ac\u0153Non puoi capire nella solitudine incomunicata in cui vivo\u00e2\u20ac\u009d (3 maggio 1946); il 3 giugno 1946 \u00c3\u00a8 a Roma dove avverte un esaurirsi della carica vitale: \u00e2\u20ac\u0153Forse ci\u00c3\u00b2 dipende dalla vita solitaria che ho condotto in tutto questo tempo\u00e2\u20ac\u009d; il 2 luglio \u00c3\u00a8 a Milano \u00e2\u20ac\u0153Sempre pi\u00c3\u00b9 sola e sempre pi\u00c3\u00b9 selvatica e misantropa\u00e2\u20ac\u009d; il 24 gennaio 1947 \u00c3\u00a8 tornata a Roma, dove afferma di essere \u00e2\u20ac\u0153sola come un gran lama\u00e2\u20ac\u009d, \u00e2\u20ac\u0153condizione\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c scrive la curatrice \u00e2\u20ac\u201c \u00e2\u20ac\u0153a volte ricercata ma pi\u00c3\u00b9 spesso subita\u00e2\u20ac\u009d, come dalle testimonianze dei<em> Diari<\/em>: \u00e2\u20ac\u0153Oggi ho sentito la vera solitudine\u00e2\u20ac\u009d (11 ottobre 1946); \u00e2\u20ac\u0153Ma come fare a vivere, come si pu\u00c3\u00b2 vivere cos\u00c3\u00ac soli [\u00e2\u20ac\u00a6.]E\u00e2\u20ac\u2122 una solitudine senza nome\u00e2\u20ac\u009d (24 gennaio 1947). Il 22 aprile 1947 scrive a Cesare, che \u00c3\u00a8 a Torino, lamentando \u00e2\u20ac\u0153problemi cos\u00c3\u00ac gravi [\u00e2\u20ac\u00a6.] E d\u00e2\u20ac\u2122altronde ho una tale solitudine attorno a me [\u00e2\u20ac\u00a6.]che a volte ho proprio la necessit\u00c3\u00a0 di parlare con una persona che possa capire sostanzialmente\u00e2\u20ac\u009d. Il 29 luglio 1948 scrive di avere \u00e2\u20ac\u0153rischiato la morte parecchie volte per suicidio [ulteriore elemento in comune con Cesare] [\u00e2\u20ac\u00a6.] ma soprattutto per solitudine, materiale ed intellettuale\u00e2\u20ac\u009d (ma un mese prima aveva riconosciuto nel <em>Diario<\/em> il suo stato di \u00e2\u20ac\u0153grave depressione\u00e2\u20ac\u009d). Solitudine rimarcata anche l\u00e2\u20ac\u2122anno successivo: \u00e2\u20ac\u0153Sono, come forse gi\u00c3\u00a0 sai, da un anno completamente isolata\u00e2\u20ac\u009d (12 gennaio 1949). Non dimentichiamo, poi, che Pavese, nel dialogo <em>La belva<\/em>, il secondo nella composizione dei <em>Dialoghi con Leuc\u00c3\u00b2<\/em> (18-20 dicembre 1945), trasporta molti elementi autobiografici del suo legame con Bianca, caratterizzando Artemide-Bianca come amante della \u00e2\u20ac\u0153solitudine selvaggia\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Possiamo concludere la nostra analisi del carteggio della<em> bellissima coppia discorde<\/em> con due ricordi postumi di Pavese da parte della Bianca Garufi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il primo, riportato dalla biografa di Pavese Bona Alterocca, riflette la implacabilit\u00c3\u00a0 di Bianca, in quanto donna, pari a quella di tutte le altre donne dell\u00e2\u20ac\u2122universo femminile pavesiano, nei confronti di Cesare: \u00e2\u20ac\u0153Gli volevo bene, ero affascinata dalla sua cultura ma non innamorata. Era un uomo estremamente cerebrale\u00e2\u20ac\u009d. Cinque anni prima di conoscere Bianca, Cesare annotava una amara conclusione aperta sul futuro: \u00e2\u20ac\u0153Non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 idea pi\u00c3\u00b9 sciocca che credere di conquistare una donna offrendole lo spettacolo del proprio ingegno\u00e2\u20ac\u009d (31 agosto 1940), conclusione totalizzante che travalicava i confini del caso personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il secondo ricordo postumo di Pavese \u00c3\u00a8 datato 31 dicembre 1950: \u00e2\u20ac\u0153Ho scritto, su queste pagine, che Pavese si \u00c3\u00a8 suicidato? S\u00c3\u00ac, il 28 (sic) di Agosto. Pavese, sciocco, non potevi farti aiutare? Io forse, adesso, ti potevo aiutare\u00e2\u20ac\u009d. Dunque, c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 sempre una sfasatura tra l\u00e2\u20ac\u2122uomo e la donna, con buona pace di entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Mariarosa Masoero, con l\u00e2\u20ac\u2122accurata, puntuale ricostruzione dell\u00e2\u20ac\u2122epistolario tra Cesare Pavese e Bianca Garufi, ci ha lasciato un pregevole lavoro, occasione di ulteriore riflessione sul caso umano di Cesare Pavese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p><em>Guido Galliano<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un recente, prezioso contributo agli studi pavesiani, ci viene offerto da Mariarosa Masoero, curatrice del volume\u00c2\u00a0 Una bellissima coppia discorde: il carteggio tra Cesare Pavese e Bianca Garufi (1945-1950), Firenze, Leo S.Olschki, 2011, XVI-166 pp. con 12 tavv.f.t. La Masoero prosegue in tal modo lo studio dell\u00e2\u20ac\u2122uomo Pavese e della sua opera letteraria, studio concretato [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/142"}],"collection":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=142"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/142\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=142"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=142"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=142"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}