{"id":137,"date":"2012-04-06T09:27:25","date_gmt":"2012-04-06T09:27:25","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=137"},"modified":"2012-04-06T09:27:25","modified_gmt":"2012-04-06T09:27:25","slug":"la-guerra-solitaria-del-soldato-junger","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/la-guerra-solitaria-del-soldato-junger\/","title":{"rendered":"La guerra solitaria del soldato J\u00c3\u00bcnger"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\u00e2\u20ac\u0153La mia visita a J\u00c3\u00bcnger, cinque anni fa, mi offr\u00c3\u00ac un\u00e2\u20ac\u2122esperienza insolita\u00e2\u20ac\u009d. Cos\u00c3\u00ac scriveva, nel 1981, Bruce Chatwin, riordinando le tracce di un colloquio avuto con il grande scrittore tedesco (1). Sono certo che parecchi di voi \u00e2\u20ac\u201c come me \u00e2\u20ac\u201c avrebbero desiderato essere presenti all\u00e2\u20ac\u2122incontro fra due intelligenze tanto brillanti e feconde. Sono altrettanto convinto, per\u00c3\u00b2, che pi\u00c3\u00b9 d\u00e2\u20ac\u2122uno, alla fine, ne sarebbe rimasto deluso. Lo stesso Chatwin, che si spinse fino in Alta Svevia, a Wilflingen, dalle parti del castello Stauffenberg, per parlare di guerra, per domandare, per chiedere spiegazioni, per catturare frammenti di memoria resa latente, inespressa, non ha nascosto al lettore il proprio disappunto. Troppo, volutamente evasivo l\u00e2\u20ac\u2122atteggiamento di quell\u00e2\u20ac\u2122ottantenne energico, dalla risata \u00e2\u20ac\u0153lieve e chioccia\u00e2\u20ac\u009d, sempre in preda alla distrazione e poco incline a parlare di s\u00c3\u00a9 (\u00e2\u20ac\u0153Fare visita a un grande scrittore non ha senso, perch\u00c3\u00a9 egli s\u00e2\u20ac\u2122incarna nelle proprie opere\u00e2\u20ac\u009d, voleva dirgli, insomma, citando Montherlant e Tolstoj\u00e2\u20ac\u00a6). Dal dialogo mancato di un grande viaggiatore con l\u00e2\u20ac\u2122uomo che aveva attraversato, solitario, il deserto del dopoguerra tedesco, ma soprattutto dall\u00e2\u20ac\u2122impossibilit\u00c3\u00a0 di materializzare una realt\u00c3\u00a0 mai effettivamente esistita, poich\u00c3\u00a9 concreta solo nelle trasfigurazioni di cui \u00c3\u00a8 capace la letteratura, \u00c3\u00a8 nato questo resoconto, un pugno di pagine rocciose che Chatwin scolpisce intorno alla guerra irrituale dell\u00e2\u20ac\u2122\u00e2\u20ac\u0153esteta\u00e2\u20ac\u009d J\u00c3\u00bcnger, in occasione dell\u00e2\u20ac\u2122uscita dei primi tre volumi del <em>Journal<\/em> (2). Anche Chatwin, insomma, si trova costretto a cercare le opere per trovare l\u00e2\u20ac\u2122uomo, a leggere le <em>Tempeste d\u00e2\u20ac\u2122acciaio<\/em>, poi le <em>Scogliere di marmo<\/em> e, infine, questo eccezionale diario di guerra \u00e2\u20ac\u201c <em>strahlungen<\/em>, irradiazioni (3), \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122opera pi\u00c3\u00b9 strana che sia uscita dalla seconda guerra mondiale, di gran lunga pi\u00c3\u00b9 strana di qualunque scritto di C\u00c3\u00a9line o Malaparte\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c per dialogare davvero con J\u00c3\u00bcnger. Probabilmente, <em>Ernst J\u00c3\u00bcnger: un esteta in guerra<\/em> sconta l\u00e2\u20ac\u2122esito di quel confronto appena abbozzato. Forse, porta su di s\u00c3\u00a9 le cicatrici lasciate dalle questioni irrisolte, dalle domande rimaste senza risposta. Comunque sia, il risultato \u00c3\u00a8 un testo sostanzialmente bipartito, che non valorizza la complessit\u00c3\u00a0 della <em>prospettiva spirituale<\/em> adottata da J\u00c3\u00bcnger. Dapprima, presenta il distinto ufficiale francofilo che \u00e2\u20ac\u0153riaffiora\u00e2\u20ac\u009d a Parigi nel 1941: turista \u00e2\u20ac\u0153nella citt\u00c3\u00a0 che ogni soldato tedesco ha sognato\u00e2\u20ac\u009d, passeggiatore solitario, insaziabile bibliofilo, osservatore in grado di scorgere la realt\u00c3\u00a0 dietro la realt\u00c3\u00a0, assiduo frequentatore di ristoranti, protagonista dei salotti collaborazionisti (dove \u00e2\u20ac\u0153ammira il manoscritto originale dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Educazione sentimentale <\/em>e l\u00e2\u20ac\u2122insalatiera d\u00e2\u20ac\u2122oro di Sara Bernhardt\u00e2\u20ac\u009d), amico di letterati e pittori. Un elegante e innocuo signore in divisa, insomma, che probabilmente non meriterebbe l\u00e2\u20ac\u2122attenzione critica accordatagli. \u00e2\u20ac\u0153Ma Parigi non \u00c3\u00a8 tutta una vacanza\u00e2\u20ac\u009d, si precisa, a un certo punto. Ed \u00c3\u00a8 qui che la narrazione compie il salto di qualit\u00c3\u00a0 decisivo e illumina per noi l\u00e2\u20ac\u2122altro J\u00c3\u00bcnger. Qui: nell\u00e2\u20ac\u2122abbraccio mortale del soldato con il sangue, con le esecuzioni capitali, con il fuoco, con quella \u00e2\u20ac\u0153guerra totale\u00e2\u20ac\u009d alla quale lo scrittore tedesco riteneva vincolato l\u00e2\u20ac\u2122uomo del Novecento, inesorabilmente schiavo dell\u00e2\u20ac\u2122istinto di morte che lo abita. Dopo trent\u00e2\u20ac\u2122anni, anche alla luce di un interesse crescente per il pensiero di J\u00c3\u00bcnger, foriero di nuove edizioni delle sue opere migliori, la rilettura delle pagine di Chatwin non riesce ad appagarmi. Mi lascia insoddisfatto, proprio come dopo un incontro lungamente agognato, dal quale avrei voluto ricavare opportunit\u00c3\u00a0, spunti, rivelazioni, fino all\u00e2\u20ac\u2122invito estremo a definire \u00e2\u20ac\u201c lo si legge nei diari\u00e2\u20ac\u00a6 \u00e2\u20ac\u201c nuove \u00e2\u20ac\u0153oasi nel mondo della distruzione\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">(1) Bruce Chatwin, <em>Ernst J\u00c3\u00bcnger: un esteta in guerra<\/em> (1981), in <em>Che ci faccio qui?<\/em>, Milano, Adelphi, 1990, pp. 359-380.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(2) Chatwin fa riferimento all\u00e2\u20ac\u2122edizione Christian Bourgois, Paris, 1981.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">(3) \u00c3\u02c6 il titolo correttamente adottato dall\u00e2\u20ac\u2122editore italiano: Ernst J\u00c3\u00bcnger<em>, Irradiazioni. Diario 1941-1945<\/em>, traduzione di Henry Furst, Parma, Guanda, 1995<sup>2<\/sup>.<\/p>\n<p><em>Andrea Sisti (andrea.sisti@cittadelsilenzio.it) <\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00e2\u20ac\u0153La mia visita a J\u00c3\u00bcnger, cinque anni fa, mi offr\u00c3\u00ac un\u00e2\u20ac\u2122esperienza insolita\u00e2\u20ac\u009d. Cos\u00c3\u00ac scriveva, nel 1981, Bruce Chatwin, riordinando le tracce di un colloquio avuto con il grande scrittore tedesco (1). Sono certo che parecchi di voi \u00e2\u20ac\u201c come me \u00e2\u20ac\u201c avrebbero desiderato essere presenti all\u00e2\u20ac\u2122incontro fra due intelligenze tanto brillanti e feconde. 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