{"id":10,"date":"2010-08-13T00:46:42","date_gmt":"2010-08-13T00:46:42","guid":{"rendered":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/?p=10"},"modified":"2010-09-05T21:20:09","modified_gmt":"2010-09-05T21:20:09","slug":"africa-un%e2%80%99altra-idea-di-arte","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/arte\/africa-un%e2%80%99altra-idea-di-arte\/","title":{"rendered":"Africa: un\u00e2\u20ac\u2122altra idea di arte"},"content":{"rendered":"<p>Irene Borgna intervista l\u00e2\u20ac\u2122antropologo Marco Aime<\/p>\n<p>Marco Aime, docente di Antropologia culturale all\u00e2\u20ac\u2122universit\u00c3\u00a0 di Genova e scrittore, ha pubblicato di recente tre libri: La macchia della razza (Ponte alle Grazie), Il primo libro di antropologia e Una bella differenza (entrambi per Einaudi). Da oltre vent\u00e2\u20ac\u2122anni conduce ricerche nell\u00e2\u20ac\u2122Africa occidentale, in particolare nella fascia sub sahariana del Sahel. Gli antropologi, nella loro veste di ficcanaso giramondo per mestiere, si interessano da sempre di quelle espressioni creative, quasi sempre evidenti e piacevoli da ammirare, che ogni cultura elabora e che vengono per lo pi\u00c3\u00b9 rubricate sotto la voce \u00e2\u20ac\u0153arte\u00e2\u20ac\u009d. Ma quello di arte, come tutti i concetti con una lunga storia fatta di interpretazioni molteplici e sovrapposte, \u00c3\u00a8 un concetto plastico e sfuggente, difficile da maneggiare: nato in seno al pensiero occidentale ha cambiato nel tempo estensione e intensione. Che cosa \u00c3\u00a8 arte e quali e quante caratteristiche deve possedere un oggetto per essere definito artistico? Le prime definizioni e classificazioni dell\u00e2\u20ac\u2122operare artistico risalgono a Platone e Aristotele, per i quali l\u00e2\u20ac\u2122arte e l\u00e2\u20ac\u2122artigianato in certa misura coincidevano, poich\u00c3\u00a9 l\u00e2\u20ac\u2122arte era definita come una disposizione creativa accompagnata da ragione in vista di un fine. Nel Medioevo l\u00e2\u20ac\u2122arte \u00c3\u00a8 ancora una virtus operativa, un produrre mirato che non ha niente a che vedere con l\u00e2\u20ac\u2122espressione del sentimento o col genio dell\u00e2\u20ac\u2122artista. \u00c3\u02c6 solo in et\u00c3\u00a0 moderna, infatti, che si afferma l\u00e2\u20ac\u2122importanza della personalit\u00c3\u00a0 e del talento dell\u00e2\u20ac\u2122autore e che l\u00e2\u20ac\u2122arte \u00c3\u00a8 esplicitamente messa in relazione con la bellezza e il diletto. Arte e tecnica divorziano nel Settecento e ricominciano a frequentarsi nel XX secolo, quando le avanguardie prima e gli artisti contemporanei poi sperimentano nuovi mezzi d\u00e2\u20ac\u2122espressione e spingono fino alle estreme conseguenze il concetto di arte: una latta di escrementi d\u00e2\u20ac\u2122artista, una serigrafia riproducibile all\u00e2\u20ac\u2122infinito, un bianconero di Man Ray, un film d\u00e2\u20ac\u2122autore o un progetto di Renzo Piano sono altrettante carte gettate sul tavolo di una partita che si fa sempre pi\u00c3\u00b9 infuocata fra produttori, fruitori e critici dell\u00e2\u20ac\u2122arte. Sono i critici e il mercato a fare l\u00e2\u20ac\u2122arte? Oppure sono le teche dei musei a possedere il magico potere di trasformare il loro contenuto \u00e2\u20ac\u201c quale che sia \u00e2\u20ac\u201c in opera d\u00e2\u20ac\u2122arte? Ancora, l\u00e2\u20ac\u2122arte \u00c3\u00a8 specchio della societ\u00c3\u00a0, suo elemento critico potenzialmente eversivo, strumento d\u00e2\u20ac\u2122educazione delle masse o semplice espressione di sublime inutilit\u00c3\u00a0? Tra gli anni Venti e gli anni Sessanta del secolo scorso, le prime esposizioni europee e americane di maschere, sculture e manufatti africani costringono il concetto di arte a ulteriori revisioni&#8230;<\/p>\n<p>Che cosa lega il discobolo di Mirone, la Gioconda, l\u00e2\u20ac\u2122orinatoio di Duchamp, la Business Art di Warhol e una maschera Dogon? Se si tratta di somiglianze di famiglia, \u00c3\u00a8 quanto meno una famiglia stratificata su pi\u00c3\u00b9 generazioni, allargata e poligamica\u00e2\u20ac\u00a6<br \/>\nDirei che a tenerli insieme \u00c3\u00a8 la nostra concezione di arte, che ingloba espressioni quanto mai diverse tra di loro, che in comune hanno forse solo la funzione di creare emozioni e appagare il nostro gusto del bello. Esattamente come diceva Wittgenstein a proposito dei giochi, le diverse forme artistiche danno vita, nella cultura occidentale, a una categoria specifica, perch\u00c3\u00a9 noi le percepiamo come appartenenti alla stessa famiglia. Cosa che non accade necessariamente in altri contesti culturali, dove un danzatore e uno scultore non vengono percepiti come facenti parte della stessa categoria di \u00e2\u20ac\u0153artisti\u00e2\u20ac\u009d.<\/p>\n<p>Le esposizioni d\u00e2\u20ac\u2122arte africana sono per lo pi\u00c3\u00b9 realizzate all\u00e2\u20ac\u2122interno di spazi \u00e2\u20ac\u0153particolari\u00e2\u20ac\u009d: musei dedicati, musei dell\u00e2\u20ac\u2122uomo, di storia naturale, del mondo arabo, di arte na\u00c3\u00aff e non all\u00e2\u20ac\u2122interno di musei d\u00e2\u20ac\u2122arte tout court. Come a dire, tutte le opere d\u00e2\u20ac\u2122arte sono uguali, ma alcune sono pi\u00c3\u00b9 uguali delle altre&#8230;<br \/>\nQuesto era pi\u00c3\u00b9 vero in passato, da alcuni anni, per esempio, il Louvre ospita una sezione dedicata all\u00e2\u20ac\u2122Art pr\u00c3\u00a9mi\u00c3\u00a8re, dove sono esposti oggetti africani, polinesiani e di altre parti di mondo. Ci\u00c3\u00b2 su cui invece occorre riflettere \u00c3\u00a8 quale operazione si compie nell\u00e2\u20ac\u2122esporre in contesti destinati ad accogliere le opere d\u00e2\u20ac\u2122arte come le concepiamo noi, manufatti creati su altri presupposti e con altre finalit\u00c3\u00a0. Se da un lato esporre una statua dogon al Louvre significa conferirle la stessa dignit\u00c3\u00a0 di un C\u00c3\u00a9zanne o di un Picasso, dall\u00e2\u20ac\u2122altro rischiamo di piegare alla nostra idea di arte ci\u00c3\u00b2 che \u00c3\u00a8 nato da un\u00e2\u20ac\u2122idea diversa.<\/p>\n<p>Nel 1936 Walter Benjamin si poneva il problema dell\u00e2\u20ac\u2122arte nell\u00e2\u20ac\u2122epoca della sua riproducibilit\u00c3\u00a0 tecnica. Oggi si pone il problema dell\u00e2\u20ac\u2122arte nell\u00e2\u20ac\u2122et\u00c3\u00a0 della sua riproducibilit\u00c3\u00a0 turistica: i manufatti prodotti appositamente per gli stranieri sono arte, artigianato o che altro ancora?<br \/>\nLa riflessione di Benjamin nasceva dalla comparsa delle nuove tecnologie (fotografia, cinema, ecc.) e dal concetto occidentale dell\u00e2\u20ac\u2122unicit\u00c3\u00a0 dell\u00e2\u20ac\u2122opera. Concetto non condiviso da altre culture, per le quali la riproduzione di uno stesso pezzo non costituiva un problema. La differenza introdotta dalla nascita di un mercato turistico \u00c3\u00a8 piuttosto la serialit\u00c3\u00a0 su grande scala. Si producono oggetti non pi\u00c3\u00b9 per scopi rituali, ma per essere venduti e li si fa in quantit\u00c3\u00a0, tutti uguali, spesso inseguendo i gusti dei turisti, che sono legati a un loro immaginario e che pertanto finiscono per congelare la creativit\u00c3\u00a0 degli artigiani.<\/p>\n<p>Secondo la classificazione dell\u00e2\u20ac\u2122UNESCO ci sono arti che si possono toccare (come la pittura e la scultura) e altre intangibili (come il canto, la danza e la poesia), ugualmente degne di tutela. Per proteggere un dipinto \u00c3\u00a8 sufficiente un vetro spesso, la luce adatta e un tasso d\u00e2\u20ac\u2122umidit\u00c3\u00a0 controllato, ma come salvaguardare qualcosa di mobile e immateriale come il canto dei tenores sardi o la raffinata cultura poetica dei tuareg del Sahara?<br \/>\nAnche in questo caso ci sono le due facce della medaglia: che un\u00e2\u20ac\u2122istituzione come l\u00e2\u20ac\u2122UNESCO si occupi di patrimonio immateriale \u00c3\u00a8 sicuramente una svolta culturale, che significa l\u00e2\u20ac\u2122uscita dall\u00e2\u20ac\u2122etnocentrismo occidentale. Peraltro, una cosa \u00c3\u00a8 tutelare monumenti o manufatti, affinch\u00c3\u00a9 conservino la loro dimensione e la loro qualit\u00c3\u00a0 originali; altro \u00c3\u00a8 conservare espressioni culturali non legate alla materia e pertanto soggette a muta-mento e innovazione come la musica, la danza e le tradizioni orali. Si tratta di performance la cui sostanza sta proprio nella loro mutevolezza e nella loro adattabilit\u00c3\u00a0 a nuovi contesti. Congelarle per conservarle, significa decretarne la fine.<\/p>\n<p><strong>Fotografie di Marco Aime<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-36 aligncenter\" title=\"AIME FOTO 1\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-1-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-1-300x225.jpg 300w, http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-1-1024x768.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-37 aligncenter\" title=\"AIME FOTO 2\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-2-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-2-225x300.jpg 225w, http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO-2-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong><a href=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO3.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-38 aligncenter\" title=\"AIME FOTO3\" src=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO3-300x181.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"181\" srcset=\"http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO3-300x181.jpg 300w, http:\/\/lettereearti.it\/mondodellarte\/wp-content\/uploads\/2010\/08\/AIME-FOTO3-1024x618.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Irene Borgna intervista l\u00e2\u20ac\u2122antropologo Marco Aime Marco Aime, docente di Antropologia culturale all\u00e2\u20ac\u2122universit\u00c3\u00a0 di Genova e scrittore, ha pubblicato di recente tre libri: La macchia della razza (Ponte alle Grazie), Il primo libro di antropologia e Una bella differenza (entrambi per Einaudi). 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