{"id":115,"date":"2011-10-31T13:59:25","date_gmt":"2011-10-31T13:59:25","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=115"},"modified":"2011-10-31T13:59:25","modified_gmt":"2011-10-31T13:59:25","slug":"esodo-profughi-esilio-ed-esuli","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/letteratura\/esodo-profughi-esilio-ed-esuli\/","title":{"rendered":"Esodo, profughi, esilio ed esuli"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify\">L\u00e2\u20ac\u2122interesse per la storia dell\u00e2\u20ac\u2122esodo delle popolazioni giuliano-dalmate non ha origine solo perch\u00c3\u00a9 \u00c3\u00a8 tale, ma \u00c3\u00a8 nato e cresciuto in diverse persone come desiderio di conoscenza ed atto d\u00e2\u20ac\u2122amore verso la storia della propria terra e dei propri familiari, che ne sono stati protagonisti, a Fiume e non solo, e prima e dopo i due conflitti mondiali del Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel\u00c2\u00a0 1947, la nonna di chi scrive, Antonia Duimovich, aveva ventuno anni ed il 3 di febbraio si imbarcava, a Pola (citt\u00c3\u00a0 dell\u00e2\u20ac\u2122Istria, attuale Croazia, all\u00e2\u20ac\u2122epoca italiana), con la propria famiglia, sul piroscafo \u00e2\u20ac\u0153Toscana\u00e2\u20ac\u009d, diretta a Venezia. L\u00e2\u20ac\u2122ultima immagine della sua citt\u00c3\u00a0 era quella di una Pola\u00c2\u00a0 moribonda, in agonia sotto la neve, che si stava svuotando: una giovinezza e un mondo se ne stavano andando davanti agli occhi di chi partiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il 10 febbraio 1947 l\u00e2\u20ac\u2122Italia, appena uscita dal fascismo e dalla guerra civile, firmava a Parigi il trattato di pace definitivo con gli alleati, tracciando, cos\u00c3\u00ac, i nuovi confini di uno Stato sconfitto, rinunciando a buona parte dei suoi territori nord-orientali. Cinquantasette anni dopo, il 10 febbraio viene celebrato come il \u00e2\u20ac\u0153Giorno del Ricordo\u00e2\u20ac\u009d: il ricordo dell\u00e2\u20ac\u2122esodo degli italiani d\u00e2\u20ac\u2122Istria, ma anche di coloro che morirono nelle foibe, trucidati dai partigiani comunisti di Tito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La firma del Trattato di Parigi sanc\u00c3\u00ac, anche, l\u00e2\u20ac\u2122inizio dell\u00e2\u20ac\u2122esodo di migliaia di italiani, dopo l\u00e2\u20ac\u2122occupazione militare jugoslava di Fiume, Zara e di gran parte dell\u00e2\u20ac\u2122Istria: dalle 250 alle 350mila (la cifra, anche in questo caso, varia a seconda delle fonti), preferirono la fuga alla dominazione dei titini, i quali, peraltro, avevano instaurato un vero e proprio regime di terrore, per spingere gli italiani ad andarsene, attuando cos\u00c3\u00ac una vera pulizia etnica non dissimile da quella che, cinquant\u00e2\u20ac\u2122anni pi\u00c3\u00b9 tardi, avrebbe portato alla guerra nella ex Jugoslavia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La maggior parte degli esuli, arrivati in Italia, furono distribuiti in oltre centonove campi profughi, mentre circa sessantamila si fermarono nella zona di Trieste; moltissimi aderirono al programma dell\u00e2\u20ac\u2122International Refugee Organisation (I.R.O.), si rifugiarono all\u00e2\u20ac\u2122estero, soprattutto negli Stati Uniti, in Canada o Australia. Il 21 marzo 1947, il piroscafo Toscana fece l\u00e2\u20ac\u2122ultimo suo viaggio, con il suo \u00e2\u20ac\u0153pesante carico\u00e2\u20ac\u009d di uomini, donne e ricordi, da Pola all\u00e2\u20ac\u2122Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">La contesa dei territori di nord-est inizia, si sa, con la fine della Prima Guerra Mondiale, quando la\u00c2\u00a0 frontiera\u00c2\u00a0 tra\u00c2\u00a0 l\u00e2\u20ac\u2122Italia\u00c2\u00a0 e\u00c2\u00a0 la (oggi ex) Jugoslavia,\u00c2\u00a0 viene stabilita sulla \u00e2\u20ac\u0153linea Wilson\u00e2\u20ac\u009d (la quale prende il nome, naturalmente, dal presidente americano): agli slavi viene assegnata solo una parte minore dell\u00e2\u20ac\u2122Istria, mentre i centri pi\u00c3\u00b9 importanti passano sotto il tricolore. Cinquecentomila slavi diventano improvvisamente \u00e2\u20ac\u0153italiani\u00e2\u20ac\u009d senza volerlo, vedendo, non senza ragione, gli italiani come \u00e2\u20ac\u0153occupanti\u00e2\u20ac\u009d, che impongono la loro cultura e la loro lingua, opprimendo le popolazioni slave. Una \u00e2\u20ac\u0153dominazione\u00e2\u20ac\u009d che gli jugoslavi non dimenticheranno facilmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">In seguito alla catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, Germania e Italia dovettero pagare il conto per la loro sconfitta. La neo costituita Repubblica Federativa Jugoslava del maresciallo Tito (Josep Broz), nata dalla caduta dei regni di Slovenia, Croazia, Serbia e Montenegro, rivendic\u00c3\u00b2 i territori passati all\u00e2\u20ac\u2122Italia trent\u00e2\u20ac\u2122anni prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo l\u00e2\u20ac\u2122armistizio dell\u00e2\u20ac\u21228 settembre 1943, atti di barbarie vennero inflitti alla popolazione di etnia italiana, nelle zone dell\u00e2\u20ac\u2122Istria e della Dalmazia, dando il via, lungo il confine orientale, alla balcanizzazione della Venezia Giulia. La pulizia etnica, basata sul terrore e la precariet\u00c3\u00a0 della vita, in poco tempo bonific\u00c3\u00b2 la zona dall\u00e2\u20ac\u2122elemento italiano. In quel periodo circa 20.000 persone, tra uomini, donne e bambini (il numero esatto non \u00c3\u00a8 stato mai quantificato), vennero gettate nelle foibe o assassinate brutalmente. La maggior parte dei\u00c2\u00a0 loro corpi, giacciono ancora nelle profondit\u00c3\u00a0 della terra carsica, mai pi\u00c3\u00b9 recuperati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Nel maggio-giugno del 1945, quando i tedeschi vengono sconfitti, nei territori giuliani, arrivano i reparti jugoslavi, accolti dagli italiani come liberatori alla stregua di americani ed inglesi. Le intenzioni delle forze del maresciallo Tito erano ben diverse da quelle degli alleati; il loro scopo era riconquistare i territori che, alla fine della Grande Guerra, erano stati negati alla Jugoslavia. Cos\u00c3\u00ac, a partire dal 1\u00c2\u00b0 maggio 1945, i Volontari italiani della libert\u00c3\u00a0 vengono disarmati, man mano che i partigiani sloveni avanzano in Venezia Giulia, disarmano e internano gli \u00e2\u20ac\u0153avversari\u00e2\u20ac\u009d, mandandone, poi, a morte migliaia nelle foibe. Gli \u00e2\u20ac\u0153avversari\u00e2\u20ac\u009d non sono solo i (pochi) repubblichini rimasti nella zona, ma sono, anche e soprattutto, civili inermi, donne, vecchi e bambini: tutti coloro che, secondo un\u00e2\u20ac\u2122ordinanza del governo di Tito, si oppongono al passaggio dell\u00e2\u20ac\u2122Istria alla Jugoslavia o rifiutano di dichiararsi slavi. Esattamente come durante il Ventennio, pu\u00c3\u00b2 bastare una denuncia anonima, magari di un vicino di casa invidioso, che voglia a acquisire rapidamente un alloggio, oppure di qualcuno che da anni covi una sua vendetta personale, per condannare a morte una persona. Ma tra le vittime si contano anche centinaia di persone uccise solo perch\u00c3\u00a9 vengono identificate come simbolo del fascismo (come carabinieri, finanzieri, podest\u00c3\u00a0) o della borghesia (maestre e levatrici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Dopo il Trattato di Pace di Parigi (10 febbraio 1947), i confini dell\u00e2\u20ac\u2122Italia furono ridisegnati e una parte consistente della Venezia Giulia, con Fiume e Dalmazia, pass\u00c3\u00b2 alla Jugoslavia. In seguito al <em>diktat<\/em> imposto dai vincitori, alla popolazione, che su quelle terre era vissuta per vari secoli, venne imposto di scegliere se rimanere italiani o diventare slava. 350.000 tra istriani, fiumani e dalmati scelsero l\u00e2\u20ac\u2122Italia e intrapresero la via dell\u00e2\u20ac\u2122<em>esilio<\/em>, disperdendosi nei cinque continenti. Si pu\u00c3\u00b2 in sintesi affermare che ogni qualvolta negli italiani si fece strada la consapevolezza della definitivit\u00c3\u00a0 della dominazione jugoslava ci\u00c3\u00b2 fece scattare l\u00e2\u20ac\u2122esodo sino allo svuotamento pressoch\u00c3\u00a9 completo del territorio da parte delle comunit\u00c3\u00a0 italiane. Ne\u00c2\u00a0 \u00c3\u00a8 anche la principale caratteristica per la sua natura di fenomeno di massa: tra il 1943 e la fine degli anni Cinquanta circa il 90% della popolazione italiana dell\u00e2\u20ac\u2122Istria, di Fiume e della Dalmazia ha abbandonato le proprie terre d\u00e2\u20ac\u2122origine. Questo \u00c3\u00a8 il dato pi\u00c3\u00b9 rilevante storicamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\">Il lessico utilizza vocaboli differenti per indicare il fenomeno dello spostamento della popolazione italiana dall\u00e2\u20ac\u2122Istria e dalla Dalmazia. Il linguaggio ufficiale parla di \u00e2\u20ac\u0153profughi\u00e2\u20ac\u009d (termine che indica chi \u00c3\u00a8 costretto ad abbandonare il proprio paese in seguito a calamit\u00c3\u00a0 naturali, a eventi militari, o a persecuzioni politiche). Nella memoria giuliano-dalmata prevale per\u00c3\u00b2 la parola \u00e2\u20ac\u0153esodo\u00e2\u20ac\u009d (che indica l\u00e2\u20ac\u2122emigrazione di un popolo o gruppo etnico; si pensi solo alla vicenda del popolo ebraico narrata nella Bibbia). La cronaca giornalistica invece usa alternativamente \u00e2\u20ac\u0153profugo\u00e2\u20ac\u009d o \u00e2\u20ac\u0153esule\u00e2\u20ac\u009d (vocabolo quest\u00e2\u20ac\u2122ultimo che indica l\u00e2\u20ac\u2122allontanamento temporaneo o permanente dalla patria, come pena inflitta ad un cittadino colpevole di reati politici o comuni, oppure come decisione adottata volontariamente per ragioni politiche o religiose). I nonni di molti ragazzi italiani, tra cui colei che scrive, hanno sempre pensato a se stessi come a profughi, perch\u00c3\u00a9 costretti ad abbandonare la propria terra insieme a tanti altri italiani che tali avrebbero voluto rimanere. Un esodo, quello delle popolazioni dalmate e istriane, vissuto e sofferto sulla propria pelle, diverso in questo dagli esili letterari di Dante (<em>Paradiso<\/em>, XXV, 1-12), di Seneca prima di lui (<em>Ad Marciam<\/em>, <em>Ad Polibium<\/em>) o dell\u00e2\u20ac\u2122eroe romantico tra Sette e Ottocento (da Goethe all\u00e2\u20ac\u2122Ortis foscoliano alle sorelle Bront\u00c3\u00ab).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify\"><em>Petra Di Laghi<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u00e2\u20ac\u2122interesse per la storia dell\u00e2\u20ac\u2122esodo delle popolazioni giuliano-dalmate non ha origine solo perch\u00c3\u00a9 \u00c3\u00a8 tale, ma \u00c3\u00a8 nato e cresciuto in diverse persone come desiderio di conoscenza ed atto d\u00e2\u20ac\u2122amore verso la storia della propria terra e dei propri familiari, che ne sono stati protagonisti, a Fiume e non solo, e prima e dopo i [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/115"}],"collection":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=115"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/115\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=115"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=115"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=115"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}