{"id":122,"date":"2012-01-08T17:53:29","date_gmt":"2012-01-08T17:53:29","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=122"},"modified":"2012-01-08T17:53:29","modified_gmt":"2012-01-08T17:53:29","slug":"l%e2%80%99arte-della-guerra-e-la-rivoluzione-scientifica-dalla-techne-all%e2%80%99estetica-della-guerra","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/l%e2%80%99arte-della-guerra-e-la-rivoluzione-scientifica-dalla-techne-all%e2%80%99estetica-della-guerra\/","title":{"rendered":"L\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra e la Rivoluzione scientifica: dalla t\u00c3\u00a9chne all\u00e2\u20ac\u2122estetica della guerra"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/nova-scientia-tartaglia.gif\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-127\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/nova-scientia-tartaglia-150x150.gif\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u00e2\u20ac\u2122anima nera del mio intervento si annida nel riferimento ai temi della guerra e delle armi da fuoco, temi che, in virt\u00c3\u00b9 del significato emotivo delle parole, hanno un immediato impatto negativo. Essendo il mio intervento concepito all\u00e2\u20ac\u2122interno di una lezione di Storia della Scienza e della Tecnica, e quindi di valenza limitata all\u00e2\u20ac\u2122ambito storiografico, non intendo sollecitare un dibattito di natura etica (anche perch\u00c3\u00a9 non siamo nell\u00e2\u20ac\u2122ambito di Filosofia della Scienza), dibattito peraltro impossibile di risoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Certo, le parole \u00e2\u20ac\u0153guerra\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153armi\u00e2\u20ac\u009d sono cariche di\u00c2\u00a0 significato emotivo negativo, alla stregua della parola \u00e2\u20ac\u0153comunismo\u00e2\u20ac\u009d proposta all\u00e2\u20ac\u2122uomo medio americano dell\u00e2\u20ac\u2122era maccartista, pronto a giurare sul fatto che il comunismo fosse esecrabile, pur esitando a darne una definizione in termini di significato descrittivo. Il mio invito, allora, \u00c3\u00a8 rivolto ad una preliminare operazione di \u00e2\u20ac\u0153igiene mentale\u00e2\u20ac\u009d, per usare una espressione di Comte, volta ad evitare l\u00e2\u20ac\u2122idolo baconiano del pregiudizio, che impedirebbe una serena valutazione dell\u00e2\u20ac\u2122argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In verit\u00c3\u00a0, ci ammoniva Manzoni nel suo capolavoro, non ci dovrebbero essere bastoni n\u00c3\u00a9 bastonate, ma tant\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8\u00e2\u20ac\u00a6 Ricordiamo il pacifismo degli Svizzeri, \u00e2\u20ac\u0153pacifici perch\u00c3\u00a9 ben armati\u00e2\u20ac\u009d, annotava Machiavelli. Se ne avvide Hitler quando minacci\u00c3\u00b2 la Svizzera, sentendosi rispondere che ogni cittadino conservava nell\u00e2\u20ac\u2122armadio il suo fucile d\u00e2\u20ac\u2122ordinanza, pronto all\u00e2\u20ac\u2122uso. Un aneddoto personale come inciso: in un colloquio con un cittadino svizzero intorno all\u00e2\u20ac\u2122ipotesi di un improbabile conflitto italo-svizzero, mi sono sentito rispondere con un sorriso che l\u00e2\u20ac\u2122Italia avrebbe perso la guerra in un solo giorno!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oggi il mio proposito \u00c3\u00a8 solo quello, nell\u00e2\u20ac\u2122ambito di un discorso di ordine storico, di fermare l\u00e2\u20ac\u2122attenzione sulle tappe dell\u00e2\u20ac\u2122evoluzione tecnico-scientifica dei contenuti, con un occhio di riguardo alla storia delle idee ed ai rapporti tra potere e orizzonte tecnico-scientifico, nonch\u00c3\u00a9 alle nuove scienze collegate, come la balistica e la nuova scienza delle fortificazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Oltretutto, la misoplia \u00e2\u20ac\u201c se non vi piace il neologismo diciamo il misoneismo degli strumenti di guerra \u00e2\u20ac\u201c \u00e2\u20ac\u0153non solo ha l\u00e2\u20ac\u2122effetto di ritardare lo sviluppo tecnico e scientifico dell\u00e2\u20ac\u2122arte militare e delle scienze collegate, ma da sempre ha portato conseguenze nella sicurezza e nella estensione di uno Stato, che si \u00c3\u00a8 trovato in condizioni di inferiorit\u00c3\u00a0 verso gli altri Stati\u00e2\u20ac\u009d (Musciarelli, <em>Dizionario delle armi<\/em>, p. 279). Ricordiamo l\u00e2\u20ac\u2122avversione alle balestre, condannate dal Concilio Laterano II, che ne proib\u00c3\u00ac l\u00e2\u20ac\u2122uso nelle guerre fra cristiani a causa della loro micidialit\u00c3\u00a0, alle armi da fuoco, poste al bando da cavalieri, letterati e dalla Chiesa che le giudic\u00c3\u00b2 \u00e2\u20ac\u0153troppo omicide e spiacenti a Dio\u00e2\u20ac\u009d, alla rigatura delle canne, alla introduzione del sistema a retrocarica e della ripetizione, soluzioni ritenute inutili se non dannose.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un esempio di conseguenze negative per il nostro Paese? Il misoneismo dei vertici militari verso il carro armato, ignorato nella Prima Guerra Mondiale e prodotto solo dopo il 1930, con i tristi risultati della Seconda Guerra Mondiale. O verso gli aerosiluri (siluri lanciati dagli aerei) ritenuti inutili nel 1938 (ma i Tedeschi, alleati col Patto di Acciaio, ne richiesero il segreto), col risultato che nel novembre 1940 gli aerosiluri inglesi distrussero met\u00c3\u00a0 della nostra flotta ancorata nel porto di Taranto (Musciarelli, op. cit., ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Federico Chabod, nel suo contributo alle interpretazioni della Rivoluzione rinascimentale, intende con questa espressione quell\u00e2\u20ac\u2122ampio processo storico che ha rinnovato profondamente il mondo europeo portandolo dalla civilt\u00c3\u00a0 medievale alle soglie di quella moderna. In tal senso, raggruppa le trasformazioni culturali intorno a tre fatti fondamentali: la nuova concezione dell\u00e2\u20ac\u2122uomo, della natura e di Dio; la frattura tra Chiesa cattolica e Chiesa riformata; la elaborazione del metodo matematico-sperimentale con il conseguente avvio alla scienza moderna. Chabod afferma che, oggi, si comincia a comprendere che questo ultimo fu, forse, il fatto pi\u00c3\u00b9 importante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Subordinato a quest\u00e2\u20ac\u2122ultimo in ordine di importanza, ma pur sempre momento propulsivo di sviluppo della scienza moderna nel suo vitale legame con lo sviluppo della tecnica, collocherei un quarto fatto fondamentale per la Rivoluzione rinascimentale, e precisamente la scoperta, o meglio, la razionalizzazione della scoperta della polvere da sparo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La storiografia contemporanea che ha per oggetto di studio le dinamiche del potere in Europa nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna, ossia il fenomeno della formazione dello Stato moderno come potere accentrato e assoluto, ha fissato i tre fattori alla base di questo processo, e precisamente: l\u00e2\u20ac\u2122esercito, la burocrazia e la finanza. Fermiamo l\u00e2\u20ac\u2122attenzione sul primo. Lo storico L. Stone ha messo in rilievo il ruolo fondamentale dell\u00e2\u20ac\u2122esercito permanente anche in tempo di pace, le trasformazioni verificatesi nel campo dell\u00e2\u20ac\u2122arte militare come l\u00e2\u20ac\u2122uso dell\u00e2\u20ac\u2122artiglieria, l\u00e2\u20ac\u2122accresciuta importanza della fanteria e degli arcieri a scapito della cavalleria e l\u00e2\u20ac\u2122uso di flotte di grandi dimensioni. Le suddette trasformazioni hanno il comune denominatore nella scoperta, o meglio, nella razionalizzazione della scoperta della polvere da sparo che, pur presente nell\u00e2\u20ac\u2122autunno del medioevo, solo ora, nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna, \u00c3\u00a8 considerata strumento della politica di potenza dei principi nelle guerre di predominio in Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Con ci\u00c3\u00b2 stesso, ci siamo riportati al problema storiografico affrontato da Chabod, e precisamente il problema del rapporto di opposizione o di continuit\u00c3\u00a0 tra Medioevo e Rinascimento. La teoria della frattura, che ha avuto un grande successo nella storiografia dell\u00e2\u20ac\u2122Illuminismo, ripresa successivamente nel 1860 dal Burckhardt, ha dimostrato per\u00c3\u00b2 gravi insufficienze di metodo che hanno aperto la strada alle teorie della continuit\u00c3\u00a0 che mettevano in luce gli elementi comuni al Medioevo e al Rinascimento. Oggi la storiografia ha privilegiato la tesi della continuit\u00c3\u00a0, che peraltro comporta il problema di salvaguardare la specificit\u00c3\u00a0 dei singoli periodi storici. Lo Chabod suggerisce, come risposta, di \u00e2\u20ac\u0153evitare un grossolano equivoco: confondere vita pratica e vita di pensiero, azioni quotidiane degli uomini e consapevolezza raziocinante che l\u00e2\u20ac\u2122uomo pu\u00c3\u00b2 avere o meno di questo suo agire\u00e2\u20ac\u009d (Chabod, <em>Nuove Questioni di Storia Moderna<\/em>, vol. 1\u00c2\u00b0, pp. 176-178). Mi spiego facendo riferimento al nostro argomento di fondo: il ruolo della polvere nera nella Rivoluzione rinascimentale. La polvere nera \u00e2\u20ac\u201c cos\u00c3\u00ac detta alla fine \u00e2\u20ac\u02dc800 per distinguerla dalle pi\u00c3\u00b9 moderne polveri senza fumo: prima si parlava solo di polvere da sparo \u00e2\u20ac\u201c era gi\u00c3\u00a0 nota alla fine del Medioevo ma rappresentava una realt\u00c3\u00a0 di fatto, utilizzata per razzi, fuochi di artificio ed altri divertimenti pirici, e non una realt\u00c3\u00a0 di pensiero. Cos\u00c3\u00ac, con un parallelo illuminante, l\u00e2\u20ac\u2122uomo medievale amava la bellezza delle donne e la piacevolezza del vivere non diversamente dall\u00e2\u20ac\u2122uomo moderno, ma non ne aveva consapevolezza da tradurle in termini concettuali, di riflessione, per cui bisogna aspettare Lorenzo Valla per trovare uno scritto sulla \u00e2\u20ac\u0153dolcezza del vivere\u00e2\u20ac\u009d. Tornando alla polvere nera, pur nel rispetto del rapporto di continuit\u00c3\u00a0 tra Medioevo e Rinascimento, possiamo salvare la specificit\u00c3\u00a0 dei due periodi ricordando che la sua presenza, nel Medioevo, era un puro fatto quotidiano che rientrava nell\u00e2\u20ac\u2122agire pratico di questo o quel personaggio, mentre nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna la sua presenza, come quella delle armi da fuoco, \u00c3\u00a8 sistemata concettualmente negli scritti di Machiavelli, Guicciardini, Ariosto e quanti altri si pronunciarono sulla sua realt\u00c3\u00a0, immorale per i nostalgici degli ideali cavallereschi dell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 di mezzo, amorale per i teorici della politica di potenza degli Stati assoluti e accentrati in gara tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo, ora, a che titolo possiamo inserire la scoperta della polvere nera tra i fatti fondamentali che sono alla base della Rivoluzione rinascimentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per il Barnes, autore di un testo classico in materia di cartucce, \u00e2\u20ac\u0153la scoperta e lo sviluppo della polvere da sparo costituiscono uno degli eventi pi\u00c3\u00b9 importanti della storia del genere umano\u00e2\u20ac\u00a6 la nostra civilt\u00c3\u00a0 moderna sarebbe stata impossibile senza di essa\u00e2\u20ac\u009d (Barnes, <em>Cartucce<\/em>, ed. it., p. 315).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Chi ha inventato la polvere da sparo? Impossibile dire chi, dove e quando. Il problema storiografico legato alla difficolt\u00c3\u00a0 di dare una risposta \u00c3\u00a8 costituito dal fatto che \u00e2\u20ac\u0153coloro che sanno tutto di armi e di polvere da sparo, sanno pochissimo di storia, e d\u00e2\u20ac\u2122altra parte gli storici eruditi raramente sono ricordati come grandi esperti in armi da fuoco\u00e2\u20ac\u009d (Barnes, op. cit., ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Molti hanno confuso il fuoco greco con la polvere nera. Il fuoco greco \u00c3\u00a8 il nome collettivo di varie miscele incendiarie, usato nelle battaglie navali del VI secolo d.C. Vediamo, per curiosit\u00c3\u00a0, la ricetta personale di Leonardo: \u00e2\u20ac\u0153Tolli carbone di salcio e salenitro e sulfore, incenso e canfora e lana etiopica e fai bollire ogni cosa insieme. Questo foco \u00c3\u00a8 di tanto desiderio di brusare, che seguita i legname sin sotto l\u00e2\u20ac\u2122acqua\u00e2\u20ac\u009d (L. Bulferetti,<em> Leonardo: l\u00e2\u20ac\u2122uomo e lo scienziato<\/em>, p. 43).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma chi ha inventato la polvere nera? Mancano notizie precise e molti popoli se ne sono contesi il merito. L\u00e2\u20ac\u2122invenzione \u00c3\u00a8 stata attribuita a Salmoneo re di Tessaglia, a Caligola, al siciliano Salios verso l\u00e2\u20ac\u2122anno 60 d.C. Per Barnes la polvere nera \u00c3\u00a8 realizzata dai cinesi verso il 900 d.C., forse anche nel 700. La chiamavano \u00e2\u20ac\u0153huo yao\u00e2\u20ac\u009d, letteralmente \u00e2\u20ac\u0153sostanza chimica di fuoco\u00e2\u20ac\u009d e il termine compare dal 1040 in poi. Dalla Cina sarebbe stata trasmessa ai musulmani. Per altri, si sarebbe verificato il processo inverso: dal mondo musulmano verso la Cina e l\u00e2\u20ac\u2122Europa. Tutto indica \u00e2\u20ac\u0153che la polvere nera fu introdotta in Europa attraverso la Spagna dai Mori invasori\u00e2\u20ac\u009d (Barnes, op. cit., ibid.). Il Musciarelli nega l\u00e2\u20ac\u2122ipotesi di una origine cinese rifacendosi proprio al <em>Milione<\/em> di Marco Polo (che i cinesi avessero polveri piriche non significa l\u00e2\u20ac\u2122invenzione della polvere nera). Per l\u00e2\u20ac\u2122autore, \u00c3\u00a8 probabile che parecchi alchimisti tra il 1000 e il 1200 abbiano scoperto sostanze esplosive composte con salnitro, carbone e zolfo, per cui la polvere nera sarebbe stata inventata, contemporaneamente, da vari artefici e in diversi Paesi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La posizione del Barnes resta comunque interessante perch\u00c3\u00a9 impostata sul problema della libert\u00c3\u00a0 di espressione, coartata per ragioni disciplinari dalla Chiesa, in base alla quale risulterebbe improbabile che la polvere nera e le armi da fuoco siano state inventate in Europa proprio perch\u00c3\u00a9 non c\u00e2\u20ac\u2122erano le condizioni di libert\u00c3\u00a0 intellettuale, laddove Cina e mondo musulmano erano centri di scienza e sperimentazione nel periodo in cui apparve la polvere nera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Una prima conclusione: la polvere nera era conosciuta come esplosivo ed era usata nei fuochi d\u00e2\u20ac\u2122artificio o razzi, ma non ne era noto l\u00e2\u20ac\u2122utilizzo bellico. Il Musciarelli propone una rassegna dei possibili inventori. La fonte pi\u00c3\u00b9 attendibile, Ruggero Bacone (1214-1294) ne accenna nella sua <em>Opus Majus<\/em> del 1267, descrivendo l\u00e2\u20ac\u2122esplosione della polvere nera che \u00e2\u20ac\u0153tuona e lampeggia\u00e2\u20ac\u009d; in questa sede, per\u00c3\u00b2, non dice di averla inventata, ma solo che era ben conosciuta in quegli anni. Bacone ne d\u00c3\u00a0 la composizione nell\u00e2\u20ac\u2122opera <em>De secretis operibus artis et naturae et de nullitate magiae<\/em> \u00e2\u20ac\u201c peraltro in termini poco chiari per il ricorso a un linguaggio criptico \u00e2\u20ac\u201c prevedendone l\u00e2\u20ac\u2122uso delittuoso. Per\u00c3\u00b2 non aveva alcuna idea del suo uso come propellente e la sua formula prevedeva sette parti di salnitro contro cinque di carbone e zolfo. Ricordiamo che Bacone soggiorn\u00c3\u00b2 in Spagna e da l\u00c3\u00ac potrebbe aver derivato le sue conoscenze sulla polvere nera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Un\u00e2\u20ac\u2122altra fonte \u00c3\u00a8 Alberto Magno, che nel suo <em>De mirabilibus mundi <\/em>cita la polvere nera senza per\u00c3\u00b2 darne la composizione. C\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8, poi, lo scritto <em>Liber ignium ad comburendos hostes<\/em> attribuito al monaco Marco Greco, vissuto, con qualche dubbio, nel IX secolo d.C.; la parte in latino sarebbe stata aggiunta nel XII secolo, traduzione probabile di un\u00e2\u20ac\u2122opera araba; nello scritto si parla di polveri piriche utili forse a produrre solo una fiammata ma non a propellere un proiettile. Circa il famoso Bertold Schwartz, si dice abbia condotto esperimenti con la polvere nera e il cannone a Freiberg. E\u00e2\u20ac\u2122 molto improbabile che abbia inventato la polvere nera che era gi\u00c3\u00a0 nota quasi un secolo prima, mentre \u00c3\u00a8 possibile che abbia migliorato il rozzo cannone di quei tempi. Comunque, in ogni caso, quando \u00c3\u00a8 nato (ammesso che sia esistito), le armi esistevano gi\u00c3\u00a0. Per Vincenzo Tumbiolo (<em>Il manuale dell\u00e2\u20ac\u2122avancarica<\/em>) \u00c3\u00a8 probabile che tra il 1000 e il 1200 sia stata inventata in molte parti del mondo e ne siano stati scoperti gli effetti bellici pi\u00c3\u00b9 o meno contemporaneamente. Esclude per\u00c3\u00b2 cinesi, indiani e arabi quali scopritori della miscela esplosiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione, l\u00e2\u20ac\u2122unica cosa certa \u00c3\u00a8 che la polvere nera \u00c3\u00a8 nota in Europa dal 1300; che nel 1325 i cannoni si erano gi\u00c3\u00a0 affermati in Europa e che dal 1350 in avanti sempre maggiore diventa la quantit\u00c3\u00a0 di dati disponibili sullo sviluppo delle armi da fuoco. Il <em>Codex Germanicus<\/em>, scritto in latino tra il 1350 e il 1400, spiega come preparare la polvere nera, caricare i cannoni ed altre questioni relative alla artiglieria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo ora i rapporti fra scienza e tecnica relativamente al nostro argomento. Le maggiori richieste tecniche nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna rivelano l\u00e2\u20ac\u2122insufficienza della figura tradizionale dell\u00e2\u20ac\u2122artigiano, incapace di risolvere i nuovi problemi che si affacciano, spinto, per ci\u00c3\u00b2 stesso, a rivolgersi a studiosi in possesso di pi\u00c3\u00b9 ampie nozioni matematico-fisiche. Nel nostro caso avremo che gli artigiani delle armi da fuoco richiedono informazioni ai matematici intorno alla traiettoria dei proiettili; viceversa, avremo scienziati che \u00e2\u20ac\u0153ascoltano\u00e2\u20ac\u009d le osservazioni di modesti artigiani per carpire notizie della loro annosa attivit\u00c3\u00a0. Si profila allora quella alleanza tra tecnici e scienziati che \u00c3\u00a8 una caratteristica fondamentale della Rivoluzione scientifica, e che permette il superamento della millenaria frattura fra i due momenti, quello della scienza pura e quello delle applicazioni tecniche. La mirabile sintesi la troviamo nel genio leonardesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il pregiudizio positivistico, di stampo intellettualistico, che vedeva l\u00e2\u20ac\u2122origine delle scoperte scientifiche esclusivamente in fattori razionali e sperimentali, ha lasciato il posto ad una pi\u00c3\u00b9 realistica considerazione delle componenti non razionali (religiose, metafisiche, pregiudiziali, casuali) che ne sono alla base. Consideriamo la componente casuale: la caduta di una mela \u00c3\u00a8 alla base della legge di gravit\u00c3\u00a0 scoperta da Newton, cos\u00c3\u00ac come la combinazione meccanica di salnitro, carbone e zolfo, \u00c3\u00a8 alla base, in pi\u00c3\u00b9 momenti e in pi\u00c3\u00b9 luoghi, nelle oscure botteghe di alchimisti, della scoperta della polvere da sparo. La scoperta, alla fine dell\u00e2\u20ac\u2122800, delle moderne polveri senza fumo, che soppiantano la polvere nera, \u00c3\u00a8 dovuta al caso: una bottiglia di acido nitrico rovesciata incidentalmente sopra un foglio di carta ha prodotto la nitrificazione della carta, cio\u00c3\u00a8 la nitrocellulosa, che \u00c3\u00a8 alla base di tutte le polveri monobasiche (quelle bibasiche associano la nitroglicerina). Dunque, una cosa \u00c3\u00a8 la genesi delle scoperte scientifiche, altra la loro verit\u00c3\u00a0, che \u00c3\u00a8 poi quello che ci interessa: la loro oggettivit\u00c3\u00a0 e la conferma sperimentale alla loro pretesa di verit\u00c3\u00a0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u00e2\u20ac\u2122unit\u00c3\u00a0 di scienza e tecnica \u00e2\u20ac\u201c la prima momento teorico, la seconda momento pratico-operativo \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 parallela allo sviluppo delle matematiche, considerate nel Rinascimento in una luce nuova e non pi\u00c3\u00b9 sottoposte alle rigide auctoritates del mondo antico, intendo Platone, che disprezzava, come Euclide, ogni possibile impiego pratico della matematica, ed Aristotele, che la annoverava nell\u00e2\u20ac\u2122ambito delle scienze teoretiche, separandola nettamente da quelle pratiche e poietiche. Un esempio, invece, della utilizzazione della matematica nell\u00e2\u20ac\u2122ambito tecnico-pratico, volto alla sfruttamento razionale delle artiglierie nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna, vede l\u00e2\u20ac\u2122applicazione delle sezioni coniche studiate nell\u00e2\u20ac\u2122antichit\u00c3\u00a0 da Apollonio nello studio della traiettoria dei proiettili (la parabola) (cfr. Abbagnano-Fornero, <em>Storia della Filosofia<\/em>, pp. 120-126).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">L\u00e2\u20ac\u2122esigenza di individuare i miglioramenti tecnico-strategici dell\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra \u00e2\u20ac\u201c dove il termine arte \u00c3\u00a8 riconducibile al remoto significato platonico di procedimento ordinato, cio\u00c3\u00a8 conforme a regole, di una qualunque attivit\u00c3\u00a0 umana, nel presente caso della attivit\u00c3\u00a0 bellica \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 contestualizzata sullo sfondo del nuovo tipo di societ\u00c3\u00a0 che si affaccia all\u00e2\u20ac\u2122inizio dell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna. Alla base del processo di formazione dello Stato moderno, inteso come organismo accentrato e assoluto, la storiografia contemporanea\u00c2\u00a0 ha individuato tre fattori chiave quali l\u00e2\u20ac\u2122esercito, la burocrazia e la finanza. Il primo e terzo fattore, tralasciamo il secondo, sono strettamente correlati nella gara tra le grandi potenze che aspirano al predominio europeo, come la Francia che, visti i rapporti pacifici con l\u00e2\u20ac\u2122Inghilterra, ha mano libera nella politica di espansione nel continente. Cambiamento tra i pi\u00c3\u00b9 significativi fu anche il nuovo rapporto tra Stato e cittadini sotto il profilo finanziario. C\u00e2\u20ac\u2122era una azione di causa-effetto biunivoca tra la costruzione di un apparato fiscale che permettesse un regolare prelievo di denaro per reggere le enormi spese della guerra e la frequenza di guerre finalizzate a procurarsi denaro con la sottomissione di regioni ricche e il controllo delle vie commerciali. In parallelo, si facevano pi\u00c3\u00b9 guerre per procurarsi pi\u00c3\u00b9 denaro e si costruiva un apparato fiscale per prelevare nella massima efficienza il necessario per sostenere le spese della macchina bellica. Come scrive il Telly, storico americano: \u00e2\u20ac\u0153Durante il XVI secolo, man mano che la guerra faceva crescere le spese statali in gran parte del continente, gli Stati europei cominciano a regolarizzare ed espandere i bilanci statali e le tasse [\u00e2\u20ac\u00a6.] La guerra ha costruito la rete degli Stati nazionali in Europa e la preparazione della guerra ha creato le strutture interne degli Stati stessi. Gli anni intorno al 1500 furono cruciali. Gli Europei avevano cominciato ad usare polvere da sparo nelle guerre verso la met\u00c3\u00a0 del XIV secolo; nei seguenti 150 anni, l\u00e2\u20ac\u2122invenzione e la diffusione delle armi ha fatto pendere la bilancia a vantaggio delle monarchie che si potevano permettere i cannoni e le nuove fortificazioni che i cannoni non avrebbero potuto facilmente distruggere[\u00e2\u20ac\u00a6]. Intorno al 1500 i costi crebbero ancora allorch\u00c3\u00a9 l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria mobile per gli assedi e la fanteria che l\u00e2\u20ac\u2122accompagnava si diffusero ampiamente[\u00e2\u20ac\u00a6]. Gli Stati pi\u00c3\u00b9 grandi, soprattutto la Francia e l\u00e2\u20ac\u2122impero asburgico, avevano le dimensioni giuste per affrontare i costi crescenti e trarre vantaggio da questa situazione\u00e2\u20ac\u009d (C. Telly,<em> L\u00e2\u20ac\u2122oro e la spada<\/em>, pp. 88-90, in: Bonanno, <em>L\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna nella critica storica<\/em>, pp. 21 e 41-42).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I sovrani controllano le finanze, aggravando il carico fiscale e promuovendo una politica economica tesa a regolare gli scambi in senso mercantilistico, cos\u00c3\u00ac da far entrare moneta all\u00e2\u20ac\u2122interno dello Stato impedendone l\u00e2\u20ac\u2122uscita, esportando cio\u00c3\u00a8 e non importando, il che, annota lo storico Giorgio Spini, si traduce in una latente politica di aggressivit\u00c3\u00a0. La politica demografica si allinea all\u00e2\u20ac\u2122interno dello Stato assoluto: tanti figli significano tanti soldati, e tanti soldati significano tante bocche da fuoco, di difficile costruzione e soprattutto molto costose. Ci\u00c3\u00b2 comporta la trasformazione dell\u00e2\u20ac\u2122economia che soffoca le iniziative private; le importazioni (pagate comunque in merci e non in denaro, quel denaro che nel Rinascimento tutto poteva, anche assicurare un posto in Paradiso, come scriveva C. Colombo, messaggio questo che scandalizz\u00c3\u00b2 Lutero), il lavoro libero, i commerci, tutto \u00c3\u00a8 sottoposto a controllo statale: l\u00e2\u20ac\u2122economia \u00c3\u00a8 irregimentata al solo scopo delle guerre di espansione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ecco imporsi la Francia, per numero di abitanti, per ricchezza dei prodotti, per abbondanza di artiglierie, la cui politica accentratrice e autarchica sfocer\u00c3\u00a0 nel 1600 nel colbertismo e nelle inevitabili guerre comportate anche dalla aggressiva politica economica. Pi\u00c3\u00b9 in generale, \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122imponente struttura organizzativa delle monarchie europee e lo spirito imprenditoriale ed affaristico dei ceti mercantili si traduce in maggiori richieste tecniche. Allestire eserciti sempre pi\u00c3\u00b9 potenti e fornirli di un adeguato armamento, presuppone una sequela di cognizioni di balistica, che a loro volta implicano pi\u00c3\u00b9 approfondite conoscenze di matematica e di fisica, ossia pi\u00c3\u00b9 nozioni scientifiche. La saldatura fra scienza e societ\u00c3\u00a0 moderna passa dunque, sin dall\u00e2\u20ac\u2122inizio, attraverso i nuovi bisogni, concretizzati nelle nuove esigenze tecniche\u00e2\u20ac\u009d (Abbagnano-Fornero, op. cit., p. 120). Sono i nuovi bisogni che assillano i pr\u00c3\u00acncipi d\u00e2\u20ac\u2122Europa e d\u00e2\u20ac\u2122Italia, pronti ad investire ingenti capitali pur di accaparrarsi presso le loro corti le figure pi\u00c3\u00b9 rappresentative del sapere scientifico al fine di garantire il primato militare necessario a vincere la gara di potenza fra gli Stati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La posizione di tali figure, dal 1400 al 1600, non fu esclusivamente di rimpianto e di sconcerto di fronte alla nuova realt\u00c3\u00a0 delle armi da fuoco e della riorganizzazione degli eserciti: in alcuni casi la posizione risult\u00c3\u00b2 anche contraddittoria, pronta a rimpiangere il passato cavalleresco ma anche a cogliere le occasioni di autopromozione sociale offerte dalla richiesta di mercato attraverso la mutata situazione. E\u00e2\u20ac\u2122 il caso di Leonardo da Vinci, quando condanna con violenza la \u00e2\u20ac\u0153pazzia bestialissima\u00e2\u20ac\u009d della guerra, come risulta dai bozzetti della battaglia di Anghiari (vinta dai fiorentini nel 1440) e dalle note \u00e2\u20ac\u0153sul modo di figurare una battaglia\u00e2\u20ac\u009d, dove, con effetto, scrive: \u00e2\u20ac\u0153Farai rosseggiare i volti e le persone e l\u00e2\u20ac\u2122aria e li scoppettieri insieme co\u00e2\u20ac\u2122 vicini [\u00e2\u20ac\u00a6] l\u00e2\u20ac\u2122aria sia piena di saettume di diverse ragione e le ballotte degli scoppietti sieno accompagnate da alquanto fumo dirieto al loro corpo [\u00e2\u20ac\u00a6.] Farai molte sorte d\u00e2\u20ac\u2122armi infra i piedi de\u00e2\u20ac\u2122 combattitori, come scudi rotti, lance, spade rotte e altre simili cose; farai omini morti, alcuni ricoperti mezzi dalla polvere, altri tutta la polvere che si mischia coll\u00e2\u20ac\u2122uscito sangue convertirsi in rosso fango; altri morendo strignere i denti [come non pensare alla ungarettiana Veglia?], stravolgere gli occhi, strignere le pugna e la persona e le gambe storte\u00e2\u20ac\u009d (Bulferetti, op. cit., pp. 101-102).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00c3\u00a8 pur sempre Leonardo che si sponsorizza presso il duca di Milano Lodovico il Moro nel 1482 come architetto militare e inventore di armi. Vediamo il testo della lettera con cui offre i suoi servigi al duca: \u00e2\u20ac\u0153Ho ancora modi di bombarde comodissime e facili a portare e con quelle buttare minuti di tempesta e con il fumo dare grave spavento all\u00e2\u20ac\u2122inimico danneggiandolo e confondendolo [\u00e2\u20ac\u00a6.] Faccio carri coperti sicuri ed inoffensibili: i quali entrando tra i nemici colle sue artiglierie non \u00c3\u00a8 si grande moltitudine di gente d\u00e2\u20ac\u2122arme che non ne resti rotta\u00e2\u20ac\u009d (Bulferetti, op. cit., p. 41).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel Codice Atlantico, foglio 9 v-a, Leonardo disegna mortai in grado di lanciare proiettili devastanti che ricordano le odierne bombe a frammentazione, e progetta strumenti di morte come un\u00e2\u20ac\u2122arma da fuoco con pi\u00c3\u00b9 canne montata su ruote, lontana progenitrice della mitragliatrice Gatling del 1851.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Altro esempio dell\u00e2\u20ac\u2122atteggiamento contraddittorio degli scienziati dell\u00e2\u20ac\u2122epoca, \u00c3\u00a8 offerto dal Tartaglia, che, all\u00e2\u20ac\u2122inizio della \u00e2\u20ac\u0153La nova scientia\u00e2\u20ac\u009d del 1537, nella epistola dedicatoria a Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino, scrive: \u00e2\u20ac\u0153Ma poi fra me pensando un giorno mi parve cosa biasimevole, vituperosa et crudele, et degna di non puoca punitione appresso a Iddio, a voler studiare di assotigliare tal esercitio dannoso al prossimo, imo distruttore della specie humana, et massime de Cristiani in lor continue guerre. Per il che non solamente posposi totalmente il studio di tal materia et altres\u00c3\u00ac a studiare in altro, ma etiam strazzai, et abrusciai ogni calculatione et scrittura da me nota, che di tal materia parlasse\u00e2\u20ac\u009d. Cos\u00c3\u00ac commenta Walter Panciera: \u00e2\u20ac\u0153Tartaglia dichiar\u00c3\u00b2 di aver distrutto i suoi precedenti appunti e osservazioni in materia di artiglierie, in un moto di ripulsa verso questo esercizio dannoso. Ma \u00c3\u00a8 chiaro che il suo interesse aveva conosciuto una ripresa che doveva datare gi\u00c3\u00a0 da qualche tempo\u00e2\u20ac\u009d (W. Panciera,<em> Il governo delle artiglierie<\/em>, p. 7 e p. 125).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Abbiamo concluso che \u00e2\u20ac\u0153i cambiamenti nel campo dell\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra furono paralleli a quelli che nel frattempo erano maturati nella societ\u00c3\u00a0, nell\u00e2\u20ac\u2122economia e nella politica\u00e2\u20ac\u009d (N. Lablanca,<em> Storia illustrata delle armi da fuoco<\/em>, p. 48). La storiografia \u00c3\u00a8 stata attenta a sottolineare tale nesso, che ha autorizzato lo storico Michael Roberts a parlare, negli anni Cinquanta, di \u00e2\u20ac\u0153rivoluzione militare\u00e2\u20ac\u009d , espressione ripresa a met\u00c3\u00a0 degli anni Ottanta con l\u00e2\u20ac\u2122affermazione che \u00e2\u20ac\u0153ne sarebbe derivata, di conseguenza, l\u00e2\u20ac\u2122ascesa dell\u00e2\u20ac\u2122Occidente rispetto agli altri continenti\u00e2\u20ac\u009d (Id., p. 49). In verit\u00c3\u00a0, il dibattito storiografico \u00c3\u00a8 lungi dall\u00e2\u20ac\u2122essere risolto: \u00e2\u20ac\u0153Sin dalla prima apparizione della categoria di &#8220;rivoluzione militare&#8221; gli storici non hanno smesso di discutere della sua opportunit\u00c3\u00a0 e della congruit\u00c3\u00a0 di quel nesso causale fra guerra e societ\u00c3\u00a0, fra armi da fuoco e fine del Medioevo. Ci si chiede, in ultima analisi, se davvero erano stati gli archibugi e i cannoni a far cadere la nobilt\u00c3\u00a0, i suoi castelli e pi\u00c3\u00b9 in generale il Medioevo. Nel dibattito che ne \u00c3\u00a8 sortito le precisazioni e i distinguo sono stati numerosi\u00e2\u20ac\u009d (ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dagli archivi di Venezia emerge un documento anonimo di 16 pagine, stampato nel 1573, dove \u00c3\u00a8 contenuta la poesia dell\u00e2\u20ac\u2122artigliere <em>L\u00e2\u20ac\u2122arte del bombardier non fa per tutti<\/em>, poesia in ottave un po\u00e2\u20ac\u2122 bruttina, anche perch\u00c3\u00a9 gli endecasillabi non sono regolari, ricca per\u00c3\u00b2 di spunti di riflessione per il tema che ci siamo proposti di discutere, e cio\u00c3\u00a8 il ruolo svolto dall\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra all\u00e2\u20ac\u2122interno del vasto fenomeno della Rivoluzione scientifica rinascimentale. Il primo verso suggerisce il titolo del componimento, con la motivazione espressa nel secondo verso \u00e2\u20ac\u0153Essendo arte a voi pericolosa\u00e2\u20ac\u009d. Notiamo che la parola \u00e2\u20ac\u0153arte\u00e2\u20ac\u009d compare due volte nei primi due versi, e ben quattro volte nella prima ottava, facendo ulteriormente comparsa nelle ottave successive. Considerato che, pi\u00c3\u00b9 avanti, esamineremo analiticamente l\u00e2\u20ac\u2122opera di Machiavelli <em>L\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra<\/em>, \u00c3\u00a8 opportuno, inizialmente, soffermarci su questo termine per alcune considerazioni di fondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La parola \u00e2\u20ac\u0153arte\u00e2\u20ac\u009d deriva dalla radice AR\u00c3\u2039, \u00e2\u20ac\u0153articolare, ordinare\u00e2\u20ac\u009d che ci rimanda a \u00e2\u20ac\u0153ordine\u00e2\u20ac\u009d, \u00e2\u20ac\u0153armonia\u00e2\u20ac\u009d (in greco: proporzione) e per ci\u00c3\u00b2 stesso si associa spontaneamente al concetto di bello artistico (il Cenacolo di Leonardo \u00c3\u00a8 costruito secondo le proporzioni della sezione aurea) e di conseguenza alla sfera della storia dell\u00e2\u20ac\u2122arte. A noi, per\u00c3\u00b2, ora interessa in quanto traduzione del corrispettivo greco \u00e2\u20ac\u0153T\u00c3\u02c6CHNE\u00e2\u20ac\u009d, su cui hanno scritto Aristotele e Platone. Per il primo, \u00c3\u00a8 una delle cinque virt\u00c3\u00b9 dianoetiche o intellettive, e precisamente la capacit\u00c3\u00a0, accompagnata da ragione, di produrre un qualche oggetto: essa perci\u00c3\u00b2 riguarderebbe la produzione (POIESIS) e non l\u00e2\u20ac\u2122azione (PRAXIS). In altre parole, l\u00e2\u20ac\u2122arte \u00c3\u00a8 la capacit\u00c3\u00a0 di produrre qualcosa di diverso dall\u00e2\u20ac\u2122azione stessa del produrre: in questo senso parliamo di arte medica in quanto in grado di produrre la salute. Recepiamo, per ora, dalla Etica Nicomachea, questa prima informazione: la T\u00c3\u02c6CHNE ha a che fare con il momento della produzione di un quid eterogeneo all\u00e2\u20ac\u2122atto della produzione. Guardiamo, adesso, al testo della \u00e2\u20ac\u0153Metafisica\u00e2\u20ac\u009d: qui l\u00e2\u20ac\u2122arte si configura come intermediaria tra l\u00e2\u20ac\u2122esperienza e la scienza. Anche da questo testo ricaviamo un suggerimento: tra il piano della pura EMPEIR\u00c3\u008dA, momento esperienziale privo di ordine, e quello della EPIST\u00c3\u2030ME, della scienza che ha per oggetto il necessario (ossia ci\u00c3\u00b2 che non pu\u00c3\u00b2 essere diverso da come \u00c3\u00a8), si colloca come intermediaria la T\u00c3\u02c6CHNE, momento ordinatore e per ci\u00c3\u00b2 stesso metodico. Qui il significato aristotelico di arte non \u00c3\u00a8 lontano da quello platonico, inteso come procedimento ordinato \u00e2\u20ac\u201c cio\u00c3\u00a8 conforme a regole \u00e2\u20ac\u201c di una qualsiasi attivit\u00c3\u00a0 umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Siamo cos\u00c3\u00ac pervenuti ad una prima conclusione: il concetto di arte comporta quello di metodo (dal greco META\u00e2\u20ac\u2122 e HOD\u00c3\u201cS) \u00e2\u20ac\u0153percorrere una via\u00e2\u20ac\u009d, che in quanto tale non \u00c3\u00a8 un procedimento dis-ordinato, ma un percorrere razionale, finalizzato ad una meta ( a\u00c2\u00a0 meno che non ci troviamo nell\u00e2\u20ac\u2122impasse esistenziale dell\u00e2\u20ac\u2122ultimo Caproni, per il quale il punto di arrivo altro non \u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u201c dolorosamente \u00e2\u20ac\u201c che lo stesso punto di partenza: ricordiamo i versi di \u00e2\u20ac\u0153Mentore\u00e2\u20ac\u009d del 1975: \u00e2\u20ac\u0153Devi perseverare \/ usare buona pazienza \/ Ricordalo, se vuoi arrivare \/ al punto di partenza\u00e2\u20ac\u009d).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">E\u00e2\u20ac\u2122 possibile, allora, parlare legittimamente di \u00e2\u20ac\u0153arte della guerra\u00e2\u20ac\u009d intesa come POIESIS ORDINATA CON METODO, finalizzata al risultato esterno di un primato nella gara di potenza dei principi, nel pi\u00c3\u00b9 ristretto contesto italiano (l\u00e2\u20ac\u2122Italia \u00c3\u00a8 estranea al gioco delle grandi potenze con cui non pu\u00c3\u00b2 competere, non avendo n\u00c3\u00a9 eserciti permanenti, n\u00c3\u00a9 grandi flotte), o nel pi\u00c3\u00b9 ampio contesto europeo. Ricordiamo che il gi\u00c3\u00a0 citato Platone nel Protagora (Prot. 322 a) definisce arte la guerra, e Tucidide usa il termine EPIST\u00c3\u2030ME in riferimento all\u00e2\u20ac\u2122arte militare (I, 121).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La seconda conclusione ha per oggetto la valenza estetica dell\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra come momento poetico-metodico.. In assoluto, l\u00e2\u20ac\u2122atto creatore dell\u00e2\u20ac\u2122arte come POIESIS, in quanto momento demiurgico, ha sempre una valenza estetica. Ricordiamo quanto scrive Eugenio Garin nella sua \u00e2\u20ac\u0153Storia della filosofia italiana\u00e2\u20ac\u009d intorno alla \u00e2\u20ac\u0153virt\u00c3\u00b9\u00e2\u20ac\u009d del Machiavelli, categoria atta a bilanciare la imprevedibilit\u00c3\u00a0 della \u00e2\u20ac\u0153fortuna\u00e2\u20ac\u009d: \u00e2\u20ac\u0153Machiavelli esprime la sua ammirazione piuttosto estetica, che non freddamente ragionata, per la fortezza: \u00e2\u20ac\u0153Io iudico bene questo, che sia meglio essere impetuoso che rispettivo, perch\u00c3\u00a9 la fortuna \u00c3\u00a8 donna: et \u00c3\u00a8 necessario, volendola tenere sotto, batterla et urtarla&#8221; (vol. II, p. 720). La virt\u00c3\u00b9 come fortezza \u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122altra opzione rispetto al \u00e2\u20ac\u0153calcolo prudente\u00e2\u20ac\u009d, rispettivamente l\u00e2\u20ac\u2122arte del \u00e2\u20ac\u0153lione\u00e2\u20ac\u009d e della \u00e2\u20ac\u0153golpe\u00e2\u20ac\u009d; dove non arriva la prima, arriva la seconda (v.\u00c2\u00a0<em>Descrizione del modo tenuto dal duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini<\/em> 1503 (?)). E\u00e2\u20ac\u2122 indubbio che, se l\u00e2\u20ac\u2122arte della volpe, in grado di \u00e2\u20ac\u0153liberarsi dai lacci\u00e2\u20ac\u009d diversamente dal leone, \u00c3\u00a8 la conclusione della rivalutazione umanistica dell\u00e2\u20ac\u2122intelligenza intesa come capacit\u00c3\u00a0, fredda e razionale, di dominare una situazione, l\u00e2\u20ac\u2122esercizio della fortezza esercita, su Machiavelli, un particolare fascino \u00e2\u20ac\u0153estetico\u00e2\u20ac\u009d implicito nella componente demiurgica dell\u00e2\u20ac\u2122atto creatore di \u00e2\u20ac\u0153ripari e argini\u00e2\u20ac\u009d al fiume \u00e2\u20ac\u0153rovinoso\u00e2\u20ac\u009d della fortuna che, \u00e2\u20ac\u0153quando si adira\u00e2\u20ac\u009d, tutto travolge (<em>Il principe,<\/em> XXV).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/niccol\u00c3\u00b2-machiavelli-principe.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-123\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/niccol\u00c3\u00b2-machiavelli-principe-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ritornando alla poesia dell\u00e2\u20ac\u2122artigliere, nostro punto di partenza, sono illuminanti i versi della terza ottava: \u00e2\u20ac\u0153El ti bisogna ancor cargare \/ un pezzo con la sua proporzione \/ et quanta polver tu li hai da dare \/ al pezzo con la palla con ragione\u00e2\u20ac\u009d, dove si nota l\u00e2\u20ac\u2122intreccio tecnico tra calibro del cannone, peso della palla e carica di polvere. Scrive Walter Panciera a proposito di Giulio Savorgnan \u00e2\u20ac\u0153punto di cerniera tra il mondo dell\u00e2\u20ac\u2122artigianato specializzato, gli albori della scienza empirica, il governo [veneziano] e l\u00e2\u20ac\u2122organizzazione degli eserciti\u00e2\u20ac\u009d (op.cit., p. 198), interlocutore del matematico bresciano Tartaglia intorno al nono quesito del libro secondo dell\u00e2\u20ac\u2122opera <em>Quesiti et invenzioni diverse<\/em> (1554), \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122importanza del problema tecnico non era trascurabile, visto che il calibro dei cannoni veniva misurato secondo il peso standard della palla, al quale doveva poi essere rapportato di necessit\u00c3\u00a0 il diametro delle bocche da fuoco. Anche la quantit\u00c3\u00a0 di polvere da utilizzare era sempre rapportata al peso della palla medesima\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., p. 199). Il quesito posto al Tartaglia era di schietta natura matematica: se una palla di pietra di diametro 4 once pesa 8 libbre [0,301 x 8 = 2400 grammi], una di 6 once [equivalente a mezzo piede] quanto pesa? Tartaglia calcola 27 libbre, e se di ferro, rispettivamente 18 e 60 libbre. Anche in questo caso l\u00e2\u20ac\u2122arte (T\u00c3\u02c6CHNE) della guerra si esprime nel cogliere i rapporti interni tra le componenti (calibro della canna \u00e2\u20ac\u201c peso della palla \u00e2\u20ac\u201c quantit\u00c3\u00a0 di polvere) in oggetto, rapporti di proporzione individuati dalla ricerca metodica: come non ravvisare la presenza di una valenza \u00e2\u20ac\u0153estetica\u00e2\u20ac\u009d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Pi\u00c3\u00b9 avanti nel tempo, il suo fondamento razionale lascer\u00c3\u00a0 il posto ad un fondamento sempre pi\u00c3\u00b9 irrazionale, testimoniato tragicamente dalla storia (consiglio in tal senso la lettura del saggio di Chris Hedges <em>Il fascino oscuro della guerra<\/em>). Sono motivo di riflessione finale le parole di Shakespeare: \u00e2\u20ac\u0153Datemi la guerra, vi dico, \u00c3\u00a8 superiore alla pace quanto il giorno \u00c3\u00a8 superiore alla notte: \u00c3\u00a8 allegra, animata, sonora, piena di effervescenza\u00e2\u20ac\u009d (Coriolano, Atto IV, Scena V).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo ora le posizioni assunte da Machiavelli, Guicciardini, Ariosto, Cervantes, Erasmo\u00c2\u00a0 sulla realt\u00c3\u00a0 delle armi da fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Machiavelli ha avuto il merito di aver elevato l\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra al concetto etico moderno.. Sosteneva che il soldato si impersonifica nel cittadino, e che la guerra \u00c3\u00a8 uno dei mezzi morali per il conseguimento di un bene collettivo. La conoscenza dell\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra \u00c3\u00a8 allora parte essenziale della scienza dello Stato. L\u00e2\u20ac\u2122educazione militare di un popolo \u00c3\u00a8 la base per sua indipendenza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Esaminiamo, pi\u00c3\u00b9 da vicino, due testi del segretario fiorentino atti a ricostruire la posizione assunta in merito al ruolo svolto dalle armi da fuoco, in particolare dalle artiglierie, nell\u00e2\u20ac\u2122economia delle battaglie nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna: precisamente <em>L\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra<\/em> del 1521 \u00e2\u20ac\u201c l\u00e2\u20ac\u2122unica opera di cui abbia curato personalmente la stampa presso i famosi Giunta di Firenze \u00e2\u20ac\u201c e i <em>Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio<\/em>, composti tra il 1513 e il 1517, pubblicati postumi nel 1531. Quando attende alla composizione delle due opere, l\u00e2\u20ac\u2122importanza delle armi da fuoco si era gi\u00c3\u00a0 imposta, come \u00c3\u00a8 provato dalla battaglia di Melegnano del 1515, al cui svolgimento concorsero in modo determinante le artiglierie. Vediamo come si pronuncia intorno a questa nuova realt\u00c3\u00a0 presente alla sua speculazione politologia e operante come elemento dinamico all\u00e2\u20ac\u2122interno della Rivoluzione scientifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Considerata la priorit\u00c3\u00a0 dei<em> Discorsi<\/em>, terminati nel 1517, due anni prima dell\u00e2\u20ac\u2122inizio del dialogo<em> L\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra<\/em>, possiamo accertare o meno una evoluzione nella sua valutazione del ruolo delle armi da fuoco, in primis delle artiglierie, nell\u00e2\u20ac\u2122economia delle battaglie; muoviamo perci\u00c3\u00b2 dall\u00e2\u20ac\u2122analisi del capitolo XVII del secondo libro dei<em> Discorsi<\/em>, intitolato \u00e2\u20ac\u0153Quanto si debbino stimare dagli eserciti ne\u00e2\u20ac\u2122 presenti tempi le artiglierie; e se quella oppinione, che\u00c2\u00a0 se\u00c2\u00a0 ne ha in universale, \u00c3\u00a8 vera\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La problematica pu\u00c3\u00b2 essere introdotta dalle parole di Luigi Alemanni, giovane interlocutore del capitano Fabrizio Colonna, controfigura del Machiavelli, nel libro terzo dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em>, parole che fissano i termini del problema: \u00e2\u20ac\u0153Io ho sentito a molti spregiare l\u00e2\u20ac\u2122armi e gli ordini degli eserciti antichi, arguendo come oggi potrebbono poco, anzi tutti quanti sarebbero inutili, rispetto al furore delle artiglierie;\u00c2\u00a0 perch\u00c3\u00a8\u00c2\u00a0 queste rompono gli ordini e passano le armi (p. 108)\u00e2\u20ac\u009d. Luigi Alemanni in tal modo mette a fuoco il significativo passaggio di consegne che si sta verificando all\u00e2\u20ac\u2122inizio dell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna, quando, dal punto di vista militare, le strutture cavalleresche del vecchio mondo medievale appaiono scalzate dalla rivoluzione oplologica che, a fianco delle parallele innovazioni tecniche, concorre a fondare la pi\u00c3\u00b9 ampia Rivoluzione scientifica. Non capire il senso di questo passaggio, significava restare legati ad un passato nobile quanto sterile; significava restare legati alla menzogna vitale della pazzia erasmiana, quella che agita lo sdegno dell\u00e2\u20ac\u2122Ariosto per il tradimento dell\u00e2\u20ac\u2122etica militare ed il nostalgico rimpianto di Don Chisciotte (peraltro smitizzato e dissacrato dal Cervantes), sicch\u00c3\u00a8 la conclusione di Luigi Alemanni, che chiede un intervento chiarificatore di Fabrizio Colonna, non appare fuori luogo nel ricorso alla stessa parola \u00e2\u20ac\u0153pazzia\u00e2\u20ac\u009d, quale appare ai \u00e2\u20ac\u0153molti\u00e2\u20ac\u009d il \u00e2\u20ac\u0153fare uno ordine che non si possa tenere, e durare fatica a portare un\u00e2\u20ac\u2122arme che non ti possa difendere\u00e2\u20ac\u009d (p. 108).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma seguiamo da vicino il testo dei <em>Discorsi<\/em> articolato nell\u00e2\u20ac\u2122argomentazione intorno alla triplice \u00e2\u20ac\u0153opinione universale di molti\u00e2\u20ac\u009d (si \u00c3\u00a8 notato che l\u00e2\u20ac\u2122espressione \u00c3\u00a8 contraddittoria) e cio\u00c3\u00a8: se ai tempi dei Romani ci fossero state le artiglierie, non sarebbe stato loro possibile fare conquiste tanto rilevanti; le armi da fuoco impediscono di \u00e2\u20ac\u0153mostrare le virt\u00c3\u00b9 antiche\u00e2\u20ac\u009d; le armi da fuoco annullano le procedure delle battaglie dei tempi antichi cosicch\u00c3\u00a9 la guerra col tempo sar\u00c3\u00a0 combattuta solo con le artiglierie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Intorno alla prima opinione, l\u00e2\u20ac\u2122argomentazione appare molto analitica e articolata a fuoco d\u00e2\u20ac\u2122artificio (tanto per rimanere nell\u00e2\u20ac\u2122ambito pirico): vediamo 1) le guerre sono offensive o difensive; 2) le artiglierie fanno pi\u00c3\u00b9 danno a chi si difende che a chi offende; 3) chi si difende: a) \u00c3\u00a8 dentro una fortezza b) \u00c3\u00a8 dentro accampamenti circondati da palizzate. Ulteriormente: 3 a 1, la fortezza \u00c3\u00a8 piccola, come nella maggior parte dei casi; 3 a 2, la fortezza \u00c3\u00a8 grande. Nell\u00e2\u20ac\u2122ipotesi 3 a 1, chi si difende \u00c3\u00a8 perduto: l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria nemica abbatte le mura con rapidit\u00c3\u00a0 e il nemico penetra attraverso la breccia; l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria non \u00c3\u00a8 efficace a fronte di un attacco in massa e condotto con impeto, infatti gli assalti degli eserciti stranieri sono efficaci, quelli degli italiani, con scarso impeto e in ordine sparso, no, perch\u00c3\u00a9 sono oggetto delle artiglierie (?). L\u00e2\u20ac\u2122esempio \u00c3\u00a8 offerto dalla battaglia di Brescia del 1512, combattuta tra la Lega Santa (papa Giulio II, Venezia, Spagna, Svizzeri, Inglesi) e i Francesi, per espellere questi ultimi dal Milanese. Brescia si era data ai Veneziani, ma i Francesi la ripresero in 17 giorni (le artiglierie veneziane sparpagliate lungo la via che collegava la fortezza, ancora francese, a Brescia, non impedirono a Gaston de Foix alla testa di 6400 uomini a piedi di saccheggiare la citt\u00c3\u00a0). La\u00c2\u00a0 ipotesi 3 a 1 trova conferma successivamente nell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em>, nella conclusione di Fabrizio Colonna, alter ego di Machiavelli, che \u00e2\u20ac\u0153chi si difende in una terra piccola e truovisi le mura in terra e non abbia spazio di ritirarsi con i ripari e con fossi, e abbiasi a fidare in sulle artiglierie, si perde subito\u00e2\u20ac\u009d (pp.409-410). Si potrebbe obiettare che l\u00e2\u20ac\u2122esempio di Brescia non \u00c3\u00a8 calzante (\u00e2\u20ac\u0153terra piccola\u00e2\u20ac\u009d ?) e pu\u00c3\u00b2 valere, al massimo, nell\u00e2\u20ac\u2122ipotesi pi\u00c3\u00b9 generale che le artiglierie sono pi\u00c3\u00b9 dannose a chi si difende che non a chi offende (v: ipotesi 2), ma proseguiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nell\u00e2\u20ac\u2122ipotesi 3 a 2, anche se ci si difende in una fortezza grande, le artiglierie sono pi\u00c3\u00b9 utili a chi offende e non a chi si difende. Abbiamo infatti due casi: 3 a 2 a, con artiglierie piccole, inefficaci ad alzo zero contro un nemico al riparo; 3 a 2 b, con artiglierie grandi, possibili di tiro parabolico; 3 a 2 b si suddivide ulteriormente, a seconda dei problemi sollevati: 3 a 2 b 1, troppo pesanti per poterle sollevare sulle mura; 3 a 2 b 2, sulle mura non c\u00e2\u20ac\u2122\u00c3\u00a8 spazio sufficiente per muoverle agevolmente e metterle al riparo, come avviene in spazio aperto; 3 a 2 b 3, se si abbassano le mura, l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria nemica facilmente fa breccia, potendo cos\u00c3\u00ac riempire i fossati con le macerie prodotte. Considerato tutto ci\u00c3\u00b2, \u00c3\u00a8 inevitabile che la difesa della fortezza si riduca ad una difesa corpo a corpo, all\u00e2\u20ac\u2122arma bianca, dove sono inutili le artiglierie. La conclusione \u00c3\u00a8 che \u00e2\u20ac\u0153giovano questi istrumenti molto pi\u00c3\u00b9 a chi campeggia (= assedia) terre che a chi \u00c3\u00a8 campeggiato\u00e2\u20ac\u009d (p. 412).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Col senno (leggi: conoscenze) di poi, annotiamo come si potesse far ricorso ad artiglierie grandi con lancio parabolico disposte negli spazi aperti dietro le mura, cos\u00c3\u00ac da superare le mura stesse e colpire il nemico a distanza al di fuori, ma un tiro \u00e2\u20ac\u0153cieco\u00e2\u20ac\u009d era allora impossibile, perch\u00c3\u00a9 la balistica come scienza non era ancora nata: dobbiamo aspettare il Tartaglia nel 1537. Lo conferma, indirettamente, Machiavelli stesso nell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em>, quando scrive: \u00e2\u20ac\u0153sono molte pi\u00c3\u00b9 le volte che le artiglierie grosse non percuotono le fanterie, che quelle ch\u00e2\u20ac\u2122elle percuotono; perch\u00c3\u00a9 la fanteria \u00c3\u00a8 tanto bassa e <em>quelle sono si difficili a trattare<\/em> (corsivo mio), che, ogni poco che tu l\u00e2\u20ac\u2122alzi, elle passano sopra la testa de\u00e2\u20ac\u2122 fanti; e se l\u00e2\u20ac\u2122abbassi, danno in terra, e il colpo non perviene a quegli. Salvagli ancora la inequalit\u00c3\u00a0 del terreno, perch\u00c3\u00a9 ogni poco di macchia o di rialto che sia tra\u00e2\u20ac\u2122 fanti e quelle, le impedisce\u00e2\u20ac\u009d (p. 111).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Circa , poi, l\u00e2\u20ac\u2122ipotesi di chi si difende all\u00e2\u20ac\u2122interno di accampamenti circondati da palizzate (3 b), e non vuole attaccare battaglia se non a suo gradimento, questi non ha di solito maggiori possibilit\u00c3\u00a0 di sottrarsi al combattimento di quelle che avessero gli antichi, e qualche volta, a causa delle artiglierie, \u00c3\u00a8 ulteriormente svantaggiato. Perch\u00c3\u00a9 se il nemico \u00c3\u00a8 favorito dalla natura del territorio trovandosi in posizione pi\u00c3\u00b9 elevata, ti costringe, con le sue artiglierie, ad uscire allo scoperto e pervenire allo scontro (v: la battaglia di Ravenna del 1512, dove gli Spagnoli furono battuti dai Francesi). Se poi invece, chi si difende, \u00c3\u00a8 favorito dalla natura del territorio per cui il nemico non osa assaltarlo, questi ha altri mezzi per vincerlo, ricorrendo ai metodi seguiti nel mondo antico, come devastare le campagne, assediare le citt\u00c3\u00a0 alleate e ostacolare i rifornimenti: il che obbliga chi \u00c3\u00a8 in difesa ad uscire dagli alloggiamenti e ad andare allo scontro, dove le artiglierie non sono determinanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In conclusione: considerato che i Romani \u00e2\u20ac\u0153feciono quasi tutte le loro guerre per offendere altrui e non per difendere loro, si vedr\u00c3\u00a0 come quegli arebbano avuto pi\u00c3\u00b9 vantaggio, e pi\u00c3\u00b9 presto arebbono fatto i loro acquisti, se le [artiglierie] fossero state in quelli tempi\u00e2\u20ac\u009d (p. 413).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Circa la seconda opinione \u00e2\u20ac\u0153che gli uomini non possono mostrare la virt\u00c3\u00b9 loro come ei potevano anticamente, mediante l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria\u00e2\u20ac\u009d, Machiavelli nega che la presenza dell\u00e2\u20ac\u2122artiglieria comporti, al suo tempo, pi\u00c3\u00b9 pericoli, nel dare la scalata alle mura di una fortezza, di quanti ne comportassero azioni simili nei tempi antichi. E\u00e2\u20ac\u2122 ben vero che i comandanti degli eserciti possono essere colpiti ovunque, anche nella retroguardia e ben protetti \u00e2\u20ac\u0153da uomini fortissimi\u00e2\u20ac\u009d dal fuoco dell\u00e2\u20ac\u2122artiglieria, ma sono casi rari; inoltre, nei tempi antichi, non mancavano \u00e2\u20ac\u0153cose da trarre \u00e2\u20ac\u0153[strumenti per lanciare proiettili] a chi difendeva le mura, che, pur non devastanti come le artiglierie, \u00e2\u20ac\u0153facevano, quanto allo ammazzare gli uomini, il simile effetto\u00e2\u20ac\u009d (p. \u00c2\u00a0414). Circa poi la morte di comandanti, computando dalla discesa di Carlo VIII (1494), in 24 anni rileviamo meno incidenti che in 10 anni dei tempi antichi, perch\u00c3\u00a9, fatta eccezione del conte Lodovico della Mirandola e del duca di Nemors, \u00e2\u20ac\u0153non \u00c3\u00a8 occorso che d\u00e2\u20ac\u2122artiglieria ne sia morto alcuno\u00e2\u20ac\u009d (p. 415). In conclusione: se gli uomini, individualmente, non dimostrano la loro virt\u00c3\u00b9, ci\u00c3\u00b2 non \u00c3\u00a8 legato alla presenza delle artiglierie, ma alla cattiva organizzazione e debolezza degli eserciti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sulla terza opinione \u00e2\u20ac\u0153che la guerra si condurr\u00c3\u00a0 tutta in sull\u00e2\u20ac\u2122artiglierie\u00e2\u20ac\u009d, Machiavelli la dichiara palesemente falsa, argomentando che il punto di forza dell\u00e2\u20ac\u2122esercito \u00c3\u00a8 pur sempre la fanteria, nei confronti della quale \u00e2\u20ac\u0153diventano al tutto le artiglierie inutili\u00e2\u20ac\u009d (p. 416), in particolare \u00e2\u20ac\u0153le artiglierie grosse\u00e2\u20ac\u009d [bombarde e mortai] a causa della incapacit\u00c3\u00a0 di regolarne l\u00e2\u20ac\u2122alzo di tiro. Quando poi \u00e2\u20ac\u201c aggiunge \u00e2\u20ac\u201c gli eserciti vengono allo scontro, n\u00c3\u00a9 \u00e2\u20ac\u0153le artiglierie grosse\u00e2\u20ac\u009d, n\u00c3\u00a9 \u00e2\u20ac\u0153le piccole\u00e2\u20ac\u009d [scoppietti o archibugi] giovano, perch\u00c3\u00a9, se collocate in prima fila, possono essere catturate, se nelle retrovie, comportano per le suddette difficolt\u00c3\u00a0 di alzo, i rischi di un \u00e2\u20ac\u0153fuoco amico\u00e2\u20ac\u009d (per usare una espressione odierna). Machiavelli porta l\u00e2\u20ac\u2122esempio della fanteria svizzera che a Novara, nel 1513, senza artiglierie, occup\u00c3\u00b2 gli accampamenti fortificati dei Francesi muniti di artiglieria. La ragione, poi, delle recenti vittorie dei Turchi non \u00c3\u00a8 da attribuire alla efficacia dell\u00e2\u20ac\u2122artiglieria, ma allo spavento provocato nelle file avversarie dal tuono dei cannoni: \u00e2\u20ac\u0153E se il Turco [Selim I] mediante l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria contro a il Sof\u00c3\u00ac [lo sci\u00c3\u00a0 di Persia Isma\u00e2\u20ac\u2122il] e il Soldano [[Sultano di Siria e di Egitto] ha avuto vittoria [rispettivamente nel 1514 e nel 1517], \u00c3\u00a8 nato non per altra virt\u00c3\u00b9 di quella, che per lo spavento che lo inusitato romore messe nella cavalleria loro\u00e2\u20ac\u009d (p. 419). La conclusione di Machiavelli \u00c3\u00a8 dunque che \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122opinione universale\u00e2\u20ac\u009d non \u00c3\u00a8 vera e che l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria \u00e2\u20ac\u0153contro a uno esercito virtuoso \u00c3\u00a8 inutilissima\u00e2\u20ac\u009d (ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I sette libri dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em> non prevedono nei loro dialoghi bruschi mutamenti di prospettiva in materia di armi da fuoco e, nello specifico, di artiglierie; sono infatti prevalenti le concordanze di valutazione, con l\u00e2\u20ac\u2122unica eccezione relativa alla tattica di assalto alle mura, dove Machiavelli sostiene il contrario di quanto affermato nel capitolo XVII dei<em> Discorsi<\/em>, e cio\u00c3\u00a8 che, per limitare i danni delle artiglierie, conviene attaccare rapidamente e in ordine sparso, \u00e2\u20ac\u0153non adagio e in mucchio\u00e2\u20ac\u009d, poich\u00c3\u00a9 l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria \u00e2\u20ac\u0153per la radit\u00c3\u00a0 pu\u00c3\u00b2 meno numero d\u00e2\u20ac\u2122uomini offendere\u00e2\u20ac\u009d (p. 109).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Le concordanze pi\u00c3\u00b9 rilevanti riguardano la inefficacia delle \u00e2\u20ac\u0153artiglierie grosse\u00e2\u20ac\u009d sulle fanterie; la efficacia, al contrario,\u00c2\u00a0 della \u00e2\u20ac\u0153artiglieria minuta\u00e2\u20ac\u009d, confermata nell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em> \u00e2\u20ac\u0153vero \u00c3\u00a8 che assai pi\u00c3\u00b9 nuociono gli scoppietti e le artiglierie minute\u00e2\u20ac\u009d (p. 111); le difficolt\u00c3\u00a0 di regolare l\u00e2\u20ac\u2122alzo di tiro delle artiglierie di grosso calibro, e l\u00e2\u20ac\u2122inutilit\u00c3\u00a0 di difendere l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria con i soldati, ribadita ulteriormente: \u00e2\u20ac\u0153se i nemici l\u00e2\u20ac\u2122abbandonano, tu le occupi; se la vogliono difendere, bisogna se la lascino dietro; in modo che, occupata da\u00e2\u20ac\u2122nemici e dagli amici, non pu\u00c3\u00b2 trarre\u00e2\u20ac\u009d (p. 109). Se la conclusione del capitolo XVII dei <em>Discorsi<\/em> sanciva inequivocabilmente che l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria \u00e2\u20ac\u0153contro a uno esercito virtuoso \u00c3\u00a8 inutilissima\u00e2\u20ac\u009d, analoga conclusione emerge ora, quando dietro Fabrizio Colonna si affaccia autorevolmente la persona stessa di Machiavelli attraverso il rimando al testo dei<em> Discorsi<\/em>: \u00e2\u20ac\u0153Tanto che io vi conchiudo questo: che l\u00e2\u20ac\u2122artiglierie, secondo l\u00e2\u20ac\u2122oppinione mia, non impediscono che non si possano usare gli antichi modi e mostrare l\u00e2\u20ac\u2122antica virt\u00c3\u00b9. E se io non avessi parlato altra volta con voi di questo istrumento, mi distenderei di pi\u00c3\u00b9; ma io mi voglio rimettere a quello che allora ne dissi\u00e2\u20ac\u009d (p. 113).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dal confronto dei due testi emerge \u00e2\u20ac\u201c \u00c3\u00a8 il limite della posizione del segretario fiorentino \u00e2\u20ac\u201c l\u00e2\u20ac\u2122identica sottovalutazione dell\u00e2\u20ac\u2122importanza delle artiglierie e delle innovazioni che comportavano per lo sviluppo della tecnica militare; vero \u00c3\u00a8 che, come scrive Maurizio Viroli, \u00e2\u20ac\u0153bisogna tenere presente che, quando egli scrive, tale mutamento \u00c3\u00a8 appena agli inizi e che egli non dice che le artiglierie non sono importanti, ma solo che il &#8220;nervo&#8221; della guerra \u00c3\u00a8 ancora rappresentato dalle fanterie\u00e2\u20ac\u009d (p. LXVII), ma \u00c3\u00a8 altrettanto vero che, come scrive B\u00c3\u00a0rberi Squarotti, l\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em> risponde pi\u00c3\u00b9 ad una angoscia intellettuale \u00e2\u20ac\u201c l\u00e2\u20ac\u2122esigenza\u00c2\u00a0 \u00e2\u20ac\u0153della perfezione trattatistica, della costruzione esemplare, del perfetto progetto intellettuale, appunto, calcolo della mente, teoresi allo stato puro, che non entra pi\u00c3\u00b9 in\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 contrasto con le effettive forze della storia (p. LVI) \u00e2\u20ac\u201c che non a una problematica storica; laddove lo storico dell\u00e2\u20ac\u2122arte militare Piero Pieri rileva \u00e2\u20ac\u0153le molte ingenuit\u00c3\u00a0 e le innegabili carenze che connotano il pensiero machiavelliano\u00e2\u20ac\u009d (p. LXIV), come il rifarsi alla tattica della legione romana, dimenticando l\u00e2\u20ac\u2122azione distruttiva che deve precedere \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122azione risolutiva all\u00e2\u20ac\u2122arma bianca\u00e2\u20ac\u009d, o riducendola a \u00e2\u20ac\u0153un\u00e2\u20ac\u2122unica rumorosa e fumosa scarica di artiglieria\u00e2\u20ac\u009d (ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Anche nel secondo libro dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em>, il progetto di Fabrizio Colonna, pur con una apertura alle \u00e2\u20ac\u0153artiglierie piccole\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u0153aggiungerei lo scoppietto, istrumento nuovo (come voi sapete) e necessario\u00e2\u20ac\u009d (p. 66), finisce per attribuire scarso ruolo alle armi da fuoco all\u00e2\u20ac\u2122interno del battaglione di 6000 uomini, sul modello romano dei 6000 uomini divisi in 10 coorti. Machiavelli lo divide in 10 \u00e2\u20ac\u0153battaglie\u00e2\u20ac\u009d di 450 uomini, ulteriormente divise in 400 uomini dotati di \u00e2\u20ac\u0153armi gravi\u00e2\u20ac\u009d (latinismo per pesanti), divisi a loro volta in 300 \u00e2\u20ac\u0153scudati\u00e2\u20ac\u009d (con scudi e spade) e 100 armati di picche (lunghe 9 braccia), e 50 uomini dotati di armi leggere, come \u00e2\u20ac\u0153scoppietti\u00e2\u20ac\u009d, balestre e \u00e2\u20ac\u0153partigiane\u00e2\u20ac\u009d (alabarde). Ai 4500 componenti le 10 \u00e2\u20ac\u0153battagie\u00e2\u20ac\u009d, il Colonna-Machiavelli aggiunge, per completare il numero di 6000 uomini, ulteriori 1500 uomini, divisi tra 1000 dotati di \u00e2\u20ac\u0153picche straordinarie\u00e2\u20ac\u009d e 500 dotati di armi leggere (pp. 69-70).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come si vede, su un totale di 6000 uomini, il numero di soldati dotati di \u00e2\u20ac\u0153scoppietti\u00e2\u20ac\u009d appare assolutamente irrisorio (posso ipotizzare un trentacinquesimo delle forze in gioco, ma la cifra potrebbe essere inferiore).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ma \u00c3\u00a8 il libro III che dedica spazio alla realt\u00c3\u00a0 e alla efficacia delle artiglierie. Vediamo le eventuali novit\u00c3\u00a0 rispetto a quanto scritto nei <em>Discorsi<\/em>.\u00c2\u00a0 Fabrizio Colonna esordisce con l\u00e2\u20ac\u2122ottimistica previsione che \u00e2\u20ac\u0153bastano 10 cannoni per la espugnazione delle terre [citt\u00c3\u00a0, fortezze] con proiettili di 50 libbre\u00e2\u20ac\u009d, ribadendo che siano pi\u00c3\u00b9 utili \u00e2\u20ac\u0153per la difesa degli alloggiamenti che per fare giornata\u00e2\u20ac\u009d (p. 103). In verit\u00c3\u00a0, cento anni prima, nel 1418, Amedeo VIII di Savoia commissionava una bombarda, la \u00e2\u20ac\u0153Gaudinet\u00e2\u20ac\u009d, in grado di sparare una palla di 150 libbre, tre volte pi\u00c3\u00b9 dirompente. Le altre artiglierie previste, ma il Colonna non ne precisa il numero, prevedevano proiettili \u00e2\u20ac\u0153pi\u00c3\u00b9 tosto di dieci che di quindici libbre di portata\u00e2\u20ac\u009d (ibid.). Circa la loro efficacia, il Colonna immagina i termini di uno scontro tra il suo progettato esercito e quello nemico: \u00e2\u20ac\u0153Non sentite voi le artiglierie? Le nostre hanno gi\u00c3\u00a0 tratto, ma poco offeso il nemico [\u00e2\u20ac\u00a6.] l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria [del nemico] ha scarico a sua volta e ha passato sopra la testa de\u00e2\u20ac\u2122 nostri fanti senza fare loro offensione alcuna\u00e2\u20ac\u009d (p. 105). Come si vede, l\u00e2\u20ac\u2122efficacia delle artiglierie lasciava a desiderare da entrambe le parti, al di l\u00c3\u00a0 del sordo rumore della detonazione, del fumo e della vampata emessa, elementi peraltro deterrenti, se ricordiamo le parole del Guicciardini: \u00e2\u20ac\u0153palle che volavano con s\u00c3\u00ac orribile tuono e impeto stupendo\u00e2\u20ac\u009d (<em>Storia d\u00e2\u20ac\u2122Italia<\/em>, vol. I, libro I, cap. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se l\u00e2\u20ac\u2122interlocutore Luigi Alemanni si stupisce per l\u00e2\u20ac\u2122unica salva di cannonate prodotta: \u00e2\u20ac\u0153perch\u00c3\u00a9 non facesti voi trarre le vostre artiglierie pi\u00c3\u00b9 che una volta?\u00e2\u20ac\u009d, la risposta di Fabrizio Colonna \u00c3\u00a8 in linea con la tesi pi\u00c3\u00b9 volte esposta nei<em> Discorsi<\/em>: \u00e2\u20ac\u0153la cagione \u00c3\u00a8 perch\u00c3\u00a9 egli importa pi\u00c3\u00b9 a uno guardare di non essere percosso, che non importa percuotere il nemico\u00e2\u20ac\u009d (p. 108). Se proprio bisogna \u00e2\u20ac\u0153trarre\u00e2\u20ac\u009d i cannoni (Machiavelli non osa sfidare del tutto \u00e2\u20ac\u0153la reputazione che ha l\u00e2\u20ac\u2122artiglieria\u00e2\u20ac\u009d), \u00c3\u00a8 preferibile collocarli \u00e2\u20ac\u0153in su\u00e2\u20ac\u2122 corni dell\u00e2\u20ac\u2122esercito\u00e2\u20ac\u009d, al fine di evitare che il fumo prodotto possa accecare la propria fanteria (p. 110). Dopo aver ribadito la scarsa affidabilit\u00c3\u00a0 delle \u00e2\u20ac\u0153artiglierie grosse\u00e2\u20ac\u009d a causa dei problemi di alzo del tiro, e l\u00e2\u20ac\u2122ammirazione per gli Svizzeri, da imitare, \u00e2\u20ac\u0153i quali non schifarono mai giornata sbigottiti dalle artiglierie\u00e2\u20ac\u009d,\u00c2\u00a0 Fabrizio Colonna giustifica agli occhi di Luigi Alemanni il fatto di aver lasciato cadere l\u00e2\u20ac\u2122argomento (\u00e2\u20ac\u0153perch\u00c3\u00a9 n\u00c3\u00a9 poi ne facesti menzione?\u00e2\u20ac\u009d) affermando sbrigativamente che \u00e2\u20ac\u0153non ne feci pi\u00c3\u00b9 menzione, come di cosa inutile, appiccata che \u00c3\u00a8 la zuffa\u00e2\u20ac\u009d (p. 111).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Quali considerazioni possiamo trarre dall\u00e2\u20ac\u2122esame comparato dei due testi? Come scrive Francesco Bausi, \u00e2\u20ac\u0153<em>l\u00e2\u20ac\u2122Arte della guerra,<\/em> a rigor di termini, poco o niente aggiunge di nuovo, dal punto di vista sia teorico che militare e politico, rispetto alle opere machiavelliane precedenti\u00e2\u20ac\u009d (p. LXXVIII). Ferma restando la grandezza di Machiavelli nell\u00e2\u20ac\u2122affermazione di un principio base dello Stato moderno, e cio\u00c3\u00a8 che questo deve essere ben armato, intendendo con ci\u00c3\u00b2 uno Stato non armato fino ai denti, ma solo dotato di buone armi \u00e2\u20ac\u201c famoso il suo giudizio sugli Svizzeri pacifici \u00e2\u20ac\u0153perch\u00c3\u00a9 ben armati\u00e2\u20ac\u009d \u00e2\u20ac\u201c e che il problema politico e quello militare sono strettamente connessi (Chabod), il testo si modella su \u00e2\u20ac\u0153gli incisi militari sparsi nelle opere precedenti: assoluta prevalenza accordata alle fanterie e scarso conto fatto non solo della cavalleria, ma anche della artiglieria, bench\u00c3\u00a9 la battaglia di Ravenna del 1512 ne avesse dimostrato l\u00e2\u20ac\u2122utilit\u00c3\u00a0 anche in combattimento aperto\u00e2\u20ac\u009d (Chabod, p. XLVIII). Questo suo non prevedere il futuro dell\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra \u00c3\u00a8 ascrivibile, in buona parte, all\u00e2\u20ac\u2122errato criterio metodologico che informa la sua analisi, e cio\u00c3\u00a8 quello dell\u00e2\u20ac\u2122imitazione integrale del modello romano: \u00e2\u20ac\u0153io non mi partir\u00c3\u00b2 mai, con lo essemplo di qualsiasi cosa, da\u00e2\u20ac\u2122 miei Romani\u00e2\u20ac\u009d (libro I, p. 13).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Plaudiamo cos\u00c3\u00ac all\u00e2\u20ac\u2122intuizione che \u00e2\u20ac\u0153il potere militare deve essere sempre subordinato a quello politico, di cui \u00c3\u00a8 emanazione\u00e2\u20ac\u009d; che \u00e2\u20ac\u0153uno Stato che cresce e vive di per s\u00c3\u00a9 deve bastare militarmente a se stesso\u00e2\u20ac\u009d (F. Centi, pp. XIX e XV); che \u00e2\u20ac\u0153l\u00e2\u20ac\u2122elevazione del cittadino a soldato prepara pur quella del soldato a cittadino, alla soppressione dell\u00e2\u20ac\u2122antitesi fra uomo di guerra e uomo di pace. In questo egli \u00c3\u00a8 dunque, oggi pi\u00c3\u00b9 che mai, un precursore\u00e2\u20ac\u009d (P. Pieri, p. LV). Nello stesso tempo, per\u00c3\u00b2. condividiamo le argute parole del Pieri quando conclude: \u00e2\u20ac\u0153Fra le molte disgrazie d\u00e2\u20ac\u2122Italia fu ventura che nessun capitano sognasse mai di adottare lo schema tattico tracciato nel terzo libro dell\u00e2\u20ac\u2122Arte della guerra\u00e2\u20ac\u009d (p. LXIV). Guicciardini nella sua<em> Storia d\u00e2\u20ac\u2122Italia<\/em> del 1537 ci lascia un resoconto della evoluzione tecnica dei cannoni, allineandosi al comune giudizio su quella invenzione \u00e2\u20ac\u0153pi\u00c3\u00b9 tosto diabolica che umana\u00e2\u20ac\u009d. Definisce la polvere da sparo \u00e2\u20ac\u0153questa peste trovata molti anni innanzi in Germania\u00e2\u20ac\u009d, sottolineandone cos\u00c3\u00ac la potenzialit\u00c3\u00a0 distruttiva alla guisa di un morbo contagioso, e prosegue affermando che \u00e2\u20ac\u0153fu condotta la prima volta in Italia da\u00e2\u20ac\u2122 viniziani, nella guerra che circa l\u00e2\u20ac\u2122anno della salute mille trecent\u00e2\u20ac\u2122ottanta ebbono i genovesi con loro\u00e2\u20ac\u009d (<em>Storia d\u00e2\u20ac\u2122Italia<\/em>, I, cap. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo porta a concludere \u00e2\u20ac\u0153come Venezia fosse tra i paesi europei all\u00e2\u20ac\u2122avanguardia nello sviluppo della tecnologia bellica legata all\u00e2\u20ac\u2122artiglieria. Lo dimostra anche il fatto che nel famoso Feuerwerkbuch, un manuale scritto verso la fine del XIV secolo, l\u00e2\u20ac\u2122anonimo autore tedesco raccomandava di utilizzare il salnitro procurato dai mercanti veneziani, assai esperti nella commercializzazione di questo genere merceologico\u00e2\u20ac\u009d (W. Panciera, op. cit., p. 135).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il merito del Guicciardini, al di l\u00c3\u00a0 del moralistico giudizio di esecrazione che lo accomuna ai contemporanei, \u00c3\u00a8 di aver inserito nella narrazione della discesa di Carlo VIII, i cui 36 cannoni di bronzo, col loro tuono, atterrirono la penisola, un documentato passaggio sull\u00e2\u20ac\u2122evoluzione tecnica dei cannoni nel corso del XV secolo. Da strumenti pesanti, poco maneggevoli e inefficaci quali erano stati (le prime bombarde introdotte dai veneziani nella guerra contro Genova del 1380 erano imprecise, molto pesanti e difficili da trasportare), le artiglierie erano ormai diventate armi che obbligavano a ripensare totalmente i principi della strategia militare offensiva e difensiva. I cannoni dei Francesi erano pi\u00c3\u00b9 robusti, fusi in bronzo; sparavano palle di ferro e non di pietra, pi\u00c3\u00b9 funzionali; erano trainati da cavalli e non da buoi, come in Italia, \u00e2\u20ac\u0153con agilit\u00c3\u00a0 tale di uomini e di istrumenti deputati a questo servizio che quasi sempre al pari degli eserciti camminavano\u00e2\u20ac\u009d; la cadenza di tiro era di molto superiore a quella delle bombarde veneziane, viziata da \u00e2\u20ac\u0153tanto intervallo\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., libro I, cap. 11).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il suo giudizio si rivela poi acuto quando coglie il nesso causale sulle conseguenze non solo materiali, come \u00e2\u20ac\u0153mutazioni di stati, conversioni di regni, desolazioni di paesi, eccidi di citt\u00c3\u00a0\u00e2\u20ac\u009d, ma anche spirituali \u00e2\u20ac\u0153ma eziandio nuovi abiti, nuovi costumi, nuovi sanguinosi modi di guerreggiare\u00e2\u20ac\u009d (op. cit. libro I, pp. 37-39). Le nuove armi da fuoco, dunque, non solo uccidono pi\u00c3\u00b9 e meglio delle armi bianche, ma, fatto pi\u00c3\u00b9 rilevante, modificano in modo significativo la visione del mondo dell\u00e2\u20ac\u2122uomo rinascimentale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Vediamo, ora, il rimpianto della guerra cavalleresca e dei suoi valori nei versi dell\u00e2\u20ac\u2122Ariosto, precisamente nei canti IX e XI dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Orlando furioso<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel canto IX, ottava 78, l\u00e2\u20ac\u2122Ariosto \u00e2\u20ac\u0153ben consapevole degli effetti micidiali del fulmine sopra un deposito di polvere da sparo, utilizz\u00c3\u00b2 l\u00e2\u20ac\u2122immagine come similitudine per definire la furia del paladino Orlando [disarcionato nel duello con Cimosco] colto cos\u00c3\u00ac da un terrore paragonabile appunto a quello provato davanti alla vampa dell\u00e2\u20ac\u2122esplosione\u00e2\u20ac\u009d (W. Panciera, op. cit., p. 151 n.)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00e2\u20ac\u0153Chi vide mai dal ciel cadere il foco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che con s\u00c3\u00ac orrendo suon Giove disserra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e penetrare ove un richiuso loco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">carbon con zolfo e con salnitro serra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ch\u00e2\u20ac\u2122a pena arriva, a pena tocca un poco<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che par ch\u00e2\u20ac\u2122avampi il ciel, non che la terra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">spezza le mura e i gravi marmi svelle<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e fa i sassi volar sin alle stelle\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Sempre nel canto IX il campione delle virt\u00c3\u00b9 cavalleresche riesce a sconfiggere il fellone Cimosco, immaginario re della Frisia, sequestrandogli l\u00e2\u20ac\u2122archibugio, che poi getta in mare:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00e2\u20ac\u0153O maledetto, o abominoso ordigno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che fabbricato nel tartareo fondo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">fosti per man di Belzeb\u00c3\u00b9 maligno<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che ruinar per te disegn\u00c3\u00b2 il mondo<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">all\u00e2\u20ac\u2122inferno, onde uscisti, ti rasigno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00c3\u00ac dicendo, lo gitt\u00c3\u00b2 in profondo\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ma il nobile tentativo fallisce perch\u00c3\u00a9 l\u00e2\u20ac\u2122arma viene ripescata e si diffonde nel mondo:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\u00e2\u20ac\u0153La machina infernal, di pi\u00c3\u00b9 di cento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">passi d\u00e2\u20ac\u2122acqua ove st\u00c3\u00a8 ascosa molt\u00e2\u20ac\u2122anni,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">al sommo tratta per incantamento,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">prima portata fu tra gli Alemanni;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">li quali uno et un altro esperimento<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">facendone, e il demonio a\u00e2\u20ac\u2122 nostri danni<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">assottigliando lor via pi\u00c3\u00b9 la mente,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ne ritrovaro l\u00e2\u20ac\u2122uso finalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Italia e Francia e tutte l\u00e2\u20ac\u2122altre bande<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">del mondo han poi la crudele arte appresa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Alcuno il bronzo in cave forme spande,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che liquefatto ha la fornace accesa;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">bugia altri il ferro; e chi picciol, chi grande<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">il vaso forma, che pi\u00c3\u00b9 e meno pesa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e qual bombarda e qual nomina scoppio,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">qual semplice cannon, qual cannon doppio;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">qual sagra, qual falcon, qual colubrina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">sento nomar, come al suo autor pi\u00c3\u00b9 agrada;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che \u00e2\u20ac\u02dcl ferro spezza, e i marmi apre e ruina,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e ovunque passa si fa dar la strada.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Rendi, miser soldato, alla fucina<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">pur tutte l\u00e2\u20ac\u2122arme c\u00e2\u20ac\u2122hai, fin alla spada;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">e in spalla un scoppio o un arcobugio prendi;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che senza, io so, non toccherai stipendi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Come trovasti, o scelerata e brutta<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">invenzion, mai loco in uman core?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Per te la militar gloria \u00c3\u00a8 distrutta,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">per te il mestier de l\u00e2\u20ac\u2122arme \u00c3\u00a8 senza onore;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">per te \u00c3\u00a8 il valore e la virt\u00c3\u00b9 ridutta,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che spesso par del buono il rio migliore:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">non pi\u00c3\u00b9 la gagliardia, non pi\u00c3\u00b9 l\u00e2\u20ac\u2122ardire<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">per te pu\u00c3\u00b2 in campo al paragon venire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Per te son giti et anderan sotterra<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">tanti signori e cavalieri tanti,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">prima che sia finita questa guerra,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che \u00e2\u20ac\u02dcl mondo, ma pi\u00c3\u00b9 Italia ha messo in pianti;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che s\u00e2\u20ac\u2122io v\u00e2\u20ac\u2122ho detto, il detto mio non erra,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">che ben fu il pi\u00c3\u00b9 crudele e il pi\u00c3\u00b9 di quanti<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">mai furo al mondo ingegni empii e maligni,<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">ch\u00e2\u20ac\u2122imagin\u00c3\u00b2 si abominosi ordigni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">Ariosto cita i nomi degli strumenti di morte contrari all\u00e2\u20ac\u2122etica militare e offensivi di tutto il sistema dei valori militari come la gloria, la virt\u00c3\u00b9, la gagliardia, l\u00e2\u20ac\u2122ardire, su cui si basava il mondo feudale dei cavalieri: \u00e2\u20ac\u0153sagra\u00e2\u20ac\u009d, \u00e2\u20ac\u0153falcone\u00e2\u20ac\u009d, \u00e2\u20ac\u0153colubrina\u00e2\u20ac\u009d. Interessante il commento a questi termini portato dal chirurgo militare Ambrosie Par\u00c3\u00a8 (1517-1590), venuto in contrasto con la medicina ufficiale della Sorbona a proposito delle ferite da arma da fuoco, che portavano alla morte per infezione e conseguente setticemia (Par\u00c3\u00a8) e non per velenosit\u00c3\u00a0 della polvere da sparo (medici della Sorbona). Il Par\u00c3\u00a8 nel 1579 cos\u00c3\u00ac scrive: \u00e2\u20ac\u0153Di l\u00c3\u00a0 sono venuti quegli orribili mostri, cannoni, cannoni doppi, bombarde, moschetti [\u00e2\u20ac\u00a6.] quelle belve selvagge delle colubrine, serpentine, basilischi, falconi, falconetti, orche e infinite altre specie. In questo, certo, si sono mostrati saggi e ben accorti quelli che per primi hanno loro imposto questi nomi, presi non solo dagli animali pi\u00c3\u00b9 rapaci, come sagri e falconi, ma anche dai pi\u00c3\u00b9 perniciosi e nemici del genere umano, come serpenti, colubri e basilischi, per mostrare che tali macchine guerresche non hanno altro uso e non sono state inventate per altro fine e intenzione che per portar via prontamente e crudelmente la vita degli uomini\u00e2\u20ac\u009d (A. Par\u00c3\u00a8, <em>Textes choisis<\/em>, pp. 99-101).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Ricordiamo, infine, che nel 1532 Ariosto pubblic\u00c3\u00b2 l\u00e2\u20ac\u2122edizione definitiva in quarantasei canti dell\u00e2\u20ac\u2122<em>Orando furioso<\/em>, e in uno dei nuovi episodi inser\u00c3\u00ac una nuova condanna delle armi da fuoco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Non diversamente sembra allinearsi Cervantes col suo<em> Don Chisciotte <\/em>del 1605, anno che vede ormai le armi da fuoco come una realt\u00c3\u00a0 consolidata. Dico sembra, perch\u00c3\u00a9 Cervantes non si identifica col suo protagonista, del quale vediamo un intervento in materia: \u00e2\u20ac\u0153Benedetti quei secoli fortunati cui manc\u00c3\u00b2 la spaventosa furia di questi indemoniati strumenti di artiglieria, al cui inventore io per me son convinto che il premio per la sua diabolica invenzione glielo stanno dando nell\u00e2\u20ac\u2122inferno, perch\u00c3\u00a9 con essa diede modo che un braccio infame e codardo tolga la vita a un prode cavaliere [\u00e2\u20ac\u00a6.] mi esapera pensare che della polvere e del piombo abbiano a negarmi la possibilit\u00c3\u00a0 di rendermi noto e famoso per il valore del mio braccio e il filo della mia spada\u00e2\u20ac\u009d (Cervantes,<em> Don Chisciotte<\/em>, vol. I, cap. 38, p. 431).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Se le espressioni \u00e2\u20ac\u0153indemoniati strumenti\u00e2\u20ac\u009d e \u00e2\u20ac\u0153diabolica invenzione\u00e2\u20ac\u009d lo avvicinano all\u00e2\u20ac\u2122Ariosto, le posizioni dei due divergono: sincero lo sdegno del poeta, di maniera il rimpianto nostalgico del romanziere. Cervantes, cio\u00c3\u00a8, dissacra con la figura di Don Chisciotte l\u00e2\u20ac\u2122ipocrisia della letteratura cavalleresca aggrappata, e comunque fuori termine, ad un vecchio ordine delle cose superato dalla Rivoluzione rinascimentale. Tra il <em>Don Chisciotte<\/em> e lo scontro nell\u00e2\u20ac\u2122Atlantico tra i pesanti galeoni spagnoli dell\u00e2\u20ac\u2122Invincibile Armata e le pi\u00c3\u00b9 agili navi inglesi sono passati 17 anni: tanto bastava al Cervantes per rendersi conto dell\u00e2\u20ac\u2122uscita di scena, lenta ma inarrestabile, della Spagna dal contesto europeo, a livello economico, politico e culturale, se \u00c3\u00a8 vero che il contributo spagnolo al travaglio filosofico e scientifico, che \u00c3\u00a8 tanta parte nella formazione della civilt\u00c3\u00a0 moderna, \u00c3\u00a8 del tutto marginale. Il contrasto economico, radice reale dell\u00e2\u20ac\u2122epico scontro del 1588, \u00e2\u20ac\u0153si traduceva altres\u00c3\u00ac in una antitesi d\u00e2\u20ac\u2122ordine spirituale: nessuna affinit\u00c3\u00a0 poteva infatti esistere fra l\u00e2\u20ac\u2122hidalgo spagnolo, cattolico, idealista, spregiatore della mercatura, inebriato di glorie militari, e il mercante inglese, antipapista e rivolto a ben altre mete che quelle della carriera militare o burocratica\u00e2\u20ac\u009d (Camera-Fabietti,<em> L\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna<\/em>, p. 367).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Don Chisciotte \u00c3\u00a8 un sopravvissuto, aggrappato ai mulini a vento contro cui combatte. Illuminanti le parole di Denis de Rougemont nel suo fortunato<em> L\u00e2\u20ac\u2122amore e l\u00e2\u20ac\u2122Occidente<\/em>: \u00e2\u20ac\u0153Cervantes non cita affatto i numerosissimi romanzi di &#8220;cavalleria celestiale&#8221; che si leggevano ai suoi tempi con passione: nel suo Quichotte si riallaccia esclusivamente ai romanzi d\u00e2\u20ac\u2122avventure profane. Tale omissione \u00c3\u00a8 misteriosa: e militerebbe in pro della tesi secondo la quale Cervantes conosceva il reale significato della letteratura cortese, e si faceva beffe, non senza amarezza, delle fanfaluche dei suoi contemporanei, dedicatisi a un\u00e2\u20ac\u2122illusione di cui avevano smarrito il segreto. Don Chisciotte sarebbe dunque grottesco solo perch\u00c3\u00a9 vuole imitare un\u00e2\u20ac\u2122ascesi alla quale non \u00c3\u00a8 iniziato, e seguire una via che la malvagit\u00c3\u00a0 dei tempi rende completamente impraticabile. La chiesa di Roma ha trionfato. Meglio vale allora mettersi dalla parte buona, con l\u00e2\u20ac\u2122onesto e realista Rancho Pan\u00c3\u00a7a\u00e2\u20ac\u00a6.\u00e2\u20ac\u009d (D. de Rougemont, <em>L\u00e2\u20ac\u2122amore e l\u00e2\u20ac\u2122Occidente,<\/em> p. 243).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Resta da esaminare la posizione dell\u00e2\u20ac\u2122umanista Erasmo da Rotterdam. Federico Cinti, curatore della introduzione all\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em>, accostando le figure di Machiavelli ed Erasmo, scrive di \u00e2\u20ac\u0153due facce di una stessa moneta, una sorta di Giano bifronte\u00e2\u20ac\u009d. Al di l\u00c3\u00a0 della distanza irriducibile tra i due, come vedremo, ci\u00c3\u00b2 che li accomuna \u00c3\u00a8 \u00e2\u20ac\u0153una Europa sconvolta da guerre fratricide e continue, di tutti contro tutti, quella in cui l\u00e2\u20ac\u2122uno e l\u00e2\u20ac\u2122altro, coetanei, si trovarono a vivere, a pensare, a soffrire\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., p. XXVI). La distanza irriducibile tra i due trova il suo fondamento nel motivo \u00e2\u20ac\u201c a dire di Garin vera \u00e2\u20ac\u0153ossessione\u00e2\u20ac\u009d di Erasmo \u00e2\u20ac\u201c della pace, che per quest\u00e2\u20ac\u2122ultimo si poneva come valore assoluto, per Machiavelli solo valore relativo; il che si traduce, rovesciando i termini, nell\u00e2\u20ac\u2122affermazione che la guerra , per il primo, \u00e2\u20ac\u0153\u00c3\u00a8 il male assoluto e la pace, l\u00e2\u20ac\u2122unico, vero, incontrovertibile stato di cose in cui l\u00e2\u20ac\u2122uomo pu\u00c3\u00b2 realizzare perfettamente se stesso\u00e2\u20ac\u009d, in chiave cristiana, per il secondo \u00e2\u20ac\u0153\u00c3\u00a8 un male, resta un male, una estrema ratio con cui fare i conti, con cui misurarsi costantemente\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., p. XXXV), ma per ci\u00c3\u00b2 stesso resta oggetto di un\u00e2\u20ac\u2122arte intesa come momento raziocinante che comporta la possibilit\u00c3\u00a0 di dimostrarsi attivi nei confronti degli eventi, sconvolti dall\u00e2\u20ac\u2122irrompere della fortuna. Per questo, \u00e2\u20ac\u0153Machiavelli non rifiuta la guerra, ma tenta, in ogni modo, di farla rientrare nell\u00e2\u20ac\u2122orbita egemone della politica attiva\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., ibid.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo esclude, per Erasmo, la possibilit\u00c3\u00a0 di parlare, in extremis,\u00c2\u00a0 di<em> bellum iustum<\/em> (previsto da Cicerone nel <em>De Republica<\/em>, III, 23, 24: il<em> bellum<\/em> \u00c3\u00a8 <em>iustum<\/em> se condotto<em> pro fide aut pro salute<\/em>), laddove Machiavelli, ricordando la volont\u00c3\u00a0 annientatrice dei Romani nei confronti dei Sanniti, ricorda le parole di incitamento a questi ultimi: <em>Iustum est bellum, quibus necessarium, et pia arma, quibus nisi in armis spes est<\/em> (<em>Discorsi<\/em>, op. cit., III, 12). Di fronte alla categoria della necessit\u00c3\u00a0, illustrata da Machiavelli dopo la virt\u00c3\u00b9 e la fortuna, la guerra diventa giusta e le armi pie (nel\u00c2\u00a0 significato del virgiliano \u00e2\u20ac\u0153pio\u00e2\u20ac\u009d Enea).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La dottrina del pacifismo di Erasmo \u00c3\u00a8 esplicitata negli <em>Adagia<\/em> (leggi: proverbi) del 1536, dove troviamo la massima <em>Dulce bellum inexpertis<\/em>, il cui commento \u00c3\u00a8 una completa argomentazione morale, politica e filosofica a favore del pacifismo: \u00e2\u20ac\u0153nulla \u00c3\u00a8 pi\u00c3\u00b9 empio della guerra, nulla pi\u00c3\u00b9 sciagurato, nulla pi\u00c3\u00b9 pericoloso [\u00e2\u20ac\u00a6.] Per l\u00e2\u20ac\u2122uomo nessuna belva \u00c3\u00a8 pi\u00c3\u00b9 pericolosa di un altro uomo. Gli animali quando combattono lo fanno con le armi ricevute dalla natura; noi violiamo la natura e impariamo a uccidere servendoci dei ritrovati di un\u00e2\u20ac\u2122arte infernale\u00e2\u20ac\u009d. Ecco il suo orrore di fronte ad una ipotetica scena di battaglia, descritta con immagini che ricordano quelle leonardesche: \u00e2\u20ac\u0153mucchi di cadaveri [\u00e2\u20ac\u00a6.] l\u00e2\u20ac\u2122acqua dei fiumi arrossata\u00e2\u20ac\u009d, su cui incombe \u00e2\u20ac\u0153il tuono dei cannoni\u00e2\u20ac\u009d (Erasmo, <em>Adagia<\/em>, pp. 693-705). N\u00c3\u00a8 poteva essere diversamente, per un umanista come Erasmo, che rifiut\u00c3\u00b2 il suo appoggio alla Riforma luterana quando, dietro di essa, intravide l\u00e2\u20ac\u2122orgia di violenza e di anarchia conseguente all\u00e2\u20ac\u2122appello luterano alla libert\u00c3\u00a0 \u00e2\u20ac\u201c parola ricorrente negli scritti politici di Lutero \u00e2\u20ac\u201c anche se, annota Thomas Mann, Lutero, in materia di libert\u00c3\u00a0, non aveva capito niente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Concludiamo con l\u00e2\u20ac\u2122esame delle nuove scienze promosse dalla rivoluzione oplologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">I primi tiri di artiglieria risultavano imprecisi quanto velleitari, ma l\u00e2\u20ac\u2122impegno degli studiosi ha fatto nascere una scienza nuova: la balistica, che studia il movimento dei proiettili. Questa si divide in balistica interna e balistica esterna. \u00e2\u20ac\u0153La balistica interna studia il movimento di un proiettile all\u00e2\u20ac\u2122interno di una canna\u00e2\u20ac\u009d (Musciarelli, op. cit., p. 65). Ci offre, per esempio, lo studio delle pressioni. La pressione interna alla canna, effetto della combustione, cresce tanto pi\u00c3\u00b9 rapidamente quanto maggiore \u00c3\u00a8 la vivacit\u00c3\u00a0 della polvere. Questo comporta la distinzione tra polveri vivaci, come la polvere nera di cui ci occupiamo, che bruciano velocemente, e polveri progressive, cui sono aggiunte, come additivi, sostanze lemmatizzanti che ritardano la combustione. La confusione tra i due tipi di polvere pu\u00c3\u00b2 creare gravi danni, come l\u00e2\u20ac\u2122esplosione dell\u00e2\u20ac\u2122arma, fenomeno tutt\u00e2\u20ac\u2122altro che raro anche nel Rinascimento, anche se nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna ci\u00c3\u00b2 si verificava in buona parte per difetti strutturali dell\u00e2\u20ac\u2122arma (precisiamo che la progressivit\u00c3\u00a0 delle polveri \u00c3\u00a8 legata alle moderne polveri senza fumo, nate alla fine del 1800).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come scrive Nicola Lablanca: \u00e2\u20ac\u0153i primi cannoni erano in genere fabbricati con le tecniche costruttive dei barili, cio\u00c3\u00a8 con doghe poi cerchiate: per quanto metallici, questi elementi non di rado andavano letteralmente in pezzi a causa della forza esplosiva della polvere da sparo\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., p. 40).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La polvere nera (sino alla fine del 1800 si parlava genericamente di polvere da sparo, poi, con la diffusione delle polveri senza fumo, si oper\u00c3\u00b2 la distinzione), pur essendo vivacissima, presenta il vantaggio di non aumentare progressivamente le pressioni con l\u00e2\u20ac\u2122aumentare delle dosi utilizzate, il che \u00c3\u00a8 una garanzia di sicurezza. Scendendo nel dettaglio ricordiamo che la polvere nera \u00c3\u00a8 il primo esplosivo sintetizzato di cui si ha notizia dal XIII secolo. I prodotti della sua combustione sono solidi (55 %) e gassosi (45 %). Il gas prodotto \u00c3\u00a8 poco, al fine di validi effetti balistici, per cui le velocit\u00c3\u00a0 restano basse anche incrementando la dose di polvere; in compenso avremo basse pressioni e quindi maggiore sicurezza, non garantita dalle polveri infumi (ma in realt\u00c3\u00a0 fumo ne fanno, anche se molto meno).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La balistica esterna studia invece il movimento di un proiettile fuori dalla canna, dalla volata sino al bersaglio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Sino alla met\u00c3\u00a0 del 1500 \u00e2\u20ac\u0153si credeva che i proiettili si muovessero in linea retta e che la traiettoria si componesse di un arco di cerchio e di due segmenti di retta. Il Tartaglia (Niccol\u00c3\u00b2 Fontana 1499?-1557, matematico bresciano detto Tartaglia a causa della balbuzie provocata dalle gravissime ferite infertegli dai soldati francesi durante il sacco di Brescia del 1512 [Panciera, op. cit., p. 121]), dimostr\u00c3\u00b2 con la matematica che nessuna parte della traiettoria \u00c3\u00a8 una linea retta. Galilei dimostr\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 una parabola. Newton nel 1723 fece notare che bisognava tener conto della resistenza dell\u00e2\u20ac\u2122aria e dimostr\u00c3\u00b2 che la curva descritta da un corpo sferico nell\u00e2\u20ac\u2122aria \u00c3\u00a8 lungi dall\u00e2\u20ac\u2122essere una parabola\u00e2\u20ac\u009d (Musciarelli, op. cit., ibid.). Da allora i matematici studiarono la curva della parabola. Si cominci\u00c3\u00b2 a parlare di angoli di elevazione, di tiro curvo, di traiettorie, di goniometri. Tutto ci\u00c3\u00b2 comport\u00c3\u00b2 nel tempo il problema dell\u00e2\u20ac\u2122alzo delle artiglierie, che venne poi applicato anche ai fucili e alle pistole, con la creazione della tacca di mira regolabile. Una delle prime pistole semiautomatiche, la Mauser 1896, testata in pubblico direttamente dal Kaiser, era dotata di alzo fino a 1000 metri, in realt\u00c3\u00a0 inutile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il Tartaglia \u00e2\u20ac\u201c di cui ricordiamo<em> La nova scientia<\/em>, appunto la balistica, Venezia, 1537 \u00e2\u20ac\u201c invent\u00c3\u00b2 il \u00e2\u20ac\u0153quadrante\u00e2\u20ac\u009d per \u00e2\u20ac\u0153graduare l\u00e2\u20ac\u2122inclinazione da dare ad un mortaio durante il puntamento. Generalmente si componeva di una tavoletta di legno con due lati uguali formanti un angolo retto, dal vertice del quale pendeva un piombino che segnava l\u00e2\u20ac\u2122inclinazione su una scala graduata; si chiamava anche squadra: ne aveva infatti la forma\u00e2\u20ac\u009d (Musciarelli, op. cit., p. 335).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Si studi\u00c3\u00b2, a garanzia di un tiro ottimale, il rapporto tra calibro e lunghezza del cannone: \u00e2\u20ac\u0153i cannoni veneziani dovevano avere un rapporto tra la lunghezza della canna e il diametro della bocca pari a 17-19 volte. Un cannone da 50 libbre, che tirava cio\u00c3\u00a8 una palla di ferro di circa 15 chilogrammi [ci si riferisce alla libbra sottile, pari a Kg. 0,301], aveva una bocca del diametro di 173 millimetri; la lunghezza della sua canna poteva variare da m. 2,94 circa a m. 3,28 circa\u00e2\u20ac\u009d (Panciera, op. cit., p. 167).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Inoltre, col tempo, \u00e2\u20ac\u0153contrariamente a quanto si potrebbe pensare, si era scoperto che l\u00e2\u20ac\u2122efficienza dei pezzi era inversamente proporzionale al loro calibro, malgrado quelli pi\u00c3\u00b9 piccoli fossero a prima vista meno spaventosi\u00e2\u20ac\u009d (Id., p. 179). Il Consiglio dei Dieci, a Venezia, in data 19 agosto 1569, scriveva intorno alla superiorit\u00c3\u00a0 delle armi portatili sulle artiglierie: \u00e2\u20ac\u0153Si \u00c3\u00a8 conosciuto per esperientia che li arcobusoni da posta sono la miglior arma per difesa et offesa, che si possa adoperare cos\u00c3\u00ac nelle fortezze, come nelli eserciti, et nelle armate\u00e2\u20ac\u009d (ibid.). In conclusione, la balistica del 1500 riconosceva che la lunghezza della canna e un aumento della carica di polvere erano fattori determinanti per garantire una migliore gittata (anche se non era sempre cos\u00c3\u00ac).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Tra i problemi della balistica, poi, quello della precisione nel tiro occupava uno dei primi posti. Le prime armi, fucili, pistole e cannoni erano a canna liscia e la precisione lasciava a desiderare. Queste armi accumulavano all\u00e2\u20ac\u2122interno della canna troppi residui di combustione (fecce) , che rallentavano le operazioni di caricamento; cos\u00c3\u00ac si pens\u00c3\u00b2 di scavare delle righe dritte all\u00e2\u20ac\u2122interno della canna per accumulare nel gradino le fecce da eliminare successivamente con uno scovolo. Ma la rigatura dritta non aument\u00c3\u00b2 pi\u00c3\u00b9 di tanto la precisione del tiro. La rigatura era gi\u00c3\u00a0 conosciuta nel 1400: abbiamo delle armi tedesche rigate. In un inventario fatto nella Rocca di Guastalla il 28 luglio 1476, si parla di \u00e2\u20ac\u0153ferri factus a lumaga\u00e2\u20ac\u009d, anche se la parola \u00e2\u20ac\u0153lumaga\u00e2\u20ac\u009d alludeva probabilmente ad una canna fabbricata a torcione, pi\u00c3\u00b9 che ad una rigatura.. Per facilitare la pulizia, si pens\u00c3\u00b2 in un secondo tempo di allungare la rigatura in modo elicoidale e allora si not\u00c3\u00b2 una stabilizzazione e una maggiore precisione del proiettile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Questo si stabilizza per il movimento giroscopico intorno al proprio asse, asse che coincide con la direzione seguita dal proiettile nel suo moto di traslazione. Nella canna liscia, invece, la palla, pi\u00c3\u00b9 piccola del diametro della canna per facilitare il caricamento, procede in modo irregolare, urtando contro le pareti della canna, urti che generano moti di rotazione che deviano la palla\u00c2\u00a0 dalla traiettoria prescelta, e cio\u00c3\u00a8 l\u00e2\u20ac\u2122allineamento col bersaglio. La soluzione di un problema, ne creava per\u00c3\u00b2 uno nuovo e cio\u00c3\u00a8 il caricamento dell\u00e2\u20ac\u2122arma. Una palla di calibro pari al diametro tra i pieni della rigatura non prende la rigatura, mentre una palla di calibro pari al diametro tra i vuoti della rigatura prende bene la rigatura ma richiede un caricamento lento e faticoso, perch\u00c3\u00a9 va spinta a forza nella canna con un mazzuolo o la bacchetta inserita sotto la canna, e questo \u00c3\u00a8 un grosso limite in campo militare, per cui a met\u00c3\u00a0 del 1800 molti fucili erano ancora a canna liscia. Nelle odierne repliche ad avancarica si usa ancora la palla appena pi\u00c3\u00b9 piccola del calibro dell\u00e2\u20ac\u2122arma, avvolta in una pezzuola tonda di cotone, che fa tenuta nelle rigature sui gas di propulsione. Ma con queste considerazioni abbiamo sconfinato cronologicamente, per cui chiudiamo l\u00e2\u20ac\u2122argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Come scrive Tommaso Argiolas nel suo <em>Armi ed eserciti del Rinascimento italiano<\/em>, \u00e2\u20ac\u0153bombarde e cannoni determinarono, anzi imposero, il nuovo sistema fortificatorio permanente che fu adottato in Italia e che con il nome di &#8220;trace italienne&#8221; super\u00c3\u00b2 le Alpi e i mari\u00e2\u20ac\u009d (p. 124). Nasce una nuova scienza collegata, quella relativa alle fortificazioni. Sul perch\u00c3\u00a9 di una nuova\u00c2\u00a0 scienza collegata, scrive il Panciera, a proposito di Giulio Savorgnan, forse tra i maggiori architetti militari del Cinquecento italiano, \u00e2\u20ac\u0153le considerazioni sulla difesa di Nicosia [dai Turchi] ci hanno introdotto al tema cruciale del rapporto tra architetture bastionate e uso della artiglieria: per il Savorgnan due facce della medesima medaglia\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., p. 209). L\u00e2\u20ac\u2122effetto delle artiglierie, pur ancora imprecise, sulle vecchie mura si rese subito evidente: di qui la necessit\u00c3\u00a0, per l\u00e2\u20ac\u2122assediato, di disporre di artiglierie con gittata superiore a quelle dell\u00e2\u20ac\u2122assediante. Ma come abbiamo gi\u00c3\u00a0 rilevato dalle analisi del Machiavelli nell\u00e2\u20ac\u2122<em>Arte della guerra<\/em> (3 a 2 b 1 e 3 a 2 b 2) \u00e2\u20ac\u0153molte di queste armi [cannoni, falconi, spingarde] erano assai pesanti e non potevano essere collocate sui pavimenti di travi e tavole sui quali si schierava il difensore per combattere. Anche i pavimenti in muratura erano insufficienti a sopportare i pesi dei grossi cannoni. Poi alle artiglierie era necessario riservare un ampio spazio nel quale doveva essere assorbito il rinculo dei cannoni talvolta enormi. Ed ecco che, di conseguenza, le artiglierie ebbero un\u00e2\u20ac\u2122influenza determinante sulle modifiche radicali delle fortificazioni per due motivi: per la necessit\u00c3\u00a0 di ridurre l\u00e2\u20ac\u2122ampiezza del bersaglio delle artiglierie attaccanti e nello stesso tempo di irrobustirlo per assorbire l\u00e2\u20ac\u2122impatto dei pesanti proiettili e poi per l\u00e2\u20ac\u2122indispensabile ampliamento e consolidamento delle superfici sulle quali appoggiava il cannone. Questi due fattori, uno difensivi, uno offensivo, imposero il nuovo tipo di fortificazione permanente: il bastione\u00e2\u20ac\u009d (Argiolas, op. cit., pp. 128-129).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Cos\u00c3\u00ac lo definisce il Musciarelli : \u00e2\u20ac\u0153la voce venne usata per indicare una massa di terra, piena o vuota nel mezzo, la figura circolare ma pi\u00c3\u00b9 spesso poligonale, in particolare pentagona, incamiciata con zolle di terra erbosa o con pietre o mattoni disposta normalmente agli angoli dei recinti delle fortificazioni, con angolo saliente verso la campagna. Il bastione, detto anche baluardo, quando era costruito a punta sporgente e inclinato verso la campagna era spesso chiamato &#8220;puntone&#8221;\u00e2\u20ac\u009d (op. cit., p. 69).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nasce cos\u00c3\u00ac nel Rinascimento una nuova ingegneristica militare italiana cui si deve il sistema difensivo bastionato con tutte le conseguenze che ne derivarono. Il nuovo metodo di fortificazione acquist\u00c3\u00b2 prestigio perch\u00c3\u00a9 vi si dedicarono non solo ingegneri militari, come il citato Savorgnan di Venezia, che progett\u00c3\u00b2 la difesa della piazza di Nicosia, ma architetti e artisti pi\u00c3\u00b9 famosi, come l\u00e2\u20ac\u2122umanista Leon Battista Alberti, attento a teorizzare quale avrebbe dovuto essere la risposta ai nuovi cannoni, il Sangallo, Leonardo da Vinci e il Brunelleschi. Per restare a Leonardo, proprio l\u00e2\u20ac\u2122avere sviscerato nei loro termini matematico-geometrici taluni principi della statica\u00c2\u00a0 dava a Leonardo la certezza di potere portare a termine opere di una grandiosit\u00c3\u00a0 e di una arditezza mai concepite, cosa confermata dal suo lavoro di architetto e di urbanista. Ricordiamo che Leonardo nel 1502 fu al servizio di Cesare Borgia come ingegnere militare e per lui progett\u00c3\u00b2 fortezze, bastioni, ponti. Ogni ingegnere e architetto militare introdusse migliorie nel sistema bastionato. Il gi\u00c3\u00a0 citato Tartaglia fu l\u00e2\u20ac\u2122inventore della \u00e2\u20ac\u0153strada coperta\u00e2\u20ac\u009d. Per il Savorgnan, progettista delle fortificazioni di Candia e Nicosia (se questa cadde\u00c2\u00a0 nel 1570 sotto l\u00e2\u20ac\u2122assalto dei Turchi non fu colpa del Savorgnan), modello per la fortezza di Casale, edificata dal nipote Germanico, la difesa era basata sul totale assorbimento dei colpi di artiglieria ai quali si oppongono elastiche cortine in sola terra battuta ed opere in muratura sottile .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il nuovo sistema di fortificazione, nato in Italia, si diffuse in tutti i paesi d\u00e2\u20ac\u2122Europa e oltre mare, approdando nelle Indie e in Africa, al seguito dei colonizzatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Qualche considerazione conclusiva, che ci permette di richiamare le valutazioni di Machiavelli in materia di strategia militare. L\u00e2\u20ac\u2122argomentazione 3 a 2 b 3, che escludeva la possibilit\u00c3\u00a0 di abbassare le mura, \u00c3\u00a8 smentita dalle nuove fortificazioni difensive che \u00e2\u20ac\u0153avrebbero dovuto non essere pi\u00c3\u00b9 alte e lineari ma basse, profonde e &#8220;irregolari, come i denti di una sega&#8221;. La difesa muraria si fece quindi spessa e articolata da bastioni angolari: si estese al territorio circostante che venne munito di fossati e trincee [\u00e2\u20ac\u00a6.] Un tale sconfinamento orizzontale era dovuto all\u00e2\u20ac\u2122abbandono della verticalit\u00c3\u00a0 delle alte mura (che permettevano di sorvegliare ed evitare colpi di sorpresa) a causa della aumentata gittata dei proiettili dei cannoni. In questo modo, citt\u00c3\u00a0 come Torino diventarono piazzeforti in grado di controllare fino a 80 chilometri quadrati di territorio circostante\u00e2\u20ac\u009d (Lablanca, op. cit., p. 47). L\u00e2\u20ac\u2122argomentazione 3 b, che prevedeva la posizione di sfavore di chi si difende negli accampamenti, nei cui confronti il nemico \u00e2\u20ac\u0153ricorrendo ai metodi seguiti nel mondo antico\u00e2\u20ac\u009d pu\u00c3\u00b2 ostacolare i rifornimenti e devastare le campagne, \u00c3\u00a8 smentita dalla creazione, intorno alle citt\u00c3\u00a0 bastionate, di \u00e2\u20ac\u0153piccoli capisaldi bastionati per osservare il nemico e il suo approssimarsi, per rendere pi\u00c3\u00b9 difficile e pi\u00c3\u00b9 lento lo schieramento delle sue forze per l\u00e2\u20ac\u2122assedio, per proteggere i campi coltivati, le stalle e i contadini esistenti intorno alla citt\u00c3\u00a0 e necessari alla guarnigione e alla popolazione urbana per il loro sostentamento\u00e2\u20ac\u009d (Argiolas, op. cit., p. 129).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Contro la tesi poi, pi\u00c3\u00b9 generale, volta a privilegiare, in presenza di artiglieria, l\u00e2\u20ac\u2122azione offensiva rispetto a quella difensiva, si impone la tesi opposta che privilegia il momento difensivo: \u00e2\u20ac\u0153la difesa acquist\u00c3\u00b2 una netta preminenza nella guerra manovrata [\u00e2\u20ac\u00a6.] L\u00e2\u20ac\u2122esercitp assalito, trincerandosi in una piazzaforte, poteva bloccare, anche se con forze inferiori, quello assalitore. L\u00e2\u20ac\u2122assediante era costratto a uno sforzo logistico, finanziario e militare talmente elevato che, accadde pi\u00c3\u00b9 di una volta, si trovava costretto a togliere l\u00e2\u20ac\u2122assedio e a cercare una diversa soluzione del conflitto\u00e2\u20ac\u009d. (Id., op. cit., p. 141).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La nuova realt\u00c3\u00a0 delle armi da fuoco sollecita infine lo sviluppo e l\u00e2\u20ac\u2122affinamento dell\u00e2\u20ac\u2122alchimia rinascimentale, avviandola verso il suo futuro in termini di chimica: potremmo concludere che l\u00e2\u20ac\u2122alchimia sta alla polvere nera, come la sua evoluzione nella chimica moderna sta alla futura polvere senza fumo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Guido Galliano<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\"><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/dqui.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-125\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2012\/01\/dqui-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">\n<p style=\"text-align: justify\">BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">1)\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 Tommaso Argiolas, <em>Armi ed eserciti del Rinascimento italiano<\/em>, Roma, Newton Compton, 1991.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">2)\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 Nicola Lablanca, <em>Storia illustrata delle armi da fuoco<\/em>, Firenze-Milano, Giunti, 2009.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">3) \u00c2\u00a0 Walter Panciera, <em>Il governo delle artiglierie. Tecnologia bellica e istituzioni veneziane nel secondo Cinquecento<\/em>, Milano, F. Angeli, 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">4)\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 Letterio Musciarelli, <em>Dizionario delle armi<\/em>, Milano, Oscar Mondadori, 1978.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">5)\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 Vincenzo Tumbiolo,<em> Il manuale dell\u00e2\u20ac\u2122avancarica<\/em>, Bologna, Planetario, 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">6)\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 Frank C. Barnes, <em>Cartucce<\/em>, Parma, Albertelli, 1978.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">7) \u00c2\u00a0 \u00c2\u00a0 Piero Pieri,<em> L\u00e2\u20ac\u2122evoluzione dell\u00e2\u20ac\u2122arte militare nei secoli XV, XVI e XVII,<\/em> in <em>Nuove Questioni di Storia Moderna<\/em>, vol. 2\u00c2\u00b0, Milano, Marzorati, 1968.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">8)\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0\u00c2\u00a0 Chris Hedges,<em> Il fascino oscuro della guerra<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2004.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">9) \u00c2\u00a0 Denis de Rougemont,<em> L\u00e2\u20ac\u2122amore e l\u00e2\u20ac\u2122Occidente. <\/em><em>Eros, morte, abbandono nella letteratura europea<\/em>, Milano, Saggi B.U.R., 2006.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">10)\u00c2\u00a0 <em>Da Tucidide a Primo Levi: la guerra<\/em> ( a cura di M. Clementi e L. Galli), Siena, Lorenzo Barbera, 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">11)\u00c2\u00a0 Carmelo Bonanno,<em> L\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna nella critica storica<\/em>, Torino, Petrini, 2005.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">12)\u00c2\u00a0 Augusto Camera-Renato Fabietti,<em> L\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 moderna<\/em>, Bologna, Zanichelli, 1987.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">13)\u00c2\u00a0 Nicola Abbagnano-Giovanni Fornero, <em>Protagonisti e testi della filosofia<\/em>, vol. 2\u00c2\u00b0. Torino, Paravia, 1996.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">14)\u00c2\u00a0 \u00c2\u00a0Adriano Carugo, <em>Problemi, aspetti e fattori generali della Rivoluzione scientifica<\/em> (in particolare v. par.11), in:<em> Nuove Questioni di Storia Moderna<\/em>, op. cit., vol.I\u00c2\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">15)\u00c2\u00a0 \u00c2\u00a0Federico Chabod, <em>Rinascimento<\/em>, in <em>Nuove Questioni<\/em>, op. cit., vol.I\u00c2\u00b0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">16)\u00c2\u00a0 \u00c2\u00a0L. Bulferetti, <em>Leonardo: l\u00e2\u20ac\u2122uomo e lo scienziato<\/em>, Torino, ERI, 1966.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">17)\u00c2\u00a0 E. Garin, <em>Storia della filosofia italiana<\/em>, Torino, PBE, 1966.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">18)\u00c2\u00a0 Niccol\u00c3\u00b2 Machiavelli, <em>Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio<\/em>, Roma, Salerno, 2001.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">19)\u00c2\u00a0 Niccol\u00c3\u00b2 Machiavelli,<em> L\u00e2\u20ac\u2122arte della guerra<\/em>, Siena, Barbera, 2007.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">20)\u00c2\u00a0 Francesco Guicciardini, <em>Storia d\u00e2\u20ac\u2122Italia<\/em>, Torino, Einaudi, 1971.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">21)\u00c2\u00a0 Ambroise Par\u00c3\u00a8, <em>Textes choisis<\/em>, Paris, Les Belles Lettres, 1953.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">22)\u00c2\u00a0 Miguel de Cervantes, <em>Don Chisciotte della Mancia<\/em>, Torino, Einaudi, 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">23)\u00c2\u00a0 Ludovico Ariosto,<em> Orlando furioso<\/em>, Torino, Einaudi, 1992.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">24)\u00c2\u00a0 Giorgio Caproni, <em>Tutte le poesie<\/em>, Milano, Garzanti, 1983.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">25)\u00c2\u00a0 G.B. Gabrieli, <em>Niccol\u00c3\u00b2 Tartaglia, Invenzioni, disfide e sfortune<\/em>, Siena, Univ. Degli Studi, 1986.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">26)\u00c2\u00a0 Erasmo da Rotterdam, <em>Adagia<\/em>, Roma, Salerno, 2002.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u00e2\u20ac\u2122anima nera del mio intervento si annida nel riferimento ai temi della guerra e delle armi da fuoco, temi che, in virt\u00c3\u00b9 del significato emotivo delle parole, hanno un immediato impatto negativo. Essendo il mio intervento concepito all\u00e2\u20ac\u2122interno di una lezione di Storia della Scienza e della Tecnica, e quindi di valenza limitata all\u00e2\u20ac\u2122ambito storiografico, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122"}],"collection":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=122"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/122\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}